untitledGentili lettori del “Moralista”, il 17 giugno del 1984 Enzo Tortora veniva arrestato. Con l’accusa di essere un “mercante di morte”: uno spacciatore di droga associato alla Camorra napoletana. Associazione a delinquere di stampo camorristico, sostiene la Procura di Napoli. Enzo è morto il 18 maggio 1988. Sono trascorsi trent’anni dalla sua morte: Tortora fu ucciso da un tumore ai polmoni. Il cancro gli fu inoculato dalla nostra Signora Giustizia. Su questo rapporto eziologico, non si discute se permettete. “E’ come se mi fosse scoppiata dentro una bomba al cobalto”, disse il presentatore all’indomani del suo arresto. La malattia entra a torrenti, esce a gocce, dice un antico proverbio russo. Com’è vero. Arresto? E che arresto! Uno spettacolo. I gendarmi attesero che arrivasse il circo dei fotoreporter, delle telecamere, dei cronisti famelici e con la bava al taccuino, prima di portarlo fuori, in ceppi, un trofeo di caccia ambito, quel vip del piccolo schermo. Quei cronisti fanno il mio stesso mestiere: pericoloso, per gli altri. Faccio lo stesso lavoro di quei cronisti e – vergognandomi per loro – mi sono sempre impegnato a farlo in modo diverso da come l’hanno fatto. L’uomo di Portobello. Eccolo lì, esposto al pubblico ludibrio, agli sputi all’untore, alla maledizioni e invettive contro il Dr. Jeckyll e Mr. Hyde. Anche Tortora faceva il mio stesso mestiere “televisivo”. Io stesso ho deciso di farlo, questo mestiere – dono di Dio e arma impropria al tempo stesso -, proprio grazie a lui. Enzo è da sempre il mio modello, con il suo stile, la sua sensibilità, cultura poliforme e la sua fine intelligenza. Allora: come mai il suo orribile caso non ha aperto una seria autocritica in chi faccia il giornalista? Lo ripeto: è un lavoro pericoloso, come mi suggeriva il mio vecchio maestro Alberto Marcolin, del Resto del Carlino: pericoloso per gli altri. Per chi entri nelle case da quella “scatola”, a volte troppo piccola, lui è stato un grande maestro. Tutta la tv del “dopo” è stata creata copiando a man bassa dai suoi format. Pensateci, Portobello conteneva Stranamore, Carramba, i Cervelloni, la De Filippi, Frizzi e Bonolis. Ma c’è un ma: lui non usava la tv per raccontarci tutto della vincitrice coatta del Grande Fratello, o su dove e come passano le vacanze i Vip più stracafonal, o su che tempo farà fino alla fine dei giorni che verranno.  Questo uso del mezzo, oggi, nega ai cittadini di essere informati su problemi veri, su cose determinanti per la loro vita, le loro tasche, i loro diritti, la loro libertà. Se ci fosse, Tortora sbotterebbe così: “Orrore”. Perché se non sei informato, non puoi decidere a ragion veduta e in modo consapevole. Ci siamo su questo? Era un mostro e non lo sapevamo? No, questo “detenuto in attesa di reato”, quest’uomo “colpevole di antipatia”, invidiato e osteggiato per il suo enorme successo e consenso popolare – che ieri come oggi in Italia non ti perdonano, mai -, non è stato solo il caso più clamoroso di fraintendimento fra la realtà del mondo come volontà e come rappresentazione.  Piuttosto, Tortora è stato il simbolo dei martiri di una giustizia che ha perso il suo senso più profondo, quello cioè di hominis ad hominem proportio: misura e proporzione dell’uomo al suo prossimo. E decisioni avvedute, accorte, responsabili, attente al bene che si maneggia: le vite degli altri. Quella notte maledetta ne trassero in arresto seicento: magistrati impegnati in una mostruosa tonnara umana, le reti a strascico che tirano su tutto, sia povericristi che pendagli da forca, galantuomini e boss sanguinari. Seicento. Una macelleria giudiziaria indegna di un Paese civile, che si definì culla del diritto, finito invece nel rovescio di una deriva giustizialista provocata da chi diceva (e dice) di voler “lottare contro la criminalità”, con addosso una toga nera e austera, per una società più giusta e onesta. Mi si accappona la pelle quando sento un magistrato parlare di “lotta” e non, semplicemente, di applicare la legge. Oggi le intercettazioni telefoniche. Ieri i pentiti. L’abuso di scorciatoie giudiziarie genera mostri. Le accuse a Enzo si basano sulle farneticazioni di pregiudicati: Panico, Melluso, Barra. Soggetti schizofrenici e paranoici, rosi da invidia e voglia di vendetta, malati di mente: ecco il materiale umano nelle mani dei pm. Che sbattono in carcere Tortora per sette mesi.  Quei magistrati sbagliarono: e furono promossi. E’ stato fatto ammalare e morire un uomo innocente. E i magistrati furono promossi. Perché così funziona in questo sciagurato Paese. Se hai un potere, non paghi mai. Lo conobbi e intervistai a Trieste, Tortora, quando era parlamentare europeo eletto nelle file dei radicali (grazie a Marco Pannella e al mio voto, io che avevo appena avuto il sospirato elettorato “attivo”), il respiro già gli inciampava tra i denti: sì, confesso di essere stato pure io tra quei cinquecento mila che gli diedero la preferenza. Ricordo la scheda che giro tra le mani, il lapis che fluttua, l’incertezza liquida e fragile: ma se fosse colpevole? E se invece fosse innocente?  Infine mi decisi. E scrissi “quel” nome, Enzo Tortora, accanto alla rosa nel pugno. Senza ripensamenti. L’istinto mi diceva: Gianluca hai fatto la cosa giusta. Ora sei un cittadino. Ora sei un uomo che partecipa e condivide la sofferenza ingiusta di un altro uomo, dandole il fango che le spetta di diritto: quello è il dolore “di tutti”.  Ebbi la conferma: il 26 aprile 1985, in udienza al processo alla Nuova Camorra Organizzata, il pm mi accusa di essere un camorrista (con tutti gli altri elettori italiani): “Il suo cliente – dice rivolgendosi all’avvocato – è diventato deputato con i voti della camorra!”. Tortora è presente e non ci vede più: “E’ un’indecenza” grida. Viene indagato per “oltraggio a magistrato in udienza”. Il Parlamento europeo replica alla richiesta di autorizzazione a procedere, respingendola: “Vi è la certezza che, all’origine dell’azione penale, si collochi l’intenzione di nuocere all’uomo e all’uomo politico”. Tortora diceva: sono liberale perché ho studiato; sono radicale perché ho capito. Lui non protestava la sua innocenza: faceva di più.  Lui gridava con tutta la forza e il fiato che gli restavano lo scandalo del suo errore giudiziario, e non lo faceva per egoismo, bensì per le migliaia di Carneadi, illustri sconosciuti fatti a pezzi – nel rispetto della Legge – senza che nessuno lo sapesse. E allora, con la coerenza dei giusti, come avrebbe fatto Socrate, rinunciò all’immunità parlamentare di Strasburgo, che avrebbe impedito per tutto il mandato di riportarlo dietro le sbarre. E come fece prima di lui Giovannino Guareschi, si avviò a scontare una pena ingiusta. Poi per fortuna annullata dalla tardiva assoluzione. Il suo capolavoro, è necessario ricordarlo, fu il referendum per avvicinarsi a quella che lui battezzò con il suo solito infallibile intuito comunicativo “Giustizia Giusta”. I cittadini si pronunciarono e dissero che sì, anche i magistrati se sbagliano debbono rispondere dei loro errori, che in democrazia non ci può essere un potere senza contropotere. Poi il Parlamento fece quello che ha fatto spesso dei pronunciamenti referendari: strame o, quando va bene, merce di mercanteggiamenti e ricatti vicendevoli. Che pena, ragazzi. E i cittadini? Non dimentichino quel signore distinto, dignitoso, dall’eloquio forbito, educato ma tagliente, quell’uomo colto, con la casa piena di libri, capace di raccontare l’Italia meglio di chiunque altro, senza spocchia, senza alterigia, senza la puzza sotto il naso del ciarpame intettettualoide e sinistrese italiota. L’oblio su Enzo ci costa un prezzo altissimo, oggi: la macchina della giustizia continua a macinare esseri umani: c’è l’associazione veneta diritti del cittadino del bravo Ileno Bronzin che combatte dentro i tribunali contro l’indecenza e mi racconta delle esistenza devastate dalla Malagiustizia. Mentre chi amministra questa giustizia è preda di appartenenze partitiche, di smania di protagonismo, di logiche di casta, di poteri occulti e ci siamo capiti.  Di riforme neanche parlarne. Significherebbe essere al servizio dei cittadini. Farne gli arbitri e gli artefici del cambiamento. Non sia mai. “Spero che il suo sacrificio non sia un’illusione”, scrisse alla sua morte Leonardo Sciascia. Questa frase sta ai piedi della manzoniana colonna spezzata che racchiude le ceneri di Tortora, nel cimitero Monumentale di Milano, la “sua” città. Siamo tutti responsabili, se l’illusione spazzerà via il ricordo di Enzo Tortora: il dovere della memoria, abbiamo.  Nessuno – NESSUNO – si chiami fuori.  Enzo da lassù ci guarda.  E ci giudica: “Io sono qui anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti e sono troppi; sarò qui, resterò qui anche per loro”.  Lo ricordate, forse, e lo spero tanto, come concluse guardando negli occhi uno ad uno i “suoi” giurati dell’Appello? Disse con voce impastata ma dignitosa: “Io sono innocente. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti. Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi”.

    Gianluca Versace

     

     

     

    Categorie: Società

    4 Commenti

    1. Sono passati 30 anni e lo stato della Giustizia è sempre drammatico. Anzi, è peggiorato, da quando non c’è più una voce autorevole come quella di Leonardo Sciascia a denunciarlo. “Colpo di penna, colpo di spada”, si diceva, ma non ci sono più né penne, né spade.

    2. Petronius scrive:

      Temo che con i professionisti dell’antimafia Sciascia abbia finito per svilire e distruggere anche la parte buona del suo impegno di inellettuale.

    3. Gianluca Versace scrive:

      Ooops! Rileggendo mi sono accorto di essermi dimenticato di una cosa. I magistrati di Tortora (o Tortona? Boh) non solo – dopo la brillante carneficina di in-giustizia / carne di porco frollata tutt’uno con quella di un cristiano, non chiesero scusa. Ma furono promossi. Me ne ero completamente dimenticato. Sbadato di un cronista che non sono altro. Forse perché questo particolare non deve essere così importante, dopotutto. O no.
      Buona notte ai suonatori.

    4. Gianluca Versace scrive:

      Ragazzi, che spettacolo la solenne Inaugurazione del’Anno Giudiziario! In ogni dove ermellini toghe giureconsulti dalle voci vibranti ed impostate nell’appello quasi divino alla Legalità! Che regia che sceneggiatura che effetti speciali! Poi dicono che il cinema italiano e’ in crisi, ma vadano a una di codeste Inaugurazioni prima di parlare a vanvera! Si’ vabbe’, non possono entrare tutti nella sala in cui va in scena lo spettacolo. Si’ vabbe’ c’è un poverocristo che rimane chiuso fuori con la sua querula e noiosissima e risaputa lamentela che la Denegata Giustizia lo sta assassinando con tutta la sua famiglia. Ma noi sappiamo bene che ci sono cose più importanti di questa che diamine, the show must go on!

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    E’ IN ATTO UNA...

    Scritto il 19 - lug - 2019

    2 Commenti

    IL GOVERNO TECNICO C’E’...

    Scritto il 15 - lug - 2019

    0 Commenti

    LA CRISI IRREVERSIBILE DEL...

    Scritto il 13 - lug - 2019

    0 Commenti

    DALLA VAL BREMBANA CON...

    Scritto il 12 - lug - 2019

    0 Commenti

    INUTILI INCONTRI

    Scritto il 16 - gen - 2012

    1 Commento

    LA STRADA DI HILLARY...

    Scritto il 29 - feb - 2016

    22 Comment1

    CHI SONO E COSA...

    Scritto il 4 - apr - 2014

    43 Comment1

    SENZA VERGOGNA

    Scritto il 25 - ott - 2011

    0 Commenti

    NELLA MENTE DEL MOSTRO

    Scritto il 24 - set - 2012

    2 Comment1

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.