Qualche giorno fa, analizzando il contesto generale, ci chiedevamo se l’Italia di oggi potesse ancora fregiarsi della patente di “democrazia liberale” (clicca per leggere), addivenendo infine a conclusioni tutt’altro che ottimistiche (clicca per leggere). Superato dalla cronaca rimaneva sospeso l’interrogativo più importante: “cosa può fare il singolo cittadino per resistere alla barbarie istituzionale e alla violenza di Stato?”. E’ arrivato il momento di abbozzare una risposta. Preliminarmente ritengo che non tutti i cittadini, per quanto vessati e umiliati da una Stato oligarchico e predatorio, possano automaticamente trasfigurasi in difensori ad oltranza della giustizia e della libertà. Per quanto sofferenti e disincantanti, quanti saranno in tutto gli italiani che in questo momento hanno piena contezza di vivere soffocati da una dittatura di fatto? A quanto ammonta il numero degli italiani che inorridisce di fronte all’ipotesi che il nostro Stato sovrano finisca con l’essere pacificamente commissariato da alcuni organismi internazionali non rappresentativi come la famigerata Troika? In quanti sarebbero infine disposti, nel caso in cui venisse definitivamente azzerata pure la parvenza di democrazia ora rimastaci, a difendere a rischio della propria stessa vita le conquiste di civiltà lasciateci in eredità a caro prezzo dalle generazioni passate? Credo di poter affermare, senza timore di smentita, che soltanto una porzione molto minoritaria dell’intero corpo elettorale coltivi simili quesiti. Ma tale circostanza, badate bene, non deve per nulla scoraggiarci. Come ben sapeva Lenin, uno che di abbattimento (e successiva edificazione…) di regimi dispotici di sicuro se ne intendeva, il compito di indicare la strada del progresso è di pertinenza delle avanguardie destinate a trascinarsi dietro, grazie alla forza della coerenza e dell’esempio, il popolo intero. Per cui il primo dovere che ogni cittadino illuminato deve ottemperare, in misura proporzionale alle capacità ed ai mezzi di cui oggettivamente dispone, concerne proprio la diffusione capillare di una nuova consapevolezza in grado di denudare il potere. Non è la mera osservanza della fredda procedura a rendere legittimo l’esercizio del governo. E’ al contrario il rispetto dei diritti inalienabili dell’Uomo che traccia una linea di demarcazione indelebile buona per separare con nettezza i volgari dittatori dai legittimi rappresentati pro tempore di una nazione coerentemente democratica. Il fine di disintegrare il benessere dei popoli europei, ora sadicamente perseguito dai massoni reazionari che controllano la Ue, è compatibile con la salvaguardia dei pilastri che distinguono la civiltà dalla barbarie? No. E cosa comporta l’interiorizzazione matura di una siffatta certezza? Comporta l’automatico disintegrarsi di quel principio di autorità in forza del quale le Istituzioni chiedono ai singoli individui di conformarsi alle decisioni cogenti deliberate nelle sedi opportune in nome e per conto del popolo sovrano. Ma siccome nessuna legge può contemporaneamente servire l’interesse generale e il desiderio di una aristocrazia di ritorno di apparecchiare un nuovo e più subdolo Olocausto, è chiaro che chi oggi comanda lo fa soltanto sublimando lo strumento della forza. Quello stesso che permise a Hitler di deportare gli ebrei, a Stalin di uccidere i kulaki e a Saddam di gasare i curdi. Non si tratta di sterili dissertazioni accademiche. Guardare le cose con occhi rinnovati significa risolvere parte del problema. Chi si oppone alla violenza legalizzata si chiama Resistente non criminale. Chi esegue gli ordini che provengono da una autorità formalmente legittima ma sostanzialmente sanguinaria si chiama collaborazionista non ligio difensore dell’ordine costituito. Deve perciò crescere da subito una nuova solidarietà orizzontale indispensabile per creare una forza di interposizione che permetta ai tanti inermi torturati di tenere testa ai pochi lucidi torturatori in circolazione. Per questo credo che sia giunto il momento di dare vita ad una associazione che persegua con criterio e coraggio il non più rinviabile obiettivo di organizzare una pacifica ma risoluta Resistenza contro il dilagare della tirannide. Questo è il primo passo.
Francesco Maria Toscano
24/02/2014
Bene i propositi per il futuro, ma occorre anche fare il punto su ciò che è stato fatto in passato fino ad oggi. Questo bilancio delle cose fatte è anche una risposta ai tanti parenti ed amici che con fare canzonatorio ritengono che commentare e scrivere nei blog sia una perdita di tempo, un abbaiare alla luna o un chiacchericcio dal sapore vagamente complottista. E’ bene pertanto precisare che, circa due anni fa, quattro sfigati di blogger, ciascuno con le proprie suggestioni, denunciavano apertamente le politiche di austerità poste in essere da una tecnocrazia non eletta da nessuno. Bene! oggi prendo atto che gli spunti critici formatisi nel web sono sulla bocca di tutti. Oggi si parla di rinegoziare il fiscal compact e del superamento della soglia del 3% del rapporto deficit/PIL, anche nelle sedi del governo centrale e comunitario. Tutto ciò, nessuno me lo toglie dalla testa, è anche il frutto di un lavoro di ricerca della verità portato avanti da alcuni coraggiosi intellettuali nel web. Ergo un doveroso ringraziamento, senza retorico mielismo (anche perché non sono mancati anche momenti di aspra critica), a F.Toscano per il lavoro svolto fino ad oggi nel presente blog e per quello che vorrà continuare a fare, che sia di incoraggiamento per il salto di qualità che propone con la costituenda Associazione
Sono un imprenditore del settore agroalimentare della provincia di firenze, mi complimento con F.Toscano per quello che propone, e per quanto mi riguarda se puo essere utile io ci sono!
Grazie,Fabrizio
Grazie Fabrizio. A breve struttureremo sull’intero territorio nazionale l’associazione E. Roosevelt. Sarò felice di averti con noi.
Ciao,
Francesco
avete sentito la supercazzola al Senato di questo pomeriggio? Il neo-premier lancia un ambizioso programma che alcuni commentatori l’hanno valutato qualcosa come 100 miliardi di euro!!
Tanto per dare qualche numero, il promesso rimborso dei debiti della pubblica amministrazione, alcuni commentatori lo valutano fra i 45 e 50 miliardi, anche se mi pare una previsione assai ottimistica. Il taglio di un punto di cuneo fiscale costa circa 2,7 miliardi, ergo un taglio a due cifre (10%??) vale almeno 27 miliardi. Un piano di edilizia scolastica costa 4-5 mld. Tutti gli altri interventi non saranno certo a gratis. Ma mi permetto di suggerire ai commentatori che se ci aggiungiamo i tagli che dovremo operare con il fiscal compact, arriviamo a 150 miliardi. Mi viene in mente la promessa dell’ex Premier Monti che sosteneva che, con la riforma del mercato del lavoro, si sarebbe avuto un incremento del PIL del 10%, superando la Ciiina. Vabbé vediamo cosa fa. Secondo me è tutto un bluff. Vedrete che fra un anno, dopo la riforma elettorale, Renzi dirà: “io ci ho provato, ho presentato un ambizioso programma, ma la classe politica della prima Repubblica non mi ha fatto governare… andiamo alle elezioni, datemi una larga maggioranza così cambieremo il paese”. Sempreché nel mentre non si rosoli da solo
Sono un pubblico dipendente della Provincia di Sassari, padre di tre figli. Sono pronto anch’io a partecipare attivamente alla nuova associazione.
I tuoi articoli sono molto realistici. Complimenti.
Buon lavoro.
Antonio
Grazie Antonio, saremo molto felici di averti con noi.
Francesco