untitledUn democrazia non è per davvero tale se non controlla con scrupolo maniacale l’operato delle classi dirigenti che esprime. Chi esercita il potere dovrebbe essere sottoposto al vaglio critico di una stampa libera e indipendente in misura proporzionale alla delicatezza dell’incarico pubblico che temporaneamente ricopre. In Italia vige invece un principio esattamente opposto. I potenti vengono in automatico dipinti come infallibili, tenaci e instancabili difensori dell’interesse pubblico, spesso insolentiti da sparuti e isolati provocatori blasfemi e nemici della giustizia. Il caso Napolitano, devastatore indefesso degli equilibri costituzionali, adorato per fede da una informazione genuflessa e meschina, ne rappresenta il più classico degli esempi. Ma c’è un uomo che, ancora più del nostro Presidente della Repubblica, gode di un trattamento giornalistico scandalosamente servile e ai limiti del grottesco: Mario Draghi, Venerabile Maestro a capo della Banca centrale europea, membro forte di quella famigerata Troika che ha seminato dappertutto negli ultimi anni terrore, miseria e morte. E’ singolare constatare come perfino solidi e prestigiosi pensatori del calibro di Krugman e Stiglitz, pur critici e severi nei confronti delle politiche dell’austerity applicate in Europa, subiscano il “fascino” del nostro Mario migliore, limitandosi perciò ad imitare quei preti di una volta  lesti nel condannare il peccato ma non il peccatore. Quale processo logico consigliava ad esempio a Krugman di esprimere “entusiasmo” per Mario Draghi ancora nell’Ottobre del 2012? (clicca per leggere). C’entrano qualcosa le appartenenze esoteriche che affratellano il nobel per l’economia statunitense al superburocrate italiano? (clicca per leggere). O basta la comune militanza all’interno di alcuni esclusivi consessi paramassonici come il “group of thirty” per spiegare la genesi di alcune incongruenti carinerie?  (clicca per leggere). Difficilmente incontrerete  mai un giornalista disposto ad approfondire simili spunti. Il profano deve infatti essere tenuto in un perenne stato di minorità mentale, proteso nella sterile contemplazione di tutto ciò che è inutile, distante mille miglia dalle dinamiche più segrete e inaccessibili. Questa è la regola generale. Ma tutte le regole tradiscono prima o poi il gusto dell’eccezione. Filippo Barone, giornalista libero e intelligente che collabora con il programma La Gabbia di Paragone, ha infatti infranto un tabù, permettendosi il lusso di chiedere lumi al Potentissimo Draghi circa le reali conseguenze provocate dall’utilizzo passato di alcuni strumenti finanziari complessi chiamati “derivati” (clicca per guardare). Draghi, oramai assuefattosi alle lodi a prescindere, intimamente convintosi di dover rendere conto del suo operato solo a Dio, accenna di rimando una breve risposta piccata e altera. Può farlo perché il ragionamento logico e razionale è stato di fatto da tempo espunto dal circuito mediatico cosiddetto mainstream. In caso contrario nessun politico o opinionista potrebbe ancora andare in giro a sostenere la necessità di proseguire le politiche del rigore per abbattere la montagna del debito, considerato che è oramai storicamente provato come l’esplosione del debito risulti essere proprio diretta ed innegabile conseguenza delle politiche dell’austerity. Allo stesso modo, non si capisce come possano stare assieme la violenta critica nei confronti dell’operato della Troika con la santificazione di chi, come Draghi per l’appunto, più di ogni altro ne incarna la fredda e lucida ferocia. Ma la maggior parte dei commentatori che a tempo perso frequenta i soliti paludati talk show rifugge la fatica del pensare, trovando ben più comodo ripetere indimostrate banalità che continuamente confermano la giustezza delle intuizioni di  Pavlov. Perfino un bravo giornalista come Marco Fratini, autore di importanti inchieste sulle malefatte delle banche, non riesce a spezzare le catene della mediocrità. “Se in questi anni difficili non avessimo avuto un italiano come Draghi alla guida della Bce le cose sarebbero potute andare molto peggio”, ha avuto l’impudenza di sostenere lo stesso Fratini, ospite a La Gabbia, sulla scia del dibattito apertosi a margine della mandata in onda del servizio di Barone prima richiamato. Ma davvero Fratini può pensare che un uomo a vocazione cosmopolita come Mario Draghi assuma decisioni, anche solo di importanza residuale, in funzione della sua supposta (molto supposta…) italianità? Siamo all’apoteosi dell’ingenuità. Draghi, così come Monti, Hollande, Barroso, Van Rompuy e compagnia, persegue una idea oligarchia e reazionaria della governance globale assolutamente impermeabile alla logiche tardo ottocentesche tanto care  a Fratini. Per aiutare Fratini nella comprensione di una simile ovvietà,  è utile ricorrere ad una metafora calcistica. Caro Fratini, ricordi l’Inter del triplete? Vinse tutto nonostante avesse un allenatore portoghese, un portiere brasiliano, un incursore argentino ed un bomber camerunense. Tutti appassionatamente cementati dall’obiettivo di centrare un risultato di squadra (senza compasso però). Qualcuno può pensare davvero che se Eto’o fosse nato a Casal Pusterlengo anziché a Nkongsamba “le cose per l’Inter sarebbero potute andare ancora meglio”? Nessuno credo. E lo stesso vale per Draghi, egregio Fratini, cittadino del mondo eccellente nell’arte della sottile dissimulazione.

    Francesco Maria Toscano

    8/05/2014

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. Sono d’accordo che stiamo vivendo la prima guerra europea economica e, di fatto, sono consapevole che è intento distruggere i conti correnti del popolo europeo, acciocché i medesimi si chinano in segno di sudditanza. D’altro canto umilmente chiedo quando si inizierà a disquisire di politica, di visione societaria, di assetto geopolitico europeo, giacché dopo il 25 maggio si dovrà attuare linee politiche e altresì amministrative per governare gli stati e l’europa intera.

    2. Ahhhh, caro maestro Francesco, è da diversi articoli che leggo la dicitura ” City Londinese” sta per caso bollendo un saporito minestrone a base di ” Riserve Indiane” tanto care alla estrema destra e destra ordinaria. Grazie di avermi insegnato il ” Pensiero Critico”.

    3. Enzina Sirianni scrive:

      Trovo sempre perfette queste descrizioni della gang criminale che decide per le nostre sorti nella gabbia dell’Ue. Sono gli apolidi degli interessi massonici e bancocratici, senza alcuna traccia della patria d’origine. Esangui, privi di qualsiasi scrupolo morale, cinici, indifferenti al bene e al male. Per restare a Drago, da qualche tempo va annunciando la possibilità di misure non convenzionali per contrastare la “bassa inflazione”, un’accorta litote per non chiamare le cose con il loro nome cioè, deflazione. Qualsiasi cosa abbia in mente, dopo le europee, in Italia soprattutto dove ancora c’è qualche ristorante pieno, ci si prepari a frustrate chiodate. Il fantoccio di Firenze eseguirà con inchino e smorfiette ebeti, senza battere ciglio.
      Ecco cosa ha dichiarato ieri il Drago a guardia del tesoro della Bce ( ossia Bundesbank) :
      La ripresa nell’Eurozona procede come da aspettative e l’inflazione, anche se destinata a restare bassa a lungo e seguita «solo da un graduale miglioramento», è «fermamente ancorata» sul medio e lungo termine.
      Gli Stati dell’Eurozona, ha aggiunto ancora Draghi, non devono mettere a rischio i progressi fin qui ottenuti con le riforme e la Bce «concorda con l’Ecofin» nel ritenere che «azioni decisive servono in quei Paesi che hanno squilibri eccessivi», come l’Italia.
      PERSEVERARE CON LE RIFORME. A chi gli chiedeva cosa deve fare il nostro Paese per accelerare la crescita, ha risposto: «Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, hanno fatto molte riforme strutturali e ora si vedono chiari segni di ripresa, quindi quelli dove la ripresa è in stallo devono perseverare con le riforme, che sono dolorose, ma non sembra esserci alternativa». ( fonte Lettera43)

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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