untitledGli ultimi dati forniti dall’Istat sull’economia italiana non possono farci dormire sonni tranquilli. Sia quelli sulla crescita che quelli sull’occupazione fotografano la situazione di un paese sull’orlo del precipizio, fermo nella sua incapacità di reagire al ciclo negativo apertosi ormai più di un lustro fa.

    Nel frattempo Renzi, dopo aver imposto l’inutile bonus Irpef, che, come tanti economisti e le stesse associazioni dei consumatori hanno fatto rilevare, avrà un impatto impercettibile sulla domanda interna (+0,2% su base annua), e varata la prima parte di una riforma del lavoro che non aggiunge alcunché alle politiche adottate su questo versante negli ultimi venti anni, tutte ispirate ad una logica di riduzione delle tutele, i cui effetti “benefici” sono facilmente desumibili dalle cifre da brivido sulla disoccupazione, è ritornato a criticare l’ideologia del rigore, dominante ai vertici dell’Unione.

    Non ha spiegato però come queste sue “sensibilità” possano sposarsi con gli impegni che il paese ha assunto sottoscrivendo il nuovo Patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), peraltro riconfermati nel Documento di economia e finanza (Def) appena approvato. Né ha chiarito come il rispetto della tabella di marcia contenuta in quest’ultimo atto, relativamente agli obiettivi di finanza pubblica, sia compatibile con i dati reali che provengono dall’economia, quasi tutti al ribasso rispetto alle previsioni “prudenti” di qualche mese fa.

    Non ci vuole molto a capire, a questo punto, che, nelle condizioni date, perseguire ciecamente l’obiettivo dell’abbattimento a tappe forzate del debito e quello dell’equilibrio strutturale (al netto delle una tantum e dei fattori ciclici) di bilancio (entro il 2016) avrebbe come conseguenza un aggravamento pericolosissimo del quadro macroeconomico nazionale, con costi sociali che il paese non potrebbe assolutamente permettersi. Sarebbero necessari surplus primari (eccesso della raccolta fiscale sulla spesa pubblica al netto degli interessi sul debito) straordinari, il cui conseguimento imporrebbe tagli draconiani alla spesa e livelli di tassazione del tutto insostenibili (Grecia docet).

    Della gravità della situazione sembra che ne siano edotti anche dalle parti di Francoforte. Sarà per questo che il presidente della Bce, il “nostro” Mario Draghi, si è lanciato in un’altra delle sue imprese atte a dar fiducia ai mercati e – a parole – a stimolare l’economia. Di cosa parliamo? Di un altro intervento al ribasso sul costo del denaro, di tassi negativi sui depositi delle banche presso i conti della Bce, di un altro programma di finanziamento agli istituti di credito sul modello dei Ltro del 2011-2012, questa volta però “mirato” per famiglie e imprese, di un annuncio su possibili acquisti di asset finanziari nel prossimo futuro. L’idea è che se le banche sono costrette a pagare per tenere i propri soldi sui conti dell’istituto di Francoforte, con ogni probabilità preferiranno metterli in circolazione. Poi che una nuova immissione di liquidità nel sistema bancario, con specifico vincolo di utilizzo a favore del settore privato (sono esclusi i mutui immobiliari), favorirà il rilancio della domanda interna e della crescita.

    È un’idea plausibile? C’è da dubitarne. Troppo elevato è il rischio di insolvenza perché gli istituti di credito possano aprire sconsideratamente in questa fase i cordoni della borsa. Molto più efficace sarebbe un programma di quantitative easing (Qe), sul modello americano e giapponese, ma su questo punto siamo ancora nel novero delle (improbabili) eventualità.

    I vincoli del Patto di bilancio incombono, insomma, mentre l’economia arranca. Ma a Roma, come a Bruxelles e a Francoforte, ancora pensano di aggredire il tumore con l’aspirina.

    È in questo contesto che un gruppo di economisti ha depositato in Cassazione quattro quesiti referendari per disinnescare il Fiscal Compact. Nello specifico si chiederebbe l’abrogazione di alcune parti della legge 243/2012, quella che ha dato attuazione al principio del pareggio di bilancio di cui all’articolo 81 della Costituzione.

    La mia personale opinione è che si tratti di un’iniziativa lodevole, che potrebbe servire, fin da subito, ad aprire un grande dibattito nel paese sul futuro delle nostre istituzioni e della nostra economia. Servirebbe anche a “democratizzare” ex post il processo decisionale sulle grandi scelte che hanno vincolato il nostro  paese all’Europa, ovvero al modello di costruzione europea che si è venuto ad affermare da Maastricht in giù.

    In attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sull’ammissibilità dei quesiti, sarebbe perciò opportuno che iniziasse in tutto il paese un’adeguata campagna di supporto agli stessi, in modo da preparare il terreno per gli adempimenti ed i passaggi successivi.

    Luigi Pandolfi

    Fonte: http://www.huffingtonpost.it/luigi-pandolfi/fiscal-compact-pd_b_5492355.html

    Categorie: Economia

    3 Commenti

    1. GLS scrive:

      L’iniziativa condivido sia lodevole e comunque utile a sensibilizzare su questo tema così importante. Tuttavia, ritengo che con l’introduzione a breve del nuovo ESA per il calcolo del PIL, avremo un salto “inatteso” di qualche punto percentuale che renderà trascurabile almeno nell’immediato, l’effetto del Fiscal Compact procurandoci di fatto, se non tutti, buona parte di quei famigerati miliardi di euro che altrimenti avremmo dovuto drenare dal paese. Questa potrebbe essere una soluzione elegante per non fare marcia indietro sulle scelte scellerate da una parte e contemporaneamente non distruggere troppo rapidamente un paese come l’Italia. Si otterrebbe come ulteriore effetto l’esaltazione delle competenze dell’attuale classe di governo enfatizzando l’efficacia del processo riformatore già avviato ottenendo così il beneplacito dell’opinione pubblica a proseguire e introdurre le nuove regole del gioco che potranno essere facilmente imposte nell’euforia generale a seguito del falso miglioramento ottenuto. Troppa fantasia? Staremo a vedere.

    2. Rodion scrive:

      Non prendiamoci in giro: NON C’E NESSUNA RESISTENZA: qualsiasi azione che non sia il ritorno alle sovranità nazionali, è un passo in più verso un lungo e DOLOROSISSIMO MEDIOEVO tecnico.

      Esistono solo coloro che fanno sfacciatamente macelleria sociale e chi cerca di calmierare la mattanza, con improbabili QE, piani Marshall keynesiani e “famo la BCE come la FED”.

      Ma TUTTI accettano, di base, il processo ANTIDEMOCRATICO di svendita delle sovranità: TUTTI.

      E, a fare gli antidemocratici, vincono sempre quelli che antidemocratici lo sono totalmente: gli elitisti, che siano del capitale, di sangue o di spirito.

      *** Cosa dovrebbero decidere i cittadini sul “fiscal compact”? ***

      Le Costituzioni europee antifasciste sono TUTTE KEYNESIANE, basterebbe applicare la Costituzione, senza nessuna “decisione dei cittadini”.

      MA NON E’ POSSIBILE FARLO, perché non esiste sovranità e non ci potrà mai essere un accordo politico nell’Europa dei popoli, proprio come aveva previsto Hayek.

      E nessuna pensi di farla franca: quando arriveranno i cowboys a far finta di salvarci dai cattivoni tedeschi, ci appiopperanno il TTIP.

      Nel frattempo l’olocausto sarà compiuto, un attimo di respiro, un po’ di piano Marshall fake, NUOVA SCOPPIO DI MEGA BOLLA FINANZIARIA made in London/WS, e l’impero sarà pronto per l’attacco finale ad oriente.

      I nostri figli saranno felici di poter abbracciare il fucile, magari qualche pasto sarà loro garantito.

      (Tranquilli, quando il processo di medioevalizzazione sarà terminato, ci sarà un unico governo mondiale, e la capitale non sarà né Londra, né Washington)

      È SEMPRE STATO PACIFICO in tutte le forze europeiste, AB ORIGINE, che il processo di unificazione europea NON sarebbe MAI stato accettato da POPOLI europei, e non lo avrebbero mai accettato perché se i cittadini avessero saputo cosa sognificava INVENTARE UNO STATO che non c’è, che non né fondamentali socio-antropologici né economici, senza nessun tipo di OMOGENEITÀ, avrebbero appeso alle forche tutti i protagonisti di questa tragedia umana.

      Hanno mai fatto referendum o dibattiti pubblici sull’integrazione europea? Sui trattati? SULL’ EURO?

      Qualcuno ha mai manifestato apertamente su questo processo di dittatura? E’passato TUTTO sopra le nostre teste: i reclami furono solo voci isolate.

      Perché non è mai stato fatto un referendum PRIMA? Perché alla fine stava bene a tutti?

      Ora che è libera la BESTIA c’è poco da fare.

      Come affermava Lelio Basso, la Democrazia o è TOTALE o NON c’è: chi vuole UN COMPROMESSO tra DEMOCRAZIA ed “EFFICIENZA” non può, a rigore, secondo il massimo esponente della cultura democratica del XX secolo, definirsi Democratico (al limite, “democratico”).

      Il Karma farà il suo corso.

    3. paola confalonieri scrive:

      LAVORO: sgravi fiscali previsti dal governo, per chi assume stagisti, sconti per il Sud, bonus per i giovani ed i disoccupati over50:
      http://it.blastingnews.com/lavoro/2016/11/lavoro-sgravi-fiscali-per-chi-assume-stagisti-inseriti-nella-manovra-per-il-2017-001220779.html

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