untitledIn calce al mio ultimo articolo sul futuro dell’Europa si è sviluppato una interessantissimo dibattito  (clicca per leggere).  Non sono affatto stupito dal tenore delle critiche, tutte intelligenti e  garbate, che mi sono state rivolte. So che, mentre gli italiani continuano ad essere torturati da una sovrastruttura comunitaria, non è molto popolare prospettare alle vittime di tanta ferocia l’idea di una mutazione benevola del mostro ora dominante. L’Europa di oggi è vissuta dalla parte più attenta, colta e sensibile della nostra società come un vero e proprio rigurgito nazista. E nessun sincero democratico, naturalmente, potrà mai accettare a cuor leggero l’idea che il terzo reich vada trasformato anziché abbattuto. La diffusione esponenziale di questo sentimento rappresenta la più grande vittoria dei nazisti autentici Draghi, Merkel, Monti e Olli Rehn, perversi figuri che hanno di nuovo gettato nel cuore dell’Europa i semi velenosi dell’odio, dell’intolleranza e della discordia. La mala pianta sta crescendo. E forse non basteranno le buone parole spese da una minoranza di illuminati per impedire al Vecchio Continente di sprofondare a breve nell’abisso degli inferi. E’ pur vero, ve lo riconosco, che esiste un piano “filosofico”, luogo di ritrovo per intellettuali liberi dall’assillo materiale; ed esiste un piano molto più “prosaico”, popolato da uomini piegati dalla fatica e dal bisogno, che non possono permettersi di immaginare scenari che vadano oltre l’obiettivo minimo di mettere insieme il pranzo con la cena. Io, lo dico per chiarezza e a scanso di equivoci, parteggio spudoratamente per la seconda categoria. Il mio dire è populista? Pazienza, me ne farò una ragione. Vi dirò di più, da qualche tempo a questa parte un interrogativo alberga nella mia mente. Mi domando: ma di fronte al genocidio in atto, l’uomo giusto deve preoccuparsi in via  principale di difendere la tenuta delle istituzioni o, al contrario, di soddisfare a qualsiasi costo i bisogni primari dell’uomo in carne ed ossa divorato dalla violenza legale fattasi sistema? E’ una bella domanda. Un pensatore corrucciato, e con venature riformiste, sosterrà sempre la tesi che difende l’impalcatura liberal-democratica, “cornice all’interno della quale tutti possono pacificamente far valere i propri diritti e le loro ragioni”. Analisi formalmente vera e condivisibile. Ma cosa accade quando, nel suo concreto dispiegarsi, la democrazia si trasforma in oligarchia famelica e sanguinaria? Cosa si fa quando ci si accorge che il voto non sposta gli equilibri di potere, che i partiti sono di fatto tutti intercambiabili e che i veri decisori si riuniscono e deliberano nell’ombra e sulla testa di tutti? Anche questa è una bella domanda. Marx diceva che la classe proletaria è intimamente rivoluzionaria. Ma oggi è proletario anche il piccolo commerciante strozzato dalla tasse, l’imprenditore vittima del calo della domanda aggregata e il precario della pubblica amministrazione che vive di contrattini più o meno rinnovabili. Questo cosa significa, che i negrieri possono stare tranquilli perché con la morte di Marx è definitivamente evaporata la minaccia palingenetica insita nell’organizzarsi degli ultimi? Forse. Ma potrebbe anche significare che adesso, a differenza che nell’Ottocento, l’intera società, scremata da quell’un per cento di assassini al potere, è divenuta potenzialmente rivoluzionaria. La perfetta uguaglianza sostanziale fra tutti gli uomini si è rivelata una chimera. Non è possibile né giusto livellare al ribasso l’intera società. E’ possibile e giusto invece cambiare radicalmente i rapporti di forza, affinché la promessa cristiana degli “ultimi che diventano primi” venga proiettata su un piano immediato e terreno, sempre in attesa di vederla poi confermata in chiave celeste, si capisce. Ai ceti privilegiati che, anziché lavorare per la comune armonia, hanno dolosamente favorito l’irrompere di inaccettabili forme di disuguaglianza, bisogna cioè imporre in terra una dura legge del contrappasso. Per farlo dobbiamo preliminarmente far nascere  un sentimento di forte solidarietà orizzontale che permetta alle vittime dell’intero globo di fare massa critica contro i pochi ma attrezzatissimi schiavisti. Dobbiamo inoltre rifuggire le finte e teatrali contrapposizioni che le élite furbescamente preparano di continuo  a mo’ di tranello. Il Pse e il Ppe, ad esempio, pur formalmente avversari, rispondono chiaramente agli stessi occulti centri di potere. E’ ora di dire basta! Costruiamo un nuovo protagonismo popolare e dal basso che sprigioni forza autentica, quand’anche impetuosa, terribile e tracimante, ma vera, giusta, nobile, fiera nonché sospinta dal tacito ma certo anelito divino. Non suicidatevi più. E’ tempo di guardare i carnefici negli occhi.

    Francesco Maria Toscano

    10/03/2014

    Categorie: Editoriale

    9 Commenti

    1. Chiedo venia, mi è piaciuto il finale! Auspico in breve tempo che i lodevoli pensieri, intelligentemente esposti possano essere visibili, palpabili dalle genti comuni e aggregati sotto vessilli nobili.

    2. ugo scrive:

      Sì, potendo non suicidatevi più, concordo. Se proprio l’impulso vi coglie irrefrenabile, però, almeno fatelo in modo… ehm… “costruttivo”.

    3. Giacomo Bracci scrive:

      Ottima considerazione. Una forza sociale e politica che intuisca quest’avvenuta “proletarizzazione” delle classi medie la vedrebbe come un’opportunità di trasformazione dell’esistente.

      Esempio banalissimo: perché nessun rappresentante politico vuole spiegare agli imprenditori che un aumento generalizzato dei salari deve essere una manovra condivisa che va a loro stesso vantaggio? E perché, al contempo, nessuno spiega ai dipendenti che una detassazione a vantaggio degli imprenditori in questo momento può essere utile per incrementare l’occupazione?

    4. alessandro scrive:

      “E’ pur vero, ve lo riconosco, che esiste un piano “filosofico”, luogo di ritrovo per intellettuali liberi dall’assillo materiale; ed esiste un piano molto più “prosaico”,popolato da uomini piegati dalla fatica e dal bisogno…”
      Scrivere ciò è un pò ingeneroso nei tuoi e nei confronti degli intellettuali impegnati, la cui attività è proprio a beneficio dei più ed è gratis. Ma rispetto al tema oggetto degli ultimi articoli discussi è forse l’interrogativo che pesa di più sulle coscienze degli intellettuali. In effetti le posizioni rispetto ai temi europei sono spesso eterogenee e di difficile comprensione. Per esempio, valutare le ricadute economiche e gli scenari futuri dopo l’uscita dell’Italia dall’eurozona è cosa assai ardua anche per i migliori economisti, per i giuristi di diritto internazionale e gli esperti della tecnica bancaria. Anche la gestione politica di un’exit strategy, penso faccia tremare le gambe a tutta la nostra classe dirigente. Gli acuti osservatori di DRP ritengono che i pentastellati anestetizzano una parte del voto popolare, che potrebbe essere indirizzato invece su iniziative più concrete contro il sistema che loro stessi combattono. Allo stesso modo, rincorrere sogni irrealizzabili nel breve periodo potrebbe anestetizzare azioni concrete volte a rimodulare l’attuale malefico disegno europeo, senza necessariamente raderlo al suolo? Nel precedente post auspichi sviluppi positivi nel processo democratico d’integrazione europea, verosimilmente nell’arco di due legislature. Da qui la domanda che mi pongo è: abbiamo il tempo? sarò ancora “filosofico” o “prosaico”? Sarò vivo? Nel mentre che si stà a filosofeggiare in effetti aumentano i disperati e forse bisogna decidersi a fare la scelta giusta, prima che del homo filosofi non ne rimanga più niente. Poi per carità, siamo anche più fortunati di altri, ma siamo anche brave persone e abbiamo i nostri limiti… sicché ben vengano le discussioni, in tutte le sedi possibili, ma facciamo in fretta

    5. Rodion scrive:

      Per far sì che un’associazione, riconosciuta o meno, abbia l’INDISPENSABILE vitalità, occorre che sia socialmente sentita come risposta ad un’esigenza diffusa, credibile scientificamente e capace di comunicare.

      Si potrebbe affermare che il volano che avvia queste caratteristiche sostanziali è inizialmente solo la credibilità scientifica del messaggio; questo aiuta a definire, dai pochi individui a cui si attinge inizialmente, la natura dell’esigenza: il cittadino manipolato e proletarizzato capisce cosa lo turba e ciò che costituisce la motivazione a rendersi attivo.

      Deve quindi subentrare la riproducibilità di questo meccanismo induttivo nella serialità dell’esigenza sociale: è necessaria una comunicazione adeguata.

      Questa esige, sempre partendo da contenuti CREDIBILI e UNIVOCI, che vanno comunque elaborati con continuità:

      1- un uso virale del web e di Internet in generale;

      2- la capacità di organizzare eventi in continuità sul territorio nazionale di alto livello di ampia credibilità scientifica (no Barnard);

      3- una connessa e indisgiungibile capacità di connettersi agli altri mezzi di comunicazione di massa in relazione ai contenuti-eventi di cui ai punti precedenti;

      4- capacità autoorganizzativa strutturale e di reperire il minimo di finanziamento che, proporzionalmente, sostenga la crescita;

      5- sviluppo di un’attitudine attrattiva sequenziale sia di adesioni sia di nuovi contatti con i media, sia, ESSENZIALE, di nuovi personaggi CREDIBILI e con capacità comunicative;

      6 – l’unico vero programma che DEVE mettere d’accordo tutte le varie forze politiche è la COSTITUZIONE (v. Calamandrei);

      Ricordiamoci che tutta la massiccia propaganda dei consessi reazionari, dalla colonizzazione delle Università e successivamente dei media, è fondata completamente su MENZOGNE: a partire dalla distorsione delle più pacifiche verità scientifiche.

      ** Passa parola **

      Un abbraccio.

    6. Iari scrive:

      Da Modena. Il lavoro degli intellettuali è determinante. questo blog ne è un esempio. io stesso ho dovuto essere risvegliato dal torpore e da una vita di sistematica distrazione da un amico che aveva studiato più di me. Ho approfondito il tema (in particolare ME-MMT, che fanno, a mio modo di vedere, un lavoro preziosissimo). Io, nonostante un dottorato di ricerca, non sono un intellettuale e ho bisogno di rispondere alla seconda domanda di questo post (ma c’è sempre bisogno che qualcuno risponda alla prima). La mia risposta:
      - Il protagonismo popolare nasce localmente, ognuno di noi deve lavorare per rinsaldare la proprie comunità locali, associandosi, recependo i problemi e cercando di porvi rimediio con tutti quelli che ci stanno (all’aumentata coesione e fiducia reciproca, aumenterà anche la consapevolezza). Crescendo le varie comunità cominceranno ad entrare in contatto e si daranno un coordinamento comune.
      - Io parto dal welfare inteso come possibilità per tutti di avere accesso a beni e servizi indispensabili. Cerco di far convergere in un unico punto (luogo fisico e personalità giuridica) cittadini, imprenditori e pubblica amministrazione (pochi, ma qualcuno ci sta), in modo da recepire i bisogni primari e costruire un’offerta sostenibile. Dobbiamo rilanciare la comunità (Se qualcuno vuole approfondire mi trova su FB. Iari Nora)

    7. Vi adoro e che la ” Vedova” sia con noi.

    8. Gianluca scrive:

      Questo articolo penso colga in pieno il mio pensiero e la mia critica a chi ancora sogna “il più europa”, al caldo dei propri loft, senza mettere radicalmente in discussione l’attuale costruzione.

      Penso che un saggio debba sempre riconoscere di aver intrapreso un percorso sbagliato e controproducente ai suoi fini (sempre che i fini siano quelli dichiarati… e mi riferisco ovviamente all’attuale sistema di potere che dirige europa ed italia…), e avere il coraggio di tornare sui propri passi.
      Chi non sbaglia, non impara nulla.
      Però bisogna avere la forza spirituale e intellettuale di riconoscere di avere sbagliato in toto, nonostante i buoni propositi.
      La verità è un fardello pesantissimo.

    9. Gianluca scrive:

      p.s. Un associazione che non baratti gli alti ideali di progresso e benessere umano e diffuso, di libertà e uguaglianza, con i mezzi (euro, europa, assetti e piccole ideologie varie), avrebbe sicuramente il mio più totale appoggio. Se ne sente un gran bisogno.
      Poco tempo fa, lessi un intervista di Stefano Fassina, in cui, in sostanza, metteva nero su bianco il fallimento europeo, e a giustificazione della sua difesa, poneva come problema “l’investimento umano e politico” che ha avuto il PD e il centro-sinistra in questi anni. Ecco, fatta salva l’ipocrisia di tale affermazione che nasconde ben altri interessi, questa scusante mi è apparsa sin da subito grave. Metteva sul piatto, la loro credibilità politica e il loro investimento politico, contro il benessere di milioni di persone, e indirettamente anche degli altri paesi europei (le pseudo-sinistre europee sono tutte coinvolte).

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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