A questo punto credo che al governo Letta non resti più molta strada da percorrere. L’imminente arrivo di Renzi alla guida del Pd determinerà in breve tempo la caduta di un esecutivo che si è volutamente posto su un piano di perfetta continuità rispetto al precedente governo presieduto da Mario Monti. Sotto la regia del Colle e grazie al supporto informativo di alcuni colossi editoriali controllati da potentati economici che traggono vantaggio dal perpetuarsi di una crisi infinita, la peggiore classe politica che l’Italia abbia mai avuto tenta disperatamente di sopravvivere a se stessa. Il Paese è oramai letteralmente stremato, piegato sotto i colpi di una austerity cieca che corona il desiderio di vendetta coltivato per decenni da élite di ritorno schiaviste e intolleranti. La comunicazione del governo è letteralmente surreale. Ogni giorno Enrico Letta rivendica a parole la necessità di abbandonare il rigore, continuando però nei fatti a promuovere le solite politiche recessive improntate al “contenimento della spesa” necessario “per far ripartire il Paese”. La povertà aumenta a dismisura mentre i politicanti, felici di mentire per guadagnare crediti da rivendicare in futuro nei confronti delle solite grandi banche d’affari, ripetono all’infinito lo stesso logoro copione. Guardavo ieri con un misto di fastidio e rabbia un servizio, andato in onda durante la trasmissione “Piazza Pulita” condotta da Corrado Formigli, destinato a fotografare la triste realtà che accompagna le vite di milioni di italiani finiti nel pozzo nero dell’indigenza per esclusiva volontà di una classe politica trasversale, miope, sadica e sanguinaria. “Ma con quale pudore”, mi chiedevo sconsolato tra me e me, “questi signori continuano a proporsi come risolutori di una tragedia da essi stessi provocata per malafede e insipienza? Fino a quando dovremo sopportare l’ipocrisia di chi baratta la vita dei suoi concittadini per averne un ritorno personale in termini di denaro e potere? Vi chiedete mai perché chi comanda, Monti prima e Letta adesso, non teme più l’impopolarità? Semplicemente perché  il vecchio principio di legittimità, quello fondato sul rispetto della sovranità popolare, è già di fatto saltato. Solo il riconoscimento ottenuto dai fantomatici “mercati finanziari” rende oggi legittimo l’esercizio del potere. Mentre chi prova a interpretare i bisogni dei cittadini rischia di guadagnarsi la patente di “demagogo populista”. L’evocazione melliflua dei “sacrifici indispensabili”, utile per toccare le corde ancestrali dell’autocommiserazione che fomenta il senso di colpa, trasforma sapientemente le vittime in carnefici. La stabilità politica, ultimo bluff di un Grande Fratello mediatico che obnubila le coscienze per professione, è vitale solo se riguarda l’Italia. Nessuno dei nostri opinionisti engagé, infatti, ha ancora trovato il tempo di denunciare “l’irresponsabilità della politica tedesca che non si è ancora data un governo a distanza di due mesi dalla chiusure delle urne”. I sacri dogmi valgono solo per il Belpaese: non si può votare per non indispettire i mercati e non si può sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/pil per non far innervosire l’ex terzino finlandese Olli Rehn. Adesso, mentre monta la rabbia di un intero popolo vilipeso e afflitto, il Sistema prepara le  prossime mosse recuperando antiche suggestioni offerte dal genio di Orwell nel suo attualissimo capolavoro “1984”.  Nell’immortale romanzo del grande  inglese, infatti, i lobotomizzati abitanti di “Oceania” sfogavano le loro frustrazioni inveendo furiosamente contro l’immaginifico Goldstein, nemico del partito a capo della nebulosa “confraternita”. Allo stesso modo domani ai narcotizzati cittadini italiani, sempre più poveri e disperati, il Sistema offrirà  la possibilità di vivere i famosi “due minuti d’odio” grazie alla alchemica trasfigurazione di un attempato Berlusconi nei panni di un improbabile e moderno Goldstein. Con la cacciata del vecchio satrapo dall’Aula del Senato si consumerà quindi un perfetto quanto ipocrita rituale purificatorio collettivo. Per poi ricominciare con maggiore slancio a ripetere soddisfatti che “ci vuole rigore ma anche la crescita”. Fino alla spettacolare capitolazione del prossimo nemico immaginario.

    Francesco Maria Toscano

    26/11/2013

    Categorie: Politica

    6 Commenti

    1. Quarantotto scrive:

      Sì, andiamo veloci verso lo sfacelo, “mascherato” da risanamento, senza saper opporre, come popolo, alcuna resistenza.
      L’operazione informativa di verità compiuta sui blog, nonostante l’obiettivo successo su un terreno sdrucciolevole e in salita, non può intaccare tempestivamente la dimensione schiacciante del gap culturale che i media di regime alimentano con tutte le risorse disponibili.

    2. alessandro scrive:

      Ho l’impressione che il Cavaliere quanto più è odiato tanto più è amato e premiato dagli elettori. Ci sarebbe da scommettere chi fa cadere prima il governo, Renzi o Berlusconi? Francesco, scordati che scommetto con te, visto che ultimamente azzecchi tutte le previsioni.
      Comunque attendiamoci che il Cavaliere sfoggi un’arma segreta… è questione di giorni… vedrete!
      Ottimo articolo

    3. ugo scrive:

      Berlusconi è un personaggio inguardabile (è, o comunque era, un dirigente, cosa volete aspettarvi?), ma da lì a farne il responsabile d’ogni male ce ne corre. Eppure, tanti ci cascano davvero! Infatti i Biscardi dei TG, quelli che fingono d’essere più seri di quello vero ma che non lo sono, continuano a proporci una rappresentazione della scena politica nella forma priva di significato Squadra A contro Squadra B. Non per niente ho parlato di “rappresentazione della scena politica”, dopotutto quello con cui veniamo imboccati che altro è se non teatro?

    4. Petronius scrive:

      “L’operazione informativa di verità compiuta sui blog, nonostante l’obiettivo successo su un terreno sdrucciolevole e in salita, non può intaccare tempestivamente la dimensione schiacciante del gap culturale che i media di regime alimentano con tutte le risorse disponibili.”

      E ovviamente se nessuno di “nome” si decide a scendere per le strade a parlare con la gente e a parlare coi sindacati le cose resteranno così; i blog e le conferenze le frequentano quelli che hanno già capito ma sono pochi.
      Sto fatto di confrontarsi coi cittadini faccia a faccia sembra proprio difficile da digerire.

      • leopoldo scrive:

        anch’io penso che tra un po’ i blog raggiungeranno il loro limite massimo di interventi e di letture(anche se le letture possono essere relativamente infinite il rapporto di visualizzasioni della paggina può dare una idea). nonostante l’alta qualità dei contenuti, un linguaggio comprensibile, la facile consultazione del testo il tutto rimane come speculazione di un limbo accademico. Perciò l’opinione pubblica rimane in mano a tv, radio, giornali. Penso che l’invisivilita del transito di queste idee dipenda dalla totale inefficacia delle forme di protesta attuali (scioperi, rivolte, manifestazioni) e questo lobbotomizzato che rende incapaci di pensare altri sistemi.

    5. Giovanni scrive:

      Ho saputo che Putin è venuto a prendere Berlusconi, lo farà volare in Russia prima del mandato d’arresto, l’aereo presidenziale ha i motori accesi!

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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