puttane 2Interno giorno, la cucina di una casa nella prima periferia di Milano. Una mamma e la sua bimba di undici anni, sedute al tavolo della cucina, intingono Macine del Mulino Bianco nel caffellatte. I raggi del sole mattutino, caldi e dorati, entrando dalla finestra, illuminano la scena e scaldano la schiena della bambina seduta accanto alla madre.

    Mamma, mamma tu che lavoro fai?

    - La puttana, bambina mia, faccio la puttana.

    La bambina ci pensa su e chiede ancora:

    Mamma, mamma che cosa fa una puttana?

    La mamma le sorride e intercetta con il tovagliolo una goccia di latte che rotola, birichina, dal mento della figlia;

    Una puttana è una donna che fa divertire gli uomini in cambio di soldi, quelli che ci servono per comperare le cose di cui abbiamo bisogno. 

    La bimba sorride. Anche lei si diverte molto ogni volta che gioca con la madre.

    Quali giochi fai con gli uomini per farli divertire, mamma? Io li conosco?

    - No bambina, i giochi che fa la mamma con gli uomini tu non li puoi ancora conoscere, sei troppo piccola, sono giochi che possono fare solo gli adulti.

    La bambina guarda la mamma incuriosita; se a un bambino si parla di un gioco che non conosce si finisce solo per stuzzicare la sua naturale curiosità. La mamma sorride a sua volta porgendogli un altro biscotto gocciolante di latte.

    Mamma perché quegli uomini vengono a giocare con te?

    - Perché la mamma è molto brava nel suo lavoro e li fa divertire tanto tanto.

    La bambina prova una punta di gelosia; solo Lei ha il diritto di divertirsi con la sua mamma!

    Perché non giocano a casa loro?

    Perché a casa loro non possono fare giochi tanto divertenti quanto quelli che fanno con la mamma!

    Uffa! Cosa hanno di tanto divertente i giochi della mamma da spingere quegli uomini a venire a giocare a casa sua. Anche lei ha giochi molto belli ma sono gli stessi dei suoi compagni di scuola. Solo che loro rimangono a giocare a casa propria; 

    Perché le altre mamme non fanno divertire i papà a casa loro?

    La mamma sorride, compiaciuta dell’intelligenza della figlia e si concentra per trovare le parole giuste;

    Vedi piccola, nei rapporti tra le mamme e i papà spesso ci sono delle cose che non funzionano.

    - E’ per questo che papà se ne è andato mamma? Le cose tra voi due non funzionavano?

    La bambina è davvero molto perspicace;

    Si, tesoro, le cose tra noi non andavano bene e papà ha deciso di andare via. Non sempre però si arriva a questo punto e le mamme e i papà, spesso, continuano a stare insieme nonostante ci siano dei problemi.

    Non si divertono più tra di loro?

    - A volte i papà o le mamme, a casa, non trovano più  quello di cui hanno bisogno e allora vanno a cercarlo da un’altra parte.

    La bambina la guarda pensierosa. Sospetta che la mamma le stia nascondendo qualche cosa.  

    Tira su il mento e, indispettita per la reticenza della madre, le chiede a muso duro:

    Perché non cercano di ritrovare a casa loro quello che hanno perduto invece di venire da te?

    - Su piccola, non te la prendere. Intanto sappi che la mamma non si diverte affatto con loro; lo fa solo per lavoro e poi devi sapere che certe cose, una volta perse, non è facile ritrovarle ed è difficile stare senza.

    La bambina china il capo di lato, soppesando le parole della madre;

    E quali sarebbero queste cose?

    - Puoi rinunciare a bere quando hai sete o a mangiare quando hai fame piccola mia? io credo di no. Ecco, quando si diventa adulti ci sono altre cose a cui è molto difficile rinunciare, una di queste sono i giochi che fanno gli uomini con le donne. Giocare per loro è proprio come bere o mangiare, non se possono farne a meno!  

    E tu li aiuti a soddisfare questi bisogni?

    - Hai capito benissimo, faccio in modo che stiano un po meglio.

    A questo punto la gelosia nell’animo della bambina lascia il posto all’ammirazione. La sua mamma svolge un lavoro davvero importante e fa felici tanti uomini che altrimenti sarebbero molto tristi.

    Inoltrecontinuò la mamma ci sono tante persone che a casa non hanno proprio nessuno, sono sole, malate o inferme e  non hanno altro modo per soddisfare queste necessità; ecco perché il mio lavoro è tanto importante.

    La bimba si alzò per abbracciare la mamma;

    Che bel lavoro fai mamma, sono proprio contenta! Adesso ho capito perché gli uomini che vengono a trovarti entrano con gli occhi tristi ed escono sempre con un sorriso. Non vedo l’ora di raccontarlo alle mie amiche a scuola, scommetto che le loro mamme non sono brave come te. 

    Ti ringrazio tesoro mio ma non credo sia il caso di parlare del lavoro della mamma con le tue amichette.

    La bimba si scioglie veloce dall’abbraccio tornando a guardare con sospetto la mamma;

    Perché non posso parlarne con le mie amiche? Tu sei più brava delle loro mamme, l’ho capito sai? Ho riconosciuto alcuni papà delle mie compagne che vengono a trovarti e questo significa che a casa non si divertono come si divertono con te. 

    La mamma, a quelle parole, sorride divertita;

    Piccola mia le cose purtroppo non sono così semplici. Quello che la mamma fa con quei papà è meglio che i loro familiari non lo sappiano. Inoltre la legge lo proibisce e la mamma avrebbe grossi problemi se si venisse a sapere il lavoro che svolge in casa.

    La bambina la guarda perplessa. Se agli uomini piace tanto stare con lei che motivo c’è di nasconderlo e chissà poi perché la legge lo vieta? A scuola la maestra ha spiegato che lo Stato serve a fare il bene dei cittadini non certo a punire la sua mamma solo perché tanti uomini hanno bisogno del suo aiuto.   

    Mamma, tu lavori a casa e non dai fastidio a nessuno, perché allora ti vogliono punire?

    La mamma le accarezza i capelli mentre cerca le parole giuste per spiegarle un concetto tanto controverso;

    Vedi piccola, io lavoro in casa e sono fortunata ma ci sono tante mie colleghe che non hanno la stessa fortuna. Sono costrette a lavorare per strada, di notte e incontrano gli uomini nelle macchine o in posti brutti e squallidi. Inoltre, molte di queste donne, non vorrebbero fare questo lavoro ma vi sono obbligate da persone cattive che le sfruttano e le picchiano. Lo Stato non vuole che questo accada e ha vietato questo lavoro.

    La bambina, impaurita, va ad accucciarsi sulle gambe della madre; 

    Quelle persone cattive picchiano anche te?

    - No piccola mia, non più? La mamma è fortunata, te l’ho detto, adesso riesce a lavorare di nascosto, a casa e senza che nessuno le faccia del male.

    - Meno male.

    Dice la bambina sollevata, tornando subito dopo a chiedere:

    Perché allora lo Stato se la prende con voi puttane? 

    - Perché così facendo le persone possono continuare a vivere ignorando i problemi che hanno, senza mettere in discussione la loro educazione, le loro convinzioni o le loro credenze. La vita è complicata e spesso i problemi è più facile nasconderli che affrontarliSe fosse legale fare il mio lavoro bisognerebbe ammettere che milioni di persone, nel nostro paese, necessitano delle prestazioni di quelle come me.  La verità è che prevale sempre l’ipocrisia bambina mia; è una malattia molto diffusa tra i grandi.

    Mamma, questa ipocrisia si può curare?

    - No bambina mia, l’ipocrisia è quasi impossibile da curare. Ti faccio un esempio: se si venisse a sapere il lavoro che faccio sarei trattata male e si direbbero tante cose brutte su di me, se invece la mamma avesse sposato un uomo solo perché è ricco o avesse giocato con qualcuno per essere avvantaggiata nel lavoro, nessuno le direbbe niente, anzi, le farebbero i complimenti. Eppure, in tutti questi casi, il lavoro della mamma avrebbe continuato ad essere lo stesso, capisci piccola? 

    La bambina ci pensa su ma non è sicura di avere compreso fino in fondo;

    Quindi c’è chi fa un lavoro come il tuo ma non rischia di essere maltrattato come te? 

    Esatto! A volte, invece di giocare con gli uomini, come fa la mamma, ci sono addirittura persone che, in cambio di soldi e vantaggi personali, vendono le proprie idee e la propria dignità. Anche loro fanno lo stesso mestiere della mamma ma invece di doversi nascondere sono persone importanti e rispettate. Questa è l’ipocrisia: simulare delle virtù che in realtà non si hanno e prendersela con chi invece fa le stesse cose ma senza fingere.

    La piccola, contrariata, vorrebbe ribellarsi a questa ingiustizia. La mamma è costretta a fare il suo lavoro di nascosto mentre tanti altri, pur facendo lo stesso mestiere, possono farlo alla luce del sole e senza alcun timore, anzi se ne avvantaggiano.

    Gli uomini vanno dalla mamma perché ne hanno bisogno o magari solo perché gli piace giocare con lei ma è inutile cercare di tenerli lontani se questo per loro è indispensabile come bere o mangiare. Prendersela con quelle come la sua mamma, costringerle a nascondersi, a lavorare in strada, ad essere picchiate e sfruttate da uomini cattivi, non è giusto e non serve a nulla. La verità è che la sua mamma fa un lavoro utile e necessario e tutti le dovrebbero essere grati.

    Mamma, tu sei la mamma più bellissima e meravigliosa che c’è?

    - Grazie tesoro mio, ti voglio bene.

    - Anch’io mamma ti voglio tanto bene.

     Michele Signa

    http://michelesigna.blogspot.it

    Categorie: Società

    10 Commenti

    1. Diego scrive:

      Non so se hai presente una puttana ottimista e di sinistra

    2. ampul scrive:

      L’ennesima prospettiva che fa riflettere…
      Grazie per l’opera intellettuale che svolgete ogni giorno.

    3. alessandro scrive:

      Se la mettiamo sul piano musicale il verso che meglio si attanaglia all’articolo l’hanno scritto i Litfiba:
      “…Io vorrei sapere perché non è reato,
      fare la puttana di Stato ed abusare ogni potere…”
      Per evidenti motivi, la domanda che la bambina non ha posto è (ma fra adulti ne possiamo parlare: può lo Stato, senza strapparsi le vesti liberali, “promuovere” un modello sociale piuttosto che un altro? Ovvero, fermo restando in linea teorica la libertà intesa come non impedimento, o come libertà di poter fare…, uno Stato liberale (non uno Stato Papà o Babbo, come definirebbero dalle mie parti) può assegnare posizioni giuridiche di vantaggio a coloro che seguono un determinato modello sociale? Non già proibire la prostituzione per tutelare l’essere umano e perseguire chi ne fa sfruttamento, ma una precisa scelta etica e morale dello Stato. L’ordinamento giuridico può “privilegiare” o “scegliere” un modello sociale di sviluppo che ritiene costituire una maggior garanzia di successo? Es: modello di società basata sul modello “famiglia tradizionale”, pur riconoscendo le unioni civili e alcune forme di libertà e diritti, sul piano giuridico. Questa domanda, che spesso si accompagna al principio di laicità dello Stato, è applicabile a tutta una serie di fattispecie: unioni civili, matrimoni gay, adozioni per single e omossessuali ed è un quesito che mi frulla in testa da un po’, non sarebbe male un confronto su questo tema, anche riprendendo un precedente post scritto in questo blog, se non sbaglio, da Corvaglia.

      • Michele Signa scrive:

        Penso che lo Stato debba prendere atto della realtà, qualunque essa sia, e fare in modo che i cittadini, tutti, siano salvaguardati nella propria libertà di fare e pensare fintanto che questa non collida con la libertà di altri cittadini. Lo Stato ha la sua principale ragion d’essere nel creare le condizioni economiche affinché i cittadini possano vivere una vita dignitosa, avendo un reddito certo,una casa e una cultura sufficienti. Nel caso della prostituzione, dovrebbe disincentivare ogni forma di sfruttamento e coercizione della donna evitare che queste pratiche possano nuocere dal punto di vista sanitario alla popolazione, e regolamentare una pratica che di fatto esiste. Poi ci sono i fruitori di questi servizi. Perché si rivolgono al mercato della prostituzione per avere quanto naturalmente dovrebbero trovare in un rapporto normale di affetto, di passione, di erotismo e così via. Cosa succede nelle famiglie, nei rapporti interpersonali, nel mondo del lavoro che induce tanti uomini a cercare soddisfazione nel rapporto a pagamento? Può una donna scegliere consapevolmente di svolgere una professione del genere in modo lecito e regolamentato? E inoltre quanto è difficile trovare un partner, quanto impegno ci vuole, cosa induce un uomo a pensare che sia meglio fruire del sesso a pagamento? Come si evolvono le dinamiche sessuali all’interno di una coppia sposata o comunque stabile? In questo lo Stato centra meno, centra invece la nostra cultura, il buonsenso e la capacità di vedere le cose con obiettività e senza ipocriti preconcetti.

        • alessandro scrive:

          Nel caso prostituzione diciamo che in base alla tua opinione lo Stato non può che prendere atto del fenomeno e disciplinarlo per garantire maggiori garanzie in ordine alla sicurezza e salute pubblica di chi pratica il mestiere più antico del mondo e, come usa dire l’Avv. Ghedini, dell’utilizzatore finale. Ma se la politica intendesse deplorare la mercificazione del sesso, esprimendo di fatto un giudizio morale o etico rispetto al fenomeno e ne scoraggiasse lo sviluppo con una legislazione almeno formalmente proibizionista (senza calcare troppo la mano su un fenomeno impossibile da debellare), sarebbe una scelta illiberale? Lo Stato può limitare certe libertà personali per orientare i comportamenti umani verso modelli sociali più evoluti di convivenza civile? Se la prostituzione fosse legalizzata, aumenterebbe il numero di utilizzatori finali e quando aumenta la domanda aumenta anche l’offerta. Stesso discorso vale per la legalizzazione delle droghe e per quelle cazzo di macchinette presenti in ogni buco di locale o tabacchino in tutta Italia. Secondo me uno Stato deve promuovere il più possibile le libertà liberali ed estendere l’esercizio delle stesse ad un numero sempre maggiore di cittadini, ma dovrebbe trovare le formule giuridiche più efficaci (anche ipocritamente, sono le contraddizioni dell’essere umano…), non per proibire con “tolleranza zero”, ma per scoraggiare determinati comportamenti che rendono questa società meno “evoluta” e più “primitiva” (lasciatemi passare i termini). Si può essere più o meno liberali, ma lo Stato alle volte, secondo me, deve prendere posizione, mettendo al centro sempre l’uomo, in maniera adogmatica e apregiudiziale.

          • Michele Signa scrive:

            No Alessandro, secondo me lo Stato per salvaguardare tutti i cittadini non deve prendere alcuna posizione morale. Lo Stato dovrebbe essere una libera associazione di cittadini che ha la sua ragion d’essere principale nel creare le condizioni ECONOMICHE, cioè garantire reddito e casa per tutti, affinché tutti possano avere una vita tranquilla e serena. In questa mancanza, se ci rifletti, c’è la risposta a tante storture sociali a cui assistiamo, compreso il fenomeno della prostituzione. Solo l’individuo, a mio parere, può assumere, in piena libertà, delle posizioni morali, etiche, religiose e che possono essere le più svariate possibili. Lo Stato in questo deve fare in modo che la mia scelta di vita non precluda o danneggi quella di un altro cittadino, punto. In molti casi è proprio l’avere adottato da parte delle Istituzioni delle posizioni morali ed etiche ad avere fomentato e incentivato fenomeni quali la continua e crescente richiesta di prestazioni a pagamento. In particolare la sessualità è distorta sia negli uomini che nelle donne e gli individui non riescono a trovare nel normale rapporto tra i sessi una via naturale e condivisa di soddisfazione erotica, e stiamo parlando di un istinto primordiale non di un bisogno marginale. L’effetto è il continuo e crescente bisogno di prestazioni alternative e non impegnative se non per il portafoglio.

    4. ugo scrive:

      Ho ben capito che qui si parla di prostituzione ma, visto che il taglio in prospettiva più ampia è “mettiamo in discussione cose date per scontate, mi sento di proporre un quesito (chissà che qualcuno ne sia ispirato e ci proponga un futuro articolo su queste pagine): in che cosa sarebbe più nobile lo sfruttamento del lavoro senile rispetto allo sfruttamento del lavoro minorile? Perché siamo arrivati. E’ più penoso vedere spingere una carriola un settantenne o un quindicenne? Discutiamone, perché si dà un po’ troppo per scontata la risposta.

      • alessandro scrive:

        Ugo, la libertà di cui parli è forse un attimo differente rispetto a quelle civili individuali di cui si parlava. In effetti tutelare anche coloro che per particolari condizioni (di età avanzata nel caso sollevato da te) si trovano svantaggiate rispetto ad altre lo ritengo una priorità di ogni governo di questa terra e comunque, sempre di libertà si tratta. Possiamo per comodità chiamarle “libertà sociali”. Ho sempre lamentato che la vera pecca dei governi di destra e di sinistra in Italia e in Europa è il cattivo rapporto con la libertà e la democrazia. La sinistra calpesta proprio quelle libertà sociali, rinnegando ciò che c’è di buono del socialismo, appoggiando le più vergognose riforme che acuiscono le disuguaglianze fra i cittadini. Pensiamo alle recenti riforme del mercato del lavoro o quelle delle pensioni (a cui probabilmente ti riferisci). I dati lo dimostrano: una ristretta percentuale vicina al 10% di popolazione mondiale detiene il 90% della ricchezza della terra. L’Italia è uno dei paesi messi peggio. Sarebbe auspicabile una riforma fiscale per garantire una più equa redistribuzione dei redditi. Anche la destra, in particolare quella italiana ha fallito proprio sul liberalismo: dove è finita la grande rivoluzione liberale promessa dal Cavaliere? è colpa dei comunisti?
        Comunque mi accodo al suggerimento di Ugo, questo tema richiede una riflessione più ampia, magari traendo spunto non solo da questo articolo, ma anche da altrettanti ottimi contributi quali:

        http://www.ilmoralista.it/2014/01/22/lo-specchietto-dellintegralismo-laico/

        e

        http://www.democraziaradicalpopolare.it/DRP_sottoscrive_e_rilancia_i_contenuti_di_Lo_specchietto_dell_integralismo_laico.html

      • Michele Signa scrive:

        Due storture equivalenti, figlie dell’assurda politica economica moderna di cui siamo da tempo vittime inconsapevoli. Francesco Toscano e altri ne hanno parlato diffusamente in questo blog. Fin quando non ci rendiamo conto di come l’economia e lo Stato dovrebbero funzionare per garantire il benessere di tutti i cittadini assisteremo sempre e in misura sempre maggiore a storture di questo tipo; in particolare oggi stiamo assistendo, per lo più inermi, apatici e imbambolati, non a semplici storture ma a veri e propri crimini.
        http://michelesigna.blogspot.it/

    5. Alma Lester scrive:

      Quando è mancato mio figlio, mia cugina mi ha mandato questo scritto di Sant’Agostino. Inizialmente l’avevo letto frettolosamente e in maniera superficiale. Oggi ha assunto un significato profondo e anche quando a volte sono triste cerco di sorridere perché ho imparato che il dolore si vince con la positività e l’allegria, proprio come ci raccontava zia Caterina qui . Le persone che non sono più al nostro fianco fisicamente lo saranno sempre e più intensamente se noi le sappiamo vedere e sentire in un’altra forma. Mi capita quotidianamente di sentire mio figlio vicino, a volte mi sembra addirittura di tenerlo per mano mentre cammino. A volte non mi sembra neanche che non sia più con noi fisicamente e tornando a casa dal lavoro ho la sensazione che sia ancora lì ad aspettarmi trepidante. Ho capito e accettato, soprattutto grazie all’aiuto di un amico davvero speciale, un fratello, che la morte, anche la più difficile da sopportare come quella di tuo figlio, è la naturale conclusione di un ciclo, breve o lungo, intenso o leggero. Anche se per tradizione, per cultura rappresenta un momento doloroso io posso dire, nella mia esperienza, che dalla morte di mio figlio ho imparato ad essere una persona diversa, migliore. Mio figlio mi ha insegnato tantissimo nella sua breve vita, così come durante la malattia, che con la sua morte. Ho pensato a tutte quelle mamme che si trovano all’inizio di questo cammino, come la mamma di Bernardo , alle figlie che perdono la propria mamma, come la solita mamma , e a tutte quelle persone che per una malattia maledetta vivono la paura della morte costantemente, perché non si è mai pronte, è vero.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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