Il pallino della politica italiana è nelle mani di Matteo Renzi, ultimo prodotto di una lunga genia di politicanti pronti ad assecondare i capricci dal capitale finanziario globale. Il sindaco di Firenze gode oggi di un credito fortissimo presso una pubblica opinione delusa, afflitta e frastornata. Spavaldo, diretto e apparentemente genuino, Renzi è oggi avvolto da una aura angelica che gli deriva dal merito di avere spazzato via una vecchia classe politica oramai trasversalmente odiata e indigesta. In questo il Renzi di oggi ricorda molto il Di Pietro di venti anni fa. Anche il buon Tonino aveva raggiunto al tempo picchi di consenso plebiscitario in virtù della fama di Angelo Sterminatore della casta e della corruzione appiccicatagli addosso da una stampa controllata molto spesso da editori che avevano una paura fottuta di finire al fresco. A distanza di venti anni sappiamo come è andata a finire. Certo, Renzi è un uomo nato e cresciuto all’interno del perimetro della politica, a differenza di un Di Pietro auto-catapultatosi nell’agone pubblico a furia di mandati di arresto e avvisi di garanzia. Ma, a parte le differenti modalità d’ingresso, per il resto le analogie sono molte e importanti. Renzi oggi, così come Di Pietro ieri, incarna quell’ infantile desiderio di palingenesi che endemicamente colpisce masse suggestionate da media compiacenti. La proposta politica di Renzi è semisconosciuta e, per quel poco che si capisce ascoltando le parole del profeta del renzismo Yoram Gutgeld, si pone su un piano di totale continuità con i nefasti dogmi neoliberisti che hanno ridotto l’Europa in cenere. Eppure, se nel minoritario mondo dominato dal metodo razionale la figura di Renzi non può che suscitare diffidenza e perplessità, nel dorato mondo della rappresentazione metafisica il Fonzie fiorentino si trasfigura invece in una specie di indomito eroe pronto a liberare il volgo dal giogo di partiti che ingrassano succhiando denaro pubblico. C’è un però. La società italiana di oggi non è più quella dei tempi di Mani Pulite. Una volta soddisfatti i bisogni primari sorge poi naturale il desiderio di arredare l’anima coltivando e veicolando intenti apparentemente nobili e fieramente borghesi come la lotta agli sprechi, alla Casta e alla corruzione. Ma, mi domando, funziona ancora questo schema di gioco mentre buona parte del popolo comincia a patire i morsi di una fame vera, rinchiuso all’interno di una nuova e inaspettata cornice sociale che sembra uscita dalla penna del genio di Dickens? In altre parole: basterà oggi come allora allestire qualche processo spettacolare  contro i vecchi governanti, abolire i finanziamenti ai partiti e ridurre il numero dei parlamentari per ritrovare una strumentale sintonia con un elettorato esasperato? La mia risposta è no. Non basterà. Per questo Renzi ha sbagliato i suoi calcoli e rischia di finire presto travolto dalla ondata di rabbia e discredito che monta nei confronti del governo Letta, voluto da Napolitano e  benedetto dalla massoneria reazionaria transnazionale. L’abbraccio mortale, per quanto temporaneo, con il governo guidato dal nipote di Gianni Letta lo stritolerà in men che non si dica. Nonostante i patetici sforzi promossi dal governino per coprire l’emergenza sociale a colpi di provvedimenti anti-Casta, questi sì populisti, assolutamente ininfluenti sul piano occupazionale ed economico. Si dirà: servono comunque a mandare un segnale. Ma quale segnale? Cosa se ne fa del “segnale” il disoccupato in mezzo ad una strada o l’imprenditore strangolato dalle tasse? L’unico modo per riconciliare governati e governanti sarebbe quello di cambiare completamente le politiche recessive promosse anche dall’attuale gabinetto. Ma questo Letta e Alfano non possono farlo, esercitando il potere proprio in virtù del fatto di essersi fatti garanti di fronte alla massoneria di Bruxelles circa la prosecuzione di quelle politiche destinate a destrutturare definitivamente l’apparato produttivo del nostro povero Paese. A pensarci bene, per noi, sinceri democratici pronti a batterci per allargare il fronte di questa nuova Resistenza, è positivo sapere che Renzi intende legare il suo destino a quello del governo. Franeranno presto insieme. Accelerando così quel processo di ricostruzione civile del tessuto democratico che in tanti, più o meno riservatamente, stanno già predisponendo da un pezzo.

    Francesco Maria Toscano

    13/12/2013

    Categorie: Politica

    4 Commenti

    1. [...] Il pallino della politica italiana è nelle mani di Matteo Renzi, ultimo prodotto di una lunga genia di politicanti pronti ad assecondare i capricci dal capitale finanziario globale. Il sindaco di Firenze gode oggi di un credito fortissimo presso una pubblica opinione delusa, afflitta e frastornata. Spavaldo, diretto e apparentemente genuino, Renzi è oggi avvolto da una aura angelica che gli deriva dal merito di avere spazzato via una vecchia classe politica oramai trasversalmente odiata e indigesta. In questo il Renzi di oggi ricorda molto il Di Pietro di venti anni fa. Anche il buon Tonino aveva raggiunto al tempo Leggi la notizia [...]

    2. Petronius scrive:

      “Franeranno presto insieme. Accelerando così quel processo di ricostruzione civile del tessuto democratico che in tanti, più o meno riservatamente, stanno già predisponendo da un pezzo.”

      Questo è il passaggio un po’ utopistico del vostro ragionamento.
      Il tessuto democratico se viene distrutto è difficilissimo da ricostruire.
      Non siete solo voi gli attendisti, ma è una tattica che non capisco.

    3. Alessandro scrive:

      condivido il ragionamento. Intanto lasciamo pure che taglino i costi della politica, così quando avranno tagliato Province, numero dei parlamentari e finanziamento pubblico ai partiti, la gente la pianterà di dire che non cresciamo perché sprechiamo. Tra l’altro i costi della politica in senso stretto, come quelli sopra citati, non sono i veri fondi/sprechi di cui dispone la politica per le sue clientele. Anche il più piccolo ente pubblico di provincia, fra Consigli di amministrazione, Presidenti, collegi di revisori e convenzioni esterne agli amici degli amici può costare da un minimo di 250000 euro l’anno a oltre 400000, che moltiplicati per tutti gli enti d’Italia… fate voi… Senza contare come spendono i fondi a loro disposizione, spesso orientati a favore di clientele, non per finalità istituzionali a beneficio della collettività. Definire il concetto di spreco o costo della politica non è così semplice e non è neanche tanto semplice farne una quantificazione. La lotta agli sprechi, sarebbe un occasione per reindirizzare le risorse così liberate verso la collettività, per garantire una migliore allocazione delle risorse e una più attenta redistribuzione delle stesse. Non credo che risolveremo i problemi dell’Italia, ma quantomeno nessuno potrà farci la lezioncina moralista “che siamo i soliti spendaccioni e così non cresciamo, così non andiamo da nessuna parte, dobbiamo essere produttivi come i tedeschi, ecc.” La lotta agli sprechi, che se fatta bene potrebbe fruttare qualche miliardo di euro, è utile, ma non è risolutiva e non deve passare mai il messaggio che se l’Italia va a rotoli è perchè c’è la casta il furbetto del quartierino e Fiorito. Occorrono decine di miliardi d’investimenti, passando per l’Europa altrimenti non si uscirà mai da questa crisi. Semmai la lotta agli “sprechi” dovrebbe essere un’attività complementare (tra l’altro richiesta a gran voce dal popolo) rispetto a quella da condurre in sede europea per rivedere i parametri d’indebitamento. Quindi ben venga se anche il Blair de noaltri Renzi, anziché parlare di cose di sinistra, cavalchi l’onda dell’antipolitica, non farà altro che schiantarsi e bruciarsi anzitempo assieme a tutti i suoi ignavi predecessori già dimenticati dalla storia. Lasciate pure che rubino la piazza a Grillo su questo tema. Già oggi che hanno approvato il D.L. di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ai grillini gli manca il terreno da sotto i piedi e quindi rilanciano chiedendo la restituzione dei finanziamenti ricevuti dal 1993 ad oggi. Siamo proprio alla frutta. Lasciate pure che portino avanti queste politiche demagogiche, nel mentre che la gente incazzata e affamata fa casino nelle piazze, si schianteranno contro la loro stessa inettitudine

    4. […] odiato governo Letta-Napolitano il sindaco di  Firenze affonderà precocemente insieme a loro (clicca per leggere). In tal modo gli italiani avranno la possibilità di demistificare in anticipo le vere intenzioni […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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