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    (Carissima Alessandra, forse che fede, speranza e carità siano oppiacei per schiavi?
    Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.” Walter Benjamin1 )

    Perché si esclude che l’Europa possa evolvere in senso democratico sulla base di un processo finalisticamente identico a quello che ha portato alla unità d’Italia.

    Internazionalismo: è necessario analizzare la dialettica con cui viene spacciato questo concetto che viene precompreso2 come un specie di fratellanza sconfinata, una comunione col tutto, un amore universale verso il prossimo libero da barriere etniche, linguistiche e sociali: peace & love. Un eden ecosostenibile, dove uomini e donne vivono in una comune globale in cui la proprietà viene generosamente condivisa in un’orgia multietnica. Il globo come un essere parmenideo dove la famiglia coincide con la patria e l’individuo si fonde con la società: ora e sempre nei secoli dei secoli… fino all’accoppiamento intergalattico dopo gli spasimati incontri ravvicinati del settimo tipo.

    Inutile sottolineare, miei cari figli dei fiori, che tutto ciò non ha niente che fare con l’internazionalismo. Né, tanto meno, con la globalizzazione: o meglio, ha a che fare con la globalizzazione ma non nel beota senso randellatovi in testa da Hollywood: ha molto, molto a che fare con il cosmopolitismo3 nella sua accezione meno kantiana4 possibile. Ovvero la cosmesi ripugnante, politicamente corretta, dell’universalismo della élite globale ed apolide: il cappello della feroce ideologia neoliberista da cui si sviluppa l’ apparentemente inarrestabile globalizzazione. Il mondialismo.

    E’ parimenti inutile ricordare che la scienza antropologica5, al pari di quella economica, non sappia quale complicato sistema tolemaico proporre affinché l’architettura del modello mondialista sia in qualche modo diverso dal progetto di una catastrofe umanitaria. Perché? Quali sono le discriminanti, al di là dei mutevoli significati attribuiti a tutti questi sostantivi altisonanti? Accezioni che, anche solo considerando l’epoca moderna dall’Illuminismo al giorno d’oggi, sono numerose, contrastanti e sono funzione del contesto storico, culturale e geografico.

    Una cosa è sicura: «Luce e Tenebre bramano, dall’alba dei tempi al tramonto apocalittico, di conquistare il mondo. Lo stesso mondo. Ma lui gira… e concede il giorno e la notte nella proporzione che solo la rivoluzione e i cambi di stagione possono ridistribuire in qualità e quantità, nel rispetto della geografia. L’alternanza in corsi e ricorsi: la Sinusoide della Storia».

     - Ma ancora con sta supercazzola dualistica e vagamente rotatoria?6

     «Sì».

     Il controintuitivismo, la dialettica ossimorica e la supercazzola quantistica appartengono alla scuola di Copenaghen, ai leninisti, a Goebbels (e nipotini) e, soprattutto, alla scuola di Vienna. (Nota aneddotica: vero riferimento culturale di quest’ultima fu il compositore Schoenberg7: dopo averlo ascoltato von Hayek pubblicò “The Road to Serfdom”, Konrad Lorenz cominciò a starnazzare nel giardino inseguito da anatroccoli adottivi, Sigmund Freud sentì l’impellente bisogno di dedicarsi alla psicanalisi e Adolf Hitler abbandonò le arti figurative per cimentarsi in politica).

    Questa babele di significati e significanti hanno in qualche modo portato ad un unico orizzonte collettivo, ineluttabile traiettoria ideologica del pensiero unico: la grande società. Non importa come l’individuo desideri (?) questo paradiso in terra: soprattutto non importa quale sia il percorso verso la meta. Chi dispone del potere di manipolare il linguaggio, l’informazione e i contenuti della comunicazione e dell’istruzione, è colui che determina quali fini debbano essere alimentati, quali valori vadano stimati e, in breve, ciò che gli uomini debbano credere e ciò per cui debbano affannarsi. La più totale eterogenesi dei fini!

     «Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato»

    Come insegnavano i due filantropi Carl Schmitt e Friedrich Hayek, “sovrano è chi decide lo stato di emergenza” e, se fosse eccezionalmente necessario, meglio “una dittatura liberale piuttosto che una democrazia totalitaria”… WHAT! Cioè, WAS!!

    A Federico l’hayekiano, più che il premio Nobel per l’economia, avrebbero dovuto assegnargli il Nobel per la pace, come a drone Obama. Oppure l’Oscar che, in cuor nostro, tutti noi Italiani avremmo assegnato a Ugo Tognazzi nella parte del conte Mascetti.

    - Ma non è che le doppie verità, il doublethink8, sono sintomatiche di quel framework dogmatico9 chiamato “impianto ideologico”?

     E’ chiaro che il nuovo ordine teocratico, padre onnipotente, sempre e solo per nostro esclusivo interesse e redenzione, non sia mai!, ci impone giusti sacrifici e cambiamenti montianamente dolorosi: noi, portatori dell’archè di tutti i debiti, il peccato originale di ogni società che non si merita il libero arbitrio concesso: il deficit di partite correnti10. E quindi?

    «Quindi rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.»

    «Soprattutto, vincolaci affinché non ci induca in tentazione G11, la più sporca e democratica delle capital letters». E dopo la preghiera, secondo il consueto ora et non labora, cilicio, autoflagellazione, mortificazione delle carni perché il peccato debitorio è stato contratto a causa del vergognoso, genetico familismo amorale. I debiti non si estinguono, si espiano, miei cari untermenschen.

    Carissimi internazionalsocialisti, rispettabilissimi illuminati kantiani, egregi cittadini cosmopoliti, a questo punto mi sorge un dubbio, ovvero Il Dubbio: «Non è che il Principe di questo mondo ha sempre conosciuto meglio la meccanica, le leggi e la grande architettura che governa le dinamiche dell’universo immanente rispetto a coloro che vedono un progresso, forse, un po’ troppo lisergico?» O Amleto, soccorrimi!

    Hayek dimostra tecnicamente come una federazione di stati sufficientemente eterogenei porti necessariamente all’impossibilità dell’intervento dello Stato sovrano in economia sancendo, in definitiva, l’affermazione totale delle politiche economiche liberiste. Ma, come? Non si può andar più veloce della luce? Per Bacco! Dio non solo gioca a dadi col mondo, pure bara!

     Ma non è finita, cari i miei sognatori, l’amico hayekiano, considerando che la federazione necessita la libera circolazione di merci e capitali, con folle lucidità prevede che gli Stati perderanno il proprio controllo sulle rispettive economie e, con lucida follia, vaticina che anche un nuovo governo federale non potrà più intervenire a regolare il mercato poiché deve, necessariamente, essere presupposta la capacità dello Stato di mediare tra interessi contrapposti. Dalle convergenze parallele alle divergenze convergenti! Che mal di testa…

     «[...]in una federazione di stati nazionali la diversità di interessi è maggiore di quella presente all’interno di un singolo stato, e allo stesso tempo è più debole il sentimento di appartenenza a un’identità in nome della quale superare i conflitti stessi […]. Un’omogeneità strutturale, derivante da dimensioni limitate e tradizioni comuni, permette interventi sulla vita sociale ed economica che non risulterebbero accettabili nel quadro di unità politiche più ampie e per questo meno omogenee [...]», “The Economic Conditions of Interstate Federalism”, F.H. Hayek, 1939

    Gli antropologi, dazed and confused, organizzano convegni per provar a considerare l’ammissione di una costituzione cosmopolita tradendo l’epistemologica fedeltà alle identità locali, in ambienti locali in cui naturalmente si sviluppano cultura e organizzazioni sociali. Che provinciali! (Poi tutta sta preoccupazione per i flussi migratori… in effetti antropologia fa rima con xenofobia, ecco il punto!).

    La ragione, nella sua espressione positiva di scienza economica o di scienza umana, rifiuta qualsiasi tipo di processo democratico, umano, di unificazione europea. Quantomeno in un periodo entro il quale J.M. Keynes avrebbe constatato che saremmo stati tutti morti.

    Prima di affrontare con le scienze sociali, giuridiche e, soprattutto, macroeconomiche l’utopia antiutopica chiamata internazionalismo mondialista, carissimi €uropeisti, sento di concedervi questa sinfonia schoenbergiana:

    «Io sono stato l’ultima speranza dell’Europa. L’Europa non poteva essere unificata per effetto di una riforma volontariamente concertata. Non poteva venire conquistata con il fascino e con la persuasione. Per poterla prendere bisognava violentarla. L’Europa può essere costruita soltanto su rovine. Non su rovine materiali, ma sulla rovina congiunta degli interessi privati, delle coalizioni economiche, sulla rovina delle idee ristrette, dei particolarismi superati e dello stupido spirito di campanile. Bisogna fare l’Europa nell’interesse di tutti e senza risparmiare nessuno. Napoleone lo aveva compreso perfettamente»
    Adolf Hitler, Discorso del 26 febbraio 1945, in “Ultimi discorsi”, Edizioni di Ar, Padova, 1988

    Shock del volemese bene radical chic tinto di rosso: «Ma io ci ho gli ideali! Io voglio un mondo migliore!», piagnucola imperterrito. (Troppa “erba voglio” nei centri sociali…)

    Infatti, quando ancora tra i progressisti intelligenza faceva più o meno rima con intellighenzia:

    «In regime capitalistico, gli Stati Uniti d’Europa equivalgono ad un accordo per il mantenimento della supremazia economica. [...] Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi temporanei. In tal senso sono anche possibili gli Stati Uniti d’Europa, come accordo fra i capitalisti europei… Ma a qual fine? Soltanto al fine di schiacciare tutti insieme i diritti sociali in Europa, e per conservare tutti insieme il primato sulla Cina e i paesi emergenti, che sono molto lesi dall’attuale distribuzione del potere politico internazionale e che, negli ultimi dieci anni, si sono rafforzati con rapidità incomparabilmente maggiore dell’Europa (…), la quale comincia a putrefarsi per senilità. In confronto alla Cina l’Europa, nel suo insieme, rappresenta la stasi economica. Sulla base economica attuale, ossia in regime capitalistico, gli Stati Uniti d’Europa significherebbero l’organizzazione della reazione per frenare lo sviluppo più rapido dei paesi emergenti». Vladimir LeninSotsial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 191512

    E’ passato un secolo, 100 anni!, dalla formulazione di questa analisi. D’altronde anche la progressione dei gamberi è, appunto, un progresso. E sono pure rossi!

    «Scienze sociali versus ideologie?» Pare proprio questa la sfida.

    To be continued….

    Rodion Romanovich Raskolnikov

    1Le affinità elettive di Goethe, 1924 a cui aggiungerei l’osservazione di Albert Camus: «La speranza, al contrario di quanto si crede, equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi.»

    2http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaG/GADAMER_%20LA%20COMPRENSIONE%20E%20DETER.htm

    3http://what-when-how.com/social-and-cultural-anthropology/cosmopolitanism-anthropology/

    4http://www.amazon.com/Kant-Cosmopolitanism-Philosophical-Ideal-Citizenship/dp/1107654114

    5http://www.st-andrews.ac.uk/~centrecs/documents/ACosmopolitanAnthropology.doc

    6https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_non_contraddizione o corollario al principio del Tao di Rodion :-)

    7https://www.youtube.com/watch?v=W49KszCVtKE WARNING: dopo un ascolto prolungato la tua vita e quella dei tuoi concittadini potrebbe irrimediabilmente cambiare.

    8https://thomasgwyndunbar.wordpress.com/2008/10/09/george-orwell-review/ Le vere origini della depressione orwelliana.

    9http://www.the-rathouse.com/bartdogmatic.html

    10Sì, lo so, ti hanno parlato di debito pubblico… ma hanno mentito per il tuo bene.

    11https://it.wikipedia.org/wiki/Macroeconomia

    12http://www.marxists.org/italiano/lenin/1915/8/23-statiunitideuropa.htm Estratto e riadattato all’ hic et nunc da Fabrizio Tringali, Marino Badiale e Claudio Martini.

     

    Categorie: Politica

    7 Commenti

    1. alessandro scrive:

      bel pezzo, che condivido, al netto di un eccessivo pessimismo antropologico che traspare sempre in ogni tuo intervento. Ciò che descrivi è probabilmente quello che è accaduto in Europa negli ultimi 30 anni. A mio avviso i processi di internazionalizzazione e di globalizzazione di per se non sono fenomeni negativi (non comprendo se per te lo sono sempre tout court), il fatto è che tali processi sono stati gestiti male e con poca gradualità. Ritengo per esempio che il mercato unico europeo (non l’euro che è un’altra cosa!!) possa avere degli idubbi vantaggi economici ed accrescere il benessere dei cittadini europei, se veramente ci si fosse impegnati a costruire un’economia sociale di mercato altamente competitiva, come previsto nei trattati. L’Unione monetaria dell’eurozona è stata un disastro annunciato. Prima della moneta unica perché non completare il mercato unico europeo? e dirò di più… perché non si è puntato all’ambizioso progetto di creare una grande area di libero scambio fra Europa, Stati Uniti e Giappone? Una vasta area la cui finalità non fosse solo la libera circolazione delle merci e dei capitali, ma anche dei diritti umani e civili. Perché creare l’€uropa (ovvero l’Eurozona) per competere con la Cina? non era forse meglio non aprire i mercati mediante il WTO alla Cina o ad altri paesi emergenti che praticano un evidente dumping salariale ed ambientale? In un’area dove fossero uniformizzati gli orari di lavoro, dove fosse vietato il lavoro minorile, e garantite libertà sociali e civili, si potrebbero progressivamente allineare le condizioni di vita e in un futuro molto lontano anche i salari ed evitare che il capitale produca evidenti squilibri e ingiustizie sociale. Il problema è che questi temi, come giustamente sottolinei, sono sempre stati affrontati con una tale dose di insipienza e di demagogia che hanno alimentato sogni e ideali, che non hanno fatto altro che puntellare un disegno ben confezionato, un vestitino cucito addosso agli alti papaveri dell’industria e della finanza senza bandiera, che puntano sempre a spostare i profitti laddove conviene. Ma questa è la logica del mercato, e mi sta anche bene, ma ciò che si vuole è che tutti facciano le riforme per attrarre gli investimenti. Riforme che dovrebbero fare i paesi emergenti per emergere dalla miseria, mentre oggi le chiedono ai paesi moderni occidentali per livellare il tenore di vita verso il basso. E’ così che cresce la famosa forbice fra i più ricchi e i più poveri. E’ questo il progetto che si sta attuando. Questo è il mondialismo del nuovo ordine mondiale. In senso antropologico s’intende creare un uomo nuovo.

      • Rodion scrive:

        Grazie Alessandro: non credo di essere affetto da pessimismi leopardiani. Semplicemente faccio emergere una linea di pensiero che, effettivamente, porta ad immaginare un futuro antiutopico.

        Questi temi sono trattati da secoli e sono sotto traccia (o perlopiù assenti) nel dibattito attuale. Di riferimenti ce ne sono tanti e non è semplice approcciare la materia anche solo per la minima multidisciplinarietà necessaria. D’altro canto si può intuire come mai l’istruzione specialistica all’amerikana è da decenni incoraggiata mentre vengono scoraggiate materie come la geografia…

        Quello che tento di far emergere è che qualsiasi fenomeno di “internazionalismo” che non passi attraverso la PIENA sovranità degli stati nazionali non può, per costruzione, portare ad una risoluzione pacifica e democratica. E’una legge naturale che va accettata e il grande capitale lo ha capito bene e da tempo. (A parer mio da Adam Smith).

        Mi riprometto di portar a breve la conclusione del pensiero. Intanto però ti devo appuntare:

        «[..]costruire un’economia sociale di mercato altamente competitiva, come previsto nei trattati[..]»
        E’ stato fatto e fin troppo bene: hai dato di tua sponte la definizione di ORDOLIBERISMO: ti invito a leggere “Euro e (o?) democrazia costituzionale” di Luciano Barra Caracciolo.

        L’eurozona è lo strumento peculiare fatte per le “colte democrazie costituzionali antifasciste”.

        «[..]perché non si è puntato all’ambizioso progetto di creare una grande area di libero scambio fra Europa, Stati Uniti e Giappone[...]»

        Scherzi? Lo faranno. Cosa pensi che sia la “Trilateral”?

        Il primo passo sarà USA (ovvero NAFTA) più UE e si chiama appunto TTIP.

        Il messaggio che voglio trasmettere è che le frontiere sono un VALORE e qualsiasi (ripeto: qualsiasi) processo di globalizzazione porta ad un regime totalitario “deresponsabilizzato”: non ci sarà neanche un tiranno da abbattere…

      • ugo scrive:

        Alessandro: “dove fosse vietato il lavoro minorile

        Visti i recenti sviluppi, sarebbe il caso di alimentare con urgenza la rapida ascesa e il rapido consolidamento di una sensibilità almeno equivalente contro la sconcezza violenta dello sfruttamento del lavoro senile. Per dire, avete mai sentito anche solo una flebile voce sussurrare qualcosa di pur lontanamente simile? No? Ecco, avete colto il punto. Occorre alimentare lo scandalo, affiancandolo, ché è simmetricamente la stessa cosa, allo sfruttamento del lavoro minorile. Anzi, peggio.

    2. alessandro scrive:

      “Quello che tento di far emergere è che qualsiasi fenomeno di “internazionalismo” che non passi attraverso la PIENA sovranità degli stati nazionali non può, per costruzione, portare ad una risoluzione pacifica e democratica.”
      E se passasse attraverso il consenso dei cittadini, attraverso una votazione a maggioranza qualificata e democratica, a seguito di un graduale processo di integrazione fra stati democratici e di un aperto dibattito fra l’opinione pubblica? Il problema è che ogni forma d’integrazione politica o economica (in Europa di fatto solo monetaria) fra Stati, comporta una progressiva cessione di sovranità “all’entità” istituzionale che s’intende istituire. La cessione di sovranità deve essere graduale, step by step, come dicono in Europa… e passo per passo il cittadino deve avvertire i vantaggi che comporta l’integrazione e soprattutto deve poter esprimersi democraticamente con un voto su ogni progresso che s’intendere compiere. Le istituzioni della nuova Entità devono garantire sedi rappresentative dei cittadini con potere legislativo, costituente e di nomina ed eventuale sfiducia degli organi esecutivi di governo. Se si passasse attraverso questo processo come regge il tuo assunto secondo cui “le frontiere sono un VALORE e qualsiasi (ripeto: qualsiasi) processo di globalizzazione porta ad un regime totalitario “deresponsabilizzato”?
      Se è un problema di pessimismo lo posso comprendere, ci credo poco anche io che si verificherà nei prossimi 20 anni è per ciò che ritengo sia meglio reiniziare d’accapo, riacquistando la sovranità monetaria! siamo ancora in tempo per ricostruire pian piano, passo passo, un’Europa competitiva che non lascia nessuno indietro. Ovvero un’economia sociale di mercato che ti invito a riconsiderare come modello da esportare negli USA, ne avrebbero tanto bisogno (non ordoliberismo)

    3. alessandro scrive:

      la Trilateral è l’unico consesso para-massonico che guardo con interesse. Il problema non è di per se la para-massonica trilateral, ma i parac… che la guidano attualmente.
      Si è voluto accelerare un processo di globalizzazione forzando i tempi che richiede la storia, in una maniera scellerata, con mezzi aberranti, veicolati dai peggiori dogmi neoliberisti. Se il processo dovesse continuare in siffatto modo, o si fa un passo indietro (meglio se due) e si fa tutto daccapo, altrimenti vedo molti anni bui di miseria, disgregazione e disordine sociale

    4. Rodion scrive:

      L’”ordoliberismo” è la versione europea (germanica) del neoliberismo anglosassone ed in generale del “Washington Consensus”.

      Come riporto, lo stesso Hayek fa notare il motivo per cui in Europa non è possibile una nazione federale modello USA. (Modello di cui ci sarebbe da discutere… molto).

      Cessione di sovranità = cessione di libertà

      Lo stesso Art. 11 ne prevede cessioni solo per motivi di pace e sicurezza tra nazioni e in modo “simmetrico”. Paradossalmente rafforza ulteriormente i valori di “Westfalia” .

    5. […] Ideologie: quale miglior strumento per promuovere un insieme strutturato di idee, a valore programmatico, se non la pubblicazione di un manifesto1? Un sommo documento da precomprendere per le future generazioni di utili… idealisti? […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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