download (1)Anche oggi assistiamo all’ennesimo teatrino che dipinge il nostro premier Renzi pronto a battersi in Europa per assicurare all’Italia margini di manovra per ridare respiro all’economia, subito stoppato però dal severo Barroso, capo della Commissione europea, lesto nel ricordare al Rottamatore che fuori dai parametri Ue non v’è salvezza. Domanda: a che titolo Barroso ci dice cosa possiamo o non possiamo fare? Chi lo ha eletto? Non rappresentando la volontà popolare, su quali basi poggia il diritto del portoghese pallido di interferire con i liberi processi decisionali di uno Stato sovrano? Sono i mercati a conferire autorità a Barroso? O forse lo spread? La stima della Merkel? O Dio stesso? Il Presidente della Commissione europea è nominato proprio dai rappresentanti di quei Paesi, facenti parte dell’Unione, periodicamente bacchettati a beneficio di telecamera . In sostanza si tratta di una immensa messa in scena che serve per spostare l’astio popolare dal primo livello, quello composto dai governanti dei Paesi membri della Ue ancora (per poco?) eletti a suffragio universale, al secondo, quello cioè formato da una serie di grigi burocrati che, su mandato dei primi, si assumono l’ingrato compito di recitare la parte dei cattivi. A cosa serve questa sapiente costruzione? Serve a creare una finta contrapposizione dialettica che permetta a quelli come Renzi di continuare ad affamare il popolo spacciandosi però quale strenuo difensore degli interessi dei  cittadini minacciati dall’eccessivo zelo dei tecnocrati (che lui stesso, in qualità di premier eletto,  nomina e in parte legittima). E’ chiaro il giochino? Proviamo a fare un esempio facile facile. Mettiamo che ognuno di voi abbia degli interessi da difendere e da perseguire, e che per farlo decida di avvalersi della collaborazione di un professionista.  A questo punto, scelto un rappresentante di fatto, quale risultato otterrete agli occhi  dei terzi? Quello di poter comodamente dirottare/scaricare tutte le responsabilità che gravitano intorno alla vostra personalissima sfera di competenza invocando sempre, comunque e a prescindere la libera determinazione del “fantomatico esperto” al quale, per ragioni di pratica convenienza, conferire carta bianca. Che sia vero o no poco importa. Basta la verosimiglianza del racconto e il gioco è fatto. Ora avete tutti gli strumenti per capire come non esista in realtà nessuna frizione tra Renzi e Barroso, tra Renzi e Merkel o tra Renzi e Topo Gigio. Sono tutte maschere della stessa commedia che recitano, da copione, parti differenti. I più dubbiosi,  quelli cioè che si ostinano a non distinguere l’essenza della kantiana cosa in sé dalla mera rappresentazione, tentino ad esempio di scovare una logica nelle endemiche piroette che caratterizzano l’agire politico del cavaliere Berlusconi caduto da cavallo (campasse Foscolo gli dedicherebbe certamente  la stessa ode pensata per Luigia Pallavicini). Uno che prima si dimette per lasciare spazio a Monti e poi torna in pista accusando Monti di averlo cacciato con una manovra golpista; uno che prima rielegge Napolitano per la responsabilità, e poi lo accusa di non aver rispettato i patti. Uno che prima vota il pareggio di bilancio e il fiscal compact  e poi, magari dopo l’apertura dell’ennesimo procedimento giudiziario, punto il dito contro l’austerità che ha aggravato la recessione (e cita pure Krugman). C’è una razionalità in tutto ciò? Parrebbe di no. E invece la risposta esatta è sì. I nostri politici non sono liberi. Selezionati proprio in ossequio al criterio della “ricattabilità” utilizzano i media solo per parlarsi in codice. Berlusconi è un caso limite, ma anche gli altri non scherzano. Ricordate il Fassina che poco prima delle elezioni politiche dello scorso anno si precipitava in Inghilterra per giurare dalle colonne del Financial Times che il suo centrosinistra avrebbe continuato a fare da cameriere ai consessi massonici reazionari serviti dal becchino Monti? O, più recentemente, le parole di Renzi che invitava Letta a sforare il 3%, salvo immediata e squallida retromarcia una volta varcato il portone di Palazzo Chigi? Ci vuole molto a capire che non abbiamo a che fare con uomini liberi, ma con figuranti pagati a peso d’oro per interpretare una tragedia scritta da autori nascosti e malefici ma intelligenti? Vi lascio con due interrogativi buoni per la notte. Questa mia lettura è vera? E, nel caso fosse vera, il termine “democrazia” (anche nella sua versione minimalista e ammaccata) rimarrebbe compatibile con l’accettazione di simili premesse? Domani proverò (proveremo?) ad affrontare la faccenda. Spero in termini chiari, limpidi, forti, virulenti e netti. Senza indulgenze né retorica. I deboli di cuore tornino dopodomani. Grazie.  

    p.s. A beneficio dei lettori ho appena pubblicato per intero la seconda puntata della trasmissione “Perfidia”. Buon divertimento

    Francesco Maria Toscano

    20/03/2014

     

    Categorie: Politica

    7 Commenti

    1. nessuno scrive:

      Una domanda. Non è che quello che lei descrive non è altro che la serena continuazione di ciò che ‘da che mondo è mondo’ succede?
      I ricchi comandano e i poveri subiscono. A fasi cicliche beninteso: una guerra una ricostruzione, una crisi un new deal, eccetera.
      La classe ricca europea non ha il coraggio di dire alla forza lavoro: guardate che dopo aver affamato e sfruttato il terzo mondo per secoli adesso questi ci fanno neri con prezzi da paura, però scusateci tanto perché i privilegi, le pensioni d’oro, le case al mare e le amanti dobbiamo continuare a mantenerle, per il resto arrangiatevi con qualche anno di cassaintegrazione e rodetevi il fegato a trovare lavoro precario ogni 3 mesi, i più fortunati, coraggio che prima o poi la crisi finisce!
      Non si tratta semplicemente di questo e che ora, come in una strana congiunzione astrale, abbiamo solo l’opportunità di vedere più da vicino e più chiaramente?

    2. Buondì Maestro, ho apprezzato l’aforisma ” Spezzare un arancia”

    3. Daniele scrive:

      Direi senz’altro che questa sua lettura è veritiera. E’ l’unico modo possibile per spiegare tutti questi falsi cambiamenti di rotta, di opinione e di comportamento da pare dei nostri (e mi fa schifo definirli nostri) politici. E di sicuro quella attuale non può chiamarsi democrazia.

    4. Laura scrive:

      Caro Moralista,
      stiamo assistendo alla fine ingloriosa del villaggio globale. La decrescita non è affatto felice, e le ingiustizie si sono moltiplicate.
      I nostri dominatori in pieno delirio di onnipotenza hanno indubbiamente perso il contatto con la realtà, non può esservi altra spiegazione. Qualcuno deve aver proprio chiuso le porte dell’intelligenza e aperte quelle dell’ignoranza.
      Mentre l’Italia è governata da un pr, manco fosse una discoteca, la Gran Bretagna desidera uscire dall’Unione Europea, i PIGS sono al collasso e pure la Francia sta per averne uno. In questo contesto, il governo sovietico pare posseduto dallo spirito di Umberto Bossi. Il celodurismo putiano sta conquistando le folle. Dal desiderio di secessione alla richiesta di annessione il passo può essere più breve di quel che si pensi, Ucraina docet.
      Achtung, sta venendo giù tutto!

    5. gengiss scrive:

      Chi nomina i commmissari europei? Bella domanda. La procedura è opaca e complicatissima. Così leggo in Wiki:
      “Attualmente, il presidente della Commissione è proposto dal Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata…. Il candidato deve poi essere eletto dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta. Se il candidato non ottiene l’elezione, il Consiglio europeo, entro un mese, deve presentare un altro candidato. Alla conferma della carica, il presidente della Commissione, in accordo con il Consiglio, sceglie i rimanenti commissari sulla base delle nomine proposte da ognuno degli Stati membri. Alla fine l’intera Commissione deve essere approvata dal Parlamento europeo… per poi essere definitivamente nominata dal Consiglio europeo.”
      Ci capite qualcosa?

    6. […] IL BARRITO DI BARROSO E LE NOCCIOLINE DI RENZI […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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