1483739_10201489092451751_1134362911_nPer il filone di economisti appartenenti all’area definita Neoclassica la moneta, nella formazione delle dinamiche economiche, svolge un ruolo neutro: essa, ad esempio, non contribuisce di per sé all’ aumento o alla diminuzione della disoccupazione o al mutare di qualsiasi altra variabile economica. Il modo in cui studiano l’economia è il seguente: partendo da un’economia basata sul baratto ( o economia del villaggio), assumono un mezzo ( la moneta) che faciliti gli scambi ed aiuti gli operatori economici a massimizzare il profitto; questa moneta, però rimane neutra nella formulazione che andranno ad elaborare poiché, nella loro visione, essa è solo un lubrificante per gli scambi. L’unica dinamica che essa può influenzare, se non esserne la causa vera e propria, è l’inflazione. Il fenomeno è spiegato tramite l’ equazione: MV= PT, dove :

    M= quantità di moneta;

    V= velocità di circolazione;

    P= livello medio dei prezzi;

    T= numero di transazioni;

    Questa equazione non è soggetta a controversie: può essere considerata, infatti, una tautologia, poiché è ovvio che la quantità di moneta moltiplicata per la velocità di circolazione sia uguale al livello dei prezzi moltiplicato per il numero di transazioni. I due membri, infatti, sono due modi diversi di descrivere la stessa cosa: PT è uguale al valore nominale del prodotto dell’economia ( PIL) che è dato anche dalla velocità degli scambi dello stock di moneta. Il problema sorge quando i neoclassici considerano l’economia in un regime di piena occupazione ( con T fisso) e con velocità di circolazione della moneta costante: in questo caso, allora, un aumento della quantità di moneta potrebbe comportare realmente un aumento dei prezzi. È essenziale, quindi, per il modello neoclassico, che la banca centrale non stampi denaro per non causare un continuo aumento dei prezzi. La moneta, perciò, serve solo a facilitare gli scambi tra gli operatori economici, che in questo modo riusciranno a massimizzare i profitti, vista l’inefficenza del baratto. La quantità di moneta, allora, verrà fissata dalla B.C. ( banca centrale), che la regola tramite l’imposizione di un obbligo di riserva alle banche private, che per ogni deposito che ricevono dovranno obbligatoriamente detenerne una percentuale ( es. 1% o 2%) e prestarne solo il rimanente. La B.C., tramite questo obbligo, può sempre condizionare la quantità di moneta in circolazione, ed essere al corrente dell’ammontare di denaro in un determinato momento. Questo stock di moneta deve essere mantenuto scarso, poiché, come detto in precedenza, l’aumentare di quella quantità causerebbe inflazione. Questo è il motivo per cui molti economisti Neoclassici sono a favore della costituzione di una B.C. che regoli indipendentemente la politica monetaria, senza essere sottoposta a richieste politiche da parte degli esecutivi ( vedi Banca centrale europea). Tra  gli economisti facenti parte dell’area così detta eterodossa, invece, è opinione comune considerare il ruolo della moneta come centrale nella formazione delle dinamiche economiche; si parla, infatti, di una teoria monetaria della produzione: un metodo di produzione che parte dalla moneta, arriva a beni reali e torna alla moneta; gli imprenditori attueranno degli investimenti che porteranno alla produzione di beni reali, che saranno poi venduti per generare un guadagno ( profitto), che dovrebbe superare l’investimento iniziale. In questi termini, ovviamente, la moneta gioca un ruolo primario nel mercato del lavoro: il livello di occupazione, infatti, sarà determinato dal livello della produzione, che è a sua volta influenzato dal livello della domanda per beni e servizi ( dato dalla quantità di moneta che gli operatori economici riescono a percepire), in un dato periodo dell’economia. Come Keynes afferma nella ” Teoria generale“, la moneta non nasce come lubrificante per gli scambi ma è una creazione che l’autorità politica pone come mezzo di pagamento per le sue imposte ( tasse). Essa verrà poi accettata dagli operatori economici, che dovranno guadagnarla per poter sopperire all’obbligo che hanno nei confronti dell’ autorità. La moneta, quindi, nasce come un mezzo coercitivo di una porzione della popolazione rispetto alla restante parte: ha un ruolo sociale e può essere utilizzata per ampliare le disuguaglianze o per appianarle. Rispetto a quanto affermano gli economisti neoclassici sulla capacità che la Banca centrale ha di determinare la quantità di moneta, gli eterodossi si pongono esattamente all’opposto: la moneta non è vista come una variabile esogena ( fissa, data), controllabile dalla banca centrale, bensì come una variabile endogena; la variabile di denaro in circolazione non è controllabile dalle autorità politiche (Banca centrale) tramite l’utilizzo della riserva obbligatoria, poiché le banche commerciali espandono il loro credito semplicemente prestando denaro, preoccupandosi solo successivamente di reperire le riserve necessarie per coprire le richieste di riserva della banca centrale. Per ottenere il quantitativo di riserva obbligatoria le singole banche si rivolgeranno o al mercato interbancario delle riserve o alla Banca centrale stessa, pagando in questo caso un tasso d’interesse superiore (discount rate). “L’ idea essenziale è che l’offerta di moneta in un’economia imprenditoriale  sia determinata dalla domanda – come si espande la domanda di credito così fa l’offerta di moneta. Non appena il credito viene ripagato, l’offerta di moneta si contrae. Questi flussi sono in corso costantemente, e la misura istantanea di quell’ammontare che decidiamo di chiamare offerta di moneta è solo un riflesso arbitrario del circuito creditizio […]. Quindi l’offerta di moneta è determinata in maniera endogena dal livello del PIL, e ciò significa che esso è un concetto dinamico (piuttosto che statico). Chiaramente le Banche centrali non determinano il volume dei depositi detenuti ogni giorno. Questo emerge dalle decisioni delle banche commerciali di elargire prestiti. La Banca centrale può determinare il prezzo della “moneta” impostando il tasso d’interesse sulle riserve bancarie.” (W.F. Mitchell). Marc Lavoie è un grande esperto della moneta endogena, e in un suo articolo, ” The endogenus flow of credit and the post- keynisian theory of money“, scrive: “Quando gli imprenditori determinano la domanda effettiva, devono pianificare il livello di produzione, di prezzi, di dividendi da distribuire e anche il tasso medio degli stipendi. Qualsiasi tipo di produzione in un economia moderna, o “imprenditoriale” è di natura monetaria e deve quindi coinvolgere delle considerazioni di carattere monetario. Quando la produzione si trova ad un livello stazionario, allora si può presupporre per esempio, che le aziende abbiano a disposizione sufficiente liquido per finanziare le loro spese. Questo capitale circolante in aggregato costituisce crediti che non sono mai stati ripagati. Quando le aziende desiderano aumentare le loro spese, tuttavia, devono chiaramente ottenere un ulteriore estensione delle linee di credito oppure degli ulteriori prestiti dalle banche. Questi flussi creditizi allora riappaiono come depositi nella colonna delle passività dei bilanci della banche, quando le aziende usano questi prestiti per remunerare, per esempio, i loro fattori di produzione“. Da questo punto di vista la moneta non è più una variabile che può essere controllata a piacimento e quindi una variabile strumentale. È evidente che l’applicazione nell’analisi delle dinamiche economiche e quindi  nelle proposte dei policy-maker  a seconda della “teoria” economica che si prende in considerazione, abbiano effetti completamente diversi. In questo momento della storia l’analisi che trova più supporto nelle sfere decisionali che contano è quella neoclassica (anche se i risultati di tale approccio non sembrano soddisfacenti, peggio ancora, possiamo dire che siano controproducenti). Una riapertura nel dibattito accademico è fondamentale per una riforma generale del modo di gestire la politica economica e quindi per il benessere della società.

    Francesco Ruggeri

    Categorie: Economia

    8 Commenti

    1. MARCO ORSO Giannini scrive:

      Non so se è un off topic ma non credo.
      Colui che ci ha donato il fiscal compact cioè Berlusconi (su ordine dei padroni di Monti) adesso di colpo parla dell’esigenza di una banca centrale che non è prestatore di ultima istanza all’emissione verso gli stati (cioè non può espandere l’economia e dimezzare di 5 volte interessi sui debiti che anzichè essere 18 sono maggiorati di ben oltre 70 mld).Soldi che resterebbero all’economia invece di andare ad esempio in massa alla Deutsch di Valeri n1 del team di Renzi cioè della nuova segreteria PD.
      Eppure pur essendo del m5s sono delusissimo e prossimo all’abbandono (come al solito esco dai partiti e poi vengo tacciato di esser un saltimbanco….in realtà ne esco senza poltrone in attesa e il motivo è il solito: vado nel PD e promette progressismo e mi ritrovo MOnti, vado in SEL 15 giorni e subito dichiara che Monti è una ricchezza cosa che mi spinge a uscire ecc ecc). Adesso dopo aver ascoltato Borghi a Radio Studio 54 mi rendo conto che non era casuale che il m5s non avesse tra i 7 punti la banca centrale prestatore di ultima istanza e del perchè non consulta la base per mettere AL PRIMO PUNTO l’uscita dall’euro.Secondo Borghi quel capellone di Casareccio (casta/cricca/corruzzzzzione) ha amici confindustriali che hanno ormai delocalizzato,cioè portato aziende all’estero, non vogliono concorrenti italiani (che spunterebbero e sarebbero forti se si potesse espandere l’economia) .Casareccio infatti imputa alle cose che ho messo tra parentesi il collasso economico e dice che l’euro non ha colpe…
      Voterò m5s alle europee sperando che sia una scelta tattica e che si attenda il voto politico per mettere l’uscita al primo punto….anche perchè un alto risultato depotenzierebbe sensibilmente il PD che , come noto, vede nel Renzi il nuovo cavallo zoppo delle banche e delle massonerie reazionarie.

      • sabina calì scrive:

        Anche se “Casareccio” fosse in combutta con ambienti confindustria, io sui 5 stelle ci punto (ci sono alternative del resto?)perché non mi sembrano così sottomessi allo stesso come i media li dipingono. E poi del resto sono gli unici parlamentari italiani non ricattabili -non essendo stati finanziati da nessuno -il che è fondamentale per poter agire con coscienza.

    2. MARCO ORSO Giannini scrive:

      Ho dimenticato di dire che Silvio critica l’euro ma NON dice chiaramente “USCIAMO”.
      Ovvio…vuole i voti per…..RESTARCI!
      Un ricattato farà sempre interessi del RICATTANTE non certo del popolo che dagli aguzzini ne rimette in futuro e carneficina.

    3. Alessandra scrive:

      Concordo con Marco..tranne che votero’ quel partito/movimento che avra’ come primo punto l’uscita da euro e da UE

    4. MARCO ORSO Giannini scrive:

      Alessandra se non esci dall’euro il paese muore. Lo confermano TUTTI I NOBEL.
      L’UE? Il sottoscritto non ha detto di uscirne, il sottoscritto ha parlato di EURO e ci tiene a sottolineare che euro e UE non sono la stessa cosa. Per proteggere inizialmente il paese dalla svendita delle aziende, si potrebbe sospendere temporaneamente l’adesione alla UE e attuare temporaneamente la scala mobile. (Uscita da sinistra dall’euro). Consiglio il pezzo di Maffeo sulla BCE su forexinfo. Altrimenti voler restare o voler uscire è solo una posizione ideologica.

    5. Diego scrive:

      No ragazzi, io sto sulla linea del moralista: inutile fare dell’uscita dall’euro un totem, l’euro è solo un arma, l’obiettivo dei sinceri democratici deve essere chi la impugna

    6. MARCO ORSO Giannini scrive:

      Io invece non concordo con chi dice che l’euro sia solo una moneta. L’euro ha molte cause macroeconomiche della devastazione del paese.
      Copia incollo la lettera mandata al blog di Grillo:
      In tutto il mondo non c’è traccia di inflazione eppure hanno la banca prestatore di ultima istanza all’emissione verso gli stati. Dite a Casaleggio che la smetta di impedire la consultazione della base sull’euro e di dire che l’euro non ha colpe.Si consulti la base e si metta come primo punto L’USCITA.Gli interessi sul debito passerebbero da oltre 90 a massimo 18 in 7 anni.Già al primo anno sarebbe risparmio di 10.Capisco i suoi amici confindustriali che hanno già delocalizzato (cioè portato aziende all’estero) non vogliano concorrenti italiani,che spunterebbero come funghi espandendo un pochino l’economia,ma a noi italiani degli amici di Casaleggio non importa un fico. Informatevi a Viareggio io sono uno dei più attivi guerrieri del m5s. Leale ma con un cervello.Il debito/pil non è esploso per casta/cricca/corruzzzzzione ma proprio a causa del fatto che lasciamo decidere alle banche il tasso di interesse % sui prestiti che fanno a noi Stati.In Italia la fregatura c’è dal 1981.(Divorzio Bankitalia/Tesoro). Scaricatevi l’ebook gratuito “oltre l’austerità” o scrivete maffeo,bce,forexinfo e leggetevi quel pezzo e domandatevi perchè anzichè le politiche dei redditi Ciampi e Andreatta colpirono i salari.Domandatevi perchè la BCE vuole le “riforme strutturali” anzi non “perchè” ma “contro di chi!”.Concludo dicendovi una chicca ancora più semplice e macroeconomica stretta (meno “numerica”). I minijob tedeschi servono a contrarre i consumi interni e a esportare il prodotto anzichè consumarlo (non hanno soldi per farlo).L’austerity serve per favorire il loro export contro il made in Italy!Però con la Cina sono in passivo.I tedeschi sono un peso morto altro che locomotiva.Contraendo i nostri consumi presto non solo non pagheremo i debiti ma sarà un casino anche per pensioni. Colpiranno i servizi. Tutti. Ditelo a Casareccio. Alle politiche non tollererò più ambiguità. Vi amo ma anche l’amore può finire.Gli uomini leali non tradiscono ma hanno anche una mente pensante.Spero apprezziate
      ps:La Germania non accetterò MAI un euro diverso ed ora grazie alla moneta unica delle banche imporranno riforme strutturali. (Utili solo a colpire salari e tutele). Non so chi decide se io sia democratico o sincero (magari la mia coscienza ma vedo molti “democratici” a parole o addirittura per autodefinizione, magari quelli del pd che di democratico, sinceramente, non hanno nulla) ma sicuramente il “chi la impugna” è generico. Togligli l’arma e intanto salvi dalla fame milioni di disperati inoltre poi magari li vai a prendere e li rinchiudi a tripla mandata buttando via la chiave. (Hanno attuato un colpo di stato ferocemente sanguinario).

    7. MARCO ORSO Giannini scrive:

      Errata cor:
      “La Germania non accetterA’ mai….”

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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