download (23)Come era ampiamente prevedibile, l’Italia è ancora in recessione (clicca per leggere) nonostante l’arrivo sulla scena di una specie di mister Bean fiorentino di nome Matteo Renzi. Il dato diffuso dall’Istat non mi stupisce affatto; semmai mi stupisce lo stupore altrui. Chi promuove e attua politiche chiaramente recessive sa di lavorare consapevolmente al fine di impoverire il Paese. D’altronde, lo ripeto fino alla nausea, senza l’abbandono traumatico e definitivo dell’austerità cara all’Europa la ripresa non ci sarà mai. Ma questo è già un concetto troppo sofisticato per la maggior parte dei parlamentari italiani, grillini compresi, abituati a sbraitare senza costrutto contro gli sprechi e la Casta per salvarsi la coscienza. Il popolo, poi, raggirato con sapienza da un circuito mediatico sottile ed infingardo, viene scientemente tenuto all’oscuro di tutto, nell’attesa che esplodano improvvisi e violenti moti di protesta utili per legittimare una già preventivata e strisciante svolta autoritaria e fascista. L’associazione Eleanor Roosevelt, aperta ai contributi provenienti dal basso, rappresenta oggi il punto più avanzato di una Resistenza pronta a denunciare e combattere possibili ed imminenti derive cilene. Per iscriversi basta mandare una mail al mio indirizzo di posta elettronica (f.toscano79@libero.it) o a quello di God (info@grandeoriente-democratico.com). Chi di voi ricorda le parole di Mario Monti, pronto a garantire come le sue riforme strutturali avrebbero garantito una impennata del Pil? Passati quasi tre anni da allora i numeri sono ancora da sprofondo rosso. Ora, in una democrazia normale, ogni lestofante può dire quello che gli pare, salvo poi aspettarsi di essersi sbertucciato e ridicolizzato dalla libera stampa sulla base dei fatti. Perché tutti i soloni che applaudirono l’arrivo di Monti sul trono d’Italia non fanno oggi autocritica? Perché sono perlopiù corrotti e/o in malafede. In Italia esiste oramai una vera e propria “emergenza informazione” che consente, protegge e accompagna l’inesorabile declino dell’Italia. Come avrete notato, in alto a destra sulla pagina che state leggendo, ho pubblicato una puntata de “Lo Stiletto”, programma di approfondimento politico che conduco (conducevo…) insieme a Gioele Magaldi. Si tratta (o meglio: trattava…) di un esperimento interessante che dimostra come sia possibile organizzare trasmissioni televisive intellettualmente oneste e non manipolate. Peccato che, come recitava quel vecchio motivetto, la storia appena iniziata è già finita.  Racconto brevemente i fatti. Circa un anno fa un mio vecchio amico, Massimo Sorrenti, figlio di un imprenditore gioiese traferitosi al nord dopo avere fatto fortuna sul piano locale, mi partecipò l’idea di fondare una televisione visibile sull’intero territorio regionale. In un primo momento accettai con entusiasmo di contribuire all’impresa (nella qualità di futuribile direttore responsabile), pronto ad investire tempo ed energie per la buona riuscita della nascente Tv, nel frattempo chiamata “Sigma” come una famosa sigla  nota anche per la vendita di salumi sul piano nazionale. Dopo un istruttivo colloquio con l’editore, però, poco propenso a riconoscere un adeguato e dignitoso trattamento economico in favore di tecnici e giornalisti, decisi subito di rimettere l’incarico di direttore rendendomi eventualmente disponibile solo per la conduzione saltuaria di un programma di approfondimento politico. A me l’idea che i colleghi giornalisti debbano lavorare “per la gloria” o perché “si danno visibilità” ed è “una occasione per crescere” proprio non va giù. E se in Italia i giornalisti, come categoria, conservassero un minimo di dignità professionale, tenterebbero di impedire alcune prassi indegne persino dei Paesi del Terzo Mondo. Chiusa parentesi. Per me quindi la faccenda poteva considerarsi conclusa. Sennonché, a distanza di qualche mese, venni nuovamente contattato da un mio caro amico, l’avvocato Roy Biasi, il quale mi presentò il nuovo direttore editoriale della Rete Sigma, Nino Spirlì, nel frattempo opportunamente ribattezzata “Sud”. Spirlì,  uomo colto e professionale, mi fece subito un’ottima impressione, e, proprio perché ben impressionato dalla sua presenza, decisi di accettare la conduzione de “Lo Stiletto”, coinvolgendo fin da subito Gioele Magaldi generosamente resosi disponibile. Dopo avere realizzato alcune puntate, però, tutte decisamente interessanti e impreziosite dai cadenzati interventi di personalità del mondo della cultura, della politica e della comunicazione, ho deciso di dire basta. Troppi ritardi, limiti e negligenze strutturali mi hanno indotto a prendere una simile decisione. In questi giorni la televisione Sud è stata oggetto di un misterioso attacco hacker (clicca per leggere). Si è trattato di un atto indegno che ha provocato la perdita di mesi e mesi di duro lavoro, compresa la gran parte delle puntate de “Lo Stiletto” finite irrimediabilmente inghiottite dal mostro digitale. Tale circostanza mi ha indispettito alquanto, considerato che sarebbe bastato caricare su un apposito sito internet (o, al limite, perlomeno su una pagina youtube) le vecchie trasmissioni per attutire le conseguenze del misfatto. E invece, nonostante le mie ripetute pressioni sul punto, il sito internet non è mai entrato in funzione. Stessa indolenza manifestata in occasione della endemica riproposizione dei soliti problemi tecnici, specie quelli riguardanti la mancata possibilità di mantenere contemporaneamente due collegamenti telefonici in linea. Sono stato in ogni caso molto contento di conoscere in queste poche settimane ragazzi e ragazze di grande qualità, bravissimi  nel sopperire con passione ad alcune macroscopiche lacune di tipo organizzativo ed aziendale. Per valorizzare una bella tela è importante scegliere con cura anche la cornice. Ecco, Lo Stiletto garantiva un livello di profondità e di qualità eccessivamente distonico rispetto ad un contesto tutt’ora fondamentalmente improvvisato. Basti pensare che l’altro ieri sera, recatomi senza preavviso negli studi di rete intorno alle 21.30, sono rimasto fuori perché non c’era nessuno “in grado di aprire il cancello”. Ecco, una televisione che non “ha nessuno che apre un cancello” non può (per ora) ospitare “Lo Stiletto”.  Adieu. Senza rancore. 

    Francesco Maria Toscano

    6/08/2014

    Categorie: Editoriale

    10 Commenti

    1. […] Source: PERCHE’ HO DECISO DI ABBANDONARE LA CONDUZIONE DE “LO STILETTO” IN ONDA SU “SUD” […]

      • Massimo Sorrenti scrive:

        Caro Francesco,
        ho letto con attenzione il tuo dettagliato articolo, e sono molto felice di constatare, dopo tanti anni, che il tuo modus operandi, non è variato minimamente, e che le tue grandi doti oratorie, unite alla tua grande fantasia sono rimaste intatte, cosi come la tua incapacità di essere schietto e sincero.

        Non avrei mai perso del tempo a risponderti se tu non avessi coinvolto aspetti e personaggi che nulla hanno a che vedere con la tua decisione e con questo show, davvero puerile, che hai deciso di mettere in atto.

        Forse, per necessità di copione, avevi necessità di “allungare il brodo” del tuo manifesto, e non hai ritenuto sufficiente lo spot pubblicitario/proclama raccolta fondi, fatto in favore della tua associazione, e hai quindi ritenuto fondamentale tirare in ballo me (ti ricordo che da quando hai iniziato a collaborare con Sud non ci siamo mai visti, e ogni tuo accordo, relativo alla suddetta collaborazione, è stato preso in mia assenza e senza alcun mio contributo), ma soprattutto anche mio padre, di cui hai fatto una di presentazione totalmente falsa oltre che inutile al fine del tuo proclama.

        A scanso di equivoci, mio padre non si è trasferito al Nord dopo aver fatto fortuna sul piano locale, mio padre, e la mia famiglia, continuano ad investire e lavorare sul territorio, nonostante spiacevoli accadimenti, a te ben noti, che avrebbero, probabilmente fatto desistere la maggior parte delle persone, continuando ad incrementare la forza lavoro impiegata sul territorio.

        Quanto ai nostri primi colloqui, amichevoli ed informali, in merito al mio progetto editoriale, devo ricordarti che i fatti si sono svolti in maniera decisamente diversa da come tu li hai descritti. Forse, con uno sforzo di memoria, potrai ricordare di come io avessi in testa l’idea di proporre (bada bene al verbo utilizzato) la carica di direttore responsabile della testata giornalistica, ad un soggetto diverso da te, amico comune di entrambi, e di come tu, invece, dopo aver schernito, con tuo solito fare ironico il suddetto amico comune, hai insistito per ricoprire, senza che io te lo chiedessi, la suddetta carica.

        La rete non è mai stata “ribattezzata”, come tu stesso dimostri pubblicando il logo che riporta chiaramente il riferimento a Sigma, che è e resta il nome della emittente, mentre SUD, altro non è che un marchio, scelto dal gruppo che gestisce l’attività televisiva da un punto di vista di contenuti, produzione, redazione e gestione personale incaricato. Questi sono aspetti per i quali tu, correttamente, avevi richiesto, ex ante, delucidazioni, e, proprio per questo suona strano leggere le tue parole.

        Su tutte le altre baggianate che hai raccontato, con il tuo consueto fare da romanziere, che non ha alcun contatto con la realtà dei fatti, non perdo tempo a ribattere, perchè lo troverei stupido e soprattutto inutile, visto che le tue parole sono, ampiamente, ed inopinabilmente, smentite dai dati di fatto, dai riscontri che, quotidianamente riceviamo dagli addetti ai lavori, dai telespettatori e, soprattutto, dai nostri grandi collaboratori.

        Sono assolutamente certo che riusciremo ad andare avanti, con grandi successi, ognuno per la propria strada, e sono certo che tu, in particolare, riuscirai ad ottenere ampia visibilità mediatica e il giusto riconoscimento economico che reclami e meriti, un pó come quando andavi a Padova, pagando di tasca tua il volo da/per Reggio Calabria per andare a fare la comparsa in una trasmissione che andava in onda alle 6 del mattino, o come quando, su due diverse reti calabresi, partecipavi a interessanti trasmissioni televisive, immagino, dietro lauta ricompensa.

        In bocca al lupo per la tua carriera e per la tua vita!

        Un caro abbraccio
        Massimo

        • il Moralista scrive:

          Carissimo Massimo,
          ho letto anche io con attenzione il tuo lungo, e per certi aspetti sgangherato, commento, constatando una volta in più che il tuo modus operandi è invece molto cambiato rispetto al passato. Ma di questo mi ero accorto da tempo. Passo quindi al merito del tuo scritto mistificatorio e (in parte) insolente. Lo faccio frigido pacatoque animo, con delicatezza e senza astio alcuno.
          1)Chi sono “i personaggi coinvolti che nulla hanno a che vedere con la mia decisione ecc. ecc.? Sarebbe il caso fossi più preciso altrimenti, capirai, non so come risponderti
          2)Ti risulta che la mia associazione abbia chiesto fondi? E, se si, a chi?
          3)Ho forse scritto nell’articolo di avere trattato con te il mio ingresso a Sud? Non mi pare. Mi pare abbia detto il contrario, e cioè che decisi di rientrare solo dopo avare conosciuto Spirlì. Ma, ti capisco, come dice De Rita “un italiano su due non riesce a comprendere con precisione il significato di quello che legge”
          4)Il mio accordo non esiste perché io ho lavorato (credo di non essere il solo) senza pretendere né ricevere compenso alcuno. Sul punto un tuo dignitoso silenzio sarebbe forse stato più opportuno. Comunque valuta tu.
          5)Di tuo padre, con il quale avrò scambiato al massimo un paio di parole, non ho fatto “presentazione alcuna”. Ho detto che è un imprenditore locale trasferitosi al nord. Punto. Non c’era malizia nel mio scrivere ma, evidentemente (e lo capisco), sul punto non sei sereno. Non tutto il male viene però per nuocere, dal momento che, le tue inesatte e illogiche conclusioni mi offrono la possibilità di precisare a mia volta. Conosco perfettamente “gli spiacevoli accadimenti cui alludi“, anche perché, ti ricordo nel caso in cui lo avessi temporaneamente dimenticato, che io ti ero amico e vicino in anni in cui la cosa non era “molto di moda”, avendo sempre anteposto l’amicizia e il sentimento che nutrivo (e in parte nutro ancora) nei tuoi confronti rispetto a tutto il resto.
          6) Quanto al direttore, io so soltanto che andammo insieme in Tribunale a validare la mia nomina a direttore. So bene che non lo facesti perché pensavi di avere trovato il Ronaldinho dell’etere, ma perché, molto più prosaicamente, sapevi che io avrei lavorato gratis. Mentre il direttore da te individuato e presuntivamente da me schernito, immagino tu ti riferisca a Lucio Rodinò (se non parlassi a “mezza bocca” il dialogo sarebbe decisamente più semplice…), ti avrebbe legittimamente chiesto un compenso per assumere responsabilità. In ogni caso, non è questo il punto. Diciamo che avevamo idee diverse sul modo di procedere e di intendere il ruolo del giornalista.
          7) Quella di Sud è una battuta. Spirlì, nel presentare la televisione all’esterno, ha deciso di usare un nome diverso da quello originario e ha fatto bene. Tutto qua. Un minimo di ironia, no?
          8)Quanto ai riscontri dei telespettatori non capisco di cosa parli. Quali fatti smentiscono i telespettatori, gli addetti ai lavori, i fuochisti e i macchinisti intervenuti? Quelli che riguardano l’inesistenza del sito internet? L’impossibilità di mantenere due telefonate in linea in contemporanea? Il surreale impedimento ad aprire un cancello durante la registrazione di una puntata? Attendo precisazioni nel merito
          9)Quanto al fatto che troveremo soddisfazione ognuno per conto suo, non ne dubito. Quanto al giusto riconoscimento economico che reclamo e che merito, ti ringrazio, ma ti assicuro che la cosa non è in cima ai miei pensieri. E, in ogni caso, non avrei lavorato per una emittente gestita da te mosso dal desiderio di arricchirmi. Notoriamente (in compenso hai molte altre qualità) non brilli per generosità, ricordando al contrario (lo dico bonariamente) il titolo di una nota commedia di Moliere.
          10) A Padova, per la precisione a Canale Italia, ci andavo quando facevo l’univeristà a Bologna, spesso invitato in studio dall’ottimo Gianluca Versace. Mi è capitato di andarci una volta pure partendo dalla Calabria, ma, per la verità, la cosa non mi sembra così grave. Ci andavo in qualità di ospite e, non essendo Clinton o Blair, non avevo titolo alcuno per chiedere un compenso. Ti pare?

          Un caro e affettuoso abbraccio anche a te,

          Francesco

    2. Nino Spirlì scrive:

      Caro Francesco, Ti ringrazio per gli apprezzamenti e mi dispiaccio per “le lamentele”.
      Che Tu abbia abbandonato la conduzione, lo imparo da qui.
      Ti ho già più volte ripetuto che il sito internet e il canale youtube erano in lavorazione. Siamo nati poco più di un mese fa (il 23 giugno) e siamo stati attaccati (come hai detto) la notte tra il 29 e il 30 luglio. Chi è entrato nei sistemi e negli archivi, azzerando, è in via di individuazione da parte della polizia postale, alla quale abbiamo consegnato gli strumenti per poterlo fare.
      Tu hai avuto grandi disponibilità da parte di tutti noi, piccoli, ma agguerriti. Ma non ti è bastato. Me ne dispiaccio. E’ vero che i ragazzi aspettavano i tuoi servizi fino all’ultimo minuto. Che si moltiplicavano per accogliere e microfonare i Tuoi ospiti spesso in ritardo. E’ vero che non abbiamo avuto remore ad abbracciare ogni Tua necessità di diretta e spostamento della messa in onda. Altro non potevamo.
      Lo Stiletto, bontà sua, andrà in onda a prescindere. Chissà, forse peggio, forse meglio.
      SUD, nella sua innocente fanciullezza televisiva si fa accompagnare per mano da adulti pazienti e benevoli.
      Non dubito sul Tuo maturo ripensamento.
      Grazie di tutto. ninospirlì

    3. Nino Spirlì scrive:

      … E, comunque: non è che non ci fosse nessuno in grado di aprire il cancello. E’ che alle 21.30 si entra in uno studio tv solo se si deve andare in onda. Tutto qui.
      Con affetto. ns

      • il Moralista scrive:

        Carissimo Nino,

        Concordo, i ragazzi sono sempre stati eccezionali e, come ho precisato nell’articolo, hanno fatto miracoli. Conservo ricordi affettuosi verso ognuno di voi, da Michel a Valentina, ad Angelo Antonuccio. Per non parlare dei tecnici in regia, squisiti come pochi. Sul “cancello”, per carità di patria, preferisco non tornare. Per il futuro mai dire mai. Un abbraccio sincero,

        Francesco

    4. ampul scrive:

      Peccato!

    5. Caro Francesco, perché nel finale quando Magaldi cita sia la dichiarazione Schuman sia Jean Monnet non cita Denis de Rougemont.
      Cito una frase scritta nel libro ” Libertà Responsabilità, Amore” edito da edizioni Casagrande Bellinzona 1990, pag,43.
      la frase dice; Se potessi ricominciare da capo( evidentemente si riferiva alla sua azione per l’Europa), ricomincerei dalla cultura. Ecco( afferma de Rougemont) che mi da completamente ragione.
      E’ sintomatico che parlare di Schuman, Monnet e non citare Rougemont, mi sembra riduttivo se il concetto è esternato da Gioele Magaldi.
      Lunga vita e lode al pluralismo.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

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