imagesCAF3HYCTLa Boldrini è francamente insopportabile. Al confronto pure Irene Pivetti era un gigante. Ma è mai possibile affidare la guida della Camera ad una figura tanto inadeguata, mediocre e petulante? Cosa c’entra la Boldrini con l’emancipazione delle donne? E’ progressista starnazzare in continuazione contro il pericolo “sessismo”, evocato  ogni due per tre fino a svuotarne completamente il senso e il significato? La Boldrini incarna la fine della politica. Il trionfo della banalità e del pressapochismo condito dal continuo richiamo ad uno stucchevole rispetto delle forme.  La Boldrini interpreta il suo ruolo in maniera molto particolare. Più che un presidente della Camera, sembra una specie di perfida direttrice, sempre pronta a bacchettare i discoli alunni che non si alzano quando entra in aula il blasonato preside. A parte infastidire l’uditorio con la sua insopportabile voce stridula e monocorde , infatti, la Boldrini è nota per le sue performance in difesa della innominabilità di Napolitano. Rinnovando al lume del suo indiscusso ingegno leggi e regolamenti, la pia Laura è addivenuta tempo fa ad una conclusione granitica: Napolitano non si può nominare. Si può pensare, adorare, lodare, invocare e ringraziare. Ma nominare no. Ne va del buon nome delle istituzioni. Voi capite che in un Paese normale ad una così la Camera non l’avrebbero fatta vedere manco col binocolo. Verrebbe da pensare ad uno scherzo, se non sapessimo che l’ironia non è il punto forte della nostra vestale in difesa del bon ton. La Boldrini non possiede il senso del ridicolo. Se l’avesse non si sarebbe cimentata in una surreale critica dell’imitazione dell’ottima Virginia Raffaele  nei panni di una finta e simpaticissima Maria Elena Boschi. Nemmeno il più grigio burocrate sovietico dell’era di Breznev sarebbe arrivato a tanto. L’accusa? Il “sessismo” ovviamente. Forse sarebbe il caso che i comici prima di andare in onda mandino preventivamente i testi alla Presidenta. La quale, con apposito marchio di qualità, garantirà la messa in onda solo delle parodie che non contengano elementi vagamente sessisti. Il nuovo comitato per la salvaguardia dei costumi casserebbe sicuramente campioni della volgarità come Checco Zalone (da punire per la canzone “sessista” sulla D’Addario), Sabina Guzzanti (protagonista di ripetute insinuazioni sul conto della Carfagna) e Lino Banfi (già protagonista di commedie all’italiana  in compagnia di donne in abiti succinti). Da approfondire anche il ruolo di Grande Puffo (non è sessista che i Puffi, tranne Puffetta, risultino tutti maschi?) e Pinocchio, inopinatamente obbligato a concludere il suo percorso formativo trasformandosi per forza in  “bambino”, senza cioè consentire al summenzionato burattino la possibilità di scegliersi il sesso futuro. Dietro quel fare vagamente naif la Boldrini nasconde chiarissime pulsioni totalitarie e illiberali. E’ stata lei, unico Presidente nella storia della Camera dei deputati, ad utilizzare impropriamente lo strumento della ghigliottina per frustrare l’ostruzionismo dei 5 Stelle e garantire la rapida approvazione di un provvedimento gradito alla banche. Proprio lei, espressione di un partito, Sel, teoricamente nato per difendere le ragioni dei più deboli. In conclusione, credo di poter dire in coscienza che la Boldrini è il peggior sponsor possibile in difesa della sacrosanta battaglia per la completa emancipazione femminile. Una specie di grottesca caricatura sovrintende i lavori della Camera. Luogo della rappresentanza democratica divenuto triste preda di infantilismi ed isterismi.

    Francesco Maria Toscano

    11/03/2014

     

    Categorie: Lavoro

    4 Commenti

    1. dars scrive:

      Si mormora di una sua prossima interpretazione come protagonista in un nuovo film dei Vanzina dal titolo “La svampita”.

    2. O. Nardin scrive:

      La caduta della Camere è un leit motiv da più di ventanni: si cerca in tale modo di mettere in “anestesia profonda” una intera pancia e prostagonade elettorale. Scognamiglio e Pivetti sono stati i primi carri funebri di quel pazzesco blocco clero-massonico che si autodefiniva dai tempi di Massimo DeCArolis “maggioranza silenziosa” ma che ha invece costituito la Peste della incomunicabilità sociale. Un modo come un altro per autosuggestionare la loro impossibilità ad un metodo di sopravvivenza nell’ ambito della storia Umana. Sono degli estinti e si aggrappano ad una artificiale oggettività lisergica all’ ultravioletto (verrebbe da dire pateticamente: bei tempi quelli cantati da Rino Gaetano con le “auto blu, sangue blu, ecce blu”). L’ attuale, innominabile presidente della camera bassa è solo una prefica che imita e/o rappresenta le infinite Marie Stuarda aggirantesi come spettri nelle caverne pseudoedilizie italiane: ignara del destino che non vuole conoscere e tantomeno modificare, assume quotidianamente il grottesco, grandguignolesco, suono della cannibale della propria prole, del proprio futuro. Un rimasuglio della propria coscienza lo vuole aggrappata ad una etichetta “di sinistra” che non è mai esistita in uno stato che culturalmente non è mai potuto andare oltre un neohegelismo formulettato neocatecumene che avrebbe fatto sganasciare Bruno Bauer o David Friedrich Strauss. Uno stato moloch che divora il proprio passato risorgimentale con le atroci immagini del concerto di capodanno spielbergese-kakania o con lo squallore delle scale o santececile confuciane sempre alla ricerca del resole illuminante il parassitume artistico, che vuole la soluzione ai problemi della fame e del freddo risolte dalla Seconda Venuta di Massimiliano y Carlota. Tutto questo per poter vivere una esistenza lobotomizzata, per rannicchiarsi nella bestialità anarchica del limbo.

    3. MeIo scrive:

      Povero Mariella Toscano… per campare deve scrivere scemenze… e se non fosse per 20 anni di berlusconismo, non potrebbe fare neanche questo, visto che nessuno leggerebbe simili oscenità…

      • il Moralista scrive:

        Era da un po’ che non si presentava sul Moralista un bell’idiota vecchio stampo…
        Melo, se ci riesci, scendi dal pero e prova a circostanziare il tuo pensiero. Ammesso che tu ne abbia uno si intende…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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