Napolitano ha oramai abbondantemente perduto il senso del limite e della misura. Anche ieri il Presidente-rieletto con la passione per le esternazioni a raffica si è lasciato andare a valutazioni sconvenienti e irrituali che una informazione veramente libera e corretta avrebbe dovuto stigmatizzare con forza. Napolitano, abbandonato il ruolo di garante della Costituzione, svolge ora nei fatti la funzione di guardiano arcigno posto a tutela della salvaguardia del governo Letta. Per giunta, pur di imbalsamare la libera dialettica parlamentare, il Presidente della Repubblica lascia intendere di essere pronto a dimettersi nel caso in cui i partiti non si dimostrassero lesti nell’accogliere i suoi infallibili ordini. Una minaccia allo stesso tempo infantile e surreale: chi, tranne Napolitano stesso, avrebbe infatti da perdere nel caso in cui si materializzasse una ipotesi siffatta? Non certo gli italiani, vessati e impoveriti da politiche infami imposte da governi, Monti prima e Letta adesso, nati sotto l’attenta regia del Quirinale. Fra le tante cose dette ieri (perlopiù a sproposito) dal Presidente della Repubblica nel corso della tradizionale cerimonia per lo scambio degli auguri natalizi, ce  n’è una che contiene una rara portata eversiva. Dice Napolitano: “Bisogna dare risposte agli italiani anziché inseguire l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio. Cosa intende dire Napolitano con quel “dall’esito più che dubbio”? Che le elezioni si possono indire soltanto quando gli equilibri di potere sono stati già designati nelle segrete stanze, con buona pace dei cittadini chiamati alle urne solo per rendere formale omaggio a decisioni prese in realtà sulla loro testa e in loro assenza? Nel qual caso si tratterebbe di una concezione alquanto naif del momento elettorale, frutto forse di reminiscenze bolsceviche pronte a riemergere in tarda età a causa del fisiologico abbassamento della soglia del pudore. Mi auguro che Napolitano voglia fornire una interpretazione autentica del suo pensiero, possibilmente in grado di fare definitiva chiarezza sul punto. Come vi avevo anticipato molto tempo fa, le misure di austerità sul piano economico servono alle élite massoniche di ispirazione nazista oggi dominanti per preparare il terreno al ritorno dell’autoritarismo in senso stretto (clicca per leggere).  La Restaurazione fascista è già realtà nella Grecia di Samaras (clicca per leggere), avanza nella Spagna di Rajoy (clicca per leggere) e mette radici  nell’Italia del duo Napolitano-Letta. D’altronde, non ci voleva un mago per capire che, di fronte all’esplodere del giustificato malcontento popolare, al potere restavano due sole alternative ipotetiche: o allentare la morsa del rigore permettendo ai cittadini di respirare dopo anni passati  sott’acqua; o reprimere l’insoddisfazione per il tramite della violenza di Stato. Tutti i segnali ci inducono a ritenere che, come ampiamente previsto, le élite al comando hanno scelto a mente fredda la seconda opzione. Prova ne sia la conferma del masnadiero Schaeuble a capo dell’importante ministero delle finanze del nuovo governo tedesco a guida Merkel (clicca per leggere). La marcia verso la definitiva cinesizzazione dell’Europa proseguirà quindi a tappe serrate in ogni caso. “Quello che non riusciremo ad ottenere con l’inganno”, questa pare in sintesi la conclusione alla quale sono giunti i principali circuiti massonici di ispirazione oligarchica e fascista che controllano la Ue, “lo imporremo per il tramite della forza bruta, violenta e intimidatrice”. Alla luce del ragionamento appena esposto, l’Italia corre ora un pericolo mortale. Per scongiurare l’imminente torsione antidemocratica che rischia di colpire al cuore la nostra fragile democrazia è perciò indispensabile che le forze politiche più avvedute rappresentate in Parlamento presentino con la massima celerità una richiesta di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (clicca per leggere). In caso contrario gli italiani corrono il serio rischio, non di non votare nel 2014, di votare più.  Almeno fino a quando il responso delle urne rimarrà preventivamente dubbio e potenzialmente sgradito agli occhi del Presidente che volle farsi Re.

    Francesco Maria Toscano

    17/12/2013

    Categorie: Editoriale

    7 Commenti

    1. [...] Napolitano ha oramai abbondantemente perduto il senso del limite e della misura. Anche ieri il Presidente-rieletto con la passione per le esternazioni a raffica si è lasciato andare a valutazioni sconvenienti e irrituali che una informazione veramente libera e corretta avrebbe dovuto stigmatizzare con forza. Napolitano, abbandonato il ruolo di garante della Costituzione, svolge ora nei fatti la funzione di guardiano arcigno posto a tutela della salvaguardia del governo Letta. Per giunta, pur di imbalsamare la libera dialettica parlamentare, il Presidente della Repubblica lascia intendere di essere pronto a dimettersi nel caso in cui i partiti non si dimostrassero lesti Leggi la notizia [...]

    2. davide scrive:

      più che impeachment si dovrebbe indire un referendum per abolire il fiscal compact ovvero pareggio di bilancio e patto di stabilità poiché non è che se cade napolitano si va a votare e/o l’economia riparte…

      • leopoldo scrive:

        hai perfettamnete ragione: i radicali, che ropono tutte le volte coi referendum sulle mancie dei politici (non che una revisione di tali tributi sia sbagliata), la volta che dovrebbero e avrebbero ragione porre il loro impegno fanno i servi e tacciono come tutti i partiti dentro e fuori il parlamento. Vorrei vedere se si trova qualcuno che va a Bruxels a dire ‘no, questo noi non lo facciamo’

      • Ugo scrive:

        Non vorrei dire stupidaggini (non sono una cima su questioni di questo genere) ma mi pare che ‘sto fiscal compact del ciuffolo si configuri come un accordo internazionale, per cui non credo possa essere oggetto di referendum. Se anche fosse, e su questo non ho dubbi, faccio notare che di esiti referendari presi a calci nel sedere ne abbiamo già collezionati una discreta quantità. In alcuni casi Napolitano non era ancora presidente ma evidentemente valeva già la regola non scritta per la quale il mitico volere popolare pesa solo quando coincide col volere delle dirigenze. Insomma, è da quel dì che democrazia è una parola e nulla più, alla faccia delle leggende.

    3. koichi scrive:

      - L’errore più comune è quello di pensare che il mercato interno europeo sia libero.
      - La cosa più grave è che la politica (quindi la democrazia) è subordinata all’economia, la quale non permette a tutti esprimere il proprio volere.
      Chi ha di più ha più potere, i grandi agglomerati finanziari diventano così più potenti di qualsiasi parlamento al mondo decidendo al loro posto.

    4. Orazio scrive:

      Ma cosa volete che dica il nostro illegittimo presidente della repubblica delle banane.
      E’ massone, ed ovviamente segue le linee indicate da altri, con il suo peso, sparge menzogne a destra ed a manca… più a manca, per essere preciso.
      Pensare alla democrazia, come viene intesa anzi, come era stata intesa negli anni passati, fa emergere tutte le sue lacune, ivi incluse quelle della nostra carta costituzionale, di cui gli articoli 11 e 75, stanno li a dirci senza tanti giri di parole, che noi non valiamo niente. Ed il “nostro” presidente, è ben lieto di farsene scudo sulla pelle degli italiani.

    5. piero deola scrive:

      Vista la situazione attuale non è che il fascismo sarebbe tutto sommato un male.

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