untitledQuesto Paese è allo sfascio perché esprime una classe dirigente sostanzialmente inetta, corrotta, meschina e ignorante. E quando parlo di classe dirigente, come è ovvio, non mi riferisco soltanto ai nostri rappresentanti politici, perlopiù burattini pagati per ripetere concetti che non capiscono né conoscono. A ben vedere, invece, la responsabilità principale circa il degrado fisico e morale che attanaglia la nostra martoriata Penisola ricade sulle spalle di un manipolo di pseudo-intellettuali, boriosi e ciechi, bravi nell’avvelenare il pubblico dibattito brandendo fantasmi  ad uso e consumo di quei padroni dai quali vengono generosamente ricompensati in termini di visibilità, denaro e carriera. Senza la complicità degli uomini di “pensiero” non sarebbe stato possibile imporre al potere in Italia un esattore etero-diretto dall’esterno come Monti, un para-massone cinico e servizievole come Enrico Letta o un guascone innalzato dall’establishment per recitare il ruolo dell’outsider come Renzi. Ma sull’onda di una provvidenziale, indefinita e cronica emergenza (signora mia mi si è allargata la crisi!), tutto diventa fattibile, spiegabile e giustificabile. Chi sono quindi gli assassini morali del popolo italiano? Sono i vari De Bortoli, Mauro, Calabresi, Scalfari, Polito, Massimo Franco, Napoletano, Padellaro, Stefano Feltri et similia, maschere diverse al servizio però della stessa identica commedia (tragedia?), farsa malefica che presuppone la realizzazione di un già deciso finale. “Ma come”, vi domanderete, “pure i Resistenti asserragliati nelle eroiche stanze de Il Fatto Quotidiano sono in realtà dissimulate quinte colonne al servizio del nemico?” La risposta è sì, e vi spiego il perché. Tutto il sistema informativo mainstream, in maniera diversa, è al servizio della reazione. I giornali più importanti, quelli controllati dal primo cerchio della massoneria globale, penso al Corriere, alla Stampa o a La Repubblica, fomentano isterie di massa (“lo spread”, “il debito”, “i mercati”, “l’Europa”…) per preparare il terreno a soluzioni fondamentalmente totalitarie, dissennate, oligarchiche ed inefficienti (“l’austerità”, “la responsabilità”, “il governo dei tecnici che restituisce credibilità”…); quelli fintamente antisistema come Il Fatto, o antisistema a giorni alterni come Il Giornale e Libero, invece, indicano bersagli facili e di comodo indispensabili per impedire ai cittadini di individuare i veri problemi con annessi relativi responsabili (“la corruzione”, “la spesa pubblica”, “gli sprechi”, “la Casta”…). L’abbraccio tacito fra questi due modelli di giornalismo perverso genera le precondizioni ottimali per completare quel processo di neo-schiavizzazione delle classi medie e proletarie già in atto, processo peraltro accompagnato da un sostanziale svuotamento di una democrazia di fatto inesistente. Non tutti gli intellettuali, o presunti tali, hanno però scelto la via del “sacrificium intellectus” al fine di continuare a banchettare soavemente sulla pelle dei più deboli e dei più indifesi. Alcuni di loro, anche a costo di finire ai margini di un sistema che predica ma non pratica la libertà di pensiero e di opinione, hanno scelto la via tortuosa, impervia e faticosa che conduce alla ricerca della verità. Un verità da intendere non in termini fanatici, assolutistici, dogmatici e totalizzanti, ma quale ambizione da  inseguire per la vita sospinti da un forte e inestinguibile anelito di giustizia che si trasforma prima in metodo e poi in prassi. Stefano Santachiara, giovane autore di libri di successo come “ I panni sporchi della sinistra” e “Calcio, carogne e gattopardi” (di recente uscita), fa certamente parte della seconda e più rara categoria, quella cioè composta da chi interpreta il ruolo dello scrittore in termini nobili e impegnati. Non a caso spesso silenziato dal circuito informativo prevalente, Santachiara è costretto a fare i conti anche con il fariseismo di certa carta stampata, troppo impegnata nel crogiolarsi delle proprie sciocche sicumere per cogliere ed approfondire aspetti che non vuole e non può spiegare (clicca per leggere). Leggendo “Calcio, carogne e gattopardi” si apprezza fin da subito lo sforzo dell’autore nel non accettare verità di comodo e preconfezionate. Puntuale nel mettere in fila le priorità in termini rigorosi e precisi, Santachiara centra il bersaglio quando individua nella tecnocrazia, nell’aumento del deficit democratico, nell’attacco ai diritto consolidati e nella difesa delle assurde regole europee le vere emergenze da affrontare, sforzandosi pure di interrogarsi sul vero ruolo giocato sui tavoli del potere globale da organizzazioni come il Bilderberg, la Trilateral e l’Aspen, consessi paramassonici ancillari rispetto alle direttive cucinate all’interno delle più elitarie Ur-Lodges del pianeta, presto definitivamente  smascherate per il tramite del libro “Massoni” scritto da Gioele Magaldi. Piace infine sottolineare come anche un intellettuale pregiato ed onesto come Luciano Gallino sembra essere pervenuto alle stesse conclusioni proposte da Santachiara (clicca per leggere), denunciando quindi con forza i tratti smaccatamente autoritari ( e neonazisti aggiungo io) che contraddistinguono l’operato di alcune sovrastrutture come la Troika, mostro a tre teste che tanto ricorda l’infernale Cerbero di dantesca memoria.

    Francesco Maria Toscano

    2/10/2014

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. S.Villa scrive:

      Non seguo più il Fatto da quando hanno censurato il Magaldi sull’affiliazione massonica di Monti e Draghi,ma il peggio lo daranno quando recensiranno il libro del Magaldi.Ne sono certo.
      Massima stima a Santachiara.Ho seguito alcune sue conferenze,e’ un ottimo,brillante e coraggioso giornalista,capace di denunciare certa mafia dell’anti-mafia rappresentata anche dal Fatto.
      Complimenti anche a te,Toscano,stai vergando una serie di articoli mirabili,arguti e lungimiranti.
      Saluti sinceri.

    2. S.Villa scrive:

      A proposito di mafia dell’anti-mafia:la sentenza di condanna a un anno e due mesi di reclusione inflitta a Genchi,di cui ti sei occupato egregiamente in passato,e’ uno scandalo immondo.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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