imagesVJ4IGCBNIeri Matteo Renzi ha fatto un discorso alle Camere degno di un gangster della Chicago anni ’30. La sintesi del fine ragionamento proposto dall’apprendista fiorentino, sempre tirato al laccio dal Venerabile Draghi, è questa: “O mi consentite di destrutturare definitivamente i diritti e la dignità della classe lavoratrice con la scusa della crisi, o si va al voto”. Come vi dissi in tempi non sospetti, infatti, la rapida ascesa di Renzi al potere, organizzata e pianificata da Maestri perfetti del calibro di Mario Draghi e Giorgio Napolitano, era prettamente funzionale al definitivo smantellamento di alcuni baluardi di democrazia e libertà posti a difesa delle ragioni dei più deboli (clicca per leggere). Lo Statuto dei Lavoratori, ad esempio, rappresenta ancora oggi un luminoso esempio di giustizia eretto a difesa dell’armonia fra le diverse classi sociali. Al tempo della globalizzazione affamante e nazista, sorretta dal lucido e progressivo smantellamento di qualsivoglia coscienza collettiva, la permanenza in vita di alcuni diritti pensati e statuiti a tutela di una determinata categoria non può che infastidire i subdoli architetti di una modernità sadica e perversa. Se, come spiegava mirabilmente quel mostro in gonnella di Margaret Thatcher, la società non esiste, ma esiste solo l’individuo”, che senso ha consentire il mantenimento di alcune garanzie sociali? E’ possibile legiferare a tutela di ciò che non esiste? Evidentemente no. Ecco spiegate le vere ragioni che inducono il nostro mister Bean fiorentino a giocarsi tutte le carte intorno ad una questione apparentemente secondaria. La precarietà in Italia è stata introdotta nel lontano 1997 dal governo all’epoca guidato dal sedicente progressista Romano Prodi (c.d. “Pacchetto Treu”), sulla scia di alcune risibili motivazioni ora rimasticate con comico ritardo dal nostro premier Renzi.  Fesserie del tipo “la flessibilità in uscita aumenta l’occupazione” continuano ad essere endemicamente rispolverate nonostante la realtà fattuale si sia già presa abbondantemente la briga di sbugiardare simili idiozie. Non ci vuole un grande esperto per sapere che l’aumento della disoccupazione ha negli ultimi anni camminato a braccetto con la diminuzione dei diritti, come tra l’altro certificato da uno studio condotto dal professore Emiliano Brancaccio (clicca per leggere).La disoccupazione aumenta, non perché sfortunatamente i cittadini ancora non si sono rassegnati a rientrare nei panni degli schiavi-sottosalariati tipici del primo barbarico capitalismo, ma perché molto più banalmente è crollata la “domanda” di beni e servizi. Che senso ha produrre oggetti utili e meravigliosi se poi nessuno ha la forza economica per comprarli? Quindi, per uscire da una crisi nata apposta per regolare definitivamente i rapporti fra le classi, servirebbe semmai stimolare l’aumento dei consumi iniettando dosi massicce di liquidità al fine di aumentare l’effettivo potere di spesa della classe media e proletaria. Basterebbe questo per rimettere a regime l’apparato produttivo italiano. Gli 80 euro di Renzi invece, alle condizioni date, servono soltanto a compensare in parte il continuo aumento delle tasse o a pagare una rate in più delle cartelle generosamente inviate dagli esattori di Equitalia. Renzi, come i suoi predecessori Monti e Letta, si dice pronto a “perdere consenso pur di approvare le riforme”. Come se esistessero ragioni più alte che un politico degno di questo nome dovrebbe reputare prioritarie rispetto alla soddisfazione spirituale e materiale del popolo che temporaneamente governa. Questa impostazione tradisce pulsioni autoritarie e feudali, smentendo di fatto il caposaldo che riconosce la sovranità solo e soltanto al popolo; al popolo, non ai mercati, non ai tecnocrati e nemmeno ai fantomatici investitori stranieri la cui possibile partenza turba i sonni del nostro pinocchietto fiorentino. Il popolo sovrano, punto dal fuso di una strega, ha dimenticato il suo status per abbandonarsi ad un grigio torpore. E’ ora che qualcuno lo risvegli. Graditi principi su cavallo bianco dal bacio facile e travolgente.

    Francesco Maria Toscano

    17/09/2014

    Categorie: Politica

    3 Commenti

    1. ugo scrive:

      Toscano: “Come se esistessero ragioni più alte che un politico degno di questo nome dovrebbe reputare prioritarie rispetto alla soddisfazione spirituale e materiale del popolo che temporaneamente governa. Questa impostazione tradisce pulsioni autoritarie e feudali, smentendo di fatto il caposaldo che riconosce la sovranità solo e soltanto al popolo.”

      Corro a procurarmi martello e scalpello, perché questa frase merita d’essere scolpita in ogni dove sui materiali più resistenti. Se devo dire, comincerei a scolpirla, con detti martello e scalpello, sulla testa di chi finge di non saperlo. Putroppo, una di quelle tante leggi evidentemente promulgate dagli usurpatori di turno senza tenere conto dei desideri e delle esigenze del Popolo Sovrano (rigorosamente maiuscolo) me lo impedisce.

    2. ciccio scrive:

      solo per chiarire senza polemica e senza difendere la tirannia nazista, le garanzie sociali esistevano eccome erano il collante del sistema autoritario,come peraltro in Italia col fascismo, quindi se posso suggerire questo governo sovranazionale sembra piu’ simile agli zar delle anime morte.

    3. Edoardo scrive:

      Toscano lei è sempre impeccabile. Il testo di Brancaccio è veramente molto valido, pur non avendo la pretesa di capovolgere la visione mainstream dell’economia odierna – cosa che per altro ha fatto in con autorevole manierismo la MMT – ma piuttosto offre spunti di ragionamento veramente apprezzabili e degni di un economista di talento quale è.
      Gli 80 euro renziani, a livello micro-economico, svolgono più il ruolo di anti-tassa su di un terreno ridistributivo dove il piatto piange più di quanto abbia ”paventato” il pavoncello fiorentino. Come si può avere il coraggio di comunicare al popolo che tal manovra stimolerà i consumi?
      Se analizziamo a livello macroeconomico nazionale, una manovra del genere fa più male che bene:
      preso atto che se il tetto di spesa a deficit (irrisoria si sa) rimane lo stesso allora nulla di nuovo sotto il sole, non può sortire alcun effetto poiché, di fatto, se l’equilibrio rimane tale, posso dare 80 ad un attore se ad un altro li tolgo.
      80e in più ad un’intera fascia di popolazione che percepisce un basso reddito può tutt’al più essere utili a sgravare debiti privati pre esistenti o confuire in irrisori risparmi, non provoca spesa aggregata in un periodo di recessione.
      Inoltre se do una briciola a ciascun componente di un settore estremamente vasto – demograficamente – e sotto nutrito di certo non placherò la loro fame, ma ancor più certo è che se qui milioni e milioni di briciole le scremo da un settore infinitamente più piccolo sono certo che lo condannerò a morte.
      Non era forse meglio mantenere in attività un ospedale o forse fare un concorso pubblico in più per dare un lavoro retribuito, che si provoca reddito e spesa aggregata, a 10’000 persone piuttosto che regalare ininfluenti briciole – che null’altro sono che spregevole opera di inutile e superficiale carità – a qualche milione?

    Commenta a ugo


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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