foto bellatoSpesso mi capita di pensare alla brevità della vita, non tanto per la paura della morte o i desideri ancora da realizzare, ma per il rammarico di non fare in tempo a scoprire il vasto universo letterario. Ho già superato la soglia dantesca del “cammin di nostra vita”, eppure ho scoperto solo recentemente autori come Romain Gary, Yukio Mishima, Erri De Luca, Alberto Moravia, Dino Campana, Giovanni Comisso etc… Poi, un nuovo mondo si è aperto immergendomi nella letteratura e nella poesia russa, ed in particolare la sua avanguardia. Non passa giorno senza la lettura di un componimento di Vladimir Majakovskij, Sergej Esenin,Boris Pasternak , Aleksandr Blok. Sono la mia mela quotidiana e proibita per “guarire” e raggiungere l’assoluto. Senza ombra di dubbio, insieme ai miei amati sigari toscani, i libri sono la mia più grande passione. Dunque mi dispiace quando leggo i rapporti non certo entusiasmanti sulla produzione di libri e la lettura in Italia. Nel 2013, secondo l’Istat, solo il 43% degli italiani (nel 2012 erano il 46%) ha letto almeno un libro durante l’anno, ed addirittura un 10,3% delle famiglie italiane non possiede nemmeno un libro. Sono dati preoccupanti che dovrebbero essere approfonditi. Ma non è questo lo scopo della mia riflessione, bensì condividere con voi lettori le mie esperienze letterarie, senza intellettualismi e retorica, anzi con l’unica presunzione di sapere di non sapere, in una ricerca senza fine. Essendo quella dei libri una passione dispendiosa dal punto di vista economico, vi confesso, a costo di suscitare la disapprovazione dei librari autentici, di non disdegnare i libri scontati e magari, nonostante l’individuazione di un volume, possono passare dei mesi prima dell’acquisto dell’oggetto del desiderio. Così, guardando tra le novità dei libri in promozione, ho scovato una autentica gemma: “Dobbiamo disobbedire” di Goffredo Parise, ripubblicato dalla Adelphi. Si tratta di un agilissimo pamphlet che raccoglie le risposte ai lettori del Corriere della Sera, tratte dalla rubrica curata dall’illustre scrittore e giornalista vicentino durante il biennio 1974-75. I temi trattati sono i più disparati: dalla politica, alla scuola, alla televisione. Parise accettò la collaborazione con il giornale di via Solferino per confrontarsi con il pubblico, per scendere dal piedistallo di scrittore affermato e confondersi tra la gente perché “uno scrittore deve vivere la vita del suo Paese e dei suoi abitanti”. Con la stessa lucidità ed onestà intellettuale, appena due anni dopo, scelse di dichiarare chiusa l’esperienza perché non giungevano più spunti per l’arricchimento culturale di entrambe le parti in gioco, perché il suo fine non era il monologo, ma il dialogo. Per nostra fortuna sono rimasti questi frammenti di poesia, spesso non voluta nelle intenzioni dell’autore. Certo, non mancano le risposte brusche. Parise infatti non voleva lodi e non dispensava “coccole” ai suoi lettori. Il suo è stato quasi un esperimento sociologico, scriveva: “Il particolare personale, anzi una serie di particolari personali messi insieme, sono la vita di una persona, di una piccola società, di una grande società, di un mondo”. Probabilmente amava anche scandalizzare i benpensanti. Nell’articolo “Il rimedio è la povertà” sferrava un duro attacco alla società dei consumi, condividendo la definizione pasoliniana di “fascismo senza storia”, per arrivare alla sentenza: “la povertà è conoscere le cose per necessità”. Mentre ad un lettore insofferente verso le “brutte” notizie dell’informazione e l’inutilità dei giornali rispondeva piccato: “il silenzio che lei tanto ama prima di mettersi al lavoro alla mattina, è, in una sola parola, la dittatura”. In questo libro si può apprezzare la libertà di giudizio di un uomo senza etichette, senza bandiere. Ecco il consiglio ad un giovane lettore: “Se vuol disobbedire, come lei dice nella sua lettera, non si faccia prendere in trappola e disobbedisca: anche al marxismo quando è il caso, ma soprattutto ai marxisti in toto, ai noiosissimi e di solito stupidi eccessi di zelo”. Tra le righe, si trova anche molto Veneto, ovvero quel piccolo mondo antico delle origini, in via di disfacimento. Parise non vuole parlarne apertamente, semplicemente perché è passato, perché inevitabilmente fa riemergere troppi ricordi, ma le origini non si possono negare o strappare. Quindi è inevitabile un omaggio alla saggezza contadina, alle “facce”: “tutta la nostra vita è seminata di facce, politiche e non politiche, che dobbiamo leggere. E di altre facce pubblicitarie, con cui hanno a che fare i nostri conti. Sono le facce di Carosello, le facce inesistenti che insidiano la nostra ultima cultura contadina con la loro simmetrica, sorridente e felice inespressività. Le facce, appunto del pragmatismo che dice: ‘Quella bella ragazza sorride? Vuol dire che è felice grazie al suo shampoo. Anch’io voglio essere felice’. La vecchia cultura contadina italiana direbbe invece: ‘Io non la conosco, e se mi imbroglia?’  mettendo in moto le antiche, peninsulari difese. Ma ormai non lo dice più, si fida, è cascata nella trappola, ed è così che il borgo diventa colonia”. Considerazioni che si intrecciano con quelle di Pasolini sulla “sparizione delle lucciole”, ma più che denunce si tratta di prese d’atto. Purtroppo non si può più tornare indietro. Per i ricordi, la nostalgia, la giovinezza e gli amori perduti restano soltanto i libri.

    Emanuele Bellato

    Categorie: Cultura

    2 Commenti

    1. ampul scrive:

      È sempre un piacere leggerti Emanuele…

      Buon anno!

    2. Emanuele B. scrive:

      Grazie mille! Buon anno anche a te Ampul! ;)

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