imagesKD78PWNCLa Camera ha appena approvato una legge elettorale che definire orrida è poco. Niente preferenze, premio di maggioranza spropositato e conferma delle candidature multiple rendono l’Italicum peggiore perfino del famigerato Porcellum. D’Altronde, le leggi elettorali costituiscono da sempre uno strumento di controllo utilizzato dalle élite per sterilizzare la portata potenzialmente dirompente del suffragio universale. Il sistema “misto” appena approvato risponde alla stesse logiche che consigliavano al legislatore ottocentesco di limitare il numero degli aventi diritto al voto per ragioni di censo o di classe. I negrieri contemporanei, più modestamente, anziché impedire ai subalterni di esprimersi nell’urna, creano le condizioni affinché valgano in buona sostanza soltanto i voti “graditi” all’establishment, mandando invece direttamente al macero tutti quelli che, per un motivo o per un altro, disturbano i soliti austeri manovratori. “La democrazia è una bella cosa”, verrebbe da dire parafrasando l’indimenticato Alberto Sordi, “purché non ce ne sia troppa”.  In ogni caso non credo valga la pena sprecare troppe parole per commentare la nuova legge elettorale. Tanto, da quando Napolitano è Presidente della Repubblica, il solo evocare le urne provoca nella parte più “illuminata” della nostra Penisola un moto di stizza e risentimento. Anzi, pur di non turbare spread, mercati e istituzioni sovranazionali varie, sarebbe probabilmente più vantaggioso abolire completamente lo stantio  rito elettorale. Il risparmio economico risulterebbe notevole e la retorica sugli sprechi troverebbe pieno compimento. Al limite, giusto per accontentare i più nostalgici e antiquati, potremmo pensare di importare nel Belpaese il modello coreano caro al sanguinario dittatore (guarda caso anch’egli di formazione comunista) Kim Jong-un, recentemente riconfermato al potere dopo aver ottenuto il 100% dei consensi. Percentuale sovrapponibile a quella degli italiani che, secondo il bravissimo Nando Pagnoncelli, esprimono “fiducia nell’operato del nostro Re Giorgio. Per le ragioni testé sintetizzate, dunque, ritengo più utile concentrare l’attenzione  sui provvedimenti economici preannunciati dall’astuto fiorentino. Renzi ha promesso uno shock per rilanciare l’economia. L’economia italiana, a sentire il Rottamatore, dovrebbe ripartire grazie all’aumento in busta paga di qualche decina di euro al mese in favore delle fasce più deboli. Spese aggiuntive da compensare attraverso il progressivo taglio della spesa pubblica improduttiva  individuata per l’occasione dal famoso Cottarelli, emissario del Fmi che si aggira nelle stanze del potere fin dai tempi di Enrichetto Letta. Questa impostazione, per dirla con il Fantozzi calatosi nei panni del critico cinematografico per ordine dell’occhialuto Guidobaldo Maria Riccardelli, “è una cagata pazzesca”. Bisognerebbe spiegare al nostro premier-scienziato che i presunti effetti espansivi risultanti da un limitato abbassamento della pressione fiscale finirebbero inevitabilmente con l’essere vanificati dalla contestuale riduzione della spesa pubblica. Purtroppo i  media italiani, insipienti e corrotti, hanno oramai installato nella mente del cittadino l’idea bislacca che predica una cronica “mancanza di risorse”. Onde per cui, facendo tutti finta di operare in presenza di limiti contabili assoluti, qualsiasi intervento pubblico nell’economia finisce quasi sempre con il somigliare perlopiù ad una sterile partita di giro. Renzi, se non vuole fare a breve la stessa fine dei reietti Monti e Letta, licenzi il prima possibile il ministro Padoan, massone reazionario della stessa specie di Grilli e Saccomanni. Elabori dipoi un nuovo New Deal da finanziare in deficit, riattualizzando cioè pubblicamente la grande lezione del genio inglese Keynes. Basta quindi con la retorica fasulla sullo Stato che deve comportarsi come una famiglia privata. E basta pure con la sempreverde menzogna che dipinge il debito pubblico quale fardello sulle spalle delle nuove generazioni. Renzi sappia che nessuno si farà ingannare dai suoi effetti speciali. Il tempo delle promesse è finito. E la modernità consuma speranze e leadership alla velocità della luce.

    Francesco Maria Toscano

    12/03/2014

    Categorie: Politica

    7 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      ..non credo proprio che Renzi risponda positivamente al tuo invito, visto che e’ stato messo li’ proprio per dare il colpo di grazia all’economia italiana..

    2. Gianluca scrive:

      Beh, finché per rimanere nell’euro, lo Stato dovrà finanziarsi come un ente privato, non vedo come altro si possa fare. Ci hanno messo in una gabbia con il guardiano tedesco apposta. Se penso all’Italia 92-96, libera dallo SME, divenuta velocemente creditrice netta verso l’estero, mi vien da piangere…

    3. Gradirei, e con me altre persone, avere un nozione più completa e altresì in forma populista, inteso come visione economica del sig. Keynes. In sintesi cos’è la differenza sostanziale tra il progetto economico tra i neo-aristocratici e il suo pensiero, la visione che, se non erro, collima col pensiero del Gran Maestro Gioele Magaldi.
      Lunga vita.

      • Petronius scrive:

        Ahò e svejate ‘n po’ fijo bello!

        @lettori del Moralista e fratellini del GOD

        Lo vedete che siamo 4 gatti? Se non ci decidiamo a andare in mezzo alla gente a parlare, sostenuti da una persona o una associazione che ci dia un minimo di “ascoltabilità” l’italiano telespettatore medio come Renato non si fa nemmeno venire in mente che basterebbe rovistare fra i vecchi articoli del Moralista per trovare una risposta alla sua (e di altri, per carità) domanda.

        @Renato

        Dopo aver preso d’aceto con me rifletti un secondo.
        Il tuo problema è capire in cosa Keynes è diverso dalle politiche di austerità che mirano a tagliare la spesa pubblica?
        Allora da bravo, fai questo audace tentativo euristico (“euristico” non significa che è favorevole all’Unione Europea):

        1) digita su google

        Keynes Il Moralista

        2). Digita su google

        Keynes spesa pubblica

        3) digita su google

        Keynes austerità

        Ti leggi qualche articolo fra i risultati e in tre quarti d’ora capirai perché non hai mai capito una mazza in vita tua sul problema del ruolo dello stato nell’economia e di come persone piú furbe di te hanno approfittato della tua ignoranza facendoti credere che “meno Stato” fosse a tuo vantaggio, mentre era solo un mezzo per distruggere i lavoratori e dopo di loro quelli come te.
        Grazie alle politiche europee di distruzione della spesa pubblica voi piccolissimi imprenditori verrete espropriati e proletarizzati senza pietà.
        Vediamo se cominci ad aprire gli occhietti.

    4. Lolita scrive:

      Il primo vagito del governo Renzi: italiCUL

      Maria Elena Boschi sembra soddisfatta:
      APOLOGIA DI RETAO#ITALICUL

    5. Laura scrive:

      Renzi è tutto fuorchè “democratico” e la Camusso l’ha capito.
      Il dietro-front della CGIL è stato tanto veloce quanto è stato veloce lui a dire che devono essere messi online i conti dei sindacati.

    6. davide scrive:

      in compenso ci sono le tasse locali che aumentano: la uil ha calcolato un aumentato medio di 97 euro…con tanti saluti agli 80 euro in più promessi da renzi…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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