untitledIeri sulle pagine de Il Moralista ho pubblicato un pezzo del sempre brillante Rodion (clicca per leggere), arguto commentatore armato di vasta cultura e prosa ermetica. Fortunatamente,  previo risoluto sforzo ermeneutico, credo di essere riuscito nell’intento di “intelligere” il pensiero “rodiano”, sofisticato e attraente quanto oggettivamente distante dal mio modo di concepire il maturare degli eventi. La cosa francamente non mi turba affatto. Un po’ perché, parafrasando Oscar Wilde, “quando in troppi mi danno ragione mi chiedo dove ho  sbagliato”, e molto perché le migliori intuizioni e conquiste sono sempre figlie di una dialettica libera, franca, sincera e, se serve, perfino brutale. Certo, per confrontarsi è necessario anzitutto capirsi. Ma capirsi non significa “interpretarsi”. Quindi, nel caso in cui dovessi nel proseguo del ragionamento dare prova di aver frainteso alcuni postulati avanzati dal mio stimatissimo interlocutore, quest’ultimo non tarderà di certo nel farmelo presente consentendo perciò alla discussione di ripartire poi su basi più limpide e depurate. L’intero dibattito, è bene tenerlo sempre a mente per non rischiare di perdersi nel cielo infinito, si articola intorno ad una decisiva domanda: “E’ possibile la costruzione dell’Europa politica sulla base di un processo finalisticamente simile a quello che diede vita all’Unità d’Italia?”. La risposta di Rodion è no, “non è possibile né auspicabile”. La mia, al contrario, è sì: “è possibile e auspicabile”; e tale rimarrebbe (auspicabile) anche nel caso in cui si dimostrasse nel breve termine traguardo palesemente impossibile. Per addivenire a solide certezze intorno a questioni tanto attuali e delicate, è giusto preventivamente interrogarsi su concetti fondamentali come “globalizzazione”, “patriottismo”, “nazionalismo”, “giusnaturalismo” e “difesa dell’identità”. Mi rendo perfettamente conto del fatto che, trionfante un modello globale iniquo, violento, ipocrita, metallico e fallimentare, è molto più semplice spingere in favore di vento, rievocando cioè la bellezza della piccola Patria perduta, tristemente scolorita nel “buio dell’indistinto”. E’ naturale e scontato che sia così. Così scontato da rendere legittimo il sospetto che individua proprio nella riscoperta di un nazionalismo di tipo aggressivo il vero e dissimulato obiettivo perseguito dalle attuali élite massonico-reazionarie capitanate dal Maestro Venerabile Mario Draghi. L’austerità, come insegna la storia del Novecento, è sempre funzionale all’irrompere di movimenti politici di tipo nazista, ultimo baluardo posto a difesa degli equilibri consolidati di fronte all’improvviso esplodere del “caos e del disordine sociale”. Per cui, semplificando, sapendo noi che i vari Draghi, Napolitano, Schulz, Merkel, Monti, Van Rompuy, Barroso et similia impongono le dissennate politiche “del rigore” proprio col fine nascosto di ricreare le stesse drammatiche condizioni socio-economiche che, nel secolo scorso, permisero la scalata dei fascismi, non faremmo un torto alla nostra intelligenza reagendo giustappunto alla maniera che lorsignori si augurano e si aspettano? A cosa pensate serva, infatti, la determinazione con la quale le classi dirigenti tedesche colpevolizzano di continuo le presunte “cicale del sud” , mentre, mutatis mutandis, i politici della cintura mediterranea dell’Europa fingono a loro volta di criticare la “mancanza di elasticità dei Paesi più ricchi”? Serve a fomentare un odio atavico e represso, destinato a sradicare in nuce la solidarietà e la fratellanza dal cuore dei popoli europei, da sostituire con i meno nobili sentimenti di prevaricazione, rabbia e risentimento. E’ questo che vogliamo? Non credo. Per cui, anche nei momenti più difficili, è corretto non lasciarsi trascinare dall’emotività. Rodion affronta inoltre in termini suggestivi il tema del libero scambio, rimproverando a Rossi e Spinelli una qualche non meglio precisata responsabilità nell’aver  anticipato metodi e filosofie confluite nel famigerato Washington Consensus (“Warren Buffet ringrazia”). Tale impostazione, che respingo in toto, è insidiosa, meritando perciò apposita e prossima trattazione. Per adesso mi limito a ricordare che fu il protezionismo a trascinare l’Europa nel baratro del secondo conflitto mondiale, per poi rinascere nel dopoguerra sulla base degli accordi pattuiti a Bretton Woods che, di certo, non si ispiravano all’autarchia di mussoliniana memoria. Il problema non è rappresentato dal libero scambio in sé, quanto dall’assenza di regole che ne disciplinino l’uso in maniera tale da conciliare la libertà con la giustizia e la competizione con la solidarietà. La sola globalizzazione degli uomini e delle merci, in questo Rodion non sbaglia, si è rivelata dannosa e infernale. Avremmo dovuto impegnarci nel far sì che gli ideali scolpiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (clicca per leggere)  trovassero concreta attuazione in ogni angolo del pianeta.  Avremmo dovuto combattere in favore del lavoratore cinese che intendeva rivendicare nuovi diritti e adeguati salari; per la bimba afghana al fine di impedire che finisse sposa di un anziano in ossequio al rispetto di una tradizione tribale; o al fianco delle donne somale mutilate dallo scempio dell’infibulazione. Da questi obiettivi intendiamo ripartire, ponendo rimedio ai troppi danni causati da una cerchia di contro-iniziati responsabili dell’attuale degrado globale. Quanto alla distinzione tra patriottismo e nazionalismo, termini singolarmente intesi o utilizzati in chiave oppositiva rispetto al globalismo/mondialista (tema che meriterà anch’esso specifica trattazione), credo non sussistano le ragioni del contendere. Conosco la distinzione, affrontata tra gli altri da autori del calibro di Bergson, Orwell e Rosselli, fra patriottismo di tipo difensivo e nazionalismo militarista e aggressivo. Ma non è questo il punto. Nessuno propone di affogare le singole identità all’interno di un contenitore omogeneizzante. Quanto piuttosto di armonizzare il patrimonio storico e culturale che accumuna tutti gli europei all’interno di una cornice di tipo federale che valorizzi le affinità senza esasperare le naturali, benvenute ed arricchenti differenze. Questo significa proporre gli Stati Uniti d’Europa. Nulla a che vedere perciò con l’attuale predominio delle merci sull’uomo, schiacciato dal peso di una filosofia antiumana e meschina. Chi ama la Patria non perderà nulla. Contemplerà la nuova Patria Europea forte dello stesso trasporto ideale che animò il coraggio dei tanti patrioti italiani del passato, pronti a combattere ovunque per la libertà e la giustizia in difesa dei fratelli, ovunque sparsi, minacciati dalla viltà della violenza e della più ignobile sopraffazione.  

    Francesco Maria Toscano

    26/03/2014

    Categorie: Editoriale

    22 Commenti

    1. Interessante discussione. Sono meglio di Stati Uniti d’europa oppure le regioni europee governate da un governo centrale eletto da ogni singola famiglia europea; Tipo progetto Pan-Europa?
      Domanda sarà l’europa delle regioni oppure l’europa degli stati uniti che possono cambiare le leggi emanate dal governo centrale.
      Su questa base si crea il futuro manifesto europeo. Auspico.
      Lunga vita, e sinceramente io, mi sto divertendo assai a farmi le mitiche seghe mentali, con menti del vostro calibro.

      • il Moralista scrive:

        Carissimo e pregiatissimo Renato,

        Le masturbazioni cerebrali, come suggeriva l’indimenticato Bertoli, lasciamole a “chi è maturo al punto giusto”. Meglio rivolgersi a chi “sa masturbarsi per il gusto”. Un caro saluto

        p.s. a presto novità sull’associazione Eleanor Roosevelt

    2. Petronius scrive:

      Quoto:

      “Quanto piuttosto di armonizzare il patrimonio storico e culturale che accumuna tutti gli europei all’interno di una cornice di tipo federale che valorizzi le affinità senza esasperare le naturali, benvenute ed arricchenti differenze”

      Sì. Chi lo fa? Una ruling class ovviamente.
      Ma la ruling class attuale non vuole farlo quindi “chi lo fa”?
      Una vera ruling class si assume la responsabilità della guida del popolo in nome di un ideale; la ruling class attuale invece ha come ideale il distacco definitivo dalle classi subalterne alle quali, se si comporteranno bene, sarà concesso tutt’al più un decoroso benessere.

      La cosa drammatica è che la middle class (di cui alcune associazioni sono l’epitome) insiste a credere che la sua posizione di “mezzo privilegio” possa essere ancora mantenuta per cui non si decide a rivolgersi direttamente al popolo dato che questo implicherebbe la perdita della loro (sempre più modesta) rendita di posizione piccolo borghese.

      Invece di rendersi conto che loro, in quanto middle class, saranno spazzati via dalla ruling class perché attualmente sono ancora autorizzati a mantenere un minimo di proprietà dei mezzi di produzione, quindi una potenziale indipendenza, quindi un potenziale pericolo per i dominanti; invece di capire che al posto della middle class attuale verrà “installata” una nuova middle class semiprecaria, basata sul know how tecnologico, delle figure affini al “manager”, “senza” possesso reale di alcun mezzo di produzione ma la cui unica “nicchia di potere” sarà quella sopra i subalterni relativamente all’accesso all’istruzione e al posto di lavoro (garantendo così l’inaccessibilità della classe dominante); invece di aprire gli occhi sulla necessità per loro stessi impellente di scendere in mezzo alla gente ci si titilla in programmini politici ed economici “che non fanno male a nessuno”, di cui si sa perfettamente che non verranno mai realizzati.

      Ora il punto è che “prima” esiste il popolo e solo “dopo” esiste l’unione politica; da più di cinquant’anni l’attività della ruling class è stata rivolta prevalentemente alla distruzione del popolo operata tramite lo sfacelo culturale e scolastico.
      O si capisce che “prima” bisogna ricostruire il popolo (e si capisce cosa significa, cosa bisogna fare e chi lo può – e deve – fare) o non si concluderà nulla di nulla.

      Solo in questo blog ci sono dei commenti che più o meno involontariamente rivelano tutto il percorso da seguire e le straordinarie potenzialità di un discorso di “risveglio”, faccio presente…

      P.S.: “Risveglio del popolo” non è uguale a “educazione delle masse”.

    3. ugo scrive:

      Francesco: Per cui, semplificando, sapendo noi che i vari Draghi, Napolitano, Schulz, Merkel, Monti, Van Rompuy, Barroso et similia impongono le dissennate politiche “del rigore” proprio col fine nascosto di ricreare le stesse drammatiche condizioni socio-economiche che, nel secolo scorso, permisero la scalata dei fascismi, non faremmo un torto alla nostra intelligenza reagendo giustappunto alla maniera che lorsignori si augurano e si aspettano?

      Allo stesso modo, chiediamoci: perché quegli stessi ci stanno infliggendo un’invasione biblica di forestieri (come accadde, una cinquantina d’anni fa, con analoghi movimenti sud-nord entro i confini nazionali, non meno destabilizzanti e che hanno devastato la coesione sociale di vaste aree del nord)? Porsi l’interrogativo potrebbe aiutare a superare l’impostazione propagandista (che proviene dalla stessa matrice) secondo la quale per ragioni umanitarie non sarebe lecito opporsi all’invasione. Appurato che i personaggi citati agiscono con intenti perniciosi quando impongono “rigore”, perché dovrebbe essere sbagliato considerare altrettanto appurato che agiscono con intenti altrettanto perniciosi quando ci impongono (con mezzi subdoli di ricatto morale, oltre che con altri basati sulla mera forza) invasioni devastanti per la coesione e l’identità delle comunità sociali (già provate dalle manovre analoghe messe in atto, sul piano interno, in passato)?

    4. Rodion scrive:

      Carissimo Moralista, intanto ricambio parimenti la stima a chi ha permesso di predisporre questo scambio.

      Per ora mi limito a rimarcare che, l’apparente ermeticità del piccolo spazio “orwelliano” affidatomi, è in parte dovuta alla necessità di fare un affresco del dibattito in corso: insomma, come nelle arti figurative, il disegnatore tenta, nello spazio concesso da una tela, di esprimere il reale attraverso la propria matita, non sempre appuntita e nei limiti della propria tecnica ed espressività. L’obiettivo è che alla fine dell’ultima puntata possa emergere un quadro coerente dove “numerosi puntini vengono uniti”: diverse scienze umane e sociali dovranno trovare il proprio “equilibrio cromatico” per dare una giusta prospettiva socialdemocratica all’analisi e, si spera, ad una sintesi efficace.

      Con un minimo di note a piè pagine, tempo, volontà (e un po’ di Google) dovrebbe dare la possibilità di aprire la stata ad un percorso di pensiero che, nell’imminente, potrebbe supportare il pecorso decisionale che spetta ai cittadini “consapevoli”.

      Percorso che, necessariamente, necessita un contrappunto dialettico.

    5. Rodion scrive:

      In questo feedback devo necessariamente rimarcare:

      a) il batterio del liberoscambismo prende spunto da «ha eliminato molti degli inciampi che ostacolavano la circolazione degli uomini e delle merci». Semi ogm che, nel liberalismo indistinto (socialdemocratico, contraddistinto dall’espressione “freedom to” – le libertà positive, EUROPEE quelle che proprio sono espresse nella “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” che tu stesso citi – e “neocons” raffigurabili dall’espressione “freedom from”, ANGLOSASSONI e Jeffersoniane, cioè le libertà negative) hanno portato (eterogenesi dei fini) i progressisti e conservatori a raccogliere i frutti di quel campo santo del Washington Consensus durante il processo di globalizzazione.

      b) NON affermo che patriottismo/nazionalismo sono contrapposti a mondialismo/globalizzazione: affermo l’opposto.
      L’attuale processo di mondializzazione, compreso TUTTE le sfaccettature dell’europeismo fonda sul NAZIONALISMO. Per questo la neolingua è dirimente in queste trattazioni: ci possono essere aree geografiche che corrispondono a Patrie senza Stato o nazioni senza Stato: la UE è un governo talmente nazionalista che tu stesso chiami “nazisti” i commissari. Mentre la “patria europea” esiste solo per certe CLASSI che possono permettersi di essere “cosmopolite” solo per cultura o per ceto nella loro naturale essenza poliglotta: i “prolet” invece? Possono permetterselo? E le minoranze linguisitiche? L’annegamento in un “contenitore omogeneizzato” è diretta conseguenza del liberoscambismo mondialista figlio di Adamo Smith e della Corona inglese.
      Gli USA sono il fallimento del “multiculturalismo” più evidente che striscia nel pianeta: sono riusciti a far peggio dei russi. Non è un caso che QUALSIASI antropologo necessita un settimana di cure psichiatriche ogni volta che sente “multuculturale” o “multirazziale”.
      I flussi migratori cosa si pensa che siano se non “i liberi movimenti di persone conseguenti ai liberi movimenti di merci e capitali” auspicati da Spinelli e compagnia cantante? I flussi migratori di comunità da noi ritenute “incivili” e per cui andiamo paternalisticamente a distruggere equilibri di millenni in nome della parità dei diritti civili, contro la discriminazione delle donne, contro l’infibulazione. Quei diritti che sono solo l’aberrante cosmesi dell’imperialismo liberoscambista, antiumano che promuove i diritti di quarta generazione (quelli bobbiani) senza prima garantire i DIRITTI POLITICI e SOCIALI che presuppongono L’EQUA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO: sicurezze che una volta garantite fanno da volano a tutto il progressismo dei diritti civili come auspicava proprio lo stesso KEYNES: prima la mia politica economica, POI tutto il resto. E come sanno bene gli economisti, le politiche keynesiane e socialdemocratiche sono praticabili SOLO tramite Costituzioni che nascono da STATI NAZIONALI con dimensioni LIMITATE. I nostri Padri costituenti non avrebbero MAI firmato il manifesto di Ventotene!

      c) “Warren Buffet ringrazia” era riferito alla negazione, tipica neoliberale, della lotta di classe così come scrivono Rossi e Spinelli: e sai perché? Perché lo Stato nazionale nasce per risolevere il conflitto redistributivo. Cosa si pensa che siano la politica in uni stato di diritto? L’unico modo per non sopraffare l’avversario politico con la sua eliminazione fisica nella lotta per il controllo delle risorse.
      TUTTI VORREMMO UN GOVERNO SOVRANAZIONALE CHE IMPONGA LO STATO DI DIRITTO a tutte le nazioni che non sia il semplice diritto internazionale della legge del più forte.

      d) Infine la considerazione che fai sul protezionismo non è appropriata in quanto non emerge la “doppia verità” del fedelissimo della Corona che proponeva l’improbabile “mano invisibile”: il liberoscambismo PRESUPPONE il mercantilismo, il protezionismo e il NAZIONALISMO (cfr. List): proprio come le “libertà negative”: la libertà come il protezionismo sono sempre LE PROPRIE contrapposte a quelle degli altri. Q.E.D.

      Se non si seguono le scienze sociali ma si ascoltano gli euforici sogni lisergici delle IDEOLOGIE si finisce a fare il gioco del demonio: se i progressisti non riconoscono l’eterogenesi di questa realtà distopica non capiranno il perché di questa disfatta.

      Mi riprometto di chiudere il pensiero per dar modo di lasciar spazio ad una dialettica che ci porti a mettere nel cassonetto 2 secoli di internazionalismo per RI-progettare, dalle basi, un percorso nuovo. A partire dall’art 11 Cost.

    6. Gianluca scrive:

      Devo fare una riflessione, sperando che sia chiara e comprensibile.
      La forma più aggressiva di nazionalismo oggi, nel 2014, è proprio quella tedesca, propagandata attraverso la retorica dell’Unione Europea. Del resto, era o non era lo stesso progetto di Hitler, di Napoleone, e di alcuni tiranni del passato, unire l’Europa? Certo, con mezzi decisamente più violenti, ma con il medesimo risultato geopolitico: un grande impero che possa contrastare altri grandi imperi (pedagogico un video dell’UE sulla necessità di unirsi CONTRO la Cina, i BRICS, etc in un modo solo apparentemente pacifista).
      Quello che mi stupisce poi, è il totale asservimento “all’ideologia unitaria” e mancanza di fondamenta macro economiche: un unione, anche più spinta (come dimostra l’Italia del resto), ha dei problemi economici enormi, e per “sopperire” agli enormi problemi creati, necessità di ingenti quantità di denaro.
      Avete presente la Lega Nord? Ecco, appunto. Un unione monetaria forzata, tra paesi troppo diversi, con lingue diverse, e nessuno spirito di condivisione, è il miglior modo di scatenare una guerra civile in Europa. Inoltre, anche se ci si riuscisse, i costi per il blocco più forte diverrebbero insostenibili provocandone il collasso (e infatti non lo si fa, e lo si fa pagare alle periferie, ovvero alle zone più deboli).
      Ma non era un idea di sinistra?… si, come no…

      A che pro quindi? Nella piena logica del liberismo, globalismo, del gigantismo e darwinismo economico: distruggere le aziende più deboli, che sopravvivevano in un sistema relativamente più protetto “nazionale”, e consentire quindi alle poche aziende sopravvissute di inglobarsi e diventare più grandi, permettendo quindi investimenti maggiori. Chi ci guadagna? Pochi, ma questi pochi avranno maggiore potere.
      Vi sembra questo, un futuro più libero per i popoli? Abbattendo ogni libertà di autodeterminazione, ogni differenza (ma non sarebbero un valore?!), se in Europa si facessero leggi contro i popoli (e già lo si sta facendo, e ne abbiamo la dimostrazione) avremo sempre MENO paesi in cui fuggire… meno vertici cui fare pressioni, e una concentrazione di potere, ritorno, che non ci garantisce la pace, anzi, asseconderebbe la sete di potere di pochi. Dal mio punto di vista, è una forma di fascismo economico-politico liberista, totalmente distorto dall’apparente progressismo, che è solo quindi relativo alla concentrazione economica e relativo sviluppo tecnologico (a colpi di martello si direbbe…).
      A che prezzo però…

      Un partito che si definisse veramente progressista, e che mettesse al PRIMO punto non l’Unione Europea ma il benessere delle fasce più deboli e della popolazione, dovrebbe mettere come punto programmatico l’uscita dall’Euro, azione indispensabile per difendere le aree più depresse dalla colonizzazione economica, dovuta al gigantismo ed “esuberanza” industriale e finanziaria delle zone più forti (ma anche “spinte” da una politica asservita che chiude gli occhi davanti alle tante inapplicazioni dei trattati).
      Chiunque difende invece l’Euro, in realtà appoggia direttamente o indirettamente, la distruzione e mezzogiornificazione del sud europa, il totale asservimento di questi popoli alle élite del nord europa, e un futuro potenziale di clientelismo e criminalità, in una logica che costringe per giunta all’emigrazione nelle aree “core”, centralizzate.

      • Gianluca scrive:

        p.s. Una domanda che sa di provocazione ma non lo è: voi fareste costruire un grattacielo, in una palude, ad un filosofo dei grattacieli che da decenni sogna (apparentemente in buona fede) di costruire un grattacielo?
        Ecco appunto, basta poco per capire il disastro in cui siamo, e la facilità con cui le élite, che capiscono molto meglio degli idealisti il denaro, riescono a condurre l’operazione.

        • Rodion scrive:

          Bravissimo.

          Non c’è niente di complesso in ciò che sosteniamo che è semplice e a tratti banale.

          Il vero scoglio è di carattere emotivo.

          Per molti il “risveglio” è troppo traumatico (spesso “politicamente”).

    7. brancaleone scrive:

      Lotteremo per il diritto del proletario cinese a un salario più giusto!
      ….
      Nel frattempo abbassatevi il vostro!

      Le consiglio una lettura di:
      “Euro o democrazia costituzionale?” di Luciano Barra Caracciolo
      “Il tramonto dell’euro” di Alberto Bagnai
      “Anschluss” di Vladimiro Giacchè

    8. bastaeuro.org scrive:

      si è dimenticato di citare l euro. #quisquilie BASTAEURO.ORG

    9. Laura scrive:

      Impegnamoci con rinnovata energia nel far sì che gli ideali scolpiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo trovino concreta attuazione in ogni angolo del pianeta.
      Sbarazziamoci di questi masnadieri che sognano di realizzare una involuzione oligarchica della governance occidentale. (cit. GOD)

      Come farlo? Innanzi tutto, occorre raggiungere il potere e scegliere persone libere di usarlo per fini nobili. Ora la domanda è: quanto siamo distanti da questo?
      Non c’è più tempo da perdere, e confido nella Massoneria progressista alleata con i cittadini.

      Gli Stati Uniti d’Europa sono l’unica via percorribile per una aggregazione stabile e condivisa ma, facendo un parallelo con gli Stati Uniti d’America, dobbiamo considerare il grande limite di non avere una lingua comune. Manca perciò l’immediatezza della comprensione, oltretutto manipolata dai politici e dai media che filtrano e disinformano a piacer loro.
      E’ un ostacolo questo che va rimosso quanto prima affinchè prenda piede quella armonizzazione necessaria alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa, perchè finalmente possa nascere un vero popolo europeo. Invece di avere ovunque cartelli tradotti nelle lingue di tutti gli immigrati extracomunitari e/o bilingue nel rispetto delle minoranze linguistiche delle regioni a statuto speciale finanche dei padani (politicamente corretto fino a un certo punto), sia tutto scritto nella lingua comune e tradotto nella lingua nazionale, da noi l’italiano. La nostra generazione non potrà arrivare ad avere padronanza di una lingua straniera, ma i giovani possono farcela e in un paio di generazioni il problema di parlare fra cittadini in tutta Europa (meglio ancora nel mondo, quindi opterei per l’inglese) sarebbe risolto.
      Non credo che sia più tempo di procedere per tentativi e per approcci. Se veramente si vuole questa grande ed ambiziosa Unione di cuori e di menti occorre presentare l’alternativa giusta alla Babele sbagliata.

      “Al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libertà, poniamo in essere questa Costituzione quale ordinamento per gli Stati Uniti d’America.”, così cita il preambolo della Costituzione USA. Bene, sia fatto lo stesso anche per noi europei.
      Sia sottolineato tre volte il concetto del “bene della libertà” perchè qui, ora, di libertà se ne sente davvero più che mai il bisogno. Ma libertà è partecipazione. Democrazia è partecipazione. E noi vorremmo partecipare, ce lo auguriamo, è fondamentale. Perciò sia scritta una Costituzione e sia sottoposta a referendum in ciascuna nazione europea. Siano quindi chiamati i cittadini a dare il loro libero e consapevole consenso, chiamandoli ad esercitare quella sovranità che legittimamente appartiene ai popoli, attualmente usurpata dai loro governanti.

      L’attuale Unione Europea realmente è un lager. Leggi e imposizioni comunitarie per lo più non largamente conosciute ma tuttavia recepite dagli Stati, fanno sentire i cittadini inermi ed effettivamente all’oscuro di tante sordide macchinazioni.
      Non mi riferisco al Parlamento Europeo, buono si e no per legiferare sui finanziamenti delle rotonde stradali. Il cuore malato dell’UE è a Bruxelles e batte all’unisono con l’unanimità di voto. Esercitando il diritto di veto, che è previsto, le decisioni non possono essere attuate. Questa pareva una grande trovata più che democratica, avrebbe voluto significare che si sarebbe proceduto unicamente qualora tutte le nazioni fossero state d’accordo. Ma era un tranello, un tranello nazista, il padre di tutti i tranelli. Ciò ha comportato infatti il sovvertimento tout court di tutti quei governi democraticamente eletti che erano via via in disaccordo.

      Meglio quindi già da subito agire su Bruxelles, cambiare il regolamento del Consiglio UE sostituendo la votazione all’unanimità con quella a maggioranza. Applicando questo correttivo, almeno, nell’attesa degli Stati Uniti d’Europa che auspichiamo, non si fomenterà più questa mancanza di democrazia che impone di cambiare premier senza più passare dalle urne, sostituendolo con altra persone addomesticata e pienamente collaborante, e che porta i cittadini delle nazioni ad un rigetto totale del progetto di qualsivoglia forma di unione/aggregazione degli Stati europei, oltre che al rigetto per la politica nel senso più ampio.

      • Rodion scrive:

        Non ti preoccupare Laura, con il “metodo Kalergi” in atto da almeno vent’anni il problema delle differenze culturali verrà meno.

        Purtroppo ti devo invece deludere per ciò che riguarda la partecipazione: non sono mai esistiti grandi progetti internazionalisti e confederativi a matrice democratica. E’ tecnicamente un ossimoro.

        O sei fedele al Patto costituente stipulato con i tuoi concittadini o collabori facendo interessi sovranazionali: lo si sa da sempre.

        Una terza via esiste, rispetta l’art.11 Cost. ma non si risolve in poche generazioni.

        Pensi che sia solo un caso che tutto sino ad oggi ti sia passato sopra la testa senza che tu potessi dire «Bé»? Su questo, progressisti e conservatori sono più o meno sempre stati mutuamente d’accordo. L’eterogenesi di questa catastrofe.

    10. silvia scrive:

      Si la responsabilità è di quegli uomini che di umano hanno ben poco, che mancano di empatia e simpatia verso i fratelli e le sorelle con cui percorrono la strada della vita su questo globo….mi chiedo perché non si discuta delle responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare e non ha vigilato. Mi si dirà e giustamente che la responsabilità è di tutti noi cittadini, certo. Ma non ci nascondiamo dietro un dito, riflettiamo sui nostri errori e su come questi hanno aiutato a creare questa distorsione dei rapporti umani e delle comunità globale.

    11. Gianluca scrive:

      Francesco Maria Toscano, mi permetto di linkare una riflessione che trovo pertinente e spero gradita, di Fausto Bertinotti:

      Il caso. Bertinotti: “Ha ragione Le Pen: oltre destra/sinistra lo scontro tra popolo e élite”

      “Il conflitto si è spostato. Non è più tra destra e sinistra ma tra alto e basso. Su questo ha ragione Marine Le Pen che deve il suo successo alla comprensione di questo cambiamento”: su Gli Altri intervistato da Angela Azzaro, l’ex presidente della Camera nonché leader della sinistra alternativa, Fausto Bertinotti, riconosce la fondatezza dell’approccio politico di Marine Le Pen. E aggiunge: “Lo scontro oggi è tra le élite e il popolo”.

      Bertinotti offre una analisi improntata al realismo politico: “Il tradizionale conflitto tra destra e sinistra è stato battuto. Su questo ha ragione Marine Le Pen, la cui vittoria si deve proprio alla sua capacità di ricollocarsi a partire dal popolo. Per questo non regge più neanche il richiamo per i ballottaggi ai valori repubblicani che in altre occasioni ha compattato destra e sinistra contro il Front National”. Insomma non sarà riproponibile il patto socialisti-Ump per limitare l’avanzata dell’onda Blue Marine.

      “Marine Le Pen, a differenza del padre che considerava la Repubblica un tradimento, ha portato il partito dentro l’alveo dello Stato – spiega il direttore di “Alternative per il socialismo” – facendo percepire il Front un partito come gli altri. Anche l’elemento del razzismo è mutato, passando dall’elemento etnico al fatto economico. Il problema non è il colore della pelle ma che gli immigrati rubano il lavoro”.

      Infine una riflessione sul populismo: “Bisogna chiarire che il populismo è comunque una risposta alla domanda che viene dal basso della società, cioè da parte degli esclusi, da coloro che sono stati tagliati fuori dalle élite. Anche la sinistra se non riparte dal basso, non può più essere in grado di intercettare la domanda che viene dalle classi più deboli. Di recente uno studio del Fondo monetario internazionale si è posto la domanda: “La globalizzazione ha ridotto i salari ed espulso i lavoratori dal sistema produttivo?”. Qui conta il punto interrogativo. Il fatto stesso che il Fmi si ponga la domanda, significa che la questione è evidente. E racconta quello slittamento verso lo scontro tra chi comanda e chi sta sotto. Non sto dicendo che chi si pone il problema di rappresentare il basso della società, sia per forza populista. Sto dicendo che chiunque voglia, anche con altre risposte, proporre una critica e un’alternativa all’ordine esistente in Europa, non può che partire da qui”.

      Il link dell’intervista completa

      http://www.glialtrionline.it/2014/03/27/bertinotti-sulla-francia-ha-ragione-marine-le-pen-oggi-lo-scontro-e-tra-alto-e-basso-della-societa/

    12. Rodion scrive:

      Carissimo @Moralista, ho notato che GOD ha commentato il nostro dibattito e, questa volta, le “tirate di orecchie” se le è prese il sottoscritto.

      Ringrazio, comunque, per aver apprezzato il nostro desiderio di confrontarci su temi tanto attuali. Attuali vista la costituente che si appresta sovversiva a distruggere la più bella delle Carte costituzionali. (Che non è quella USA).

      Inviterei però a chiedere a colui, o coloro, che redigono i post sul sito ufficiale a non trattare con sufficienza il confronto. Non tanto perché non sanno chi si cela dietro ad un anonimo nick: ma quanto a chi si cela dietro a coloro che esprimono quel pensiero. Pensiero che, nei limiti delle attitudini dello scrivente, ha ben altro spessore di quello commentato.

      Il motivo del “formato” degli articoli l’ho spiegato: magari, con un po’ di voglia e un po’ di pazienza, anche chi tiene il sito può aggiungere qualcosa al suo sapere.

      Evidenzierei che alcuni commentatori non hanno avuto NESSUNA difficoltà nella lettura dei pezzi. E’vero, è cultura specifica, ma è il minimo necessario per affrontare questo momento storico.

      Ci sono dei pezzi ricchi di riferimenti e note da commentare, se si vuole: estrapolare un’affermazione (per di più pacifica e corretta nella comunità scientifica) da un commento informale non è né corretto né rispettoso.

      Ognitanto sarebbe necessario chiedersi se c’è da imparare qualcosa da chi, apparentemente, suona come una campana stonata.

      Con stima.

      • Rodion scrive:

        p.s.

        O la società multietnica funziona oppure esistono i ghetti, la discriminazione per razza e l’esclusione sociale in funzione della religione/cultura d’appartenenza. O una o l’altra.
        Un conto sono gli altri proclami, i manifesti, le ideologie e un conto è la prassi: WASP & niggers. Nell’ “Italietta” degli “Italioti”, eliminata la tragica esperienza fascista, la descriminazione razziale non è MAI esistita come fenomeno sociale. Era evidente poi che il paragone con la Russia era provocatorio proprio in quanto popolo che non ha mai conosciuto lo stato di diritto.

        La disattivazione dell’antica (convengo unica e gloriosa ** all’epoca **) Carta americana è stata semplice nell’epoca moderna: con le Carte costituzionali moderne, nate dall’antifascismo, è stato necessario l’euro. O no? O qualcuno ha la coscienza sporca?

        Prima di Parlare di Democrazia USA consiglio di confrontare i parametri (i numeri!) che vengono usati per quantificarla e qualificarla: speranza di vita, indice di Gini, percentuale di popolazione carceraria, stato delle carceri, pene capitali, possibilità di accesso all’istruzione superiore. Quindi ci si risponde alla domanda: ma è più simile alle socialdemocrazie europee o a Russia e Cina? I DATI sono pubblicamente disponibili.

        Se si capisse il perché, non ci sarebbe bisogno di spiegare perché Ventotene e Keynes sono mutualmente esclusivi. (Infatti Rossi, Spinelli, Einaudi e poi Pannella fino ai piddini eversivi erano e sono ANTIKEYNESIANI).

        Per capire è necessario avere una minima consapevolezza di quella proprietà dei processi cognitivi che Gadamer chiamava, appunto, “precomprensione”. E, in questo, un po’ di umiltà aiuta.

        • and scrive:

          Io temo che le elitè progressiste si sveglieranno di soprassalto quando vedranno che le contro mosse che avrebbero programmato non funzionano più.
          Provo a spiegarmi… [complottista mode on]

          Da anni circolano su internet e nei programmi spazzatura (voyager, mistero, canale focus ecc.) alcune “rivelazioni” esoteriche (suppongo, non ne capisco) che portano a rifiutare quello che sta accadendo ma spingono verso destra destra destra.

          es.
          http://www.youtube.com/watch?v=C8eSdAlz2qU
          Fine del dollaro programmata fin dal 2003 da attuarsi nel 2009 e salvato momentaneamente per il rotto della cuffia da Obama ma eccedendo nell’utilizzo stile mmt senza considerare il dilemma di triffin.
          http://www.roadtoroota.com/public/261.cfm

          Ora un nero alla casa bianca e una donna alla Fed potrebbero essere il miglior mezzo di propaganda per un Bush/o Ryan Paul.
          Suicidio di Bruto il 23 ottobre?
          http://it.wikipedia.org/wiki/Eclissi_solare_del_23_ottobre_2014

          Novelli nostradamus:
          http://it.wikipedia.org/wiki/John_Titor

          Scusate le cazzate ma qui in europa e in Italia (soprattutto) mi pare di vedere la fine di qualsiasi appiglio politico per idee di idee di “sinistra”.

          • and scrive:

            Laddove per sinistra io intendo Sapir & Bagnai.

            • Rodion scrive:

              Carissimo, già che mi citi il dilemma di Triffin siamo già amici. Bisognerebbe andarlo a spiegare a chi non ha ancora capito perché Bretton Woods ha fatto scendere la catena a Lord Keynes.

              Ti dico la verità: io non ho ancora capito se lo sono o lo fanno.

              Ma la cosa più tragica è l’impossibilità di capire CHI lo fa e chi lo è.

              • and scrive:

                Ah, sia chiaro che io ho solo un infarinatura generale ma cerco di portare puntini a chi potrebbe vedersi accendere una lampadina (o farsi una risata).

                A “sinistra” credo siano semplicemente inetti; a destra credo ci siano diversi progetti che si scontrano e che usano gli utili idioti delle opposizioni.

                Di fondo credo il problema per la comprensione sia il radicato paternalismo europeo che riduce sempre il tutto a visioni microeconomiche.

              • Rodion scrive:

                Abbiamo tutti “un’infarinatura generale” ma tra di noi ci si capisce perché facciamo riferimento agli stessi autori e condividiamo i medesimi valori socialdemocratici. E’ difficile confrontarsi “con chi sa di sapere” e “ci ha i valori” della sinistra liberale e internazionalista che si è fatta prendere per il naso dai vari Hayek come già Marx, (v. Cesaratto), si fece prendere in giro da Smith. E, guarda a caso, c’è sempre di mezzo l’ideologia internazionalista.

                Fintanto che non verremo seviziati come i Greci, i concetti a noi banali che citi:

                «paternalismo europeo»

                e riduzionismo a sistema «microeconomico» di modelli macroeconomici sui cui si fonda la scuola neoclassica,
                non entreranno in zucca a quelli di sta “sinistra liberale ed internazionalista che ha come modello i paesi anglosassoni liberalisti”.

                E qui ci si chiede di fronte a sto imbruttimento inumano: ma ci sono o ci fanno?

    Commenta


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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