images3HZIRUI2Le recenti elezioni europee, sebbene da molte parti si sia detto il contrario, sono state soprattutto il primo banco di prova elettorale a livello nazionale per Matteo Renzi e, non potendo giudicare qualcosa prima che si sia compiuto, aspettavo questo momento per avere un riscontro alla mia ipotesi.  Non si può capire il presente senza tener conto del passato e alla luce di ciò inizio il mio ragionamento da un anno che considero lo spartiacque della nostra storia recente: il 1992.

    Il 1992 è stato l’anno in cui tutto ha avuto inizio con la sottoscrizione formale ( era stato stipulato l’11 dicembre 1991 ) del trattato di Maastricht il 7 febbraio; appena 10 giorni prima dello scoppio di tangentopoli; un ciclone giudiziario il cui effetto è stato quello di azzerare una intera classe politica, corrotta quanto si vuole – e non differente dalla successiva per la verità -, ma comunque capace di esprimere opinioni diverse da quelle dei leader del momento. Che, tra l’altro, aveva avuto un sussulto di sovranità con la crisi di Sigonella e poteva ambire a giocare un ruolo nel rapporto tra occidente e medio oriente. Una simile compagine non sarebbe stata una solida base per un progetto a lungo termine, d’altra parte alcune esigenze erano già venute meno con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS e la Gladio non risultava più funzionale ai suoi obiettivi. Alle elezioni di aprile tutti i grandi partiti tradizionali sono in calo ad eccezione delle nuove formazioni con pretese moralizzatrici: la Lega al settentrione e la Rete al meridione; il nuovo parlamento,dopo un’estate tragica e con un’opinione pubblica confusa e disorientata, a fine ottobre ratifica il trattato europeo. Il dibattito dello stesso fa registrare il disinteresse dei  deputati, come se la cosa fosse già decisa altrove, e, come spiegato dal presidente della Camera Napolitano,il trattato andava approvato cosi com’era (clicca per leggere). Nei mesi a seguire l’evolversi delle inchieste giudiziarie da un lato e  “stagione delle bombe” (rispolverata per l’occasione ) trasformano radicalmente l’atteggiamento del popolo nei confronti della vecchia classe dirigente; la repulsione verso un sistema generalizzato di corruzione e la domanda di maggiore sicurezza spianano la strada alla famosa discesa in campo.

    All’opinione pubblica viene offerto un personaggio positivo, di successo e in grado di far leva sul più duro a morire dei sentimenti umani: la speranza. Il grande ipnotizzatore non fa fatica a penetrare nelle menti della gente con il suo modo di fare affabulatorio, istrionico e soprattutto con tutta la potenza mediatica di cui dispone. Come per incanto tutti gli eventi del biennio 92-93 sembrano appartenere al passato e, tra una privatizzazione e l’altra non si fa altro che parlare sempre e solo di Berlusconi. E, senza che nessuna forza politica ponesse in evidenza il fatto che lo Stato stava svendendo le industrie che l’avevano trasformato dalle macerie della II guerra mondiale nella 5^ potenza al mondo, la retorica europeista si insediava nelle menti della popolazione. Il progetto a lungo termine viene però portato avanti, in tutto questo tempo lo Stato cede i suoi asset strategici realizzando 127 miliardi di euro a fronte di un debito pubblico lievitato fino a superare gli attuali 2100 miliardi di euro. Il processo delle privatizzazioni fu inizializzato dall’allora direttore del ministero del tesoro Mario Draghi e un’altra curiosa coincidenza, se cosi la vogliamo chiamare, è rappresentata dal fatto che Italia e Spagna privatizzarono di tutto di più, mentre Francia e Germania  adottarono il cammino opposto (clicca per leggere). Il personaggio Berlusconi, in tutte le sue declinazioni e sfumature, con la complicità di tutte le forze politiche, concentra su di sé l’intero dibattito nazionale e, come un prestigiatore, distrae l’attenzione dal colossale inganno che si stava realizzando. Venti anni di berlusconismo lasciano il segno su di una popolazione non solo sempre più disinnamorata della politica, ma adesso anche incapace di andare oltre ciò che le viene fornito sotto il naso. La sinistra dal canto suo in questo lungo periodo mette definitivamente da parte le politiche progressiste sotto la copertura dello spauracchio comunista agitato ad arte dall’illusionista brianzolo e, voilà, il paradigma sociale è stato stravolto. Il ricambio generazionale ha visto la generazione delle proteste studentesche degli anni ’70 raggiungere l’età in cui si mettono da parte battaglie e buoni propositi e la nuova crescere, manipolata dalle armi di distrazione di massa, interrogandosi su falsi problemi forniti all’uopo, incapace però di cogliere la sostanziale uguaglianza nei fatti delle azioni politiche dei partiti.

    Dopo tanti anni il personaggio Berlusconi, anche a causa delle sue intemperanze, perde di attrattiva verso le masse, proprio nel momento in cui il grande progetto richiedeva lo sforzo finale. L’astensionismo al voto stava raggiungendo la soglia del 50% e se una forza politica avesse additato al popolo la nudità del re europeo avrebbe sbriciolato il fragile castello di carte dell’unione.  Occorreva ancora una volta distrarre l’attenzione dalle manovre neoliberiste in corso indirizzandola su questioni si di interesse pubblico, ma irrilevanti sul futuro del paese. Così il malcontento generale viene dirottato ancora una volta verso la classe politica catalizzando quelle energie positive risvegliatesi nel paese e distraendole dalle vere cause della situazione italiana. Bisogna inoltre preparare il terreno per favorire l’avvento del nuovo personaggio in grado di ipnotizzare le masse incarnando in sé una nuova speranza. Sono anche gli anni in cui il giovane presidente della provincia di Firenze Matteo Renzi , a seguito di una serie di viaggi negli USA, intreccia una fitta rete di rapporti non tanto con l’ala progressista del partito democratico, quanto con gli ambienti più reazionari della destra repubblicana (clicca per leggere).

    Spunta sulla scena Grillo con il suo V Day del settembre 2007 e l’operazione “ Parlamento Pulito “ dopo le prove tecniche effettuate sul suo blog già da un paio d’anni.  Dopo la firma del trattato di Lisbona nel dicembre 2007 serviva un nuovo golem da abbattere ; con la caduta del governo Prodi le nuove elezioni portano Berlusconi al governo nella primavera del 2008. Da notare come Veltroni abbia condotto un campagna elettorale al ribasso, sfidando l’ex cavaliere al suo stesso gioco delle promesse senza fornire una alternativa credibile al suo programma. Poche settimane dopo, a cavallo tra il mese di giugno e luglio, scoppia il primo scandalo sessuale del presidente del consiglio e, nell’indifferenza pressoché generale,il parlamento ratifica all’unanimità il trattato di Lisbona (clicca per leggere) . Dopo gli esperimenti con le liste civiche i tempi sono maturi e nel settembre del 2009 viene fondato ufficialmente il M5S. Movimento che fa della lotta alla casta e agli sprechi la sua ragion d’essere e assume posizioni ambigue riguardo all’euro e all’Europa in modo da suscitare quanto più interesse possibile; tuttavia conduce le nuove forze positive verso lidi più sicuri per la tecnocrazia europea. Le cui nuove richieste non trovano nel drago di Arcore un efficace realizzatore e nel 2011 avviene il cambio al vertice del governo con il debutto di Monti alla guida del paese per mettere in atto quelle misure di cui nessuna forza politica avrebbe potuto assumerne la paternità: votare il pareggio di bilancio e tutte le altre norme economicide con una maggioranza tale da evitare il referendum popolare.

    Si arriva cosi alle elezioni politiche del 2013 e il M5S sbarca in Parlamento palesando molte delle contraddizioni di cui vive. Al di la del linguaggio usato da Grillo, attagliato al personaggio anticasta che incarna, bisogna considerare alcuni  fatti le cui conseguenze sono inequivocabili. Se Grillo avesse accettato di formare un governo con Bersani avrebbe potuto far nascere un fronte unito progressista e dettare l’agenda di governo da posizioni di forza, costringendo il PD e deviare sulla sua linea pena la caduta dell’esecutivo con conseguenti elezioni in cui il M5S avrebbe potuto vincere a man bassa sbaragliando tutti i vecchi partiti. Invece la sua ostinazione nel non accettare alcune alleanza ha permesso che la comune azione dei due maggiori partiti potesse continuare alla luce del sole rappresentando la casta che dice di combattere e rafforzando il suo personaggio. Un’altra grossa contraddizione del comico ligure sta nel fatto di sbandierare ai 4 venti il non statuto del movimento e nascondere l’esistenza dello statuto, necessario al deposito del marchio, che stabilisce la carica di Grillo quale presidente, rappresentante politico, legale e gestore dei fondi. L’art.3 dello statuto prevede inoltre che il M5S condivida e faccia propri gli obiettivi politici programmatici espressi sul blog di Grillo, la cui titolarità e gestione spettano solo al comico ligure. In effetti quando dice di non essere democratico non mente. Oppure più semplicemente per garantire che una corrente di pensiero difforme dagli scopi occulti non assuma la guida del movimento. In tale ottica si giustifica la decisione del comico di non presentare lo statuto ai presidenti di Camera e Senato per l’accredito dei famosi  42 milioni di euro di rimborso elettorale; somma che, data l’irrilevanza rapportata al debito italiano, poteva essere impiegata per  fondare un giornale piuttosto che un tv e migliorare l’offerta informativa da lui tanto vituperata. Tuttavia è innegabile che tale operazione agli occhi di un popolo ormai distratto e disabituato a vedere oltre è servita a rafforzare l’immagine anti casta che il M5S da di sé. (clicca per leggere)

    Tra la tesi e l’antitesi si afferma la sintesi. I tempi sono maturi e Matteo Renzi si impone prepotentemente alla ribalta nazionale assumendo prima la guida del PD e poi dell’esecutivo con le modalità che tutti sappiamo. I pochi mesi dalla presa del potere alla tornata elettorale per il rinnovo del parlamento europeo sono sufficienti al neo premier per dare di sé un’immagine positiva, dinamica, giovane e soprattutto vincente. L’opinione pubblica ha colto in lui la sintesi tra capacità politiche e lotta agli sprechi, da sempre considerati l’unica causa dei mali dell’Italia. La campagna elettorale per le elezioni europee vede quindi il rottamatore consolidare un modello comunicativo già affermato (clicca per leggere) e il M5S, omettendo accuratamente di trattare temi fondamentali o facendolo in maniera confusa e sterile, commettere errori macroscopici, soprattutto per un partito basato esclusivamente sulla comunicazione (clicca per leggere) . Certe espressioni – essere oltre Hitler, vivisezionare Dudù, lupara bianca, etc. –  , troppo crude per non essere volute, non fanno altro che allontanare dal M5S i voti di tutti quelli non ancora pienamente convinti da Renzi, ma che di certo non votano per un centro destra non ancora del tutto de-berlusconizzato.  Et voilà, mr 40% ringrazia e i neonazisti finanziari tirano un sospiro di sollievo. Abbiamo assistito all’evoluzione della strategia della tensione?

    Giovanni Tranchida

    P.s. Da oggi inauguro uno spazio dedicato ai lettori de Il Moralista. Pubblicherò qualsiasi intervento ben scritto e capace di stimolare il pensiero e la riflessione. Fatevi sotto.

    Il Moralista

    Categorie: Politica

    12 Commenti

    1. Caro giovanni, ho letto con piacere la tua esposizione. La domanda sgorga spontanea; sei Nazionalista ” Stampante 3D” oppure possiedi visioni europeistiche similari all’articolo precedente? Ad maiora e lunga vita!

    2. Niahogger scrive:

      Soltanto in Italia il risultato elettorale ha premiato il primo partito di maggioranza, il PD di Renzi il quale, oltre ad essere partito di governo, è anche il primo partito filo europeista ed è quello che porta la responsabilità storica dell’ingresso dell’Italia nell’euro, nonché di aver sottoscritto ed aderito a tutti i trattati europei che hanno tolto ogni sovranità al Paese consegnandolo ai voleri dell’oligarchia di Bruxelles e Francoforte: i trattati che hanno fatto versare centinaia di miliardi di denaro pubblico nelle banche estere, con il pretesto di contribuire al cosiddetto fondo di stabilità, salva banche (MES/ESM) ed hanno condannato, con le sciagurate politiche di austerità praticate dai governi Monti, Letta e Renzi, una generazione alla disoccupazione e precarietà e migliaia di famiglie alla scivolamento nella miseria.
      Nonostante tutto questo, la massiccia campagna di marketing propiziata al candidato presentato come “nuovo” Matteo Renzi, con la consulenza della americana Mc Kinsey, con il furbo marchingegno di aver fatto sparire dalla scena i vecchi esponenti politici ormai impresentabili ed aver messo in prima fila tutte figure giovani e senza esperienza pregressa, hanno ottenuto il brillante risultato (mai toccato prima) del 40% dei consensi riuscendo sicuramente ad attrarre anche parte dell’elettorato deluso dal centro destra.

      Sarà che gli italiani non abbiano recepito le responsabilità del PD negli effetti della crisi ed hanno creduto di votare un personaggio “nuovo” come Renzi?
      Tuttavia e paradossalmente, facendo il bilancio di queste elezioni, ci troviamo in Italia -unico Paese in Europa- con una grande massa di gente che vorrebbe esprimere protesta e disagio e che ha trovato un canale “otturato” e senza sbocchi nel movimento di Grillo e Casaleggio che, nonostante gli entusiasmi suscitati e i tanti ragazzi dalla faccia pulita che si sono dedicati a fare campagna politica per il movimento, non ha ottenuto altro se non di far rafforzare il fronte governativo pro-euro e pro-eurocrazia.

      A questo punto sorge però un dubbio, conoscendo le frequentazioni dell’ambiente finanziario del dr. Casaleggio e delle sue compartecipazioni nei club esclusivi dell’elite finanziaria come quello di Cernobbio: NON SARÀ CHE SIA STATO PROPRIO QUESTO L’EFFETTO VOLUTO?

      Ormai è chiaro che l’ultima possibilità che resta all’Italia, prima di diventare un cimitero industriale popolato da masse di straccioni disoccupati, sia quella della ”scossa” improvvisa determinata da eventi internazionali, dentro e/o fuori dal vecchio continente, di portata storica. Dopo il risultato choc delle europee, non credo che ci rimanga qualche altra speranza …

    3. Niahogger scrive:

      Ciao
      mi trovate pure su twitter @Niahogger

    4. Giovanni Tranchida scrive:

      Caro Renato, rispondendo alla tua domanda colgo l’occasione per esternare il mio pensiero.Auspico un’Europa all’insegna della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, non dell’economia. Credo che le diversità debbano essere valorizzate nell’unione per raggiungere l’armonia. Credo nell’essere umano, la cui dignità viene prima di qualsiasi altra cosa.Credo nella ricerca del sapere, non nelle verità imposte o rivelate. Credo nel dubbio, non nei dogmi.E infine credo nella democrazia rappresentativa quale espressione della volontà popolare in un contesto pluralistico e multiculturale.

    5. Grazie Giovanni, condivido il tuo pensiero. Ad maiora e lunga vita.

    6. Adriano scrive:

      Indovinello per Marco Baldi.

      Chi ha scritto queste frasi?

      “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di
      principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata
      dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella
      irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa
      direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre
      giudicate in rapporto al presupposto ormai indispensabile dell’unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:
      a) Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono
      in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono
      mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi,
      ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo d’industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le
      imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che
      dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie
      minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a
      nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.
      b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di
      accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso
      egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde
      migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una
      riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma
      industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato
      operaio ecc.
      c) I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di
      partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi
      fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare in ogni branca di studi, per l’avviamento
      ai diversi mestieri e alle diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del
      mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi press’a poco eguali per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze fra le rimunerazioni nell’interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse
      capacità individuali.

      e) La liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti
      precedenti: non lasciandole ricadere in balìa della politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano
      semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici anzitutto del grande capitale. I lavoratori debbono
      tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni cui intendono prestare la loro
      opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l’osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze
      monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che sieno realizzate quelle trasformazioni sociali.
      Questi sono i cambiamenti necessari per creare intorno al nuovo ordine un larghissimo strato di cittadini interessati
      al suo mantenimento, e per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di
      solidarietà sociale. Su queste basi, le libertà politiche potranno veramente avere un contenuto concreto, e non solo
      formale, per tutti, in quanto la massa dei cittadini avrà una indipendenza ed una conoscenza sufficiente per esercitare un
      continuo ed efficace controllo sulla classe governante.”

      Pronto casa Marco Baldi? Chi ha scritto queste frasi?

      • marcobaldi scrive:

        Oh, grazie Adriano!
        E’ proprio quello che intendevo nel mio post di ieri, quando dicevo che il manifesto di Ventotene (da cui hai tratto questo stralcio) era una paccotiglia ultra-liberista con qualche richiamo socialisteggiante “mi pare verso la fine”.

        Perfeto, questo era proprio il “richiamo socialisteggiante” che richiamavo e dicevo che era totalmente irrealizzabile nel contesto dato nel resto del manifesto (lo specchietto per le allodole, diciamo).
        Il manifesto, d’ appertutto vuole limitare il potere degli stati NAZIONALI attribuendogli ogni nefandezza (comprensibile, all’eopoca, per carità) addirittura si coglie quasi che gli Stati nazionali dovrebbero sparire proprio dall’ europa.
        Ora, in una condizione del genere: Grande limitazione degli Stati NAZIONALI, per non dire soppressione, come è mai possibile NAZIONALIZZARE praticamente 3/4 (o forse piu’) del sistema economico?

        Facciamo l’ EURSS?
        Auguri!

        La verità è quello è uno specchietto per le allodole per i sognatori futuri (sinistri) del piu’ Europa…Diciamo per gli tsiproti della “figlia di”.
        Da Ventotene a Capalbio, insomma :-)

        Che poi, mi sia concesso. L’ idea di Stati Uniti d’ Europa non vi richiama altri Stati Uniti? E chi lo sponsorizzava secondo voi a Spinelli & Rossi?? E a quale impianto economico pensavano secondo voi???

        Per inciso, pur rispettando doverosamente il loro sistema sociale (facciano pure come credono), a me, il sistema o “sogno” (ma guarda come tornano ste parole…sempre uguali) americano fa letteralmente ca**re.
        E in Europa, sono pressoché sicuro, non sono l’ unico.

    7. gio scrive:

      complimenti a giovanni, condivido ogni riga della sua ottima analisi

    8. Anais scrive:

      Eccellente analisi. anch’io credo nel dubbio e nell’impegno al sapere, approfondire, non fermarsi alle verità dichiarate.
      Alla luce di ciò che ho visto come “risultati” nelle recenti elezioni europee, ho anche un altro dubbio: posto che il M5S fosse realmente una valida alternativa di “risveglio” del popolo italiano – prego di vedere chi sono i 5 fondatori delle 5 stelle, che richiama peraltro il solito simbolo stelluto non troppo positivo ahimé – non penso che il sistema elettorale italiano da quando è attivo sia …valido. Siamo trattati come analfabeti costretti a tracciare una croce “modificata” – altro simbolo – secondo i copioni collaudati da anni. Ogni tornata elettorale, prima nazionale e poi europea, credo abbia il dovuto controllo della solita regìa.Pronta a sostituire, modificare, annullare, distruggere. Quale sicurezza assurda possiamo nutrire verso un sistema di controllo totale che non permette libertà autentica in nessuno spazio vitale?
      Noi non siamo uno Stato, siamo una azienda della corporation anglo-americana e da un altro simbolo stelluto che domina incontrastato innominabile pena la persecuzione di varia natura.Per non parlare del vertice piramidale, del potere cattolico romano che è altra cosa dall’autentico cristianesimo.
      Come lottare contro uno strapotere stratificato da secoli?! Potere che intreccia alleanze dietro le quinte e aizza e fomenta le lotte e le guerre nei Paesi del pianeta allo scopo di perpetuare se stesso?
      La consapevolezza e la coscienza non sono sufficienti, temo. Sono anni che mi astengo dal voto analfabeta.
      Grazie per il ricco articolo, lo trovo davvero eccellente.

    9. Adelfo Truman scrive:

      Grazie per aver reso manifesto quanto avevo paura di rivelare anche a me stesso.
      Premesso di essere anch’io caduto nella trappola come un pisquano andando a votare (5stars), sono felice di non essere il solo a aver pensato ad un “grande gioco” vicino alla Psicostoria di Asimoviana memoria o meglio alla profezia di Orwell: avendo timore di essere, con l’età, diventato paranoico non avevo espresso nulla nemmeno nell’ambito della cerchia ristretta…
      Ho iniziato ad avere i primi dubbi collimando le ultime paradossali dichiarazioni di Grillo, fatte per incutere timore (in primis il processo popolare via rete), con l’unanimità eccessiva dei sondaggi clandestini e poi con l’enorme distacco finale, statisticamente impossibile a non essere neppure ipotizzato. Grida vendetta infine la puerile giustificazione auto-assolutoria di tutte le agenzie demoscopiche sul fatto che gli italiani siano incalliti mentitori: se è così allora che chiudano bottega e cambino mestiere!

    10. kthrcds scrive:

      Ottima disamina, che condivido in toto; vorrei averla scritta io. Complimenti all’autore.

    Commenta a kthrcds


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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