Nuntitledota del Moralista. Siccome a noi de Il Moralista la polemica ci piace (eccome se ci piace!), siamo lieti  di annunciare la ripresa delle ostilità tra Versace e i commentatori del blog. Tesi e antitesi per tentare di addivenire a nuova (e migliore?) sintesi.  Buon divertimento 

     

    Cari lettori del “Moralista”, visto e considerato che l’ho citato in un contestatissimo (e me ne compiaccio) mio pezzo (clicca per leggere) che gli è naturalmente “debitore”, ho pensato bene di proporvi qui appresso il testo di una mia vecchia intervista a Gigi De Marchi, il mio maestro di pensiero liberale, liberista e libertario (e anti dogmatico). Ovviamente, a chi interessi e – soprattutto – per chi non voglia parlare ad minchiam (come ho dovuto ahimé prendere nota) di qualcosa che non conosce per niente. L’intervista uscì sulle colonne del quotidiano “Il Gazzettino” allora diretto dal mio amico e collega Gigi Bacialli, che ebbe il coraggio di pubblicarlo su un giornale nazionale (dal forte radicamente nordestino). Allora. Essendo finalmente riuscito a trovare e a leggere una sua sintetica autobiografia intellettuale (intitolata “Il Solista” e pubblicata dalle Edizioni Interculturali di Roma) domando anzitutto a Luigi De Marchi, psicologo, politologo e autore di molti saggi editi in Europa e in America:

     Già, De Marchi, perché lo strano titolo di questo libro?

     Con esso ho voluto dire che quella dominante in Italia è una cultura di coristi, ove i più cantano in coro le solite due o tre vecchie e barbose canzoni e dove i solisti come me hanno vita difficile, sia perché i Direttori d’Orchestra se ne mostrano chiaramente infastiditi, sia perché i Ragazzi del Coro, appena il solista tenta un gorgheggio, corrono ad imbavagliarlo ed a tagliare i fili del microfono, in una sorta di linciaggio silenzioso. Ebbene questo mio libro, oltre che testimonianza di un Solista sopravvissuto al linciaggio, è anche un grande marameo ai Ragazzi del Coro e ai Direttori d’Orchestra.

     Ma perché questo linciaggio del Solista?

     Secondo me, nel mio caso esso è dovuto a quattro miei imperdonabili peccati capitali. Il primo è stato la mia aperta e tenace opposizione ai dogmatismi di stampo clericale e comunista che, nella seconda metà del ‘900, hanno dominato la vita politica e culturale italiana. Il mio secondo peccato capitale è stato quello di denunciare per 40 anni la tragedia planetaria dell’esplosione demografica e dei suoi tremendi corollari (fame, sete, guerra, devastazione ambientale, disoccupazione di massa, migrazioni disperate) che le forze clericali e marxiste dominanti, grazie anche alla pavidità di molti sedicenti laici, stavano scatenando con le loro ostinata opposizione ad ogni regolazione delle nascite. Il mio terzo peccato capitale è stato quello d’indicare nella casta burocratica e nei suoi padrini politici, i partiti statalisti, la vera classe parassitaria e sfruttatrice del nostro tempo. Il mio quarto peccato capitale, infine, è consistito nell’aver denunciato sistematicamente le complicità di molte “stelle” del giornalismo e della cultura contemporanea con l’odiosa violenza comunista dell’ultimo mezzo secolo. Il prezzo che ho dovuto pagare per questi peccati capitali è stato comunque altissimo ed ha comportato ora le invettive fasciste, ora gli anatemi clericali, ora le minacce brigatiste di gambizzazione e sempre il silenzio dei media di regime.

     Ma perché non ha denunciato l’ignobile linciaggio ?

    Ho tentato di protestare, ma la condanna per “schiamazzi molesti”, in questa culla del diritto ove i processi durano dieci anni quando va bene, è stata pronunciata in dieci minuti. Perciò il paradosso è che anche un libro come questo, ove si documenta un linciaggio silenzioso, rischia d’essere,a sua volta, silenziosamente linciato. Che fare ? Confesso che qualche volta la grande tentazione è stata la bomba. Ma poi, essendo un somaro in fatto di esplosivi, ho preferito scrivere un libretto come questo, ficcarlo in una bottiglia e gettarlo in mare, sperando che esso approdi in qualche terra favolosa ove i Solisti sono amati. D’altra parte, tentando questo bilancio del mio lavoro di ricercatore mi sono reso conto del fatto che le mie innovazioni nei campi più diversi delle scienze umane erano state davvero molte e importanti e non dovevano restare sepolte nell’oblio: in quell’oblio che, come dice Leopardi, “preme chi troppo l’età propria increbbe”.

     Vuole precisarci queste Sue innovazioni ?

    Caro Versace gliene ricorderò solo qualcuna, a titolo esemplificativo. Nel campo della sessualità ho indicato per primo nella libertà sessuale un fondamentale diritto umano ed ho proposto e sperimentato un nuovo metodo umanistico di educazione sessuale attraverso le grandi pagine d’amore della letteratura d’ogni paese. Nel campo dell’assistenza contraccettiva e abortiva, ho dato un contributo cruciale alla modifica radicale della legislazione repressiva. Nel campo della psicologia clinica, ho fondato in Italia tre importanti scuole psicoterapeutiche (quelle di Reich, di Lowen e di Rogers), ho denunciato la rovinosa rimozione del tema della morte in tutta la psicoterapia contemporanea ed ho ideato un nuovo metodo terapeutico che supera questa rimozione. Nel campo dell’antropologia, ho proposto e documentato una nuova teoria della cultura e della nevrosi che consente di dare un’interpretazione nuova e unitaria della genesi e degli sviluppi del nostro tempo e della storia umana. Nel campo della psicologia sociale e politica, ho ideato e documentato una nuova psicologia politica liberale che ha mandato in soffitta la Scuola di Francoforte. In tema di demografia, ho denunciato le responsabilità gravissime della demografia accademica nei riguardi della massima tragedia del nostro tempo, appunto l’esplosione demografica, ed ho proposto e testato l’uso della psicologia motivazionale per la diffusione delle tecniche denataliste. In campo medico, ho scoperto e denunciato il terrorismo irresponsabile delle autorità sanitarie in tema di Aids, Sars e mucca pazza e le vergognose speculazioni imbastite su quel terrorismo. In campo politico e politologico ho fondato la psicopolitica, un nuovo metodo critico che ha consentito una nuova lettura della storia politica del ‘900, l’enunciazione di una nuova teoria liberale della lotta di classe e una nuova analisi del fanatismo politico e religioso. Nel campo dell’economìa, ho individuato una formula dello sviluppo del Terzo Mondo che spiega i fallimenti simmetrici dello statalismo e del liberismo dogmatici. In campo educativo, ho ideato e proposto un nuovo metodo di selezione e formazione del personale docente che potrà trasformare la scuola dell’obbligo nella scuola dell’entusiasmo, che è stato approvato dall’assemblea plenaria degli esperti del Ministero dell’Istruzione e che è già in via di sperimentazione. Nel campo dello spettacolo, ho ideato un nuovo approccio alla formazione dell’attore, ho creato un Laboratorio di Teatro e Psicologia ed ho proposto numerosi programmi televisivi e soggetti cinematografici (alcuni in via di realizzazione) capaci di coniugare il miglioramento qualitativo con i risultati dell’audience e del botteghino. Nel campo della lotta al terrorismo, ho ideato nuovi strumenti psicologici per combattere il fenomeno terrorista sia a livello nazionale che internazionale. E scusate se è poco.

    E tuttavia, De Marchi, scusi ma mi pare di sentire una nota di amarezza nelle sue parole…

     Sì, Lei ha ragione Versace. L’amarezza c’è, ma non al punto di avvelenarmi l’esistenza e di togliermi il piacere dell’autoironia. Certo, non è allegro constatare che, mentre i Coristi e i Direttori d’Orchestra si elargiscono a vicenda prebende, pensioni miliardarie, premi e vitalizi sontuosi, il Solista rischia di morire sotto i ponti come un barbone, per quel suo assurdo rifiuto di cantare in coro. Ahimè, anche la cultura ha i suoi barboni…Ma, in fondo, che ne sarebbe del fascino di Parigi senza le provocazioni e le bizzarrie dei suoi  clochards ? E poi, detto tutto, ho vissuto una vita ricca di emozioni e di significato: e soprattutto, una vita che, con buona pace dei Coristi e dei Direttori d’Orchestra di stampo comunista, fascista e clericale, ho saputo vivere a modo mio. Non a caso, il mio inno personale è la splendida canzone My Way, nell’indimenticabile interpretazione di Frank Sinatra

    Gianluca Versace

     

     

     

    Categorie: Cultura

    16 Commenti

    1. Petronius scrive:

      De Marchi aveva una rubrica a Radio Radicale in cui ogni santa volta metteva in mezzo la sua importantissima teoria della morte come shock primario.
      A me per la verità sembra evidente che la morte in sé stessa significa poco se non quando è inserita in una società con un suo già avanzato discorso culturale quindi penso che la morte come fenomeno non sia nulla di primario rispetto all’evoluzione psicologica dell’individuo e della cultura di una società.
      Il primario a mio avviso è l’intuizione dell’altro da sé e mi riferisco a un concetto di Freud, quello del sentimento oceanico in cui l’uomo non socializzato (il confine fra socializzato e non è naturalmente molto labile) percepisce il mondo come una estensione di sé stesso, quindi non riconosce il suo essere solamente in quello che noi definiano l’io.

      In generale non condivido l’approccio sempre molto tecnicistico rispetto a qualsiasi problema di De Marchi e non ho nemmeno capito bene che senso abbia questa intervista relativamente al discorso che si sta portando avanti nel Moralista.
      La questione della sovrappopolazione è importante ma pensare di risolverla con la osicologia motivazionale mi pare un po’eccentrica.

      • ugo scrive:

        Petronius: “La questione della sovrappopolazione è importante ma pensare di risolverla con la psicologia motivazionale mi pare un po’eccentrica.”

        Sì, risolverla a quel modo sarebbe probabilmente impossibile. Attenuarne l’incidenza sarebbe invece possibilissimo. Del resto, basti vedere quanto è efficate quell’applicazione della “psicologia motivazionale” nel campo della propaganda natalista nella quale viviamo immersi. Propaganda che diviene azione operativa tramite la leva dell’imposizione fiscale, dell’esenzione e della sovvenzione (diretta e indiretta). Davvero, non vedere quella propaganda è possibile solo in virtù della sua pervasività: difficilmente il pesce che vive nell’acqua è consapevole dell’umidità.

        Sugli temi non connessi alla questione demografica, De Marchi non mi fa una gran impressione e, come sia, concordo con te: quest’intervista non dice niente di significativo in riferimento ai temi solitamente trattati su questo sito (il che non significa che sia una pessima intervista; semplicemente ci si parla d’altro).

      • il Moralista scrive:

        Petronius, ogni spunto che provochi riflessioni, dibattiti, polemiche e approfondimenti rientra nella linea editoriale del Moralista. La nostra filosofia è chiara: tutto si pubblica e, semmai, tutto si critica.

        • Petronius scrive:

          Mica ho detto che non si doveva pubblicare.
          Ho detto che non ho capito che c’entra quindi era un cortese invito a spiegarmelo.

      • Petronius scrive:

        Chiarisco un punto (non che sia una questione fondamentale, ma pour causer): ho detto che la morte significa poco se non esiste un “discorso” culturale gia’ abbastanza avanzato.
        La parola discorso e’ inesatta, il senso di quello che volevo dire e’ chiarito nel paragrafo successivo ossia il primario e’ a mio avviso altro.

    2. alessandro scrive:

      aaargh! il lettore del Moralista che parla ad minchiam di cose che non conosce stà ad un articolo appiccicato ad usum Versace per dimostrare le sue tesi fallaci in ordine allo statalismo, alla burocrazia e ai fannulloni che la popolano. Nel precedente post le ho usato la cortesia di non animare troppo la discussione (non è mia abitudine sparare sulla croce rossa), con la convinzione che i commenti dei lettori l’avessero portata a riflettere sulla complessità del tema della pubblica amministrazione. Proseguirò anche stavolta così, con buona pace del provocatore Francesco Toscano. L’articolo (ovvero l’intervista), al netto dell’introduzione, è interessante.

    3. Petronius scrive:

      Caro Francesco, permettimi di sollecitare caldamente uno dei tuoi articoli di fuoco su quello che è successo alla camera.
      Sarebbe utile anche una spiegazione del senso del decreto su Banca d’Italia.
      Un applauso ai grillini che sono l’unica opposizione in parlamento.
      Bisogna votarli a maggio a tutti i costi soprassedendo sui distinguo e le sottili precisazioni; mi auguro che anche il GOD si esprima in questo senso.

    4. RENATO Vignati scrive:

      Nel mio recente libro “Lo sguardo sulla persona. Psicologia delle relazioni umane”, Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2016, un capitolo è dedicato a Luigi De Marchi, ripercorrendo la sua biografia e i testi editi.
      Il V capitolo spazia tra Eros e Thanatos, insinuandosi tra l’amore profondo e l’angoscia esistenziale di morte, della quale ha parlato lungamente De Marchi.
      Renato Vignati

    5. Martina scrive:

      Gentilmente è possibile sapere quando è stata fatta questa intervista a Luigi De Marchi?
      Grazie

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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