Bene, le primarie sono finite, Renzi ha vinto e siamo tutti contenti (si fa per dire). L’aspirante copia postuma del pessimo Tony Blair ha già messo in riga l’intera vecchia nomenclatura politica asserragliata nel bunker da tempo predisposto dal duo Napolitano-Letta (clicca per ascoltare). Ascoltando infatti con attenzione il discorso di insediamento del nuovo segretario del Pd, eletto per distacco,  si percepisce con forza l’avvenuta fine di un’era buia, meschina e polverosa. Tale circostanza, va da sé,  non ci protegge affatto dal concretissimo rischio che nel prossimo futuro non se ne apra un’altra potenzialmente  persino peggiore. Ad oggi non è serio profetizzare in termini perentori quale piega prenderà il corso degli eventi. E’ però possibile farsi un’idea razionale di cosa probabilmente ci aspetta analizzando con fare lucido e libero il nuovo “contesto” dominato dal prepotente emergere del “renzismo”. Il messaggio politico veicolato da Renzi contiene chiaramente due diversi livelli di lettura: il primo, abile e affabulatorio, si rivolge con successo al pubblico “profano”; il secondo, sottile, criptico e nascosto dentro il primo, rassicura invece un uditorio più ristretto che per semplicità argomentativa potremmo definire di tipo “iniziatico”. La prima parte del racconto, quella cioè rivolta all’indirizzo delle masse votanti e festanti, sazia con sapienza il legittimo e crescente desiderio del popolo di archiviare per sempre una classe dirigente consociativa, scialba e fallimentare. In questo senso l’Enrico Letta  (ventriloquo di Napolitano) dipinto dal sindaco fiorentino ricorda molto Romolo Augustolo, ultimo imbelle imperatore di Roma Antica tramortita dalle scorribande dei barbari. Le prime parole di Renzi sono infatti sale sulle ferite di tanti vecchi arnesi sconfitti e apparentemente in disarmo: “Una classe politica che sparla di provvedimenti di clemenza prende in giro i carcerati” (è chiaro King George?). “Abbiamo la peggiore classe dirigente d’Europa degli ultimi trenta anni” (capito Letta, Alfano e Quagliariello?). “Gli italiani hanno detto basta a tutti quelli che usano la scusa della stabilità per giustificare il proprio immobilismo” (chissà con chi ce l’ha…). “I politici inciucisti che hanno goduto per la sentenza della Consulta possono ora posare lo spumante. Il bipolarismo è salvo” (do you understand Angelino Alfano?). “Basta con i saggi” (c’è nessuno sul Colle?). “Questa non è la fine della sinistra. Questa è la fine di una classe dirigente della sinistra”. Chiarissimo. In questo modo Renzi gioca sul velluto, schiacciando l’occhiolino ad un elettorato grillino in rapido aumento (“Grillo ha riunito gli italiani esausti invitandoli a mandare tutti affanculo. Noi diamo agli italiani la possibilità di cambiare in maniera costruttiva”). Grattando un pochino la patina di retorica che caratterizza la “narrazione” del sindaco rimane però davvero molto poco. Sull’Europa (“abbiamo conosciuto l’euro non l’Europa”), sui limiti della costruzione comunitaria (“abbiamo lasciato l’Europa a tecnici senza cuore”) e sulle risposte per uscire della crisi (“taglieremo un miliardo ai costi della politica”) la ricetta di Renzi è inconsistente se non dannosa. Tutto questo non è casuale. Scremata da un grillismo imbellettato col fard, la proposta politica di Renzi appare in perfetta continuità con i nefasti dogmi neoliberisti che hanno devastato l’Europa degli ultimi anni. Per rendersene conto basta ascoltare le idee di Yoram Gutgeld, guru economico di Matteo, già direttore e senior partner della nota multinazionale McKinsey. E qui inizia la seconda parte del ragionamento, quella dedicata appunto ad un uditorio di matrice “iniziatica”. C’è qualcuno che crede per davvero che al primo cerchio della massoneria reazionaria globale interessi la sorte personale di Letta, Alfano o D’Alema? Non credo. E allora cosa interessa ai soliti occulti padroni del vapore schermati dietro sigle apparentemente innocue come Morgan Stanley, Jp Morgan, Goldman Sachs e, giustappunto, McKinsey? Interessa che chiunque eserciti responsabilità pubbliche garantisca ancora nei fatti la realizzazione di profitti privati, continuando contestualmente a ridurre al lumicino il potere di interposizione delle classi subalterne da colpire con sempre maggiore ferocia e sadismo con la scusa del raggiungimento di quella agognata “competitività” che, un giorno, ci renderà tutti più felici. Sotto questo aspetto, politicamente assai rilevante, Renzi  si trasfigura in una specie di Mario Monti più scaltro, furbo e comunicativo. Quindi potenzialmente devastante. Per capirlo basta poco.E’ sufficiente  leggere le proposte del consigliere economico di Renzi (clicca per leggere), cresciuto all’ombra di McKinsey (clicca per leggere) per perpetuare una idea di mondo che si regge sulla forza del sopruso.

    Francesco Maria Toscano

    9/12/2013

    Categorie: Editoriale

    19 Commenti

    1. Carmine scrive:

      Filippo Taddei – Macroeconomista. Insegna alla School of Advanced International Studies (SAIS) – The Johns Hopkins University. Research fellow al Collegio Carlo Alberto, ha conseguito il Ph.D in Economics alla Columbia University e la Laurea all’Università di Bologna. Si occupa della relazione tra il mercato del credito e l’economia reale. Nel 2012-13 ha ricevuto la Lamfalussy Fellowship dalla Banca Centrale Europea. È sposato e ha tre figlie (dal sito de linkiesta).
      Questo è quello che si legge da un articolo del fatto di oggi.
      Mi sapresti dire di più su questo nome?
      E poi una domanda da chi non è ferrato in materia, le privatizzazioni in se sono un male? Hai dei link con i quali posso farmi una idea abbastanza chiara?
      TI ringrazio

    2. davide scrive:

      a questo aggiungerei le parole di serra, gran finanziatore di renzi, ad otto e mezzo, nonché quelle della senatrice ginetti in cui definiva la Thatcher un modello per non essersi piegata ai minatori inglesi…e senza contare che su repubblica di oggi si parlava di job act, come provvedimento di renzi in materia di lavoro: non è difficile indovinare chi è la fonte ispiratrice di tale provvedimento…qualche indizio: si tratta di un politico con occhiali, baffi e pochi capelli sulla fronte, il cui cognome inizia per vocale…

    3. Giovanni scrive:

      Renzi è quello che una massa d’italioti vuole, sembra creato apposta,fustigatore e “rottamatore” dei vecchi cialtroni del passato al pari di Grillo, ma allo stesso tempo diverso, perché meno violento e meno estremista. E’ il “moderato” del XI secolo, senza ideologia,senza programmi, banale nell’esposizione, sembra il mio vicino di casa, o l’uomo che ti sta davanti in fila alle poste, per questo piace, molti vedono in lui, apparentemente, loro stessi; non hanno capito, purtroppo, che è pronto a fotterci con il sorriso e l’Iphone in mano.

    4. gio scrive:

      Come sempre d’accordo su tutto, è in perfetta continuità con letta e monti. Serve all’elite per creare nei cittadini un’illusione di cambiamento e ringiovanimento della politica. Ha la funzione di lubrificante, il cetriolo però rimane semprè lì al suo posto. Le ricette sono sempre le stesse: tagli alle tasse ma solo dopo tagli alla spesa. Renzi sarà il nuovo presidente del consiglio ma farà la fine di monti e letta: all’inizio godrà di un consenso quasi unanime, via via perderà sempre più appeal.

    5. leopoldo scrive:

      vedremo quale riforma ellettorale verrà fuori, se permetterà di governare oppure no e quali contrappessi.

      vedremo se renzi sulla bomba €uro si affiderà a consulenti esteri o agli eonomisti nazionali e all’atuale dibattito MMT

      http://it.wikipedia.or/wiki/McKinsey_%26_Company

    6. [...] attore quale è, una volta raggiunto il suo scopo, il giamburrasca fiorentino caro a McKinsey (clicca per leggere) ha immediatamente abbandonato i toni polemici per giurare fedeltà al governo uscito dal cilindro di [...]

    7. […] ultimi decenni. Non a caso, a parte lo scontato entusiasmo dell’ideologo Gutgeld in McKinsey (clicca per leggere), le proposte di Renzi in tema di lavoro fanno rallegrare il cuore di figuri come Mario Monti e Pietro […]

    8. Nicola scrive:

      Ogni post è un orgasmo…

    9. Nicola scrive:

      …ma mi piacerebbe sentire anche qualche proposta

    10. […] nemmeno gli occulti burattinai malamente nascosti dietro la sagoma del giovane segretario piddino (clicca per leggere). E siccome Napolitano è cinico e senza scrupoli ma certamente non è stupido, ieri sera, afferrato […]

    11. […] economico di Renzi, non c’è da stare affatto tranquilli. Gutgeld, già uomo di Mckinsey (clicca per leggere), è espressione diretta di quei poteri che lavorano senza sosta per annullare i diritti dei […]

    12. […] economico di Renzi, non c’è da stare affatto tranquilli. Gutgeld, già uomo di Mckinsey (clicca per leggere), è espressione diretta di quei poteri che lavorano senza sosta per annullare i diritti dei […]

    13. […] economico di Renzi, non c’è da stare affatto tranquilli. Gutgeld, già uomo di Mckinsey (clicca per leggere), è espressione diretta di quei poteri che lavorano senza sosta per annullare i diritti dei […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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