untitled(L’Onestà è sintesi equilibrata di passione ed intelletto: espressione soggettiva di quella realtà oggettiva che si chiama Verità. R.R.R.)

    Perché non si esclude che l’Europa, nel lungo periodo, possa evolvere in senso democratico sulla base di un processo finalisticamente migliore di quello che ha portato alla unità d’Italia.

    I.            Contrasti e contraddizioni, questa è l’armonia: complessità semplice1.

     Concittadine e concittadini, abbiamo cominciato ad analizzare questo presente che altro non è che un passato che non vuol passare, ponendoci l’obiettivo di capire le origini della patente disfatta di ciò che fu il mondo libero.

    Abbiamo affrontato il processo di mondializzazione come un processo che viene ricercato “tecnicamente”2 nello stesso modo da diverse forze mosse da spinte valoriali teoricamente contrapposte e, di fatto, abbracciate amorevolmente nel compiere il percorso. Il percorso internazionalista che dovrà portare ad un unico governo mondiale di tipo federativo e cosmopolita.3

    Questa contraddizione che non sembra stupire nessuno dal termine del secondo grande conflitto, è paludata da un’incredibile sovrastruttura cosmetizzante che si dota di un massiccio dispiegamento di mezzi per l’ingegneria sociale.

    Accettando così che l’epoca moderna sia stata redatta da Edward Bernays, si ritiene che gli occhi di George Orwell siano i migliori per leggerla.4

    Considerando come il trilemma “regime di cambi fissi”, “libera circolazione dei capitali finanziari” e “democrazia” permetta di verificare solo due assunti contemporaneamente5, ci siamo interrogati su una pietra miliare del percorso europeista verso la “Grande Democrazia”: il Manifesto di Ventotene. Abbiamo trovato rilevanti sementi di quella retorica liberale che porta in sé quell’humus tanto fertile per la gramigna liberoscambista.6

    Senza scomporci eccessivamente abbiamo constato che la “Grande Democrazia” della sinistra liberale non era altro che la trasposizione cosmetizzata della “Grande Societa” hayekiana.

    Con uno sforzo epistemologico che cercasse una coerenza interna tra la scienza della linguistica, della storia del pensiero economico, della macroeconomia, dell’analisi economica del diritto, e tra le scienze socio-antropologiche, geografiche ed etico-filosofiche, abbiamo palesato l’assoluta insussistenza di qualsiasi pretesa democratica come esito di un processo di destrutturazione degli assetti statuali e nazionali.7

    Siamo convenuti quindi alla constatazione che la retorica anti-particolarista e federalista nelle interdipendenze statuali e quella complementare anti-sezionalista e anti-sindacalista negli ordinamenti nazionali, propria dell’ideologia mondialista nelle sue varie sfumature social-cosmopolite e spinelliane, è funzionale de facto agli interessi oligarchici. L’esito di questa ideologia e dei suoi proseliti, porta inevitabilmente ad un (dis)ordine antisociale, per costruzione. Pericolo intuito dagli anti-liberisti come Lenin o la Luxemburg8 e opportunità intuita da Hayek e seguaci.

    Nella storia moderna sono stati numerosi i tentativi di arrivare ad un nuovo ordine europeo e mondiale, da Napoleone a Hitler tramite i loro potentissimi eserciti ma, come qualcuno opportunamente ricordava, gli stati nazionali possono essere conquistati con l’esercito o con il debito: lo strumento imperialista per eccellenza, fornito al più importante impero moderno che precedette quello USA, per gentil grazia del filosofo morale Adam Smith.

    (Già, l’imperialismo, quello che qualcuno vuol far passar per nazionalismo…)

    L’economia classica si fonda sul pensiero economico che propone un liberismo senza freni contestualizzato in quel pensiero filosofico chiamato liberalismo: sull’ampia trasversalità di questa filosofia che si sviluppa con l’illuminismo, si fonda quella che può essere definita doppia verità9.

    Data l’accezione assolutamente positiva del sostantivo “libertà”, lentamente, il pensiero economico liberista si inserisce viralmente sia nelle ideologie reazionarie sia in quelle progressiste, contestualmente al recepimento massivo della stessa filosofia liberale e libertaria nelle democrazie occidentali: ne consegue la negazione de facto degli intenti socialisti delle spinte sinceramente progressiste che vengono contagiate.

    In un contesto destatualizzato, la libertà dell’individuo non finisce fin tanto che l’individuo stesso ha il potere di comprimere quella di tutti gli altri. E diventa egli stesso stato. Il tiranno.

    Tiranno che, in questo giusnaturalismo desecolarizzato, esprime il suo governo divino, la teocrazia assoluta, tramite il Mercato che si trasforma in un’ossimorica natura artefatta, una Matrix governata da un Olimpo oligarchico occupato da Dei anaffettivi e spiritualmente drogati e deficienti. Strafatti di illusoria onnipotenza. Un incubo. L’incubo del contabile che porta necessariamente a privatizzare e a privare la libertà.

    Le ire di una natura mostruosa in cui le crisi, le carestie e le pestilenza, diventano ineluttabili come l’impotenza di contrastare la volontà degli invisibili esseri antropomorfi che si scatenano funesti dietro questi cataclismi. L’umanità odissea che dovrà sacrificare padri e figli come capretti per ottenere il pane quotidiano: pane che non sarà mai a sufficienza per tutti. Una distopia. La distopia.

    L’umanità sarà tecnicamente schiavizzata e lo Spirito dell’Uomo sarà definitivamente distrutto dalla schiavitù, dalle catene del vincolismo. La tecnica a servizio del demonio: vincoli valutari con la deflazione imposta dalla denazionalizzazione della moneta, vincoli alimentari con i sistemi di licenza degli OGM, brevetti che vincoleranno inamovibilmente farmaci, informazione e tutti i bisogni primari in funzione del controllo assoluto.

    Il tiranno si fa Dio. Un Dio morto.

    Morti governati da un morto. «Ma andatevene affanculo».

    Gli ORDO-hayekiani possono continuare a far marchette a Belzebù, per noi è necessario che si rifondi il socialismo democratico e universalizzando con un nuovo manifesto, rigorosamente open source e che vuole il contributo di tutti gli uomini di buona volontà perché sia mortatiumanamente e tecnicamente10 integerrimo, coerente, semplice e che possa fungere da guida programmatica nel tempo. Che possa, come la Carta del ’48, essere sottoposta adogmaticamente a correzione esclusivamente in positivo, piano d’azione pubblicamente disponibile e che sia di orientamento etico e operativo per affermare universalmente il cosmopolitismo e la globalizzazione dei valori fondanti l’Uomo e sezionare e localizzare capitale e mercato.

    Se, come affermava C. Mortati, il socialismo è condizione necessitata per l’affermazione democratica, ed essendo la soluzione federalistica intrinsecamente una soluzione antisocialista in quanto naturalmente liberoscambista e deflazionista, è oltremodo urgente predisporre un’alternativa internazionalistica al federalismo cosmopolita: T.I.N.A. è anch’essa figlia di Bernays.

    Dall’analisi proposta rimane evidente che le risorse culturali e valoriali non possono essere ricercate nella sinistra liberale, in quanto storicamente fallimentare tanto quanto quella collettivista, che per motivi “tecnico-ideologici” ha sublimato il medesimo esito autoritario. Ad iniziare dal paternalismo che vuole un nuovo ordine imposto dall’alto verso il basso.

    (Cari sognatori, risparmiateci la solita litania: «Ma noi si voleva11 un’Europa diversa da questa!». Se dal manifesto marxiano è nata l’URSS, da quello di Ventotene è nata, a maggior ragione, l’EURSS: rassegnatevi a F=ma, E=mc² e CAB=(X-M)+YN+TNC. Le leggi della natura non possono essere eluse ma, tramite la scienza, possono e devono essere tecnicamente gestite)

    Manifestiamo quindi una terza via internazionalista che passi dalla Democrazia per sostanziare universalmente i Diritti inalienabili dell’Uomo.

    MANIFESTO PER UNA DEMOCRAZIA PLANETARIA

    Preambolo12

    «Viviamo un tempo di profonde inquietudini ; un tempo in cui le lotte di liberazione che hanno fatto insorgere i popoli del mondo contro le strutture nazionali e internazionali dell’imperialismo rovesciando i sistemi coloniali sono un pallido ricordo; tempi di frustrazioni e di sconfitte, in cui le nuove forme di imperialismo si manifestano opprimendo e sfruttando i popoli che sembravano ormai affrancati dall’asservimento e dalla sofferenza sociale.

    L’imperialismo, in forza di meccanismi e di interventi perfidi o brutali, con la complicità di governi spesso da esso stesso imposti, è tornato a dominare quello che fu orgogliosamente chiamato il mondo libero.

    Attraverso l’intervento diretto o indiretto, utilizzando le società multinazionali, appoggiandosi sulla corruzione delle polizie locali, prestando il suo aiuto a regimi militari fondati sulla repressione poliziesca, la tortura e la distruzione fisica dei suoi avversari, servendosi di tutte le strutture e attività alle quali è stato dato il nome di neo-liberismo, l’imperialismo estende il suo controllo su gran parte dei popoli.

    In questa occasione ci troviamo a proclamare che tutti i popoli del mondo hanno pari diritto alla libertà: il diritto di liberarsi da qualsiasi ingerenza straniera e di darsi il governo da essi stessi scelto, il diritto di lottare per la loro liberazione, nel caso fossero in condizioni di dipendenza, il diritto di essere assistiti nella loro lotta dagli altri popoli. Convinti che il rispetto effettivo dei diritti dell’uomo implica il rispetto dei diritti dei popoli, abbiamo stabilito di riaffermare sostanzialmente la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli, adottata dagli uomini liberi il 4 luglio 1976, in Algeri.

    Che tutti coloro che nel mondo conducono, a volte con le armi in pugno, la grande lotta per la libertà di tutti i popoli trovino in questa dichiarazione la conferma della legittimità della loro lotta.»

    Assunta la Carta di Algeri del ’76 come suprema fonte di diritto internazionale, assunta la Costituzione italiana del ’48 come supremo modello di espressione democratica di potere costituente, si gettano le basi per un nuovo modello di cooperazione tra i popoli, da questo momento inderogabile per qualsiasi espressione di umanità che sia personalità giuridica tutelata dai Principi Universali: gli Uomini e i Popoli.

    Si respinge il principio individualistico e astrattamente egualitario che resta alla base del diritto “dell’uomo”, e si attribuisce quindi un ruolo giuridico ai popoli in quanto entità collettiva, che non necessariamente corrisponde a confini sanzionati dal diritto ma è radicata nella storia, e può agire come nuovo soggetto necessitato dalla sostanzializzazione di una democrazia globale.

    L’identità nazionale e culturale in cui di riflette indissolubilmente l’identità individuale viene universalmente valorizzata.

    Costruendo una proposta internazionalista fondata sulla Carta di Algeri, si individua nello Stato nazionale massima espressione giuridica in grado di tutelare i diritti inalienabili dell’Uomo e dei Popoli.

    Si rifiuta qualsiasi processo di integrazione di tipo federalista che non passi da una volontaria limitata cessione di sovranità nazionale così come sancito dall’art.11 Cost. assurto a modello universale nei rispettivi ordinamenti dei popoli che si autodeterminano democraticamente. Si rigetta qualsiasi forma di deregolamentazione degli scambi commerciali e finanziari; si individua nelle frontiere nazionali massima forma di controllo dei flussi dei fattori della produzione economica.

    Si trova quindi, nel rafforzamento dei principi per la prima volta sanciti in occasione della pace di Westfalia del 1648, la via irrinunciabile all’integrazione armonica e cooperativa dei popoli che trova obiettivo ultimo nella realizzazione della forma confederativa di popoli che si autodeterminano in Stati sovrani dotati di moderna costituzione socialdemocratica.

    L’obiettivo prioritario della cooperazione esterna rimane l’affermazione interna in cui i popoli, in funzione della propria Cultura, operano programmaticamente tenendo inderogabilmente conto che:

    «La democrazia non sogna uno Stato dove il conflitto sociale venga soppresso, dove lo scontro fra diverse parti politiche lasci il posto a una legge unica e immutabile; è consapevole che solo lasciando spazio al confronto, anche aspro, i diversi progetti di Stato e di società possono davvero misurarsi tra loro e tutti i gruppi sociali possono sperare di trovare piena cittadinanza.»

    Ovvero si respingono con forza istanze anti-sezionali e anti-sindacali per una lotta progressiva che non potrà avere altro obiettivo finalmente orientato ad affermare sostanzialmente che:

    «Tutti gli uomini avranno un giorno su questa terra pari e piena dignità sociale, saranno da tutti considerati fini e non strumenti del potere altrui.»

    Ricordando che:

    «La coscienza morale è una forma di diritto»

    Il processo confederativo planetario necessita un piano politico che dovrà seguire un ordine in cui i Paesi più influenti13 devono obbligatoriamente dotarsi di un moderno programma costituzionale (USA14 e UK sono stati attualmente il vulnus del mondo libero, permettendo alle organizzazioni sovranazionali di attaccare gli Stati nazionali socialdemocratici dall’esterno, a causa degli squilibri che essi stessi hanno creato e creano tramite il liberalismo concesso ai giganteschi cartelli economici che influenzano in modo determinante le rispettive istituzioni). Il sistema monetario internazionale dovrà essere obbligatoriamente ristabilito secondo un nuovo ordine sul modello proposto da J.M. Keynes a Bretton Woods.

    Nella confederazione potranno accedere solamente Stati nazionali che saranno dotati, in funzione delle peculiarità dei popoli che rappresentano, di una costituzione democratica.

    Il primo nucleo della confederazione planetaria non può che essere ricercato in Europa.

     

    PRINCIPI FONDAMENTALI

    Art. 1

    L’Europa è una Confederazione di Repubbliche democratiche, fondata sul lavoro.

    Art. 2

    La Confederazione delle Repubbliche riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

    Art. 3

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    E’ compito della Confederazione rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale dei Paesi confederati.

    Art. 4

    La Confederazione delle Repubbliche riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    Art. 5

    La Confederazione riconosce il diritto all’esistenza di ogni popolo e ne rispetta l’identità nazionale e culturale.

    Nessuno può essere sottoposto a condizioni di vita tali da compromettere l’identità o l’integrità del popolo a cui appartiene.

    Art. 6

    La Confederazione riconosce il diritto all’autodeterminazione politica: ogni popolo ha il diritto imprescrittibile e inalienabile all’autodeterminazione. Esso decide il proprio statuto politico in piena libertà e senza alcuna ingerenza esterna.

    Art. 7

    La Confederazione riconosce i diritti economici dei popoli: ogni popolo ha il diritto esclusivo sulle proprie ricchezze e risorse naturali. Esso ha il diritto di rientrarne in possesso se ne è stato spogliato e di recuperare gli indennizzi pagati ingiustamente.

    Poiché il progresso scientifico e tecnico fa parte del patrimonio comune all’umanità, ogni popolo ha il diritto di parteciparvi.

    Ogni popolo ha diritto a che il proprio lavoro sia valutato giustamente e che gli scambi internazionali avvengano a condizioni paritarie ed eque.

    Ogni popolo ha il diritto di darsi il sistema economico e sociale da lui stesso scelto e di perseguire la propria via di sviluppo economico in piena libertà e senza ingerenze esterne.

    I diritti economici sopra enunciati devono esercitarsi in uno spirito di solidarietà tra i popoli del mondo e tenendo conto dei loro rispettivi interessi. La Confederazione promuove e coordina un sistema di valute in grado di lasciare l’esercizio ottimale di politiche monetarie e fiscali all’interno delle singole Repubbliche confederate volte al più efficace perseguimento dei rispettivi programmi costituzionali.

    Art. 8

    La confederazione riconosce il diritto alla cultura: ogni popolo ha il diritto di parlare la propria lingua, di preservare e sviluppare la propria cultura, contribuendo così all’arricchimento della cultura dell’umanità.

    Ogni popolo ha diritto alle proprie ricchezze artistiche, storiche e culturali.

    Ogni popolo ha diritto a che non gli sia imposta una cultura ad esso estranea.

    Art. 9

    La confederazione riconosce il diritto all’ambiente e alle risorse comuni: ogni popolo ha diritto alla conservazione, alla protezione e al miglioramento del proprio ambiente.

    Ogni popolo ha diritto all’utilizzazione del patrimonio comune dell’umanità come l’alto mare, il fondo dei mari, lo spazio extraatmosferico.

    Nell’esercizio dei diritti sopra elencati, ogni popolo deve tenere conto della necessità di coordinare le esigenze del proprio sviluppo economico e quelle della solidarietà fra tutti i popoli della Confederazione e del mondo.

    Art. 10

    La confederazione riconosce i diritti delle minoranze: quando un popolo rappresenta una minoranza nell’ambito di uno stato, ha il diritto al rispetto della propria identità, delle tradizioni, della lingua, del patrimonio culturale.

    I membri della minoranza devono godere senza discriminazione degli stessi diritti che spettano agli altri cittadini e devono partecipare in condizioni di uguaglianza alla vita pubblica.

    L’esercizio di tali diritti deve realizzarsi nel rispetto degli interessi legittimi della comunità presa nel suo insieme e non può autorizzare lesioni dell’integrità territoriale e dell’unità politica dello stato, quando questo si comporti in conformità con tutti i principi enunciati nella presente Costituzione.

    Art. 11

    L’Europa ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; assicura che le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, sia in condizioni di parità tra gli altri Stati; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

    Art. 12

    La bandiera della Confederazione ha sfondo rosso e rappresenta le bandiere delle Repubbliche confederate disposte come da geografia delle rispettive sovranità territoriali.

    Art. 13

    Qualsiasi inosservanza delle disposizioni a tutela dei diritti dei popoli contenute nella presente Costituzione costituisce una trasgressione di obblighi verso la comunità internazionale tutta intera a cui la Confederazione appartiene.

    Ogni pregiudizio derivante dall’inosservanza delle disposizioni a tutela dei diritti dei popoli nella presente Costituzione deve essere integralmente riparato da parte di colui che l’ha provocato.

    Ogni arricchimento realizzato a detrimento di un popolo in violazione delle disposizioni della presente Costituzione esige la restituzione dei profitti ottenuti. Lo stesso vale per tutti i profitti eccessivi realizzati attraverso investimenti di origine straniera.

    Tutti i trattati, accordi o contratti non paritari, approvati in spregio dei diritti fondamentali dei popoli non possono produrre alcun effetto.

    Gli obblighi finanziari esterni divenuti eccessivi e insopportabili per i popoli cessano di essere esigibili.

    Le violazioni più gravi dei diritti fondamentali dei popoli, soprattutto il loro diritto all’esistenza, costituiscono crimini internazionali che comportano la responsabilità penale individuale dei loro autori.

    Ogni popolo i cui diritti fondamentali sono gravemente misconosciuti ha il diritto di farli valere soprattutto attraverso la lotta politica o sindacale e anche, in ultima istanza, attraverso il ricorso alla forza.

    I movimenti di liberazione devono poter accedere alle organizzazioni internazionali e i loro combattenti hanno diritto alla protezione del diritto umanitario di guerra.

    Il ristabilimento di diritti fondamentali di un popolo, quando essi sono gravemente misconosciuti, è un dovere che si impone a tutti i membri della Confederazione e della comunità internazionale.

    […]

    *** In onore ed eternamente grati a Lelio Basso ***

    The END…. e sia nuovo INIZIO, KOMENCANTE, начало…

    Rodion Romanovich Raskolnikov

     

    1Kandinsky, Wassily (1866-1944) – Ambiguità, 1939 (olio su tela), http://images.cdn.bridgemanart.com/api/1.0/image/600wm.XIR.7127810.7055475/184038.jpg

    Si metta in nota che il compagno e fratello Kandinsky, come già denunciato dagli alleati con il telefilm The Visitors, dimostra che il glorioso popolo slavo sia in realtà razza di origine aliena: la prova consiste nella documentata folgorazione artistica di Wassily dopo aver assistito ad un concerto dell’ORDO-compositore Arnold Schoenberg.

    2Tramite la destrutturazione degli assetti post-westfaliani per via federalistica; assetti inspiegabilmente imputati di promuovere aggressività bellicose.

    Le argomentazioni astoriche e paralogiche sostenute dai liberali, possono trovare interessantissime analisi anche per il ramo sinistrorso in: http://orizzonte48.blogspot.com/2014/04/storia-non-troppo-segreta-della-pace.html

    3http://www.ilmoralista.it/2014/02/17/2084-la-pace-e-guerra-la-schiavitu-e-liberta-la-forza-e-lignoranza/

    4http://www.ilmoralista.it/2014/02/28/2084-neolingua-bipensiero-e-precomprensione/

    5Cfr. Luciano Barra Caracciolo in “Euro e (o?) democrazia costituzionale

    6http://www.ilmoralista.it/2014/03/25/2084-bestie-di-ventotene/

    7http://www.ilmoralista.it/2014/04/04/2084-ue-room-101/

    8 «L’idea degli Stati Uniti d’Europa come condizione per la pace potrebbe a prima vista sembrare ad alcuni plausibile, ma a un esame più attento non ha nulla in comune con il metodo di analisi e con la concezione della socialdemocrazia. [...] noi abbiamo sempre sostenuto l’idea che i moderni stati, al pari delle altre strutture politiche, non siano prodotti artificiali di una fantasia creativa, come ad esempio il Ducato di Varsavia di napoleonica memoria, ma prodotti storici dello sviluppo economico. Ma qual è il fondamento economico alla base dell’idea di una federazione di stati europei? l’idea dell’Europa come unione economica, contraddice lo sviluppo capitalista per due ragioni. Innanzitutto perché esistono lotte concorrenziali e antagonismi estremamente violenti all’interno dell’Europa, fra gli stati capitalistici, e così sarà fino a quando questi ultimi continueranno ad esistere; in secondo luogo perché gli stati europei non potrebbero svilupparsi economicamente senza i paesi non europei.  [...] Nell’attuale scenario dello sviluppo del mercato mondiale e dell’economia mondiale, la concezione di un’Europa come un’unità economica isolata è uno sterile prodotto della mente umana. L’Europa non rappresenta una speciale unità economica all’interno dell’economia mondiale più di quanto non la rappresenti l’Asia o l’America.[...]», sintesi di Claudio Martini da https://www.marxists.org/italiano/luxembur/1911/utopia.htm

    9Nei paesi anglosassoni, freedom from, il sostantivo è orwellianamente univoco: “liberalism

    10«L’ordine dell’idee dee procedere secondo l’ordine delle cose. L’ordine delle cose umane procedette: che prima

    furono le selve, dopo i tugurj, quindi i villaggi, appresso le città, finalmente l’Accademie». Giambattista Vico

    11L’erba voglio non cresce neanche nel giardino di Altiero: https://www.youtube.com/watch?v=T-cA8SzMd4Q

    12http://youtu.be/2j9i_0yvt4w

    13Carl Schmitt ci ricordava già dagli anni’60 del ’900 che il Paese che avrebbe dovuto fare da motore trainante al processo di globalizzazione sarebbero dovuti essere gli Stati Uniti d’America

    14https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Filangieri

     

     

     

     

     

     

    Categorie: Politica

    13 Commenti

    1. Michele scrive:

      Visto che Rodion si sofferma sulla differenza fra “liberism” (termine che in inglese non esisteva, è stato importato dall’italiano e, se ho capito bene, corrisponde a “economic liberalism”) e “liberalism”, vorrei chiedere delucidazioni su un terzo termine “libertarianism”, che ho scoperto essere una scuola di pensiero fondata da tale Ayn Rand (autrice di Atlas Shrugged) nella prima metà del ’900. Ne ho letto i pensieri principali e mi è sembrata la giustificazione “sociale” del neoliberismo (questa scuola sembra essere stata finanziata dai Rotschield ed è stata abbracciata dai maggiori finanzieri globali, vedi Rockfeller Foundation con davanti la scultura dell’Atlante, tratta dal romanzo della Rand e rappresentante i grandi capitalisti che sostengono il mondo). Lumi?

      • Rodion scrive:

        @Michele

        Bravissmo Michele: il motto pannelliano sono LIBERALE, LIBERISTA e LIBERTARIO è un motto reazionario, anti-democratico e di estrema destra che, ad esempio, trova rivendicazione nei Tea-Party.

        Nell’essere LIBERTARIO è politicamente DE FACTO sottointesa tutta una mole di DISVALORI (vizi, etica negativa, ecc.) che vanno ad annientare i valori strutturali dell’Uomo.

        L’apologia delle droghe che esplode negli USA negli anni ’60 (con noti professori coinvolti, l’attacco della restaurazione parte sempre dal “contagiare viralmente” le Accademie) e che viene massificata nell’Europa degli anni ’70, è accompagnata dai “radicali”(è neolingua parlare di quelle “leggere”): il ’68 fu l’inizio della restaurazione: per la prima volta veniva usata l’ingenuità giovanile per affermare il LIBERTARIANISM, ovvero il non plus ultra della COSMESI REAZIONARIA: ovvero per la prima volta si rivendicavano i DIRITTI CIVILI in modo SUPPLEMENTARE a quelli SOCIALI e POLITICI. (Per caso Ernesto Rossi finisce proprio nei radicali…)

        Infatti a Parigi e Roma le rivendicazioni sessantottine, sotto le influenze del blocco sovietico, furono molto diverse e da quelle USA, più “cosmetiche”.

        Il “femminismo”, “l’aborto”, il “divorzio” sono DE FACTO stati un’arma di ingegneria sociale volta alla sgretolazione del nerbo etico ed identitario di cui è composta la “resistenza sociale” e la lotta nel conflitto redistributivo e per il controllo delle istituzioni politiche e sociali. Diritti che si sarebbero NATURALMENTE ottenuti con la progressività del programma costituzionale che avrebbe garantito l’effettività dei diritti sociali così come vuole l’art.3 comma 2 Cost. che è stato pià o meno esportato nella gran parte delle costituzioni antifasciste (…e come previsto da Keynes).

        (Questo è anche un motivo per cui l’amministrazione di Putin ha sfidato l’occidente con la questione dei diritti degli omosessuali: la Russia sta usando la strategia di SMASCHERARE la cosmesi nauseabonda in cui la SUPERCLASSE ATLANTICA di cui citi nomi importanti, legittima il suo impero disumano – ripeto “DISUMANO”: infatti costoro costituiscono fondazioni “FILANTROPICHE”)

        F.H. Hayek è l’idolo dei libertari.

        Questa è neo-lingua, caro Michele, la “doppia verità”: «La libertà è schiavitù»

        Sul liberismo, per noi italiani, non ci sono dubbi: liberismo = capitalismo sfrenato, a cui non si contrappone, quindi, il “comunismo” ma il “keynesismo”.

        Sull’essenza “liberale” ne ho trattati diversi aspetti: “freedom from” (dei reazionari) e “freedom to” (dei progressisti), le differenze e la loro relazione con la DEMOCRAZIA.

        E’ un discorso complesso, dove la “linguistica” diventa una disciplina dirimente per un processo di ermeneutica: non è un caso, poi, che da subito, nei primi post, ho citato Gadamer ed il concetto di “precomprensione”. (Infatti Spinelli cita esplicitamente Robbins per la costruzione federalistica dell’Europa e c’è chi si meraviglia che esista chi dubita dei valori keynesiani dell’esimio progressista: non basta dire sono “socialista” per essere socialista come non basta dire sono per la “libertà” per essere democraticamente “liberali”. Contano solo i FATTI e la SOSTANZA, che sia materiale o che sia spirituale)

        Siamo nell’era di Orwell.

        Comunque si potrebbe fare un bel post dove analizzare in modo sistematico la triade fake dei liber*ismi… che portano alla schiavitù di tutti tranne che di Essi.

    2. Pietro scrive:

      Sulle droghe il discorso è più complesso.
      Non esiste una generale massificazione indistinta negli anni ’70; l’eroina è stata diffusa allo scopo di distruggere i movimenti della sinistra sociale (a Roma se ne sa qualcosa) mentre la marijuana è qualcosa di molto semplice, molto tradizionale, che ha la funzione di socializzare e fantasticare, non certo di “aumentare la performance” o autodistruggersi.
      Quindi l’eroina dell’abbandono e dell’incoscienza è l’attacco dei “libertarians” al popolo che osa ritrovare la coscienza dei propri diritti e rivendicare il proprio diritto alla partecipazione politica.
      La cocaina invece è la droga “libertarian” per eccellenza perché “aumenta la performance” ed è intrinsecamente competitiva.

      Mettere tutto nello stesso calderone serve solo a confondere i termini del problema impedendosi di risolverlo.
      Liberalizzare tutto è sbagliatissimo esattamente come proibire tutto.

      Per di più si vendono senza alcuna limitazione alcool e sigarette che danno una dipendenza maggiore della marijuana per cui sarebbe opportuno riflettere sulle cose in una maniera meno approssimativa.

      In vita mia ho visto gente morire di cancro ai polmoni, alcolizzati con la cirrosi epatica, cocainomani e eroinomani che hanno distrutto sé stessi e le loro famiglie ma mai una sola persona che si sia rovinata per la marijuana.

      Poi non è che sia obbligatorio consumarla o che non si debbano prendere delle precauzioni per esempio durante l’esercizio di certe professioni ma si deve distinguere con attenzione il “libertarianismo” (l’acqua sporca) dalla “libertà” (il bambino).

      • Rodion scrive:

        @Pietro

        Negli USA, negli anni ’60, c’erano simpatici agenti della CIA conciati da hippie che vendevano l’LSD nei campus universitari. Fecero similmente anche in Europa e in Italia, con format personalizzati come vuole il marketing, a partire dal prezzo.

        Il discorso è effettivamente complesso ma non mi pare che cogli il punto, dal lato sociale.

        Infatti sembra che parli per esperienza personale e, sicuramente, non devi aver mai avuto a che fare con la letteratura medica, in particolare con la disciplina psichiatrica. Infatti citi esperienze di casistiche per danni “biologici”, non “psichiatrici”.

        La distinzione droghe “leggere” e “pesanti” non ha un gran senso in psichiatria: un farmaco con proprietà psicotrope rimane un farmaco con proprietà psicotrope e ogni suo uso salvo “prescrizione” è definito “abuso”. Ogni abuso può produrre danni a livello psicologico con una certa proporzionalità inversa rispetto all’età.

        I danni della cannabis a livello psichiatrico sono ben che documentati da decenni, come qualsiasi altro abuso di sostanze. (Non esiste “l’uso” di droghe: esiste solo l’abuso salvo prescrizione/norma/regolamento in materia)

        Inutile dire che l’impatto sociale della massificazione di comportamenti disvaloriali e sregolati è una piaga.

        Lo spinello non fa male al ragazzo tanto perché é cancerogeno: fa male soprattutto perché “attacca” il suo comportamento, il suo sistema di valori, ovvero le strategie comportamentali che vengono perseguite per il benessere e per il piacere.

        Lo stesso vale per l’alcool, piaga sociale da noi accettata in quanto l’uso rimane associato al consumo di alimenti, generalmente in modo sociale.

        La complessità dell’argomento nasce dalla scarsa conoscenza della materia psichiatrica e psicologica: i danni alla “salute fisica” son ben riconoscibili, quelli alla salute “mentale” lo sono molto meno. Ma l’impatto a livello sociale è terribile.

        Questo che sto facendo non è un discorso “morale”, tutt’altro, è un discorso di carattere MEDICO, COGNITIVO-COMPORTAMENTALE e SOCIOLOGICO.

        Il problema rimane sempre la “propaganda neolinguistica” che sterilizza la dialettica, anche riflessiva.

        Io sono liberista, liberalista e libertario anti-proibiuzionista: ma in che senso? In che senso per un Uomo che si ritiene “veramente” Libero?

        Nel senso che sono liberista come Keynes (cioè non sono comunista), nel senso che sono liberalista come un socialdemocratico figlio di Gunnar Myrdal (cioè le libertà sociali le cerco tramite la lotta per i diritti sociali), e sono un LIBERTARIO ANTIPROIBIZIONISTA nel senso che sono CONTRO alle liberalizzazioni di QUALSIASI TIPO di farmaco psicotropo, ma pretendo la REGOLAMENTAZIONE di tutto ciò che può essere commercializzato. Infatti il “proibizionismo” è una subdola forma di liberalizzazione “a tasse zero” in favore delle organizzazioni criminali che devono poi lavare il denaro sporco di sangue dalla suddetta “superclasse” che controlla il sistema bancario.

        Io sono un “vero” libertario perché SONO CONSAPEVOLE che ***SONO LE REGOLE A DONARE LA LIBERTA’***.

        E la mia sicurezza in queste asserzioni nasce dal fatto che NON sono mie opinioni, ma sono PACIFICI studi e analisi di discipline scientifiche: il proprio buon senso, quando c’è, non è comunque sufficiente per farsi un’opinione quando non si può accedere direttamente alle fonti: chi controlla i media di massa controlla l’informazione, chi controlla l’informazione controlla l’economia, chi controlla l’economia controlla ogni mezzo ad ogni nostro fine (cfr. F.A. Hayek)

    3. Già… perché uno stato non può essere libero dal potere economico e viceversa. E perché lo stato non può essere corporativo, Indi rappresentato dagli eletti con mandato dalle medesime corporazioni di appartenenza. A mio avviso uno stato condotto da democrazia partecipativa e concordato di non interferenza col potere economico-finanza.
      I tempi cambiano e le genti europee si sono erudite in merito e sono pronte a essere governate e non bighellonate. Stato un potere, economia-finanza un’altro potere, agli antipodi.

    4. Pietro scrive:

      Presumi un pochino troppo dalle tue qualità deduttive.
      Da parte mia deduco che non ti sei mai fatto una canna altrimenti non parleresti di danni psichiatrici.
      L’alcool negli USA è legato a un uso sociale ma nel senso che è una “piaga” sociale come lo è nel nord est italiano ad esempio.
      Il gioco provoca una dipendenza terribile ma le sale da slot machine e i casino sono legalissimi.

      Più che dirti che la marijuana presa con moderazione e non come i matti non provoca nessun problema medico, sociale, psichiatrico o altro e che se la fumi in quantità esagerate ti fa male come qualsiasi altra cosa non ti posso dire

      Per di più credi che la canna sia un’esperienza prettamente sensoriale ignorandone del tutto l’aspetto di profonda meditazione intellettuale ed emotiiva (cosa che non esiste nell’alcool che è solo sensoriale nell’atto del bere e di confuso abbassamento dei freni inibitori per un paio di ore dopo l’assunzione).
      La canna è ottima per divertirsi e per fare sesso ma non solo: tu prova a visitare il Louvre o il Prado dopo una fumata poi mi racconti.
      I postumi che nell’alool sono fastidiosissimi, nella marijuana sono sostanzialmente inesistenti.

      Che la cannabis “attacchi i valori morali” dei ragazzi poi è una tale assurdità cosí strampalata che davvero non ho argomenti per risponderti. Provala con tua moglie o con i tuoi amici ad Amsterdam dove è legale e capirai.
      Il problema è tutto nelle dosi e nella frequenza di assunzione; come in tutte le cose deve esserci un criterio.

      Hai una foga un po’ esagerata nel richiamarti alla “assoluta” necessità di regole e in generale nell’argomentare, soprattutto in considerazione dell’età che mi permetto deduttivamente di attribuirti, che dovrebbe essere quella in cui si comincia a prediligere la saggezza, il dubbio e la tolleranza.

      • Rodion scrive:

        @Pietro

        Continui a portare la “tua” esperienza: io faccio un discorso di tipo diverso.

        Non faccio nessuna “deduzione”, leggo opere divulgative di esperti in materia.

        http://www.ibs.it/code/9788879287111/ravera-furio/regole-manutenzione-della.html

        Forniscimi studi di psichiatri o di sociologici di egual livello che dimostrino che gruppi di adolescenti e giovani che fumano non hanno nessun tipo di impatto a livello psicologico-comportamentale-valoriale e mi rimetto immediatamente in discussione.

        Ti ripeto che non faccio un discorso morale. Anche la morfina presa con “moderazione” non fa male, che discorso è? Quando si parla di “abuso” è implicito che la moderazione non ci sia! Porta le tue considerazioni alle associazioni mediche, non me lo sono inventato.

        Amo il motto “Don’t drink & drive, but smoke & fly”. NON FACCIO UN DISCORSO MORALE.

        Anche qualche goccia di valium ogni tanto rilassa e “non fa niente”: ma se non me le prescrive il medico non le prendo…

        Non ho nulla contro i vizi: io ho i miei, non sono né bigotto né Gandhi.

        Ma qui si ragione di politica e normativa: anche le droghe leggere vanno regolamentate (come, appunto, in Olanda).

        • Rodion scrive:

          Voglio dire: io sono “libertario” perché difendo la tua libertà di sceglierti i tuoi “vizi”, anche se non li condivido.

          Un’altra cosa è il discorso che fai (che poi è quello mainstream da “centro sociale” filo-pannelliano, o no?): «No al proibizionismo perché la cannabis NON fa male»

          Quest’ultima argomentazione è smentita dalla comunità scientifica, quindi “falsa” e, inoltre, assolutamente scorrelata dal problema normativo-legalitario e politico.

          Si fa confusione e si crea quella inutile diatriba con i moralisti bigotti… insomma, le solite tesi ed antitesi che servono solo a bloccare il dibattito e a lasciare ingrassare i soliti noti e a lasciar morire in carcere dei ragazzi per un pezzo di fumo….

          • Pietro scrive:

            “Filo pannelliano” è un’altra deduzione sbagliata.

            Prima di tutto cito una tua frase.

            “le droghe leggere vanno regolamentate (come, appunto, in Olanda).”

            Ma in Olanda se hai 18 anni la puoi fumare quindi sei d’accordo con me; ovviamente non la può prendere un chirurgo prima di operare o un pilota prima di volare (come non possono bersi un paio di whisky durante le loro funzioni) ma può essere tranquillamente venduta e consumata in maniera responsabile.

            La cannabis fa male se se ne abusa ma in sè stessa non fa alcun danno.
            Se il ragazzino disperato di periferia se la prende a chili è ovvio che ne risentirà ma mi sembra un discorso senza senso.

            Ora non so bene di cosa stiamo discutendo; se tu stesso mi dici che va regolamentata come ad Amsterdam siamo perfettamente d’accordo, direi.

            Su eroina (ormai un po’ demodé) e soprattutto cocaina/sballi chimici il discorso è diversissimo.

            Sugli studi psichiatrici ti invito ad andare in Olanda e a provare di persona (se non ti senti sicuro fallo insieme a qualcuno che abbia un minimo di esperienza), poi capirai.

            • aleale scrive:

              Interessante dibattito. Credo che gli amici massoni, alchimisti e maghi su questo argomento potrebbero illuminarci una volta per tutte con qualche illuminante contributo.

              Segnalo fra le “droghe” 2.0, oltre al gioco d’azzardo, la pornografia e la sua libera diffusione sul web. Tema che varrebbe la pena approfondire per scopi, cause, effetti economici e sociali.

            • Rodion scrive:

              @Pietro

              Caro Pietro, tu condividi l’esito regolatorio, di depenalizzazione della distribuzione della cannabis: non i principi che muovono a proporlo.

              Infatti provvederei parallelamente a fare un discorso simile con cocaina, anfetamine ed oppiacei.

              Tu mi proponi di andare in Olanda a farmi una fumata con un “guru” e di gettare nel gabinetto decenni di studi di medici che si son visti morire tra le mani migliaia di ragazzi che hanno iniziato con un’innocua cannetta. Soprattutto lo fai senza considerare che son keynesiano: se c’è una domanda ci sarà anche un’offerta (e il mercato può essere o nero, o regolamentato). Ma vedi, nella mia famiglia la domanda ha un’offerta di tipo diverso: quando la vita è piena di quei valori fondanti lo spirito umano, i farmaci non sono richiesti se non come “eccezioni che confermano una regola”.

              La ludopatia, l’anoressia, le dipendenze da farmaci e qualsiasi comportamento compulsivo diventa patologico proprio perché logora le relazioni e incide sulla socialità.

              Non ho niente in contrario ad una allegra compagnia che si ubriaca, si fuma una canna, o si fa una partita a poker, ma NON SPINGERO’ MAI NESSUNO, né a drogarsi, né a giocare. Per lo stesso motivo percui non spingerò nessuno a guidare la moto senza casco. Allo stesso modo non prenderò mai in giro nessuno per l’aspetto fisico, in particolare le donne. Questa però è etica. La mia etica.

              Ti assicuro che ho inquadrato molto meglio il tuo profilo rispetto a quanto tu dimstri di averlo fatto con il tuo interlocutore.

              Mi spiace che non abbia suscitato altrettanto interesse la “proposta costituzionale”.

              QUANDO UOMINI E POPOLI VEDRANNO I PROPRI DIRITTI FONDAMENTALI RICONOSCIUTI, E L’UOMO, INTESO COME SOCIETÀ UNIVERSALE, SI SARÀ DATO UN SISTEMA DI GOVERNO CHE LO VEDRÀ TRASCENDERE DALLO STATO BESTIALE, NESSUNO CERCHERÀ FACILE RIFUGIO NELL’EBBREZZA SE NON IN QUEI CONTESTI ECCEZIONALI CHE DIMOSTRANO L’IMMUTABILE LEGGE DELLA NATURA UMANA, CHE È TALE PROPRIO PERCHÈ VIVA. AD ORA, E PER QUELLO CHE POSSIAMO SAPERE, SOLO LA MORTE RENDE INCORRUTTIBILE L’ANIMA.

              • Pietro scrive:

                Rodion, va bene così.

                Certo che se poi mi scrivi addirittura in maiuscolo

                “NESSUNO CERCHERÀ FACILE RIFUGIO NELL’EBBREZZA”…

                Rodion abbi pazienza, non c’entra niente l’ “ebbrezza”; non sai nemmno di cosa parli eppure sei pieno di regole, prescrizioni, principi, scrivi della

                “morte che rende incorruttibile l’anima”

                che, capisci bene, è una questione un pelino fuori contesto e se l’hai tirata fuori avrai i tuoi motivi…

                P.S.: Scusate vorrei precisare sennò passo per uno strafatto che, come dice Rodion, “non ha trasceso lo stato bestiale”: ne consumo pochissima essendo ormai non più giovanissimo, mediamente negli ultimi dieci anni meno di tre volte l’anno delle quali solo una in Italia.
                Saluti.

              • Rodion scrive:

                :o)

                Volevo solo evidenziare l’argomento meno OT…

                Parafrasando si intendeva che una volta date tutte le libertà individuali e sociali, anche il tipo di “domanda” cambia.

                Il “libero arbitrio” si esprime nella libertà di poter “sbagliare”. (Non è che chi sbagli è una bestia! Dico proprio il contrario! :oD )

                Si può assumere che una scelta sia definibile “sbagliata” se va a degradare la qualità della vita nostra e della comunità di riferimento. Quando i programmi costituzionali rendono sostanziali i diritti fodamentali, si innesta un circolo virtuoso percui “per spontanea convenienza” certe scelte non vengono fatte neanche nel caso in cui non ci siano particolari restrizioni. (Cioè viene acquisito un valore).

                Ma poiché il “peccato” è proprio del “libero arbitrio” che è massima espressione di umanità, è da viversi laicamente e senza oscurantismi morali. L’istinto godereccio (l’ebbrezza) fa parte della vita e la completa.

                Infatti solo i morti non “peccano”…

                Questo, dal mio punto di vista, è essere “libertari” in un ordinamento democratico: ovvero l’opposto di quanto sostenuto da radicali, neoradicali ed estreme destre tea-party”.

                Quindi le libertà individuali si ottengono tramite gli ordinamenti che garantiscono i diritti sociali, come vogliono le Costituzioni moderne, partecipative (freedom to). “Tramite”, NON “indipendentemente a” come in USA o in UK (paesi “freedom from”).

                Infatti questa vulnerabilità culturale ed ordinamentale è stata pienamente sfruttata per la restaurazione: involuzione che la “social force behind the authority” che ci opprime, comporta lo stravolgimento della nostra Costituzione “stalinista e keynesiana” per averne una magnificamente “libertaria e hayekiana”…

                L’euro è funzionale a questo processo (tranne che, ovviamente, per l’eccezione inglese): quando l’omologazione sarà arrivata al bieco standard americano, (con tutti gli elementi peggiorativi che spettano, però, alle colonie) saremo pronti per l’anchluss con gli USA tramite la Germania: è ovvio che la Merkel (nipotina di Bismark) è geopoliticamente attratta da Putin, ma l’Impero decadente, che vuole il TTIP, non lo permetterà mai. Piuttosto fa colpi di stato in tutta Europa, altro che Ucraina!

                Poiché le moderne carte costituzionali sono il prodotto dell’intero progresso umano di un popolo, e l’euro è lo strumento tecnico usato per scardinarle, è evidente che la lotta contro la “moneta unica” è capitale.

                Poiché l’imposizione di cessione di sovranità in capo ad un (per di più inattuabile) processo federativo, comporta inevitabilmente la sottrazione dei diritti inalienabili di uomini e popoli, si propone un processo di tipo confederativo che rifiuti i principi dei trattati internazionali che cristallizzano gli squilibri ed i rapporti di forza già in essere (espressione del motivo per cui una Costituente di tipo “federativo” non può avvenire tra popoli culturalmente troppo eterogenei).

                Si propone quindi un processo confederativo in cui vengano sanciti i “diritti fondamentali dei popoli” e che sia in armonia con le rispettive costituzioni nazionali, che rimarrebbero e ne sarebbero valorizzate.

                La pacificazione verrebba quindi garantita dall’unificazione della difesa, ecc…

                In questo modo garantisco la tua libertà di “libertino” :o)

                A parte dei cattivi consigli, ti ringrazio per il confronto.

                (È vero, non bevo e non fumo, ma ti assicuro che mangio come un T-REX… ce l’ho anche io il mio posto nei gironi danteschi)

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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