downloadQualche giorno fa ho scritto un pezzo, “Grillo a Palazzo d’Inverno (clicca per leggere), nel quale rimproveravo al comico barbuto un eccesso di forzatura scenica non accompagnato da scelte e comportamenti conseguenti. E’ possibile rifiutare le regole che contraddistinguono una democrazia liberale pur facendone parte? E’ logico vaneggiare la distruzione dei partiti, da sostituire con il Movimento capace di interpretare una rousseauiana Volontà Generale, pur partecipando ai riti della “democrazia borghese”? E’ coerente ergersi a difensori degli sfruttati, dei deboli e dei vinti, oppressi da un tecno-nazismo infame e ottuso che assesta colpi mortali cavalcando lo stesso falso armamentario grillesco fatto di Casta, sprechi, debito pubblico e corruzione? Mi piacerebbe ricevere delle risposte nel merito dei quesiti posti, anche perché è dura per chiunque dipingere Il Moralista come spazio conformista e preconcetto acriticamente proteso nella difesa dell’esistente. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, sulle pagine del qui presente blog ho recentemente enfatizzato le saltuari buone iniziative intraprese dai penta-stellati, a partire dalla sacrosanta (quanto confusa e mal argomentata) richiesta di impeachment nei confronti di Napolitano (clicca per leggere), segno tangibile circa l’assenza di pregiudizi che animano il mio argomentare. Ma un commentatore politico, pur con tutti i suoi limiti ermeneutici e prospettici, non deve mai trasformarsi in tifoso, sempreché non intenda surrettiziamente perseguire finalità contingenti che mal si sposano con quella disinteressata ricerca della verità che non attende futuri premi né sostanziose ricompense. Vi dirò di più. Il cogliere tutti i limiti della comunicazione grillina non mi impedisce in ipotesi neppure di fare a tempo debito, come ad esempio più volte suggeritomi da lettori intelligenti come Petronius, un endorsement elettorale in favore dei seguaci di Casaleggio. Anche perché, pur non nutrendo nessuna particolare aspettativa nella capacità palingenetica di un futuribile governo a 5 Stelle, troverei già di per sé gratificante assistere al definitivo disfacimento di partiti che, dal Pd al Pdl, dall’Udc a Scelta Civica, hanno concretamente ridotto l’Italia a poco più che un cumulo di macerie su mandato del Venerabile Mario Draghi, occulto portavoce di consessi involuti, oligarchici, schiavisti e reazionari. La consapevolezza appena rilanciata mi offre l’occasione di affrontare una questione decisiva che necessita di ulteriori e chiari approfondimenti. Qual è il soggetto storico oggi protagonista del riordino feudale della società europea? Alcuni preziosi amici, forti di raro ingegno e cultura enciclopedica, mi hanno fatto correttamente notare come la chiosa finale dell’articolo precedentemente segnalato tradisse anacronistiche e fuorvianti suggestioni tardo-marxiste: “…in questo modo, presentandosi come Movimento tanto rivoluzionario quanto perfettamente incardinato all’interno di uno schema apparentemente non accettato, Grillo e Casaleggio (buon amico del finanziere Sassoon) legittimano i dubbi di quanti li dipingono come agenti di riserva delle forze della reazione, pronti cioè a sostituire, nel caso ve ne fosse improvviso bisogno, i vecchi e screditati politicanti al fine garantire lo stesso identico e occulto blocco di pressione e di interessi. Un film già sperimentato nel Novecento con l’ascesa al potere dei totalitarismi di destra, passati per il battesimo delle urne con la benedizione di alcuni grandi capitalisti e della parte più oscurantista del clero”. Effettivamente detta così sembrerebbe che il soggetto storico protagonista ieri della nascita del fascismo e del nazismo, oggi del tecno-nazismo di Bruxelles e Francoforte, altri non sia se non il “Grande Capitale”, mostro metafisico in grado di sintetizzare le pulsioni aristocratiche e restauratrici di una sempreverde classe dominante riconoscibile per censo. Se così fosse, e così non è, a noi non resterebbe che parlare soltanto ai proletari del nuovo millennio, da educare e preparare in previsione della battaglia ultima e manichea che, sul finire della Storia, si prenderà la briga di separare con l’accetta e per sempre i capri della pecore. Ma siccome il soggetto storico che ha dato vita ieri al nazismo di Hitler e Schacht, oggi al tecno-fascismo di Merkel e Draghi, non è il mitologico “Grande Capitale”, quanto la ben più concreta massoneria reazionaria, composta da uomini in carne ed ossa che pianificano turpi progetti  nel riserbo dei templi più elitari, risulta a tutti evidente l’assoluta impossibilità di interpretare correttamente la modernità utilizzando soltanto le lenti invecchiate di un materialismo ottocentesco per l’occasione riverniciato. La massoneria è ontologicamente interclassista e aggrega in via principale su un piano che è corretto definire filosofico e spirituale. Ciò non toglie che possano esistere congregazioni esoteriche composte da soli milionari classisti e sfruttatori. Senza mai però dimenticare che ne esistono altre formate da massoni illuminati e progressisti che insegnano e diffondono una diversa visione dell’Uomo e del mondo fondata sul rispetto autentico dell’immortale trinomio (da interiorizzare in chiave assoluta e universale) “libertà, uguaglianza, fratellanza”.   

    Francesco Maria Toscano

    2/03/2014

    Categorie: Editoriale

    8 Commenti

    1. Diego scrive:

      beh non neghi però che la parte elitaria, oligarchica e reazionaria della Massoneria è in gran parte sovrapponibile al “grande capitale”, se con questo vogliamo intendere l’insieme dei capitalisti classisti e sfruttatori.

      Certo, la visione che ho potuto apprezzare in questi anni grazie a GOD e ai blog da essi consigliati è più limpida ed ampia, ma in fondo quelle lenti non erano poi così male e si difendono ancora bene, no?

    2. pierluigi scrive:

      Caro IL Moralista e cari lettori, secondo Voi quali possono essere state le cause che hanno permesso che la “massoneria illuminata” si sia addormentata ed abbia lasciato il campo ad un progetto strutturato che, per quanto né abbia conoscenza, si possa formalmente datare con la nascita del gruppo Bilderberg. Ed esiste dunque un rapporto anche con il paradigma economico dominante e la messa al bando del paradigma keynesiano ?

    3. alessandro scrive:

      Parole sante caro Francesco. Ma permettimi di osservare che ai giorni nostri, superata quella corsa alla supremazia nello scenario internazionale dei rapporti bilaterali USA-Unione Sovietica, oggi emergono delle Entità nuove (non solo statuali, come Cina, India e gli altri paesi emergenti, ma anche riferite alle organizzazioni internazionali e intergovernative) che hanno completamente stravolto gli assetti geo-politici e geo-economici mondiali. La società dell’informazione, la tecnologia hanno reso più porosi i confini nazionali ed oggi, come spesso hai fatto notare tu stesso in questo blog, non ci sono soluzioni locali a problemi internazionali. E’ la globalizzazione. Pertanto, sebbene pare che l’Europa attualmente sia la sede in cui oggi operano meglio le forze reazionarie, su cui è necessario concentrare l’attenzione, consiglio di estendere l’angolo della visuale in una dimensione intercontinentale.

    4. Aurelio Bruno scrive:

      La nascita e l’esistenza del M5S, o meglio di ciò che vorrebbe rappresentare indipendentemente dal modo (vincente o fallimentare) in cui lo farà, costituisce indubbiamente altro sia dalla massoneria reazionaria sia da quella illuminata.

    5. Rodion scrive:

      La “potenza” è tramite l’uomo ma il “potere” in epoca di “finanziarizzazione sfrenata” è tramite il capitale: tramite il controllo delle risorse naturali e quindi delle risorse umane.

      L’economia politica e, quindi, lo Stato nazionale stesso, è fondamentalmente soluzione al conflitto redistributivo.

      L’interclassismo è una eccezione che conferma una regola antropologica.
      Chi riesce a concentrare grandissime quantità di risorse ha, spesso (spesso, non sempre!) caratteristiche psicologiche non propriamente virtuose. E’ una legge di natura: spingere in discesa è più facile e il diavolo va sempre in discesa.

      Ci sono alcune malattie che vengono definite “sociali”, come la tisi: e certe (socio)patologie possono essere definite proprie delle upperclass?

      Mi chiedo cosa pensino i calvinisti quando leggono di cammelli e crune di aghi…

      “libertà, uguaglianza, fratellanza” è stata un rivoluzione culturale che senza **classe** borghese non si sarebbe attuata: infatti, come con Cromwell, andava a risolvere un conflitto redistributivo.

      La materia è una espressione dello spirito e viceversa: l’uomo non è solo spirito è, in primis, carne e soggetto alle sue leggi ineluttabili anche se eccettuabili.

      Se i valori spirituali sono **individualmente** espressione del libero arbitrio umano, questi sono statisticamente distribuiti **socialmente** in funzione della distribuzione del reddito. (Non necesseriamente descritti da una funzione monotona).

      Voglio dire: io credo SOLO a rivoluzioni culturali ma queste sono in relazione alla distribuzione del reddito e viceversa: il problema per un democratico non è il “grande capitale” di per sè. E’evitare che si concentri.

      La politica sviluppata da certi consessi può essere a sua volta ritenuta “sovrastruttura” dell’eterna “lotta di classe”… almeno stando a quello che affermò Warren Buffett.

      Non riesco a scindere i due punti di vista: soprattutto non lo fanno né Keynes né Roosvelt. IMHO.

    6. Rodion scrive:

      Concordo con il manifestare pubblicamente il proprio sostegno ad una forza politica con un programma REALMENTE €uroscettico. Nessun astensionismo.

    7. giuseppe scrive:

      Una equaziona stupida il bello di internet. M5S:FI=populismo:Lega Nord Tutti contro l europa capisco i primi due ma la lega no, per M5S e FI meglio a casa nostra altrimenti in Europa niente legge sui lavoratori di pomigliano, termini imerese etc e niente salvacondotto dalla giustizia al conflitto d interesse. Ad Maiora Semper

    8. Laura scrive:

      Caro Moralista,

      ciò che vedo estremamente difficile fare è una sintesi, trovando una chiave di lettura dell’attualità.
      È stata istituita ONU –le Nazioni Unite– per impedire al passato di ripetersi, ma neppure questo giova. Anche l’ONU potrebbe a breve subire il medesimo destino della Società delle Nazioni, se non più sostenuta dall’impulso originario.

      Quanto al contrastare i piani di riordino della società feudale in Europa, per altro ben identificati, (e dove è di tutta evidenza che il Nobel per la pace Obama sia attivissimo collaboratore) sono dell’avviso che la sola individuazione dei responsabili non seguita un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi atti allo scopo sia di per sè sterile e frustrante.

      Questa crisi europea è funzionale al nuovo corso degli USA, che hanno bruciato la loro ricchezza diffusa e devono inventarsene una nuova sulla pelle degli europei. La stabilità della crisi nell’eurozona è funzionale alla ripresa dell’economia statunitense?
      Bene, e quindi come si reagisce? Occorre una linea, occorre una strategia, occorre concordia e comunione di intenti.

      Mentre a livello accademico con le argomentazioni stiamo messi benone, a livello pratico il contrasto dove sta?
      Ciò che occorre è una risposta della società civile, che passa necessariamente per l’individuazione di nuove forze politiche non omologate che sorgano dai popoli, alle quali occorre dare fiducia e partecipare prendendone parte.

      Nella nostra Italietta sono tanti i dotti che parlano, molti dei quali cercando nel passato un modello politico ed economico da replicare adattandolo al presente, e non senza talune evidenti forzature.
      I tuttologi schifiltosi, i puristi del nulla essenziale, i critici di professione cosa propongono?
      Come si agisce in mezzo a tanto poco coraggio, senza mezzi, senza media, e soprattutto senza due teste che la pensino allo stesso modo?

      Se non sanno unirsi le intelligenze allora si uniranno le ignoranze, ma questo pare non preoccupare nessuno.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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