imagesVi siete mai chiesti qual è la vera causa dell’involuzione in atto che condanna gli europei ad un futuro di stenti ed incertezza? I media di regime ci propongono le solite stantie parole d’ordine: competitività e lotta agli sprechi in testa. In realtà la partita è  più complessa. Da molti anni a questa parte è in corso un processo di privatizzazione della governance globale che determina a cascata tutte le storture che quotidianamente ci affliggono. I mercati dei capitali privati sono divenuti misura di tutte le cose, e la politica, ridotta al ruolo di misera ancella, deve limitarsi a garantire riforme “attraenti” agli occhi dei magnati della finanza globale, ovvero: bassi salari, niente regole e niente diritti. Non a caso Renzi, nel mostrare bovino entusiasmo circa l’imminente ripresa del “sistema Italia”, si bea del possibile ritorno nel Belpaese degli “investitori stranieri”. Roba da prenderlo a schiaffi. Se questa analisi è vera, ed è vera, qual è la quindi la ricetta giusta per rimettere il Paese in carreggiata? Quella che propone un totale ribaltamento del paradigma dominante. La politica dovrà perciò al più presto riappropriarsi del primato che le spetta, costringendo quindi i mercati ad operare in piena libertà, ma all’interno di una cornice di regole che tenga in maggior conto l’interesse generale anziché il capriccio particolare. Qual è il primo passo per realizzare in concreto una svolta nella direzione appena indicata? Quello destinato a porre nuovamente le Banche Centrali sotto il diretto controllo di poteri democraticamente eletti. Nessun governo può infatti predisporre una politica macroeconomica per lo sviluppo e l’occupazione se tenuto continuamente sotto ricatto da una aristocrazia finanziaria che palesa fortissimi istinti oligarchici e reazionari. Altrimenti il rischio è quello di tornare al feudalesimo, quando le solite case regnanti si spartivano i diversi territori d’Europa alla continua ricerca di equilibri di potere che si consumavano sopra la testa di una massa inerme di sudditi esclusi dai processi decisionali. Questa è la vera posta in gioco, ed è bene che ognuno di voi ne tenga conto prima di esprimere una preferenza nell’urna. A questo punto, finita la lunga premessa, vi invito a guardare la realtà italiana con le lenti appena proposte. Noterete di sicuro la presenza sulla scena di un manipolo di partiti di governo, orwellianamente definiti “responsabili”, controllati da uomini che servono interessi privatissimi pur rivestendo incarichi pubblici. Noterete poi l’impetuosa crescita di una partito, falsamente bollato come “anti-sistema”, che tradisce a ben vedere molti elementi di continuità rispetto all’esistente. Prevengo l’automatica indignazione grillina precisando anticipatamente i confini del mio ragionamento. E’ meglio votare 5 Stelle piuttosto che  accordare consenso ai vecchi partiti, Pd in testa, che hanno materialmente consumato un nuovo Olocausto in danno delle fasce più povere del popolo europeo. Siete contenti cari grillini? Basta questa puntualizzazione per scansare l’accusa di essere un infiltrato renziano? Spero di si. In ogni caso, assodata tale macroscopica ovvietà, proverò adesso a spiegare le ragioni che mi inducono a dubitare circa l’effettiva portata “palingenetica” del verbo veicolato dall’ex comico genovese. Per prima cosa, vi prego di abbandonare le estreme semplificazioni. Il potere è un gioco troppo sottile per essere compreso da chi è abituato a tagliare i fenomeni con l’accetta. Quindi iniziamo con il separare le posizioni. Il Movimento 5 Stelle non è un monolite, ma una realtà politicamente composita che ospita al proprio interno figure che palesano personalità certamente differenti. Dentro la galassia grillina, perciò, come è di solare evidenza a tutti quelli che non hanno due fette di San Daniele sugli occhi, si stagliano in prevalenza i diversi carismi di Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio. Mentre il ruolo di Grillo è però chiaro, istrionico Front office formidabile nel catalizzare consensi, quello rivestito dall’enigmatico Casaleggio risulta indubbiamente di più difficile interpretazione. Perché Casaleggio, pur non essendo mai stato votato da nessuno, né all’interno né all’esterno del Movimento, ricopre un ruolo così determinante nella formazione dell’indirizzo politico del Movimento 5 Stelle? Quali mondi garantisce la presenza nella cabina di comando di un simile elemento? In mancanza di certezze sul punto, nella speranza che dalle parti di Grande Oriente Democratico vogliano presto fornire eventuali approfondimenti nel merito, non rimane che provare ad intuire una risposta incerta partendo da un dato certo: la proposta macroeconomica di Casaleggio è chiaramente speculare a quella dei pappagalli di regime al servizio della massoneria reazionaria globale. Lo si evince sia dalla rilettura di una recente intervista concessa dal guru riccioluto al Fatto Quotidiano (clicca per leggere), sia dalla strampalata risposta biascicata ieri dallo stesso Casaleggio intervistato da Lucia Annunziata (clicca per guardare).Migliorare la competitività delle nostre piccole e medie imprese”, questa la soluzione individuata da Casaleggio per uscire dalla crisi, in perfetta continuità quindi con le analisi dei vari Merkel, Renzi, Schulz e Napolitano. Fate attenzione, Casaleggio non propone un nuovo New Deal, non chiede ai mercati di fare un passo indietro, non condanna le politiche affamanti dell’austerità. No, niente di tutto questo. Casaleggio legittima invece la versione cara alla tecnocrazia al potere, quella che di fatto colpevolizza i Paesi poveri, rimasti indietro nell’era della globalizzazione perché incapaci di competere con il resto del mondo. Evidentemente mentre Grillo parla al popolo, Casaleggio parla a qualcun altro. Sarebbe utile capire “a chi”. Se il paragone tra Hitler e Grillo è francamente meschino e fuori luogo, l’ironia infatti mal si associa col fanatismo assassino, quello tra Casaleggio e Schacht, già ministro dell’economia della Germania nazionalsocialista, nonché garante degli interessi della speculazione finanziaria al tempo del terzo Reich, potrebbe non essere poi così azzardato.

    Francesco Maria Toscano

    19/05/2014

    Categorie: Politica

    17 Commenti

    1. davide scrive:

      l’unico partito che propone un superamento dell’attuale paradigma economico è Tsipras

      • Weininger885 scrive:

        Con la Spinelli che vuole mantenere la libera circolazione dei capitali. Ma che vi siete fumati?

        • davide scrive:

          ma perchè come dovrebbe essere la circolazione dei capitali? ti ricordo che siamo in un mondo globalizzato…

          • Le baron de Cantel scrive:

            Davide, da quello che dice è giusto che Lei voti Tsipras, continui così…
            i banchieri Le saranno grati…

            • davide scrive:

              da quello invece che dite voi due dovremmo tornare a quando c’erano le frontiere poichè se togliamo la libera circolazione dei capitali allora di conseguenza anche le merci e le persone non saranno libere di circolare…diversamente non si capisce perchè questi ultimi due si mentre i capitali no??? per il resto su questo sito si trovano articoli che spiegano bene come ritornare alla lira non significa nulla, ma è solo propaganda…cmq sarebbe bello sapere per chi uno deve votare al fine di fare un torto ai banchieri, anche se già immagino la risposta cioè per il m5s…

              • inlibertàpensieri scrive:

                ma dove sta scritto che devo permettere all’immondizia (eh sì , perchè quello è il destino di praticamente tutto , sopratutto se prodotto con la miope logica attuale della competizione) di tutto il mondo e di tutte le genti di scaricarsi sulla terra che oggi calpesto e che domani chissà ? Ma la vogliamo smettere con questa idea che tutto è lecito purchè “legale” (a corso) ?

              • Gianluca scrive:

                Quanto è bella la libera circolazione dei capitali e delle merci! Bellissima! Costringere milioni di persone ad emigrare per via della delocalizzazione! Gli economisti la chiamano “libera circolazione dei fattori produttivi”, ignorando che non è una scelta ma un obbligo, per sopravvivere, per tanti di noi. Avete idea dei costi umani ed economici almeno? Senza un papino che vi aiuta? Schiavi della sola logica del profitto, alla base dell’ideologia liberoscambista!
                Bravi, continuate così. Pinochettiani travestiti da sinistra fintamente buonista e ingenua.

              • davide scrive:

                per non essere ipocrita dovresti dire che per realizzare quello che dici dovremmo uscire dal wto e da tutte le organizzazioni internazionali…o forse vuoi far credere che possiamo limitare la circolazione delle merci e dei capitali in italia senza che ci siano ripercussioni per i prodotti di casa nostra…come al solito la sparate grossa per far colpo ma non raccontate tutta la verità…

    2. marco f scrive:

      Centro!

    3. Nel leggere codesto articolo, balza alla mente il progetto Gaia e l’intervista su Panorama e altresì il rapporto con Di Bernardo; Dignity! Ombre, eccessive ombre e, di fatto, attendo notizie da Gran Oriente Democratico.

    4. Baldo 79 scrive:

      Un piccolo appunto:
      la competitività non è unicamente legata alla politica di riduzione del costo del lavoro agendo sul fattore umano. Il Sig. Casaleggio fa seguire alla parola “competitività” l’indicazione “soprattutto nell’innovazione” essendone questo uno dei fattori determinanti.
      Ritengo comunque insoddisfacente la sua risposta in quanto troppo generica ed inutile la domanda in quanto posta alla fine di un programma molto limitato nel tempo. Attendo comunque gli sviluppi sperando che GOD possa aiutare a chiarire alcune delle ombre che aleggiano su questo personaggio.

    5. gio scrive:

      più sento le boiate del duo casaleggio-grillo, più penso che siamo nella merda (il 25% degli italiani voterà un movimento che dice tutto e il contrario di tutto e che non ha posizione netta su niente)

    6. GLS scrive:

      Anche se un po’ out of thread, ma ricollegandomi ai post del Moralista di queste ultime settimane, ecco oggi sul blog di grillo un’ulteriore conferma di quanto alcuni di noi andavano dicendo, ovvero che i tagli di spesa pubblica enunciati talvolta da taluni esponenti del M5S, non ultimo da Casaleggio stesso, sono da ricondurre al concetto di taglio agli sprechi e non alla spesa ad investimento. Spreco = denaro non finalizzato alla piena occupazione ma all’arricchimento di minoranze che non creano tutti i posti di lavoro che potrebbero essere creati o, più banalmente in un regime di limiti di spesa, indirizzati ad ambiti non prioritari, non vitali. Al contrario, da quanto ho sempre sentito dire dal M5S c’è la piena volontà di spendere meglio e di più come indicato in questo stralcio del post di oggi sul blog di Grillo: “Il Movimento 5 Stelle si propone, invece, di lanciare un poderoso piano di investimento nazionale nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica, che potrebbe, oltretutto, assorbire una considerevole porzione di giovani laureati disoccupati. E per farlo è necessario mettere a disposizione risorse finanziarie sul territorio, per il territorio, da gestire localmente.”. Questa è una delle innumerevoi esternazioni che ho sentito più volte completamente in controtendenza con l’interpretazione che è stata spesso data in questo blog. A questo punto se era lecito non trascurare certe affermazioni credo sia altrettanto opportuno non trascurare questa. A livello statistico sono certo che hanno sempre prevalso questo tipo di affermazioni e non il contrario che spero sia semplicemente ascrivibile a frasi poco precise o infelici nell’uso dei termini e accolte con un’eccessivo pregiudizio o un’eccessiva diffidenza che è stata coltivata in noi con tanta cura grazie alle nefandezze, alle incoerenze e alle ipocrisie a cui la politica italiana da vecchia data ci ha abituati.

      • davide scrive:

        ma con quale metro si stabilisce quando è spreco e quando non lo è??? come al solito parole grosse ed evocative che però non indicano in concreto come si attuano le decisioni…per carità quello che propongono va bene però non tutti sarebbero in grado di trovare lavoro in quei settori poichè si tratta di ambiti dove sono richieste alte specializzazioni…

    7. Gianluca scrive:

      @davide scrive:
      20 maggio 2014 alle 14:32

      Ma quante ne sparate? Usciamo pure dal mediterraneo? Secondo te non esistono i dazi e le monete nazionali per proteggere l’occupazione in altri paesi?! Qui a spararla GROSSA sei tu! Il solito terrorusta disinformato! Non ho mica detto di abolire il capitalismo!

      • davide scrive:

        scusa avrò capito male, ma se metti i dazi stai tranquillo che anche gli altri paesi faranno altrettanto…poi riguardo le monete nazionali leggiti l’articolo di toscano che spiega come ritornare alle monete nazionali non significa nulla se non si cambiano le politiche economiche….semmai disinformato sarai tu…

    8. Gianluca scrive:

      Ormai siete come Monti: è tutto ineluttabile e immutabile. Reazionari Pinochettiani nel midollo.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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