untitledSiamo stati selezionati per assistere alla prima del film “Il Trionfo della Volontà” che inaugura la mostra del cinema di Roma, evento centrale delle celebrazioni per il decimo anniversario della fondazione dell’Unione Federale Europea, di cui il Cantone Italiano è orgoglioso di far parte. Il lungometraggio è un documentario che descrive la nuova Società sorta sulle ceneri di quella spazzata via dalla grande crisi economica di inizio secolo e ha per protagonisti persone comuni prese dalla strada. Molti tra quelli presenti in sala si riconoscono nelle immagini proiettate sullo schermo e ne sono compiaciuti e lusingati, felici di avere vissuto quel meritato momento di celebrità. Alla fine del primo tempo una voce fuori campo, con garbo e ferma cortesia, da un annuncio inatteso: dopo la proiezione il rientro a casa per gli spettatori non sarà consentito. Nel secondo tempo viene tempestivamente spiegato agli spettatori increduli che il provvedimento si è reso necessario perché la casa non c’è più; il Governo ha dovuto confiscarla in nostra assenza e per il nostro bene al fine di contribuire a ripagare il debito pubblico contratto qualche decennio prima. Anni in cui esisteva lo Stato Democratico e quando l’Italia, Nazione ancora autonoma, viveva al di sopra delle proprie possibilità. In quel tempo una classe politica irresponsabile aveva speso a piene mani la sua liretta per consentire agli Italiani di comprare case, macchine, vestiti e gioielli, infischiandosene del debito pubblico che inesorabilmente cresceva. In quello stesso tragico periodo le Aziende private, finanziate con i denari di Stato, in cambio di posti di lavoro, tanti per la verità, lucravano enormi guadagni dalla vendita dei prodotti ai loro stessi operai. Un’indecenza. Sebbene allora fossimo diventati la settima potenza Industriale del Mondo si trattava di un risultato truccato perché, se anche era vero che tutti stavano bene e il livello di benessere degli Italiani fosse mediamente il più alto del mondo, i conti pubblici non erano a posto, no, no, no! L’Inflazione era alta, il debito pubblico era alto, e la lira era svalutata. Lo stomaco era pieno, tutti avevano una casa e un lavoro ma nelle algide stanze della Banca d’Italia e del Ministero del Tesoro scrupolosi funzionari non riuscivano a dormire vedendo i sacri indicatori non rispettati. Oggi, a distanza di qualche decennio, in quella sala buia, noi cittadini siamo costretti ancora una volta ad aprire gli occhi. I padri della nuova Italia, con provvedimenti duri ma giusti, ci stavano insegnando che lo Stato deve essere come una famiglia o una grande Azienda, dove genitori e Manager severi e responsabili spendono al massimo quello che guadagnano e salvaguardano in questo modo le generazioni future. I Padri, lungimiranti, già molti anni prima avevano istituito la Moneta Unica ,abbandonando quella di cui eravamo proprietari, per evitarci la tentazione di ricadere nel vizio e tornare nuovamente a spendere in modo indiscriminato. Sullo schermo si proiettavano i volti dei padri fondatori del nuovo ordine europeo Prodi, Ciampi, Padoa Schioppa, Amato e il sempre lucido Napolitano le cui immagini venivano già da tempo venerate negli atri di tutte le Banche del Paese. Le immagini sullo schermo mostrano poi, in un crescendo drammatico, le file interminabili di popolo che si accalca all’ingresso delle mense per i poveri, in strade ormai liberate dal traffico di macchine inquinanti che nessuno può più permettersi, e su cui sfrecciano, veloci e solitarie, poche fuoriserie e qualche autobus sovraccarico di passeggeri. La voce narrante invita i cittadini a non abbattersi perché i sacrifici di quegli anni, pur avendo causato un tasso di disoccupazione che sfiora il 50% e l’impossibilità di avere il riscaldamento in casa, hanno portato i frutti sperati e si vede ormai la luce in fondo al tunnel. Con le recenti privatizzazioni di Venezia, degli Uffizi a Firenze e del Campo dei Miracoli a Pisa il grosso è stato fatto e presto l’economia tornerà a crescere e si potrà sperare in un futuro migliore. Nel frattempo il dovere dei cittadini è di continuare a lavorare dodici ore al giorno, precario o no che sia il lavoro, di essere flessibili e polivalenti, fedeli alla dottrina dei Padri Fondatori e al Governo che dall’alto ci osserva e provvederà al nostro benessere, quando potrà. L’ultima scena, su cui già scorrono i titoli di coda, mostra un’immensa piazza piena di lavoratori, circondata da militari in alta uniforme antisommossa, con i luccicanti fucili ben in vista mentre alte si levano, spontanee, le grida di giubilo della folla all’indirizzo del palco dove siedono le autorità tra cui spicca il Premier Italiano Adolf Von Shubert.

    Michele Signa

    http://michelesigna.blogspot.it/

     

    Categorie: Lavoro

    2 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      …speriamo che queste previsioni siano sbagliate..

    2. davide scrive:

      se continua così nel 2033 in Italia saranno rimasti solo gli immigrati e i cinesi poiché gli italiani se ne saranno andati altrove…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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