untitledFinito il 2013 con un bel discorsetto intriso di vuota retorica uscito dalle austere labbra di Re Giorgio Napolitano in versione Maria De Filippi e la Posta del Cuore, possiamo serenamente rituffarci nelle solite polemiche politiche buone per ammaliare i tonti. Il nuovo fenomeno indiscusso che primeggia nell’arte di azzerare le capacità critiche del popolo bue, raggirato, impoverito e bastonato, si chiama Matteuccio Renzi da Firenze. Il neosegretario del Pd freme, si agita e spariglia, combattuto tra la tentazione di forzare la mano, mandando quindi prematuramente a casa il governo Letta-Alfano caro al cuore del Monarca assiso a malincuore sul Colle più alto, e la paura di sbagliare i tempi in preda alla troppa fregola. Nel mentre, in attesa cioè di sciogliere l’amletico enigma, Matteuccio continua a fare la cosa che gli riesce meglio: sparare cazzate. L’ultima in ordine di tempo riguarda il grandioso piano per il lavoro, altrimenti detto Job Act,  annunciato con magno gaudio dal tanto atteso profeta gigliato e relativi adoranti discepoli. Tutti sono entusiasti del Job Act (da non confondere con il Blow-Job che è un’altra cosa…), proprio perché, a partire dal nome anglofono che fa tanto cool, nessuno ci ha capito una mazza. E allora, preso atto della fumosità della proposta, non ci resta che provare a tradurre le vere intenzioni del Rottamatore procedendo a tentoni. Una premessa. Da quasi venti anni ci viene spiegato dai soliti apprendisti stregoni a gettone che per combattere la disoccupazione bisogna  sciogliere i troppi lacci e lacciuoli che sconsigliano all’imprenditore di assumere. Ergo, interiorizzato il dogma di partenza, tutto il resto vien da sé: precarizzazione del lavoro, compressione salariale e libertà di licenziamento rappresentano le naturali conseguenze di un indotto recepimento di tutti quei falsi miti turboliberisti, spacciati per buoni da un circuito mediatico addomesticato, che da troppi anni inquinano il dibattito politico italiano e  non solo. Come è di solare evidenza agli occhi di tutti quelli che guardano alla realtà scevri da interessi contingenti o accecati dal più rigido furore ideologico, la somministrazione di sempre maggiori dosi di flessibilità in entrata e in uscita ha finito paradossalmente per far esplodere quella disoccupazione, specie giovanile, che in teoria avrebbe dovuto abbattere (clicca per leggere). Si tratta di una contraddizione solo apparente. In realtà tutti i fautori di un sistema che punti a deregolamentare al massimo il mercato del lavoro, mettendo cioè il contraente debole (ovvero il lavoratore) alla completa mercé del contraente forte, ritengono utile mantenere dolosamente una quota abbastanza alta di cittadini sprovvisti di una occupazione degna di questo nome. La sofferenza di alcuni serve a svalutare il lavoro di tutti gli altri, costretti ad accettare condizioni sempre più umilianti sospinti dal timore di entrare in prospettiva a far parte di quell’ esercito industriale di riserva già descritto da Marx nel “Capitale”. La mia idea di società, libera democratica e solidale, è distante anni luce dalle suggestioni totalitarie che hanno affascinato tanti filosovietici della prima ora miracolosamente convertitisi in iper-liberisti col sopraggiungere della vecchiaia. Ma proprio perché, a differenza di tanti Alti Papaveri col monito incorporato io non ho un passato da farmi perdonare, conseguentemente posso pure permettermi il lusso di riconoscere come tutt’ora valide alcune delle intuizioni offerte in passato dal filosofo-economista di Treviri. Chiusa parentesi. La filosofia che permea il Job Act di Renzi, tralasciando i tecnicismi buoni per alzare una cortina fumogena, è in linea con le politiche fallimentari che hanno contraddistinto l’Europa degli ultimi decenni. Non a caso, a parte lo scontato entusiasmo dell’ideologo Gutgeld in McKinsey (clicca per leggere), le proposte di Renzi in tema di lavoro fanno rallegrare il cuore di figuri come Mario Monti e Pietro Ichino (clicca per leggere), paladini di una Restaurazione schiavista beffardamente  battezzata flexsecurity. In conclusione. Tutti quelli che affermano che la disoccupazione si combatte attraverso la sburocratizzazione, la deregolamentazione, il potenziamento della formazione e lo smantellamento del Diritto del Lavoro sono dei farabutti già ampiamente smentiti dai fatti. L’unico modo serio, testato e coerente per raggiungere l’obiettivo della piena e dignitosa occupazione è quello indicato dal grande Keynes. La disoccupazione, spiegava l’insuperato economista inglese, è un problema di deficienza di domanda effettiva. Quindi è indispensabile che, mediante la spesa pubblica, venga posta in essere una domanda addizionale che ponga in funzione una capacità produttiva già esistente e non correttamente utilizzata (clicca per leggere). Detto in termini semplificati. Perché falliscono le imprese? Perché strozzate da un perverso mix fatto di aumento della tassazione e calo delle vendite determinato dall’attuazione di folli politiche recessive presentate come indispensabili per risanare i conti (c’è ancora chi ci crede?). Se nessuno ha più un soldo per acquistare nulla, infatti, per chi dovrebbero produrre le aziende? Per i marziani? Dalla crisi, che non è una crisi ma un lucido piano di annichilimento dei ceti deboli e subalterni, si esce solo concentrando gli sforzi sul lato della domanda. Gli idioti che parlano ancora di competitività mentono sapendo di mentire. Le boutade di Renzi, però, hanno provocato incidentalmente un effetto collaterale comico e meritevole di menzione: ovvero il risveglio dal lungo letargo dei giovani Turchi-Napoletani (clicca per leggere). Questa strana sottospecie di politicanti, già attaccati al sigaro di quel Bersani che approvava giocondo norme come quelle cucinate dalla Fornero, teme che la flessibilità non crei nuovi posti di lavoro. Ma davvero dite stelline care? E ve ne siete accorti solo adesso? Perché allora non fate uno squillo al Capo-Turco,  viceministro Stefano Fassina, chiedendogli di smettere di fare la foglia di fico a vantaggio di un governo prono ai diktat dell’Europa nazifascista e tecnocratica che tanto piace al nostro premier Letta-Letta? Per Fassina in versione Enrico IV dei poveri, evidentemente, via XX Settembre val bene qualche migliaio di suicidi. Fatevene una ragione.

    Francesco Maria Toscano

    02/01/2014

    Categorie: Lavoro, Politica

    7 Commenti

    1. augusto scrive:

      Straordinario! Grazie. Analisi lucida, impeccabile… Che dire. Un augurio di Buon Anno a te e famiglia e poi, una opinione personale su questi personaggi così smisuratamente egocentrici e ambiziosi, che hanno comportamenti così profondamente tossici e antisociali che se non fossero protetti dalle alte mura che i loro Padroni hanno eretto, andrebbero a nascondersi con la coda tra le gambe nell’angolo più buio e protetto del piccolo cortile nel quale son rinchiusi. Sono in malafede, consci di esserlo, alimentando in questo modo quell’antiitalianità che è terreno fertile per un popolo che ha un profondo bisogno di credere e avere fiducia in se stesso. Giocare coi sentimenti di un popolo è un comportamento viscido. La Storia insegna. Il più delle volte fanno una fine miserrima questi monarchi che adottano certe strategie dettate dal loro profondo bisogno di affermare e confermare il proprio “IO”.
      Ti leggo sempre molto volentieri e ti ringrazio ancora.
      Augusto

    2. davide scrive:

      il problema è che renzi è un incantatore di serpenti ovvero la gente è disperata e lui si presenta con le sue chiacchiere piene di retorica che illudono tanti sulle sue reali intenzioni…a ciò aggiungiamoci che l’italiano medio non s’informa ed ecco che i media di regime hanno gioco facile a mandarlo avanti…

    3. marco giannini scrive:

      Concordo su tutto tranne che sulla Flex security.
      Non c’è niente di flex security in Renzi (che non ha mai lavorato e fa il job act :D ).
      Flex security nel mondo (se è tale ) è:
      1)Reddito minimo garantito sopra la soglia di povertà a tutti i disoccupati (poi può esser workfare o anche welfare cioè non collegata alle proposte di lavoro) invece il PD di Falvio Valeri (ops…scusate…volevo dire di Matteo Renzi) spinge per un sussidio a tempo (2 anni) = PRECARIATO.
      2)Politiche attive per il lavoro. Cioè investimenti pubblici. Anche qua Renzi è agli antipodi.
      3) Riprofessionalizzazione dei lavoratori e delle imprese! Corsi gratuiti e riconversione. Anche qua sulla riconversione figuriamoci (…) e sulla riprofessionalizzazione si vede lontano km che non la faranno nemmeno per idea. Magari se ne riepirà (prevedo) la bocca ai comizi perchè è un boccalone, un chiacchierone.
      4) Flessibilità (e ce n’è semmai troppa).Non credo che all’estero (es. nord Europa) ci siano 50 circa forme contrattuali. Infatti l’unica cosa buona è ridurle a 1.
      Uniamo ciò alla bce che non viene mai citata ed è uno dei principali salassi (all’emissione non interviene e quindi regaliamo fior di miliardi alle banche), che svende patrimonio pubblico, che taglia e siamo a Silvio banana 1994! (e che come previsto pur di non dire queste cose la butta sul finanziamento ai partiti, sul senato e sui temi civili) ……CIAO! ps: Tolto da fb solo per motivi inerenti ME!Per resistere a non commentare troppo su tua bacheca.. mi sono autocensurato.

    4. giovanni 48 scrive:

      Iob act? Scusate perché non chiamarlo semplicemente piano per il lavoro? Sarebbe comprensibile per tutti, ma i politicanti giocano con i termini per confondere la gente comune e prenderci garbatamente per i fondelli. Cominciamo a venire incontro alle masse popolari cominciando dall’uso dei termini. Anche questo è un segnale tangibile di democrazia e di rispetto per i cittadini.

    5. gengiss scrive:

      Dopo vent’anni di tentativi, dovrebbe essere ormai chiaro che la fessibilità:

      - riduce i salari medi, e quindi la domanda interna
      - precarizza le esistenze
      - non riduce la disoccupazione (anzi in periodi di crisi ne approfittano per licenziare)
      - non aumenta la produttività (anzi per le imprese è un disincentivo a investire in ricerca)

      Ma Renzi ci è o di fa?!

    6. […] all’avvio del tanto atteso nuovo miracolo italiano? Il (blow) Job Act? Ma fateci il piacere! (clicca per leggere). Per non parlare del resto. Ieri la Consulta ha reso note le motivazioni circa la palese […]

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