imagesL’ex premier Mario Monti, ospite ad Agorà su Rai Tre, ha spiegato come il governo Renzi si ponga su un piano di sostanziale continuità con le politiche già predisposte nei mesi in cui dominava la scena il professore bocconiano: “Rigore dei conti e riforme strutturali continuano ad essere i pilastri imprescindibili dell’azione di governo”, nota correttamente Monti (clicca per leggere). Certo, mentre il bocconiano, per sua stessa ammissione, non era in grado  di “coagulare consenso”,  il mattatore fiorentino ha già dimostrato di essere un formidabile catalizzatore di attese messianiche e fatue speranze. L’ex presidente europeo della Trilateral dice la verità, non è possibile scorgere reali differenze tra l’agenda politica del fu Monti e quella predisposta dal giovin Rottamatore fiorentino. La sostanza è identica, cambia però radicalmente il modo di veicolare gli stessi contenuti. L’elemento suggestivo e irrazionale, infatti, domina ancora oggi la politica, premiando a dismisura qualsiasi impostore bravo nel trasformare in apparenti verità alcune pacchiane menzogne. Chi, come me, ingenuamente sperava che gli italiani riconoscessero in automatico il bluff  incarnato dal successore di Enrico Letta, si è amaramente ricreduto leggendo i risultati delle elezioni europee. L’italiano medio, avvelenato da anni di cattiva e subdola informazione, non può cogliere le vere cause di una crisi che si trascina oramai da parecchi anni. Il pensiero unico neoliberista non ammette deroghe, obbligando le diverse forze politiche a confrontarsi su un piano minimalista e casareccio. Terreno ideale per un prestigiatore incolto come Renzi, interprete brillante di un giovanilismo fine a stesso che miete ad ogni latitudine molte vittime. E’ in atto una privatizzazione della governance europea che trasforma la democrazia in plutocrazia. Il mercato decide quali popoli vivono e quali muoiono. Il mercato decide quali Paesi possono finanziare la propria spesa a tassi sostenibili. Il mercato decide infine dove fare affluire i capitali privati, privilegiando sempre i Paesi che non riconoscono diritti ai salariati. Questo paradigma va ribaltato. Lo Stato dovrebbe decidere in autonomia come orientare le politiche economiche interne. Lo Stato, possessore di una moneta sovrana, dovrebbe poter finanziare direttamente la propria spesa. Lo Stato dovrebbe, infine, consentire la libera circolazione dei capitali solo all’interno di un quadro normativo che renda la libertà di movimento compatibile con l’interesse generale. Renzi vi sembra l’uomo giusto per avviare su scala continentale una simile rivoluzione copernicana? Non facciamo ridere. Di fronte allo sfacelo provocato da alcuni burocrati selezionati e pasciuti dal “denaro organizzato” (F. D. Roosevelt, cit.), riemerge prepotente la tentazione nazionalista. Il grande successo del Front National di madame Le Pen ne costituisce la prova più evidente. Non vorrei però che si confondessero i piani. Nel dettaglio, per essere più preciso, non vorrei che si confondesse il contenitore con il contenuto. Dato per scontato che il dominio del “denaro organizzato” è possibile solo in assenza di potere pubblici autorevoli e  riconosciuti, a nessuno sfugge la necessità storica di ricalibrare subito i rapporti di forza tra politica ed economia. La politica, infatti, deve al più presto riappropriarsi del primato che le spetta. Come si traduce in concreto tale auspicio? Con il rafforzamento della democrazia rappresentativa, l’abbandono di suggestioni tecnocratiche e la cancellazione di alcune strutture comunitarie che esercitano un potere di indirizzo politico esteso anche in assenza di mandato democratico (pensate alla Bce di Draghi per esempio). La scelta di Renzi di impedire l’elezione democratica del senatori si pone quindi su un piano decisamente sbagliato. Un potere pubblico così concepito comporta necessariamente il ritorno alle singole identità nazionali? Non credo. Paradossalmente, sarebbe molto più semplice trasformare in senso democratico l’attuale struttura comunitaria anziché smantellarla in preda alla nostalgia. Invece, nel caso in cui la Ue si rifiutasse di evolvere in senso democratico, paralizzata da veti esperiti da personaggi di infimo livello come Schauble, la riscoperta del patriottismo finirebbe col rivelarsi una ineludibile necessità storica. Il futuro politico della Le Pen, per concludere, è strettamente connesso alla strada che l’Europa intenderà intraprendere. La difesa dell’esistente determinerà il prossimo trionfo di partiti come il Front National, mentre la costituzione degli Stati Uniti d’Europa, guidati in prospettiva da rappresentanti direttamente eletti dal popolo sovrano, svuoterà sul nascere ogni tentazione passatista. Il momento delle scelte è arrivato.

    Francesco Maria Toscano

    29/05/2014

    Categorie: Editoriale

    53 Commenti

    1. 8 sttembre 1943 scrive:

      ottimo articolo, come sempre. faccio una semplice domanda. “e se avesse ragione Lui?”, o meglio, se davvero Renzi riuscisse nella rivoluzione copernicana che tu hai espresso?. L’euro, per richiamare Zezza ed altri è uno strumento di lotta di classe in mano al neoliberismo, e quindi “deve ” essere salvato; quindi la salvezza sarà a discrezione di chi è entro il mercato, magari con allentamento dei vincoli previsti sai trattati, magari con trasferimento dal centro alla periferia (piigs) come in una Oca, e quindi in buona sostamza per nn segare il ramo sul quale la Germania è saldamente seduta. Se qs scenario si verificasse sarebbe una concessione da parte del blocco eurista oppure un atto imposto da parte di renzi e dei paesi che a lui si legano? in ogni caso il risultato sarebbe uno, e quindi il merito sarebbe iscritto al premier italiano. quindi se davvero accadesse…..

      • marcobaldi scrive:

        1) non accadra’
        2) se anche accadesse non farà che rimandare e “ricaricare” il redde rationem dell’ euro. E sarebbe ancora peggio di oggi!Quindi se davvero accadesse il suo merito diverrebbe il SUO demerito nel giro di pochi anni (se non mesi)e la pensilina di Ple Loreto aspeterebbe a lui….

      • ampul scrive:

        Perdonami… Ma stai scherzando? Renzi non sta facendo nessuna rivoluzione copernicana, sta solo cercando di mantenere la sua posizione di forza dando alle persone esattamente quello che le persone in questo momento vogliono…

        La rivoluzione copernicana sarà nella sua carriera semmai!

      • and scrive:

        Il massimo che si potrà ottenere sarà un sussidio federale (alla zingales friedman ecc) che all’apparenza è una manovra progressista, in realtà è solo un autosostentamento dell’apparato industriale imperiale che impedendo alla periferia di trattenere liquidità per accrescere il proprio potenziale, ne risucchia invece le energie umane più valide.
        E’ un aspirapolvere a ciclo continuo, produce di più, soppianta le produzioni periferiche (anche con leggi ad hoc, vedi caso latte greco), le compra le smantella, e da una mancia alla plebe per continuare a comprare le sue merci, nel frattempo alletta i migliori nel suo castello.

    2. marcobaldi scrive:

      Francesco. L’ Europa Unita politicamente e democratica è impossibile!
      Sono 4 anni che lo dico.

      E non è nemmeno MAI stata pensata “l’ europa democratica” proprio perché IMPOSSIBILE.
      Basta leggersi il “mitico” manifesto di Ventotene!

      • Caro Marcobaldi, inizia a leggerlo tu, che non l’hai evidentemente mai letto, il Manifesto di Ventotene…
        Poi, dopo che l’avrai letto (o riletto, qualora la prima volta che l’avevi sfogliato eri ubriaco o in stato di sonnambulismo…),se non sarai stato in grado di assimilarlo per gravi limiti di comprendonio, fattelo spiegare da qualcuno di tua fiducia e più intelligente di te. Ti illusterà che in quel “mitico” Manifesto si pensa proprio a un’Europa democratica, libertaria e popolare. La cosa può non convincerti o non piacerti (è assolutamente legittimo), ma basta con il “bipensiero orwelliano” per cui si affermano delle enormità rispetto al Fratello Altiero Spinelli (che qualcuno, sfidando il senso del ridicolo, ha descritto come un “ordoliberista”)e persino rispetto a quel grande documento ideologico della Libera Muratoria democratico-progressista che fu appunto il suo coraggioso e mai applicato “Manifesto di Ventotene”.
        L’Europa di Draghi, Monti, Merkel, Schauble, Van Rompuy, Barroso, Hollande, etc. non ha nulla a che vedere con Spinelli e con la sua elaborazione autenticamente europeista, anche se quegli scaltri masnadieri appena citati utilizzano il nome del fondatore del M.F.E. come foglia di fico per la loro Europa matrigna, tecnocratica, oligarchica e anti-democratica.
        Fra’ Cazzo da Velletri

        • marcobaldi scrive:

          ” Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali da soddisfare, ma non sa con precisione cosa volere e cosa fare. [...] La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria.”

          Ecco, il “nobile” pensiero contenuto nel manifesto di Ventotene e seguito moooolto bene dai vari Padoa Schioppa, Monti, Van Rompuy, Barroso, Hollande, ecc.

          Questo scrisse il vostro fratello muratore o scribacchino di quel fanatico liberista di Rossi. Il manifesto di ventotene è una paccottiglia ultraliberista con appiccipicati qua e là (soprattutto alla fine, mi par di ricordare)qualche richiamo a precetti socialisteggianti (e impraticabili col resto del contesto prefigurato). Puro ordoliberismo, in effetti.

          • and scrive:

            Io non l’ho letto, ma michiedo se non sia un insieme di propositi idealisti, cui mancava la struttura tecnica per cui poi gli ideali potessero camminare; per questo non mi fisserei con sta storia di Spinelli liberista (credo sia una semplificazione di Rodion per ragioni anche di spazio).
            Forse Spinelli ci ha messo le idee e Monti vi ha inserito il trojan tecnico per arrivare a tutt’altra struttura.
            Riflettici se non possa essere andata così.

            • Rodion scrive:

              @and

              Innanzitutto il Manifesto di Venotene va letto, anche solo perché quella spinelliana rimane la corrente più democratica di quelle che hanno partecipato al progetto europeista.

              Dire che l’impianto ideologico del Manifesto di Ventotene è, a partire dal concetto di federalismo stesso tra nazioni/mercati molto eterogenei, influenzato dall’humus neo-liberista che ha concimato il pensiero neo-aristocratico tra le due guerre, è mostrare un’evidenza, dire che Spinelli fosse un “liberista alla Friedman”, assolutamente no.

              Spinelli è influenzato sicuramente dal liberista Rossi che a sua volta era in strettissimi rapporti con Einaudi che pare avesse, a sua volta, stretti rapporti con Hayek (neo-liberismo austriaco) e Ropke (ordo-liberista).

              Ma il punto è un altro: il federalismo di Spinelli ha diretti riscontri con quello inglese dell’altro ultra-liberista anglosassone Lionel Robbins:

              http://www.europarl.europa.eu/document/activities/cont/200712/20071218ATT16301/20071218ATT16301EN.pdf

              Da un punto di vista strettamente “tecnico”, Spinelli da “non-economista” può (come moltissimi dopo di lui) aver commesso un’ingenuità.

              Ma il suo pensiero “democratico” non può essere comunque accostato a quello socialdemocratico che ha permesso quel percorso verso “un’uguaglianza sostanziale” mai vista nella storia umana come in Europa: i sedimenti antidemocratici da “shock economy” sono presenti da sempre nei federalisti europei (come ricorda @marcobaldi): e sullo stesso “terreno” è ovvio che gli elitisti alla von Rampoy stravincono.

              Ma questo è il grande limite del pensiero “liberale” classico, quello “freedom from”, quello dell’uguaglianza formale spesso poco più che “cosmetica”, quello che gli USA non sono ancora riusciti a superare.

              Spinelli non può essere quindi accostato né a Keynes e Kalecky né tanto meno a Rawls, indipendentemente dalle simpatie e dai valori dell’intellettuale, proprio perché rifiuta le principali istanze del socialismo inglese/scandinavo/italiano-post’48: “Il sindacalismo non è una soluzione, è un processo di disintegrazione sociale, ruzzolando il quale si giunge infine alla statizzazione di tutta la vita economica.” Questo dice colui che si pretende essere portatore di istanze democratiche.

              L’europeismo è pura ideologia tanto quanto il neoliberismo o il comunismo.

              Poi si può discutere di tutto, di qualsiasi modello sociale, ma il genio, la cultura e l’umanità dei nostri Padri costituenti, sono di un altro ordine di grandezza. Sorry.

              • Rodion scrive:

                Mi autocito in rif. “shock economy”:

                “[...]«nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente». Scusate? Non abbiamo capito: tipo che per ottenere delle “riforme strutturali” potrebbe essere necessario creare una situazione (come con un vincolo esterno?) per cui la sofferenza psicologica di non fare le riforme diventa maggiore della sofferenza causata dalle riforme stesse?6 Interessante scelta civica.[…[”

                http://www.sinistraliberale.org/files/Manifesto_di_Ventotene_1944.pdf

                Pag. 5

                Tutte le citazioni che ho riportato in “2084:Bestie di Ventotene” sono letterali e, su 12 pagine, non ho ritenuto di dover dare le comunque doverose indicazioni bibliografiche (infatti mi son preso i giusti rimproveri per la mancanza di chiarezza: comunque virgolettato e corsivo erano “copia e in colla” dal documento originale).

                Mi sono limitato a leggere, sottolineare e “commentare” con gli occhi di chi è un po’ smaliziato con le basi di storia del pensiero economico.

                È semplice constatare che nel “web” le stesse citazioni e gli stessi commenti non si trovano: le altre analisi “critiche” che stanno cominciando ad emergere sono fondamentalmente posteriori o hanno altra genesi.

                Ma lungi da me “gettare fango” sul lavoro di Spinelli: la critica vuole essere al “federalismo”, quindi all’idea stessa di imporre un “ordinamento internazionale” sopprimendo gli Stati nazionali.

                A questa “critica” si è proposta l’idea di “confederazione” unita ad una costituente dei Popoli che diventano soggetto giuridico dotato di diritti universali inalienabili. (Che, purtroppo, non ha avuto un grande riscontro dai “costituzionalisti”… sino ad ora :o)

                Frigido pacatoque animo.

              • and scrive:

                ehehe lo so, lo so; non sono solito parlare di ciò di cui non ho almeno un minimo di base. Ho tagliato corto per non dover scrivere questa precisazione :)
                Il manifesto l’ho letto, ma avendo una mente eccessivamente schematica, vado veloce quando trovo “mattoni” (ho proprio difficoltà ad andare avanti) quindi per non eccedere in imprecisioni taglio netto.
                L’ho riletto appena adesso (di nuovo con estrema fatica; scusate non sò “culturoso” :)) e nuovamente pur non piacendomi molti intenti devo collocarlo nel periodo storico e quindi più che il manifesto in se, mi sconcerta il suo uso da “santino” successivo.
                Quanto al federalismo, io lo continuo ad inquadrare come una forzatura credo pari a quella della guerra civile americana (ancora solo infarinatura); anch’io credo che la via migliore sarebbe una fase di transizione in una confederazione di repubbliche sovrane ma temo che ci siano poche possibilità ed agganci politici e mediatici perchè questo pensiero si diffonda.
                Lo dico anche considerando la Le Pen, perchè il mio timore è che quella sponda si acquieti presto, rivendicando solo un “esercitismo”.
                Infine, tu che hai più dimestichezza, leggi poco sopra cosa ho scritto, e dimmi se non ritieni anche tu che il prossimo passo che faranno gli europeisti sarà l’ERF giustificandolo con un sussidio a-sociale.

              • and scrive:

                Porca miseria Rodion, dormendoci su mi sono avvicinato molto di più alle tue critiche; non tanto al passato manifesto, ma rileggendo la risposta di Magaldi all tua lettera.
                Sbaglierò io (sempre a causa del mio scarso approfondimento e alla pur necessaria semplificazione del rapido scambio di idee), ma per me traspare un impostazione mercatocentrica con un pò di aggiustamento quando serve.
                Ma con una impostazione così della società (varrà ancora questa parola), ci saranno le condizioni mediatiche perchè lo stato possa mettere becco senza essere visto come un intralcio? Toccherà aspettare sempre che ci sia l’elitè giusta al posto giusto?
                Ma che bisogno c’è allora di un laboratorio alternativo a “sinistra”?
                Ci stanno pensando già gli stessi liberisti a correggere il loro modello prevedendo le paghette per tenere buono il popolino e impedirgli di vedere i problemi ed aggregarsi.
                Sembra tutta una impostazione anti aggregazione sociale, perchè l’area monetaria vasta renderà i problemi locali, lontani dalle sensibilità di individui sparpagliati.
                Ma queste cose le ha già previste Friedman con ad esempio l’imposta negativa; siete sicuri amici liberalsocialisti che la parola sociale abbia ancora senso in un sistema del genere?
                Temo si arrivi anche qui ad una popolazione a food stamps man mano che la massima competizione prospettata sposti sempre più quote di mercato dal basso verso l’alto.
                Anche qui il mitico sogno americano di salire nell’olimpo dell’1%?
                Ci rifletterò ancora, speriamo che sia io a sbagliare tutto; sicuramente ho molto da studiare.

              • Rodion scrive:

                Non sbagli: o la tua priorità è il libero mercato, o la tua priorità è il lavoro.

                Su cosa sono fondate le moderne costituzioni democratiche?

                Capire l’art.1 Cost. non è così banale: significa avere sia cultura giuridica che macroeconomica.

                La visione di “democrazia” dei federalisti è ben diversa da quella che avevano i nostri Padri costituenti: http://www.definitions.net/definition/federal%20union

                I Federalisti €uropei (spinelliani) hanno fornito il famoso “grembiulino rosso” per questa mattanza.

                Ora non sanno più che pesci pigliare… quindi è tutta colpa dei “cattivi tedesconi che hanno giocato sporco”. Come se non lo avessero mai fatto…

                Non ci son da inventare soluzioni nuove: ci sono da capire quelle fin troppo moderne “vecchie” e trovare il modo di blindarle sempre meglio.

                Prima ci ha fregato il fascismo: ora il “vincolismo”.

                La differenza odierna è l’inesistenza TOTALE di una Resistenza “anti-vincolista”.

          • Caro Marcobaldi, le tue citazioni sono tutte a cazzo di cane. Quando si cita una frase seriamente (non nel tuo caso, che non è serio, visto che hai ripreso le presunte frasi citate da chissà quale blog mistificatore e sgangherato), si riporta l’opera e la pagina e/o il discorso (con puntuali riferimenti documentari e bibliografici) da cui è tratta. La frase che tu riporti da dove è tratta (libro e pagina?) Ammesso che sia mai stata pronunciata (da Ernesto Rossi? da Altiero Spinelli? Da chi e dove?),qual’era il contesto? Seriamente tu vuoi sostenere che Ernesto Rossi e Altiero Spinelli non fossero dei sinceri democratici? E chi lo sarebbe stato, all’epoca, forse Palmiro Togliatti o Junio Valerio Borghese?
            Discetti con arroganza saccente del Manifesto di Ventotene (di cui non sai e non hai capito nulla) e poi scrivi “mi pare di ricordare”? Francamente, dai soltanto l’impressione di essere un asino che si cimenta con citazioni estrapolate male dal web (dove spesso vengono riportati brani senza fonti, inventati di sana pianta o artefatti e manipolati rispetto al testo originario)e straparla di ordoliberismo, socialismo e democrazia, senza saperne e capirne nulla.
            Ma quello che più dimostra quanto tu sia un povero imbecille insipiente e senza discernimento è allorché scrivi:”Il manifesto di ventotene è una paccottiglia ultraliberista con appiccipicati qua e là (soprattutto alla fine, mi par di ricordare)qualche richiamo a precetti socialisteggianti”.
            Tu il Manifesto non l’hai mai letto. E se l’hai letto e sei arrivato a queste conclusioni, sei davvero un asino senza speranze. Nel Manifesto di Ventotene il liberismo (alla Einaudi, per intenderci) è criticato dall’inizio alla fine, così come viene criticato il massimalismo comunista. Piuttosto, si inneggia ad un sistema “misto” (quello che sarà interpretato dai partiti socialdemocratici e dalle forze liberal-socialiste del Dopoguerra), dove la libera economia di mercato sia integrata da interventi pubblico/statuali e da un massiccio incremento del Welfare State. Ma che tu sia un asino stolto e arrogante, si evince anche da quello che scrivi in un altro commento a questo articolo di Toscano del 29 maggio 2014. Citi un presunto ragionamento di Barroso, dicendo “cito testualmente”, ma senza citare il testo di riferimento. Testualmente da dove, allora? Forse dalla tua testa di c…? Quando si cita testualmente si riporta il testo e la pagina da cui si cita, con date e altri riferimenti circostanziati. Ora, Barroso sicuramente pensa quello che tu citi come un suo discorso. Ma il suo stile- al pari di quello di altri euro-tecnocrati- è felpato, ambiguo, reticente, teso ad esaltare la retorica della democrazia proprio nel momento in cui ne venga svuotata la sostanza, nei meccanismi della UE. Perciò, dubito che Barroso abbia mai parlato nei termini così sfacciatamente anti-democratici che risultano dalla tua citazione fasulla. Probabilmente, con il tuo bassissimo quoziente intellettivo, avrai preso da qualche blog una citaziome manipolata o re-inventata di un discorso di Barroso e poi l’hai riportata “testualmente” (sempre nel senso che ti suggerivo sopra…) per alimentare le tue argomentazioni sconclusionate e insipienti.
            Statti bene, ma se vuoi partecipare a un confronto critico da adulti, leggi, studia e riporta correttamente sia le citazioni che le fonti da cui citi.
            Senza alcuna stima.
            Fra’ Cazzo da Velletri

            • marcobaldi scrive:

              senti, cazzaro da Velletri.
              Mi sa che qui, quello che non ha letto il “mitico” manifesto di Ventotene sei te.

              Il mio virgolettato l’ ho tratto da li. Quindi lo scrisse Spinelli in persona. io l’ ho trovato qui (uno “strampalato” sito web che si chiama “Altiero Spinelli.org”….):

              http://www.altierospinelli.org/manifesto/it/manifesto1943it_it.html

              (IV. La situazione rivoluzionaria: vecchie e nuove correnti)

              Ti consiglio di leggertelo bene, specialmente quel capitolo, da cui si capisce bene (da svegli) la statura democratica dello Spinelli

              Questo il discorso di Barroso:
              http://www.neurope.eu/article/considerations-present-and-future-european-union

              Che poi, di frasi in cui si disprezza mica tanto velatamente la democrazia e il consenso dei popoli e dei parlamenti, i burocrati europoidi, in questi anni non è che ne abbiano fatte mancare….

              Io non ho ben capito il significato che voi attribuite alla parola democrazia, fratelli massoni, oppure, in alternativa, la massoneria -e tu ne potresti essere un esempio- l’ è messa proprio male.
              …e questo potrebbe spiegare tante cose….

        • marcobaldi scrive:

          a proposito di barroso. Vediamo che dice: (CITO TESTUALMENTE):

          ” La ragione per cui abbiamo bisogno dell’Unione europea, suggerisce, sta proprio nel fatto che non è democratica. Lasciati a se stessi, i governi eletti potrebbero fare ogni sorta di cose semplicemente per far piacere ai loro elettori. I governi non hanno sempre ragione. Se i governi avessero sempre ragione non avremmo la situazione che abbiamo oggi. Le decisioni adottate dalle istituzioni più democratiche del mondo sono molto spesso sbagliate. Questa è stata, in larga misura, la logica all’origine dell’unificazione europea. I padri fondatori venivano dalla Seconda Guerra Mondiale con – forse comprensibilmente – una visione stanca della democrazia. Si preoccupavano del fatto che, lasciati a se stessi, gli elettori avrebbero potuto farsi raggirare dei demagoghi. Così hanno deliberatamente progettato un sistema in cui il potere supremo è esercitato da commissari nominati che non hanno bisogno di preoccuparsi dell’opinione pubblica.”

          Via, via. Staccare i santini di San Altierone (& Co. dal cruscotto; please!)

          • Caro Marcobaldi, le tue citazioni sono tutte a cazzo di cane. Quando si cita una frase seriamente (non nel tuo caso, che non è serio, visto che hai ripreso le presunte frasi citate da chissà quale blog mistificatore e sgangherato), si riporta l’opera e la pagina e/o il discorso (con puntuali riferimenti documentari e bibliografici) da cui è tratta. La frase che tu riporti da dove è tratta (libro e pagina?) Ammesso che sia mai stata pronunciata (da Ernesto Rossi? da Altiero Spinelli? Da chi e dove?),qual’era il contesto? Seriamente tu vuoi sostenere che Ernesto Rossi e Altiero Spinelli non fossero dei sinceri democratici? E chi lo sarebbe stato, all’epoca, forse Palmiro Togliatti o Junio Valerio Borghese?
            Discetti con arroganza saccente del Manifesto di Ventotene (di cui non sai e non hai capito nulla) e poi scrivi “mi pare di ricordare”? Francamente, dai soltanto l’impressione di essere un asino che si cimenta con citazioni estrapolate male dal web (dove spesso vengono riportati brani senza fonti, inventati di sana pianta o artefatti e manipolati rispetto al testo originario)e straparla di ordoliberismo, socialismo e democrazia, senza saperne e capirne nulla.
            Ma quello che più dimostra quanto tu sia un povero imbecille insipiente e senza discernimento è allorché scrivi:”Il manifesto di ventotene è una paccottiglia ultraliberista con appiccipicati qua e là (soprattutto alla fine, mi par di ricordare)qualche richiamo a precetti socialisteggianti”.
            Tu il Manifesto non l’hai mai letto. E se l’hai letto e sei arrivato a queste conclusioni, sei davvero un asino senza speranze. Nel Manifesto di Ventotene il liberismo (alla Einaudi, per intenderci) è criticato dall’inizio alla fine, così come viene criticato il massimalismo comunista. Piuttosto, si inneggia ad un sistema “misto” (quello che sarà interpretato dai partiti socialdemocratici e dalle forze liberal-socialiste del Dopoguerra), dove la libera economia di mercato sia integrata da interventi pubblico/statuali e da un massiccio incremento del Welfare State. Ma che tu sia un asino stolto e arrogante, si evince anche da quello che scrivi in un altro commento a questo articolo di Toscano del 29 maggio 2014. Citi un presunto ragionamento di Barroso, dicendo “cito testualmente”, ma senza citare il testo di riferimento. Testualmente da dove, allora? Forse dalla tua testa di c…? Quando si cita testualmente si riporta il testo e la pagina da cui si cita, con date e altri riferimenti circostanziati. Ora, Barroso sicuramente pensa quello che tu citi come un suo discorso. Ma il suo stile- al pari di quello di altri euro-tecnocrati- è felpato, ambiguo, reticente, teso ad esaltare la retorica della democrazia proprio nel momento in cui ne venga svuotata la sostanza, nei meccanismi della UE. Perciò, dubito che Barroso abbia mai parlato nei termini così sfacciatamente anti-democratici che risultano dalla tua citazione fasulla. Probabilmente, con il tuo bassissimo quoziente intellettivo, avrai preso da qualche blog una citaziome manipolata o re-inventata di un discorso di Barroso e poi l’hai riportata “testualmente” (sempre nel senso che ti suggerivo sopra…) per alimentare le tue argomentazioni sconclusionate e insipienti.
            Statti bene, ma se vuoi partecipare a un confronto critico da adulti, leggi, studia e riporta correttamente sia le citazioni che le fonti da cui citi.
            Senza alcuna stima.
            Fra’ Cazzo da Velletri

      • ampul scrive:

        L’Europa non è l’euro, ne la Ue…
        Un Europa unita non ci sarà mai, questo si, ma una Ue rispettosa delle nazioni che la compongono ci deve essere e come! Ma solo, come dice il moralista, ribaltando il paradigma…
        Se il blocco euro continua a mascherare le furbizie di una nazione che ha giocato sporco, e che ha accumulato da questo enormi ricchezze, allora non ci sarà democrazia. Nessuna democrazia può nascere da un’impostazione mercantilista…
        E gente come Renzi (in mc kinsey, copyright il moralista) non ho interesse a mettere in atto la rivoluzione di cui sopra.

      • Gianluca scrive:

        Esatto… e stiamo dando tempo e forza alle forze reazionarie foraggiate dalla finanza.

    3. Caro maestro, complimenti. L’europa alla politica, politica, politica!

    4. ugo scrive:

      Io volo a un livello molto raso terra, non mi reputo un “esperto” in niente. Questo mi dà l’autorevolezza necessaria per affermare che un organismo che sfiora il mezzo miliardo di persone è sempre e comunque un mostro ingestibile senza ricorrere a modalità autoritarie. A fronte di “giochi” che coinvolgono quantità a nove cifre di persone, il peso e il valore dell’individuo “normale” si riducono a ZERO, nella migliore delle ipotesi a 0,000000002. La democrazia vera non può sopravvivere in ambiti che interessino più di poche migliaia di persone, e anche in quei casi è arduo evitare di incorrere in derive che di democratico hanno ben poco.

      Questa, ai miei occhi, è la realtà dei fatti.

      • marcobaldi scrive:

        ma caro Ugo. Hai perfettamente ragione. Siamo tutti ben consci che la democrazia è una utopia. Ma qui si parla di un grado accettabile di democrazia. Le costituzioni democratiche post-belliche furono davvero il massimo di civiltà che potesse partorire un sistema che aveva a base l’ ideale della democrazia. Non è mica un caso che le stiano abbattendo in nome “del mercato” e “dell’ europa”, anzi del “sogno di Spinelli”…

        Detto questo. Il metodo della costituente che abbiamo avuto noi nel dopo-guerra era evidentemente una metodologia poco gradita allo Spinelli e ai suoi epigoni. Quelle che lui chiama “crisi rivoluzionaria” è la “fase costituente”. Rammento.
        E non è un caso che abbia terminato la sua parabola politica, lo Spinelli, tra le fila dei Radicali, il partito piu’ fanaticamente liberista (e anti.Stato)del paese….

        • marcobaldi scrive:

          ah, e poi perché dico e concordo con te, Ugo, che una “Europa Unita e democratica ” è IMPOSSIBILE. PERCHE’ I SUOI CITTADINI, banalmente, NON LA VOGLIONO. Non la vogliono nel loro intimo. Hanno decine di storie, culture millenarie alle spalle CHE MERITANO RISPETTO. Hanno una loro identità, ovvero una loro DIGNITA’ e la vogliono GIUSTAMENTE conservare. E non è una colpa che una elite illuminata deve purgare, per Dio!
          Non la vogliono perché i tedeschi non si sentono parte di una comunità con i greci, e questi con i finlandesi e così via!
          e questo non significa certo che vogliano farsi la guerra, come vogliono farti credere lor signori che, col loro maledetto euro e il loro “fogno” spinelliano, la guerra in europa la stanno veramente preparando.

          • ugo scrive:

            Secondo me hai scritto una grande verità: non è possibile considerare davvero “unite” popolazioni che fondano il proprio più intimo sentire su culture tanto diverse. Dovremmo spiegarlo anche a chi ha voluto l’Italia unita, e a chi (a un livello ancor più grave) ci IMPONE iniezioni di alterità spinta con le modalità di accoglienza coatta della quale vediamo quotidianamente i risultati.

            Pochi giorni fa ho avuto un’intuizione e ho messo insieme un aforisma (magari c’è chi ci ha già pensato prima di me, non so): Chi non s’incontra non si scontra. La storia, per converso, ci ha già mostrato più e più volte gli effetti dei “mischioni” culturali, e non sono certo effetti desiderabili. Ma forse lo scontro è proprio tra gli obiettivi di chi ha la siringa in mano e inocula alterità a piene mani – si sa che tra i due litiganti il terzo gode (e questa non l’ho inventata io).

            • marcobaldi scrive:

              piu’ che tra i due litiganti….vale il vecchio “dividi e impera” e ste guerre tra poveri sono proprio quella roba li.

              Il tuo aforisma mi piace, ha una sua verità profonda, ma in realtà non lo condivido in pieno perché l’ incontro è comunque fecondo molto spesso, se nel reciproco rispetto (!!). Noi italiani siamo la prova vivente di questo. Siamo il popolo piu’ bastardo del mondo (probabilmente) e anche uno dei piu’ geniali, insomma, “produttivi” a livello culturale. (anche se gli “incontri” da noi non sono proprio sempre stati molto rispettosi…)

              Un altro punto importante secondo me è la retorica europeista sul nazionalismo. Molto presente nel manifesto spinellesco. Ora, è comprensibile considerando l’ epoca in cui Spinelli vergava il suo (?) osannato manifesto, ma fa un errore di valutazione , accettato unanimemente, per altro:
              il nazionalismo è brutto (in ogni caso) e porta (necessariamente) alla guerra.
              E’ una falsità mostruosa e odiosa, anche perché tende a occludere il ragionamento in quanto impianta un “frame” da psicopolizia del pensiero orwelliano.
              Perché? Perché le guerre (almeno su larga scala), pensiamo prorpio a quella degli anni ’40 , scaturirono non già da pretese nazionalistiche, ma da pretese IMPERIALI avanzate da Hitler e da Mussolini. Le guerre “nazionalistiche” riguardano al piu’ conflitti regionali su territori che, guarda caso!, si ritrovano occupati da nazionalità diverse a seguito, di solito, della rottura di un impero che le inglobava in precenza.

              • marcobaldi scrive:

                aggiungo:
                Il nazionalismo è un meccanosmo difensivo, il protezionismo è un meccanismo difensivo (non si radicalizza perché “la plebe è malvagia e ignorante e razzista”)

                Aggiungo e la cosa merita riflessione:
                diversita’ è anche un sinonimo di ricchezza, e non è mica un caso, secondo me!

              • Rodion scrive:

                @marcobaldi

                E’ il “patriottismo”, ovvero “l’amore verso la propria comunità di appartenenza” ad avere un carattere “difensivo”.

                Chi difende la propria Patria non attacca quella degli altri. Solo chi ama il proprio “carattere” può amare quello degli altri.

                Il “nazionalismo”, sovrapponendo il concetto di “popolo” a quello di “nazione” (magari “catturata” da un’oligarchia “cosmopolita” e che magari sale al potere tramite regolari elezioni…) è la strumentalizzazione del “patriottismo” per fini “imperialistici”.

              • ugo scrive:

                Coesistenza e confronto costruttivo tra culture diverse non devono per forza significare convivenza. Anzi, la convivenza uccide l’una e l’altro, generando conflitti insanabili, rivalità, scontri, rancori, vendette… alla fine, in caso di coperte corte, desiderio di “pulizia etnica” da una parte, dall’altra o da entrambe. Ammesso che le parti siano solo due, il che non è detto. Promuovere o anche solo accettare la creazione di “mischioni culturali” è un atto che prelude alla promozione di conflitti gravi. Chi promuove robe simili è tutto fuor che “umanitario”, “accogliente” o chissà quale altra qualità tra quelle che la propaganda abbina, tendenziosamente, alle iniezioni di alterità.

              • ugo scrive:

                Aggiungo che promuovere la convivenza è incoerente per chi afferma il valore della diversità. Se, ipotesi piuttosto ardita, la convivenza avviene senza conflitto e dà luogo a integrazione, l’integrazione uccide la diversità così come mescolare i colori dà, alla fine, sempre origine al grigio. I colori non si mischiano a caso, i colori si abbinano o, meglio ancora, si accostano per apprezzarne al meglio i contrasti.

              • Rodion scrive:

                Per il significato letterale ti rimanderei alla Treccani.

                Dal punto di vista del “nostro dibattito” ti proporrei questi spunti di riflessione: una Patria può essere una qualsiasi nostra comunità di appartenenza, tra cui anche quella nazionale.

                Mentre il “nazionalismo” ha un significato politico, “l’amore per la Patria” ha un significato umano, ovvero è un VALORE.

                Come giustamente fai notare, gli Alleati e, soprattutto gli Statunitensi, si richiamano a valori patriottici quando generalmente abbiamo a che fare con becero nazionalismo.

                «Il Patriottismo unisce, il nazionalismo divide» (Ti lascio intuire il motivo, magari facendoti notare come chi ama appassionatamente la propria cultura tende ad amare parimenti quella degli altri… così non si può dire del nazionalista che tende a vedere solo letame al di fuori dei propri – e non solo – confini nazionali: sentimento tipico dei paesi imperialisti, tanto in Occidente, quanto in Oriente)

                La Terra è la Patria di tutto il genere umano, l’Europa è la Patria degli Europei e l’Italia è Patria per gli Italiani… a scendere fino alla Patria più importante, la Famiglia.

                L’identità Patria = nazione è un concetto nazifascista e, più in generale, “militare-imperialista”.

                La Patria più importante a livello politico, corrisponde a quella nazionale: essa rappresenta quel legame sostanziale, inscindibile tra Uomo, Terra, comunità e ordinamento che si fonda sulla Costituzione: NIENTE è sopra alla Costituzione che può limitare la SOVRANITÀ solo nei limiti dell’art.11 Cost.

                Il concetto di Patria va così a saldare il concetto di Popolo con quello di SOVRANITÀ e di AUTODETERMINAZIONE (questa sconosciuta, v. Carta di Algeri).

                La Patria nazionale è quindi un NATURALE compromesso politico tra Popoli che trovano un equilibrio tra socio-antropologia e STRUTTURA ECONOMICA: gli Stati nazionali non si formano a caso (cfr. Rosa Luxemburg).

                Ho fatto l’appunto perché le mistificazioni dell’assetto post-westfalico sono ben presenti anche nel Manifesto che in “Bestie di Ventotene” metto in evidenza. Argomentazione comune degli “intellettuali elitisti” e del pensiero economico neo-aristocratico della scuola austriaca già dalla seconda metà dell’800. Ovvero quando la scienza economica già poteva dar risposta ai limiti del “federalismo kantiano”…

                Quindi il “federalismo” diviene la nuova realpolitik ammantata di “pacifismo cosmopolita”: per la gioia dell’elitismo più illiberale.

                Il “federalismo pacifista” è quindi il cavallo di Troia per mettere d’accordo centri, destre e sinistre per far saltare le uniche istituzioni in grado di controllare le aristocrazie di sangue e il “capitalismo sfrenato” che si sposano, infatti, con il pan-europeismo.

                Hayek (l’amico di Robbins…) proponeva PROPRIO il federalismo perché consapevole dell’impossibilità di un super-stato federale europeo che, oltre ad essere una mostruosità macroeconomica, è una mostruosità socio-antropologica, astorica e inconsistente nelle premesse pacifiste (cfr. Carl Schmitt).

                Quindi negare il “valore strutturale” del SENTIMENTO PATRIO è negare in modo SOVVERSIVO lo spirito della Costituzione in quanto, a differenza di quella INDIVIDUALISTICA VETERO-LIBERALE americana, la nostra Carta riconosce che l’individuo viene IDENTIFICATO SOLO TRAMITE LA PROPRIA RETE DI RELAZIONI (cfr. Lelio Basso), e quindi la DEMOCRAZIA MODERNA (sostanziale e UNIVERSALE) salda i DIRITTI FONDAMENTALI dell’individuo con quelli della collettività, ovvero della PATRIA dell’individuo.

                E come si esprime l’individuo POLITICAMENTE?

                Tramite “attività o funzioni”: tramite il LAVORO.

                IL SOCIALISMO DIVENTA COSÌ IL PROGRAMMA DI EFFETTIVA MATERIALIZZAZIONE DELLA DEMOCRAZIA SOSTANZIALE.

                Essere PATRIOTTICI significa difendere la propria Costituzione, che è LA FONTE PRIMIGENIA DI LIBERTÀ, UGUAGLIANZA SOSTANZIALE e SOLIDARIETÀ SOCIALE.

                E’ quindi OGGETTIVO che chi è anti-patriottico è in primis un anti-democratico e, potenzialmente, un sovversivo. Sicuramente il miglior amico, consapevole o meno, delle élites che ci opprimono.

                Con grande stima.

          • Caro Marcobaldi, l’hai deciso tu che i cittadini europei non vogliono un’Europa unita e democratica? Allora va bene. Sia fatta non la volontà del Popolo Sovrano Europeo, ma quella di un bischero di nome “Marcobaldi” che passa il suo tempo (inutile) a sparare cazzate sul web. In che modo l’identità diversa di popoli diversi sarebbe incompatibile con una entità statuale federale, sovranazionale e democratica? La democrazia e i diritti universali si collocano su un piano che travalica le singole identità etnico-culturali. A meno che tu non sia della schiera di coloro che reputano la democrazia e i diritti universali dell’uomo e del cittadino incompatibili con tradizioni diverse da quelle occidentali. E che pensano che democrazia, uguaglianza, libertà, laicità e giustizia sociale debbano essere diversamente declinati in un contesto italiano rispetto ad uno francese, britannico, spagnolo, tedesco, etc. Magari sei fra quelli che reputano giusto il rogo di una moglie insieme al marito quando questo è defunto, l’infibulazione delle bambine, la prevaricazione sistematica dei diritti delle donne e la discriminazione sia pubblica che privata, la repressione delle diversità di orientamento sessuale, la tortura, la censura e il carattere teocratico/ierocratico della legislazione presso alcune popolazioni, con l’argomentazione infame che si tratta di “tradizioni etnico-comunitarie” che vanno rispettate in quanto tali…Ecco, io (e con me i miei fratelli di GOD) la pensiamo in modo diametralmente opposto e non saremo contenti sinché la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata all’ONU il 10 dicembre 1948 (comprensiva di diritto ad un lavoro dignitoso per tutti e per ciascuno) non sarà stata estesa, GLOBALMENTE, a tutti i popoli d’Oriente e d’Occidente, del Settentrione e del Meridione.
            Fra’ Cazzo da Velletri

            • marcobaldi scrive:

              io penso che una democrazia sia impossibile senza dei confini e una costituzione determinata dalla cultura in cui si riconosce la comunità entro quei confini.
              PUNTO. Questa è la realtà.
              Io non sono per l’ infibulazione in Italia, ma se altre culture , altre nazioni la ritengono giusta, non sono io dall’ altra parte del globo che devo permettermi di giudicare se sia “civile” o “incivile”.
              Si chiama autoderminazione dei popoli. la quinta essenza della democrazia.

              A me il concetto della esportazione della democrazia è parsa sempre una gran cagata, la scusa giusta per avallare guerre di aggressione e stermini e schiavitu’ (coloniale o “post” coloniale).

              • marcobaldi scrive:

                Rodion.
                La differenza tra patriottismo e nazionalismo e veramente molto sottile.
                In buona sostanza; patriottici sono quelli che hanno vinto la seconda guerra mondiale (americani, inglesi, ebrei sionisti e francesi, e i francesi…insomma…), nazionalisti sono quelli che l’ hanno persa: Italiani e tedeschi….

                Almeno, nel senso comune instillato dai media la differenza che colgo è quella….. :-)

                Comunque, a parte gli scherzi, capisco il concetto che vuoi esprimere:
                il nazionalista è quello che dice: la comunità a cui appartengo è la migliore, quindi le altre sono peggiori;
                il patriota è quello che dice: la comunità a cui appartengo è la migliore per me, ma è legittimo che gli altri ritengano altrettando della loro. Se è così, io sono un patriota e difendo il patriottismo e non il nazionalismo.
                Ma non so se a rigor di vocabolario sia proprio così.
                Comunque, complimenti per i tuoi interventi.

              • Vedi, Marcobaldi dei miei stivali, quando tu scrivi:

                “Io non sono per l’ infibulazione in Italia, ma se altre culture , altre nazioni la ritengono giusta, non sono io dall’ altra parte del globo che devo permettermi di giudicare se sia “civile” o “incivile”.
                Si chiama autoderminazione dei popoli. la quinta essenza della democrazia.”

                dimostri quanto sia profonda la distanza antropologica che ci separa.
                A mio parere, ci sono dei Diritti Umani Universali che non possono essere conculcati sotto nessun cielo del pianeta. E il diritto delle giovani donne a non essere mutilate nei genitali e a non essere private del piacere sessuale, è uno di questi.
                Tu,invece, che sei uno stronzo malcagato, confondi l’autodeterminazione dei popoli con l’eventuale indifferenza di un popolo e di alcuni esseri umani rispetto ai soprusi che altri loro simili subiscono in determinati regimi, in nome della “tradizione” e di una presuntivamente immodificabile “identità culturale”. Con questi bei presupposti (del cazzo), perché mai il popolo americano sarebbe dovuto intervenire a liberare l’Europa dal nazifascismo o a proteggerla dal comunismo sovietico? E in nome di quale principio universale e inalienabile tu potresti invocare democrazia e libertà, il giorno in cui, puta caso, in Italia una qualche nuova forma di oligarchia autoritaria, anti-democratica e illiberale (come fu il caso del regime fascista) godesse di un vasto consenso popolare? Dovresti piuttosto chinare il capo e accettare la dittatura di una maggioranza che si autodetermina a non essere né libera né democratica, né rispettosa di universali diritti umani. Lo so che tu sei una bestia, e quindi nemmeno ti rendi conto delle bestialità che pensi e che scrivi. Ma io, che ho compassione anche per gli asini come te, perdo il mio tempo nella vana speranza che il tuo cervello possa illuminarsi almeno un po’…

        • Caro Marcobaldi, di nuovo all’opera a dire cazzate? La democrazia non è un’utopia. E’, nella sua versione liberale e libertaria, quella cosa ben concreta che consente anche ad un asino ignorante e presuntuoso come te di parlare liberamente senza censure, su questo blog, in piazza o dove preferisci. Tu sei ignorante come una capra, ma sappi che furono proprio i migliori amici socialisti, democratici e liberali (italiani ed europei) di A.Spinelli ed E. Rossi a battersi per l’approvazione della costituzioni democratiche del Dopoguerra, in Italia e altrove. O avresti preferito una Costituzione dettata dagli ex gerarchi fascisti e/o dai nuovi gerarchi comunisti di obbedienza stalinista? E quando parli dei Radicali, pur con tutte le legittime critiche che anch’io (ed altri di GOD con me) posso rivolgere a quelli di loro (non a tutti, perché è un ambiente variegato e complesso, dove esistono anche filo-keynesiani) che si sono tragicamente innamorati del neoliberismo friedmaniano, dovresti pulirti la bocca. Senza i Radicali, la configurazione giuridica italiana sarebbe ancora ferma ad un diritto di famiglia paternalista, maschilista e vessatorio dei diritti delle donne e non sarebbero stati introdotti e poi difesi nemmeno ulteriori diritti civili (diritto al divorzio, all’aborto, etc.) che qualificano anch’essi la qualità di una democrazia sostanziale. Oppure, sotto sotto, oltre che anti-liberista, sei anche anti-liberale e magari un tantino reazionario e conservatore?
          Fra’ Cazzo da Velletri

          • marcobaldi scrive:

            Mmmmh.
            A me mi sa che non ci capiamo con la definizione di democrazia.
            Per te sono dei precetti giusti (e che condivido, per altro, in gran parte) che una illuminata guida (A PRESCINDERE DAL CONSENSO POPOLARE e dalle conseguenze ritenute “effetti collaterali”) deve portare a compimento. “Il grande disegno” su cui i popoli devono solo che obbedire.

            Io ho un’ altra idea di democrazia.

            Sarà una questione semantica…

            • marcobaldi scrive:

              e se poi sti precetti “giusti” fossero quelli del sacro (cosi detto) libero mercato che deve scorrazzare senza l’ impiccio di leggi statali? Guarda che molti libertari la pensano così.
              Chi conferisce a questa illuminata elite il diritto di decidere cio’ che è buono e cio’ che non è buono? (a qualsiasi longitudine, latitudine e in qualunque tempo)

          • marcobaldi scrive:

            guarda che la costituzione fu scritta anche dai comunisti,
            CAPRA! E la cosa è anche abbastanza nota….

            Detto questo, se ti fossi letto il manifesto di Ventotene capiresti molto bene che la modalità di una costituente ELETTIVA come quella del ’48 non era proprio rigettata dal tuo “”"democratico”"” Spinelli. Lo scrive proprio nero su bianco!!!!!!

            • marcobaldi scrive:

              errata corrige:
              “era proprio rigettata”

              Sta proprio scritto nel capitolo da cui ho tratto la citazione che tu mi contestavi.

            • Vedi, Marcobaldi, che sei proprio un cretino incapace di intendere e volere? Certo che la costituzione italiana fu scritta anche dai comunisti. Questo lo sanno anche gli asini come te. Ma se fosse stata scritta “soltanto” dai comunisti, oggi un imbecille come te sarebbe privo del diritto di dire le sue cazzate in piena libertà e di contestare il potere costituito. Invece, grazie al fatto che a scrivere quella costituzione c’erano anche socialisti, democratici e liberali di vari schieramenti, anche gli asini come te possono ragliare liberamente. Qualcuno pensa che ciò sia un male? Che gli asini devono stare nelle stalle, senza rompere gli zibidei agli esseri dotati di un intelletto meno animalesco? Eh, no! Il sale della democrazia liberale è che anche un imbecille patentato, insipiente e minus habens come Marcobaldi possa liberamente esprimere le proprie opinioni.

              • marcobaldi scrive:

                fra cazzaro. Non sai leggere, mi pare del tutto evidente.
                IL METODO rivoluzionario/costituente DEMOCRATICO che secondo lo Spinelli fallirebbe è quello nella fase SUCCESSIVA alla caduta dei regimi TOTALITARI.
                Rileggi la citazione che ti ho segnalato, per cortesia!

            • Quanto alla frase:

              “se ti fossi letto il manifesto di Ventotene capiresti molto bene che la modalità di una costituente ELETTIVA come quella del ’48 non era proprio rigettata dal tuo “””democratico””” Spinelli. Lo scrive proprio nero su bianco!!!!!!”,

              non ne ho proprio capito il significato. Ma come scrivi? Ma che cianci? Cerca di esprimerti in modo più comprensibile per il tuo prossimo.

              • marcobaldi scrive:

                Dal Manifesto di Ventotene:

                “IV. La situazione rivoluzionaria: vecchie e nuove correnti

                La caduta dei regimi totalitari significherà per interi popoli l’avvento della «libertà» poiché sarà scomparso ogni freno ed automaticamente regneranno amplissime libertà di parola e di associazione.

                Sarà il trionfo delle tendenze democratiche. Esse hanno innumerevoli sfumature che vanno da un liberalismo molto conservatore, fino al socialismo e all’anarchia. Credono nella «generazione spontanea» degli avvenimenti e delle istituzioni, nella bontà assoluta degli impulsi che vengono dal basso. Non vogliono forzare la mano alla «storia» al «popolo» al «proletariato» o come altro chiamano il loro dio. Auspicano la fine delle dittature immaginandola come la restituzione al popolo degli imprescrittibili diritti di autodeterminazione. Il coronamento dei loro sogni è un’assemblea costituente eletta col più esteso suffragio e col più scrupoloso rispetto degli elettori, la quale decida che costituzione il popolo debba darsi. Se il popolo è immaturo se ne darà una cattiva, ma correggerla si potrà solo mediante una costante opera di convinzione.

                I democratici non rifuggono per principio dalla violenza, ma la vogliono adoperare solo quando la maggioranza sia convinta della sua indispensabilità, cioè propriamente quando non è più altro che un pressoché superfluo puntino da mettere sugli i. Sono perciò dirigenti adatti solo nelle epoche di ordinaria amministrazione, in cui un popolo è nel suo complesso convinto della bontà delle istituzioni fondamentali, che debbono solo essere ritoccate in aspetti relativamente secondari. Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente. La pietosa impotenza dei democratici nelle rivoluzioni russa, tedesca, spagnola, sono tre dei più recenti esempi.”

                Ti è piu’ chiaro ora il fatto che Spinelli rigettava la modalità della costituente elettiva come nel nostro caso del dopo-guerra perché
                ” Nelle epoche rivoluzionarie [nota: ecpoche rivoluzionarie=costituenti], in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente.”

                Ti è chiaro il NETTO E INCONTROVERTIBILE rigetto delle modalità democratiche dello Spinelli?

                probabilmente, se fossi capace di leggere, lo capiresti. ma un accecato dalla propria ideologia (e dai suoi santini sul cruscotto) difficilmente riesce a leggere e soprattutto a capire.

              • A proposito del passaggio citato da Marcobaldi dal Manifesto di Ventotene il 1 giugno 2014 ore 9:53=

                Lo vedi, Marcobaldi, che sei un imbecille decerebrato, incapace di intendere e volere anche un testo limpido come quello che hai citato?
                Spinelli e Rossi, democratici sin nel midollo, stanno semplicemente dicendo che, in tempi di sovversione rivoluzionaria – di qualunque colore- saltano le regole del gioco tipiche della normalità democratica e si instaura una lotta violenta tra le fazioni in lizza. Quando le istituzioni non debbono essere amministrate, ma create o rifondate (come fu nel caso delle rivoluzioni russa e tedesca e anche della guerra civile spagnola), non è con la semplice prassi democratica dei tempi di pace che si possano contrastare nemici anti-democratici come quelli che agirono in quei contesti citati. Spinelli e Rossi scrivevano agli inizi degli anni ’40 e volevano significare che, in quel contesto, per liberare le varie nazioni europee e ri-fondarne/ricrearne le istituzioni democratiche, elettive, parlamentari e liberali, ci sarebbe stato bisogno di cruente azioni militari contro fascisti e nazisti. Contro costoro, a nulla sarebbe valsa la condotta pacifica e democratica di tempi normali. Ma, interpretare il passaggio citato- come fai tu con il tuo cervello di gallina- nel senso di un rigetto da parte di Rossi e Spinelli della “costituente elettiva” o delle “modalità democratiche” significa davvero essere un babbeo degno di riso e compassione…Secondo te come la volevano Rossi e Spinelli la costituente italiana o per altri popoli europei, o per una Europa federale unita? Non elettiva e non democratica? Fatti consigliare da Rodion, sul punto, che al di là delle discutibili interpretazioni del pensiero economico di Spinelli, mai si sarebbe sognato di dire le sonore stronzate che sostieni tu,interpretando a cazzo di cane il Manifesto di Ventotene. Ma da dove sei uscito, dal Cottolengo?
                Affezionatissimo Fra’ Cazzo da Velletri

    5. Alessandra scrive:

      Concordo con Ugo e Marcobaldi, questa Europa e’ stata un’idea orrenda partorita da persone che si credevano illuminate e investite del diritto di guidare il gregge inconsapevole.
      Be’ non ha niente di democratico da un lato e dall’altro, credo proprio che, a meno di una ignoranza di fondo, (cosa di cui dubito) questi signori gia’ sapevano a cosa avrebbe condotta questa unione fondata solo su un’unica moneta e un mercato unico..pertanto credo che sia stato veramente un disegno criminale..e con prima la gente se ne rende conto con meno macerie dovremo raccogliere..in quanto non ci potranno mai essere gli Stati Uniti D’Europa, e credo che neppure gli europei li vorrebbero se adeguatamente informati.

    6. Cari/e Garibaldini/e, la soluzione al vostro dilemma esiste! Vi consiglio di leggere Libertà, Responsabilità, Amore di Denis de Rougemont e l’Europa non degli Stati Uniti d’Europa, bensì l’Europa delle Regioni, vi apparirà come reale e, sono talmente sicuro di ciò che affermo, inizierete a camminare nella vera, palpabile, reale Europa che noi tutti auspichiamo di viverla, invecchiando e altresì proliferando. Ad maiora e lunga vita, oppure saranno crisantemi!
      Serena giornata.

      • Tommy scrive:

        Basta proporre nomi di sociopatici elitisti!!!

        «As the son of a minister of the Free Church, Denis Guillaume de Rougemont was born in Couvet in the Val-de- Travers region of Neuchâtel. He came from a large family which had already given the Canton – and the ancient Principality of Neuchâtel – a long list of magistrates and clergymen; in 1784 King Frederick II of Prussia confirmed the noble status of the de Rougemont family. Despite his interest in the sciences – his cousin Daniel Bovet would be a Nobel Laureate in medicine in 1957 -, Denis chose to study literature at university. Of his numerous travels while still a student, the most memorable was his year of study in Vienna, where he would meet the founder of the Pan-Europe movement, Count Richard Coudenhove-Kalergi. In Geneva in 1925, Robert de Traz, who published the Revue de Genève, would be among the first to commission texts by Denis de Rougemont.»

        Questo è il movimento pan-europeo:

        http://orizzonte48.blogspot.com/2014/05/chi-e-come-ha-veramente-vinto-in-uropa.html

        Quando è troppo è troppo!!

        Complimenti per le SEMPLICI VERITA’ di Marco Baldi, Ugo ed Alessandra.

        Negare le radici neo-liberiste ed elitiste dei progetti federalisti e regionalisti è sconcertante.

        W LA COSTITUZIONA ITALIANA, VIVANO LE COSTITUZIONI DEI POPOLI SOVRANI EUROPEI

        • Tommy scrive:

          Ho sbagliato link: l’analisi interessante è in questo articolo:
          http://orizzonte48.blogspot.com/2014/05/la-grande-societa-pan-europeismo-per-la.html

          • Luca scrive:

            Senza dimenticare che nei Trattati istitutivi della Comunità Europea non vi era alcun cenno alla disciplina dei diritti sociali. Anzi, secondo lor signori, soltanto lasciando operare pienamente il libero mercato si sarebbe avuto come ricompensa, per il popolo, un certo equilibrio nelle dinamiche sociali. Quest’idea, aberrante e profondamente irrazionale, era volutamente dolosa nella sua falsità perché il medesimo concetto (ispirato da Smith) era stato già affermato dai teorici ordoliberisti dell’800 e, pertanto, dubito che essi non abbiano studiato la storia e non fossero al corrente delle disastrate condizioni sociali dell’epoca, che non trasse alcunché beneficio dal pingue ripascimento delle élites. Il compianto giuslavorista Federico Mancini parlava, altresì, di “frigidità sociale” delle istituzioni europee nel 1988. Dunque, come possiamo vedere, non c’è stato un solo momento in cui l’attenzione dei tecnocrati fosse rivolta a qualche intervento di riequilibrio economico.

    7. Gianluca scrive:

      Gli Stati Uniti D’Europa, non sono possibili e non li considero nemmeno auspicabili. Mettendola in metafora: qualcuno mi deve spiegare perché dovrei fare una riunione “di quartiere” per decidere se spostare un gabinetto a casa mia… La Libertà è sacra, e l’Europa dovrebbe agire dove serve effettivamente un unione e una cooperazione verso l’estero (QUANDO c’è, visto che la Germania si è sempre fatta i razzi suoi…).
      Chi ancora insegue chimere libero-scambiste, in realtà, come ammesso da Van Rompuy (“fin’ora l’UE ha solo agevolato gli affaristi”), sta solo agevolando lo sporco lavoro di demolizione dei diritti e delle costituzioni socialiste.

      Mi torna in mente la suggestione di GOD: un mercato del lavoro, dove il datore del lavoro può licenziare quando vuole, e il lavoratore, licenziarsi quando vuole e scegliere un altro lavoro.
      Conosco bene queste suggestioni, ricordo la riforma Treu della fine anni ’90: arrivò l’introduzione dei contratti precari, ma MAI una forma di assicurazione del tenore di vita. Anzi, l’occupazione, dentro l’Euro, non è MAI stata garantita, piuttosto è stata agevolata la concorrenza, dai libero-scambisti “di sinistra(?)”… squilibrando totalmente il sistema.

      Detta in altre parole, ti do una bastonata in cambio di una futura carota che non arriverà mai…

      Dentro un sistema che privilegia la concorrenza e il liberoscambismo addirittura continentale, pensare ad un futuro di piena occupazione mi sembra solo un illusione pericolosa.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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