untitledLa Lega Nord nasce in Italia sul finire degli anni ottanta sulla scia del crollo dei partiti tradizionali. Le forze politiche identitarie, oggettivo freno per l’espansione di una tecnocrazia ingorda e nichilista, andavano distrutte per aprire la strada alla successiva svendita dei beni di Stato preparata dal Venerabile Maestro Mario Draghi. Molti di voi ricorderanno il cappio portato in Aula da tale onorevole Orsenigo, simbolo di un furore giustizialista che pervadeva in profondità una società comunque grassa e opulenta. Per una strana nemesi della Storia, la Lega bossiana finirà per morire impiccata da quello stesso cappio moralisteggiante che per anni con tanta spregiudicatezza i presunti celtici avevano impunemente brandito. A fianco ad una retorica anti Roma-ladrona, la Lega era poi cresciuta solleticando le ambizioni dei tanti federalisti all’amatriciana che vedevano nell’invadenza dello Stato la causa del declino italiano. Anni passati nelle stanze del potere in compagnia di dudù e Berlusconi? Molti. Risultati? Zero. Anche perché, come ebbe il pudore di ammettere pubblicamente lo stesso Maroni qualche tempo fa, “i leghisti non hanno mai creduto in quello che dicevano, fomentando soltanto il popolino per carpirne con l’inganno il consenso elettorale(clicca per leggere). Insomma, una banda di cialtroni in piena regola. Finita la saga della famiglia Bossi, con annessi diamanti, trote e lauree finte, è cominciata quindi l’era di Matteo Salvini, giovane ruspante cresciuto all’ombra di tali maestri canticchiando canzoni da stadio buone per denunciare la presunta idiosincrasia intercorrente fra il sapone e i napoletani (clicca per leggere). In quel tempo Salvini, quando ancora l’ordine era quello di ottenere la fiducia degli abitanti della Val Brembana spiegando loro le malefatte di tutti quelli che abitavano a sud di Pizzighettone, premeva affinché i discendenti di Ario cacciassero tutti gli impuri dalla zona euro, eden dorato preparato dal Dio Odino a beneficio dei soli eletti (clicca per leggere). Poi, all’improvviso, dopo un doloroso ripensamento programmatico durato più di quattro minuti, la Lega decide guarda caso di buttare a mare tutto il vecchio armamentario federalista, ampollista, pro-euro, anticasta e anti-meridionalista, per partire lancia in resta in difesa di una causa nazionalista e patriottica per anni schifiata e dileggiata. Tutti possono cambiare idea, ci mancherebbe altro. Così come tutti hanno però il diritto di ipotizzare la strumentalità di una operazione tanto repentina e sospetta. Il Front National di Marine Le Pen, piaccia o no, è comunque un partito sviluppatosi in maniera coerente rispetto alle posizioni di partenza. Un partito che oppone legittimamente il desiderio di rinverdire i fasti di un nazionalismo ora rinvigorito dal fallimento di un modello globale economicistico e affamante. Un partito che vanta pensatori di riferimento di valore come Sapir o de Benoist, e coltiva stretti rapporti diplomatici con la Russia di un molto attivo Putin. Quali sono invece i modelli culturali cari alla Lega di Salvini? Difficile capirlo. All’uopo è utile la lettura di una intervista a Salvini pubblicata oggi sul quotidiano “Libero” diretto da Belpietro. Dopo avere puntato il dito contro gli effetti di una immigrazione indiscriminata, il segretario del Carroccio dichiara: “…sì ad drastico taglio delle tasse per ridare fiato alle imprese. Non  a caso il 13 dicembre abbiamo in programma un evento con l’inventore della Flat Tax, l’economista Alvin Rabushka”. Ecco, la proposta macroeconoma di Salvini comincia finalmente ad essere più chiara. Praticamente Salvini, abbracciando una impostazione chiaramente neoliberista, sta proponendo per tutti una aliquota secca e non progressiva, trattando nei fatti in maniera identica dal punto di vista fiscale tanto il singolo operaio quanto il grande industriale. Ma trattare allo stesso modo situazioni diverse non è sinonimo di giustizia. Per chi non lo sapesse poi, Alvin Rabushka è un discepolo del famigerato ultraliberista Milton Friedman, mostro sacro del pensiero economico moderno caro al cuore dei vari Giannino, Boldrin e Scacciavillani (clicca per leggere). Insomma, per farla breve, la nuova Lega di Salvini, al riparo di una propaganda anti-euro condotta grazie alla proficua lettura delle analisi puntuali e brillanti scritte del prof. Bagnai, si pone su un piano di violento anti-keynesismo. Siete ancora convinti del fatto che la dicotomia euro si/ euro no possa infine risultare appagante, completa e soddisfacente? Pensateci bene. La mia risposta è no.

    Francesco Maria Toscano

    4/11/2014

     

    Categorie: Economia, Politica

    37 Commenti

    1. Caro Francesco, a volte mi spaventi inerente al fatto che, per volontà superiore, mi leggi la vita in modo armonioso. Voglio dire, nel 1991 sono stato segretario della Lega a Mede, città in cui opero e, dopodiché, nella l’arco di tre mesi riferito al periodo succitato, sono fuggito dalla medesima Lega, con la motivazione; i leghisti, gente senza cultura!
      Lunga vita

    2. S.Villa scrive:

      Toscano,il problema euro si’/euro no non esiste più.L’eurozona sta implodendo,oramai vogliono disfarsene tutti(Germania compresa).
      Stanno già pensando a come uscirne e a chi affidarne il compito:all’Italia l’hanno assegnato a Luigi Zingales.Cosi’ il turbo-capitalismo proseguirà anche con la lira.

      Il problema,oggi,e’ quello di tentare di uscire dalla moneta unica “a sinistra”.Ci siam fatti fregare quando ne siamo entrati,vogliamo farci fregare ancora?

      • Rosario scrive:

        A mio parere l’Eurozona non imploderà, per il semplice fatto che non conviene a determinati gruppi di potere. E se dovesse succedere, crollerebbe il mondo.

        • S.Villa scrive:

          Ciao Rosario,

          L’eurozona,dal punto di vista tecnico,e’ già decotta.La Germania,com’era ampiamente prevedibile,e’ in recessione.

          Non so dire quando,ma ormai vogliono smantellare l’euro.

          A tal proposito,mi piacerebbe avere un’opinione dei massoni di GOD.
          Magari ci sbagliamo tutti,l’euro verrà mantenuto ancora per anni e anni.Ormai non mi sorprende più nulla.

          Cordiali saluti.

          • Diego scrive:

            La risposta di Rosario era proprio supportata da un analisi di lunga data del GOD: è proprio ‘la seconda che hai detto’: verrà mantenuto per anni ed anni

            • S.Villa scrive:

              @ Diego

              Lo so,anche io seguo da sempre i massoni di GOD,l’avevano detto chiaramente e così e’ stato.

              Solo,mi pare strano che un Chicago(sopra)boy come Zingales(e altri),che fino a ieri aveva tuonato contro gli euroscettici,oggi ammette chiaramente che la moneta unica si è rivelata un disastro.
              Moto improvviso di filantropia?Non credo,evidentemente dietro c’è una regia politica.Voci di corridoio lo danno per futuro ministro.

              Non so,GOD ha più informazioni.

              Cordiali saluti

              • Rosario scrive:

                S. Villa, Diego ha visto bene. Mi baso su analisi che God fa da tempo. Non so cosa pensino i vari Zingales di turno…
                L’unica cosa diversa rispetto a prima è che, almeno in apparenza, tutti stanno contro l’austerità..anche Napolitano, anche Renzi, ecc. Tutti parlano di “politiche per la crescita”. A mio parere questi personaggi hanno capito che la gente ha cominciato ad intuire qualcosa: cioè che il gioco non vale più la candela. Il gioco, in questo caso, è l’Euro e la permanenza in un sistema che non garantisce più i diritti di un tempo. Quindi, i vari Napolitano, Renzi e compagnia cantante, a parole sono contro un certo stato di cose. A fatti, finiscono per perpetuarlo. Consapevolmente. Per conto terzi.
                Se salta l’Italia, salta tutto. L’Italia è decotta, ok, ma non credo proprio che la porteranno al default/ristrutturazione del debito, perché qualcuno ci perderà un sacco di soldi. Noi siamo un paese importante, il più importante al mondo, in questo momento. Non siamo mica la Grecia. Siamo un paese industrializzato, avanzato, dell’Occidente, e se determinati ambienti dovessero riuscire a vincere “the battle of Italy” (parafrasando un album del celebre gruppo rock Rage Against the Machine, “The battle of Los Angeles”), vuol dire che finiranno per imporre le loro strategie dappertutto. Perché noi? Perché tra i paesi più importanti, i più esposti a pericoli siamo noi: altissimo debito pubblico, bassa crescita, casta, sprechi e corruzione, la scusa è servita: per limitare il debito pubblico, verrà tagliata qualsiasi fonte di spesa e verranno innalzate le tasse fino all’inverosimile…in nome del rigore dei conti. Quindi, magari, anche grazie a un certo consociativismo, continueremo a farci imporre governi non legittimati democraticamente. Da lì all’autoritarismo, poi, il passo è breve. E, ricordo, non parliamo della Grecia (la cui economia è di modesta grandezza), non parliamo di qualsiasi altro paese al mondo. Il piano è: l’Italia non deve fallire. Deve rimanere nella zona euro, deve ridurre il debito tramite la svendita di patrimonio pubblico (fra un po’ il Colosseo sarà low cost e lo troveremo su Ebay), deve rimanere competitiva abbassando i salari e le tutele dei lavoratori, e chi più ne ha più ne metta.
                Ogni tanto ci daranno qualche briciola di investimento, verrà adottata qualche politica pseudo-keynesiana, per un paio di ragioni: 1- per mantenerci a galla come economia; 2- per azzittire gli pseudo-keynesiani sinistroidi, nonché (e soprattutto) il popolo bue.

                Questo sarà il nostro destino: sbracciare per non affondare, ma con l’acqua alla gola e il rischio permanente di annegare. Così ci vogliono tenere.
                E, ha ragione Francesco Maria Toscano quando dice:

                “Quindi i soliti architetti provvedono a sostituire le vecchie suggestioni con le nuove, affinando gli strumenti manipolatori di sempre. Quali sono ora le nuove finte contese obnubila-popolo preparate per togliere la vista e annebbiare la mente delle persone sane e in buona fede? Sono fondamentalmente due: “Nuova sinistra riformista” (Renzi) contro “Old labour dal sapore novecentesco (Fassina, Bersani)” e “Euro si (il sistema) contro Euro no (l’antisistema)”. Queste semplificazioni, efficacissime in tempi di comunicazione di massa, servono per attizzare le rispettive tifoserie ed impedire il diffondersi di un pensiero terzo articolato e serio in grado in prospettiva di contare politicamente” (tratto da: “Il Movimento è quanto di meglio la politica possa offrire”).

                Poi, c’è pure il piano B: “se non funziona il piano A, faremo in modo di cadere in piedi, come sempre”.

              • Diego scrive:

                Oltre a tutto quello che ha scritto Rosario qui sotto, immagino anche che gente come Zingales parli di euro tanto per riproporre lo schema euro si/euro no che tanto bene Toscano ha analizzato in questo articolo.

                Non importa se parli a favore o contro l’euro: se ti poni su questo binario stai automaticamente facendo chiacchiere senza costrutto, poco importa se in buona o cattiva fede. Questo è il senso di ciò che ha scritto Toscano ed io sono assolutamente d’accordo

    3. alessandro scrive:

      Analisi condivisibile al 100% dell’ottimo Francesco Toscano. La discussione sull’euro si/no non supportata da valutazioni ed argomentazioni articolate è paragonabile alle discussioni su facebook: mi piace, non mi piace, pollice su, pollice giù. In effetti siamo vittima di questo modo di comunicare molto twittarolo, non a caso mutuato dal nostro Premier #staiserenorenzi, dove le opinioni sono ridotte al lumicino ed è per questo che mi taglierei le palle prima di farmi un profilo facebook… 10 100 1000 volte meglio il sito de IlMoralista dove almeno si articolano le discussioni. Quanto a coloro che credono che l’euro imploderà anche perché adesso lo vuole la Germania… vabbè… io credo più a Draghi quando promette che farà di tutto per salvare l’euro. L’economia andrà a ramengo, ma l’euro resterà finché i poteri forti lo vorranno tenere. La Germania non decide proprio una cippa, è solo la testa di ponte di un progetto deciso altrove. Non è detto che i grandi architetti un bel di troveranno altri strumenti più efficaci dell’euro, allora in quel caso lo dismetteranno, scegliendo la nuova testa di ponte che darà il LA all’operazione di uscita dalla moneta unica: magari alla stessa Germania o anche alla Francia della Le Pen. Ciò non toglie che un incidente di percorso (magari l’uscita dall’euro in caso di successo della Le Pen) potrebbe togliere il giocattolino dalle mani degli smargiassi reazionari… chissà… sarebbe anche auspicabile

      • Gianluca scrive:

        L’€xit è condizione NECESSARIA, ma non sufficiente. NECESSARIA. Ergo, chi sminuisce l’argomento euro, ci sta dicendo che vuol tenerci schiavi. Un dettaglio non da poco.

        «L’INTERNAZIONALE DELL’EURO NON È L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA» Nello De Bellis
        https://www.youtube.com/watch?v=e2mlkekwb8M

        «SOVRANITÀ E RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA. Il merito e il metodo» Valerio Colombo
        https://www.youtube.com/watch?v=q4vIGD26yes

        «LA QUESTIONE DELL’EURO FATTORE DECISIVO» Leonardo Mazzei
        https://www.youtube.com/watch?v=jGDGGKpMcj8

        • S.Villa scrive:

          @Alessandro

          Ti riferisci a me?

          -rileggi i miei commenti presenti e passati,troverai argomentazioni articolate.

          Le informazioni le ricavo dai blog di Bagnai,Giannuli,Voci dall’estero,Voci dalla Germania,il Moralista,GOD,lo zibaldone di Sergio Magaldi e altri.

          Seguo anche piccoli studiosi come Gioele Magaldi,Paolo Savona,l’anziano giurista Guarino,Nino Galloni,Sapelli,Brancaccio(che mi sta sui coglioni esattamente come te quando scrivi queste amenita’ articolate sulla signora Le Pen)e altri.

          (Non)cordiali saluti

          • S.Villa scrive:

            P.S.
            Se si uscisse dalla moneta unica,preferirei uscirne “a sinistra” grazie all’aiuto dell’ottimo Bagnai.

          • alessandro scrive:

            non mi riferivo ne a te ne a Gianluca nella critica rivolta a chi non argomenta, anche perché sia tu che Gianluca, come posso apprezzare in altri commenti, argomentate a sufficienza, indipendentemente dal fatto che mi trovi o meno concorde con le vostre opinioni.
            Mi riferivo invece proprio a te quando ho scritto che “…La Germania non decide proprio una cippa, è solo la testa di ponte di un progetto deciso altrove…” in risposta a quello che che hai scritto tu, ovvero: “…L’eurozona sta implodendo,oramai vogliono disfarsene tutti(Germania compresa)…”
            Gli studiosi a cui fai riferimento tu li seguo anche io da anni e tra l’altro definire piccolo studioso G. Magaldi mi pare un attimino riduttivo. E comunque stai sereno… non mi pare il caso di salutarmi con quel “(Non)cordiali saluti…”

            • S.Villa scrive:

              Mi scuso,c’è stata una serie di misunderstanding da entrambe le parti.
              Pensavo ti riferissi a me(ripeto,mi scuso).
              Quando ho scritto “piccoli studiosi ecc” intendevo dire il contrario.Era in senso ironico,come dire “quattro tizi di passaggio,degli improvvisati”!Mi pare ovvio che è l’esatto opposto.
              Probabilmente mi sono espresso male.

              Cordiali e sinceri saluti

      • Gianluca scrive:

        Detta in altre parole, l’uscita dall’Euro ripristina un MINIMO di democrazia, e quindi di scelta, di ritorno alla POLITICA. Poi, è ovvio, che non basta uscire di galera, ma una volta uscito devi anche combinare qualcosa di buono… ma restando dentro non hai scelta.
        Insomma, poi ci sono le elezioni, e li’ si svolge il futuro di una democrazia sana…

        • alessandro scrive:

          Appunto, al di là della validità delle tue argomentazioni, caro Gianluca, tu argomenti, altri no. L’importante è offrire sempre posizioni articolate che considerino tutta la complessità dei problemi. Di schieramenti e tifoserie pro/contro l’euro non ne abbiamo certo bisogno, anche perché canaglie fancazziste populiste pronte a seguire i sentimenti del popolo pur di raccimolare consensi ce ne sono abbastanza in giro.

    4. bertoldo scrive:

      Purtroppo una analisi troppo lucida puo’ portare ad una lucida considerazione:
      Non esiste in parlamento una forza politica in grado di
      ROMPERE, FERMARSI un momento e RIPARTIRE con una chiara
      visione e determinatezza.
      Domanda:
      Potrebbe la Lega diventare una sorta di Grimaldello utile a far saltare il banco finendo con lo spianare la strada all’avvento di NUOVE VISIONI?
      A mio avviso il problema piu’ immediato e’ quello di Liberarci dal Giogo Napolitano-Berlusconi-Monti-Letta-Renzi-Draghi & Co. europei-americani-ebrei prima che si diventi 59 milioni di POVERI!
      Basterebbero 2 idee chiare e secche da portare avanti a testa bassa:
      - Fuori dall’euro
      - Via tutte le tasse sulla casa
      Da ripetersi all’infinito, come fa il nemico quando parla di “produttivita’” “riforme strutturali” “debito da ripagare” “ce lo chiede l’Europa”parametri da rispettare Fiscal Compact e tutte le altre manfrine che ci stanno propinando da anni, tipo le Luci in fondo al tunnel o le “Salite in politica” o i “Baratri che avanzano al nostro indietreggiare o l’aumento della occupazione con l’aumento dei Disoccupati!
      Ma ci rendiamo conto che stiamo pagando 20 mila euro al mese a delle persone, da Renzi ai vari ministri e parlamentari che li sostengono per Poterci Ridurre in Braghe di Tela?
      Ma siamo proprio cosi’ Dementi?
      Addirittura li facciamo senatori a vita!
      O ci svegliamo altrimenti e’ tutto giusto quello che ci capita e ci capitera’

    5. Diego scrive:

      Intanto sto diventando assolutamente impaziente per l’uscita del lavoro del Magaldi sugli scaffali. Ormai il malloppo è stato consegnato già da alcuni mesi. È normale che l’editore ci metta tanto? è solo cura maniacale nel rivedere le bozze, nel discutere il lancio, o cos’altro?
      L’ultimo anelito parlava della fine di novembre, essendo ora al 5 del mese mi aspetto l’ufficialità da un giorno a l’altro.

    6. S.Villa scrive:

      Segnalo a Toscano e ai massoni di GOD(purtroppo non riesco a linkarlo)
      Dal blog di Aldo Giannuli:
      “India:a scuola con l’estrema destra hindu-nazionalista?”

      In India si rispolvera il mito della razza ariana..

      Cordiali saluti

    7. Gianluca scrive:

      Quello che faremo fuori dall’Euro è un non problema. Siamo in gabbia e per colpa dei finti keynesiani che ancora oggi difendono l’eurocrazia, l’espropriazione della sovranità popolare e quindi vogliono un oligarchia, con BCE indipendente dal popolo e molto dipendente dagli interessi della finanza.
      Inoltre, l’idea della Flat Tax, è di Claudio Borghi, che sostiene… che con l’enorme evasione che c’è in Italia, il sistema progressivo finisce per colpire la fascia media e bassa, anziché colpire la fascia alta. Rendendo più semplice il fisco, i ricchi comincerebbero a pagare, senza portare i soldi in svizzera o trucchi contabili, e si avrebbe un aumento della raccolta di tasse.
      Inoltre la loro proposta, prevede una deduzione fissa (5/10.000 euro se non erro), per avere una sorta di progressività.
      Io non sono molto convinto della cosa, ma prima vorrei capire davvero quanti ricchi evadono e pagano le tasse attualmente…

    8. Gianluca scrive:

      @Rosario scrive:
      Chi dice salviamo l’euro, ma sforiamo, è come un farmacista che tenta di salvare il malato, facendolo restare tale… mi fa più schifo dei falchi tedeschi.
      Loro vogliono fare l’Europa all’americana, dove milioni di criceti hanno un salario inferiore alla loro produttività, mentre pochi si spartiscono i profitti. Se il gioco va troppo oltre, come ora, rischiano di saltare pure i profitti quindi non devono esagerare… (dal loro punto di vista).
      Io invece credo che una vera sinistra, debba lottare per il ripristino della sovranità monetaria, per una Banca D’Italia eletta dal parlamento e quindi DEMOCRATICA. Altrimenti, fate opera di onestà: siete ordoliberisti come Salvini, al massimo solo 1 po’ rosè…

      • Gianluca scrive:

        p.s. nell’ultimo rigo non mi riferivo a te di preciso, è che ho scritto di getto ;)

        • Rosario scrive:

          Caro Gianluca, ti riporto un pensiero scritto da te:

          “Chi dice salviamo l’euro, ma sforiamo, è come un farmacista che tenta di salvare il malato, facendolo restare tale… mi fa più schifo dei falchi tedeschi”.

          Io, esattamente, ho detto questo:

          “L’unica cosa diversa rispetto a prima è che, almeno in apparenza, tutti stanno contro l’austerità..anche Napolitano, anche Renzi, ecc. Tutti parlano di “politiche per la crescita”. A mio parere questi personaggi hanno capito che la gente ha cominciato ad intuire qualcosa: cioè che il gioco non vale più la candela. Il gioco, in questo caso, è l’Euro e la permanenza in un sistema che non garantisce più i diritti di un tempo. Quindi, i vari Napolitano, Renzi e compagnia cantante, a parole sono contro un certo stato di cose. A fatti, finiscono per perpetuarlo. Consapevolmente. Per conto terzi”.

          Per quanto riguarda l’Euro e il sistema in cui siamo imbrigliati, la penso esattamente come Toscano, che l’ha ripetuto milioni di volte in milioni di post. Per me non è un guaio in se per se: il problema è com’è stato “congegnato” e portato avanti, non è un fine, ma un mezzo; la situazione si può cambiare, ma se non si riesce, allora ciao Euro. Se torni alla lira ora, non ti aspettare gente che faccia le politiche keynesiane in Italia: chi dovrebbe adottarle queste politiche? Grillo, che parla solo di sprechi, kasta, taglio dei parlamentari, taglio dei vitalizi, ecc ecc? E questa dovrebbe essere la grande strategia macroeconomica?
          Oppure, ti aspetti che il PD si butti in investimenti pubblici di largo respiro?
          O che lo faccia Forza Italia? O la Lega?
          Uscire dall’Euro significa automaticamente, secondo te, uscire dal neoliberismo? Se pensi che Euro sia sinonimo, in via di principio, di neoliberismo e di “destra”, allora sei totalmente fuori strada.

          Quando affermi:

          “Io invece credo che una vera sinistra, debba lottare per il ripristino della sovranità monetaria, per una Banca D’Italia eletta dal parlamento e quindi DEMOCRATICA. Altrimenti, fate opera di onestà: siete ordoliberisti come Salvini, al massimo solo 1 po’ rosè…”

          Benissimo, è un tuo pensiero, ma mooolto molto opinabile. Io sono di sinistra e voglio una moneta sovrana europea, una BCE non indipendente, ma soggetta a controllo democratico. E non sono per nulla “ordoliberista”. Anzi, si dovrebbero applicare ricette keynesiane a livello europeo. E l’Italia dovrebbe esercitare il suo potere a Bruxelles affinché succeda questo (che poi Renzi non lo faccia, questo è un altro paio di maniche).
          L’uscita dall’Euro, personalmente, la contemplo soltanto nel caso non si possa fare nulla. Ma, ad ora, manca una classe politica che voglia davvero cambiare questo stato di cose. In altri termini, servirebbe una classe politica pronta ad abbandonare i dogmi del neoliberismo e proporre (sbattendo i famosi pugni sul tavolo) un radicale cambio di direzione in senso keynesiano agli altri paesi europei. Se questi paesi non volessero sentire ragioni, allora dovrebbe essere proposto un referendum interno sulla permanenza nell’Euro. Ma, ad ora, il tentativo non è stato fatto e non c’è nemmeno volontà di farlo. Qua abbiamo una classe politica che applicherebbe le ricette del “Washington Consensus”, qualora (per fantasia) si dovesse uscire dall’Euro.
          Quindi…di cosa stiamo parlando!?!?

          • Gianluca scrive:

            Uscendo dall’Euro, un partito di sinistra socialdemocratico (l’ala sx del PD), avrebbe le mani molto più libere e si aprirebbero enormi spazi. Elezioni permettendo (adesso è come se non ci fossero, andiamo con il pilota automatico).
            Quello che mi urta di più questo cincischiare di pezzi da 90 come Gozi, che dicono che stanno facendo qualcosa, che l’Europa sta cambiando, etc. Un illusione omicida e criminale pensare di poter cambiare le cose, con una classe dirigente che ha nella germania la sua più forte espressione. Se uno non legge la realtà, poi ovvio che sogna… e poi uno come Gozi ovviamente, legge la realtà, ma se ne frega… perché non sente la “l’urgenza” che sento io.

            Altra cosa, sei tu che sei fuori strada: l’Euro significa LIBERISMO. È scritto nei trattati e nei regolamenti, e se ascolteresti Guarino lo capiresti.
            L’unico vantaggio dell’Euro e quello dell’economia di scala, e a base di esso c’è la fondamentale ideologia della CONCORRENZA.
            Se non riuscite a vedere nemmeno questo, davvero vivete in un sogno…
            Il fatto che poi ci sarebbero delle misure tampone, non significa nulla. Significa soltanto che il trade off è maggiori profitti, come negli USA, in pura logica di economia di scala. Ovviamente, distruggendo tutte le PMI che non ce la fanno… senza guardare ai morti e ai feriti ovviamente.
            L’ideologia fanatica dell’euro, è che favorendo gli scambi, diventavamo tutti più ricchi. Invece non è esattamente così, si ha più che altro un operazione di “spostamento” della domanda, alle regioni più competitive che si gonfiano con la NOSTRA domanda brutta e corrotta (debito pubblico). Mentre la domanda da parte dei dipendenti privati, cala ovviamente, chiudendo tutte le aziende in Italia…

            • Rosario scrive:

              Allora, Gianluca, non so se mi spiego male io o hai difficoltà tu a capirmi.
              Tra l’altro, non so se l’ho già scritto da qualche parte in precedenza, ma ho due lauree in Scienze Politiche, una delle quali in “Politica e Integrazione Europea”, per capire cos’è l’Euro. Trattati come quello di Maastricht, Patto di Stabilità, Fiscal Compact, Six Pack, si ispirano a valori neo-liberisti. Se poi ci metti che in molti stati dell’Eurozona (se non tutti) è stato inserito il pareggio di bilancio in Costituzione, allora siamo fritti. Se mi parli da questo punto di vista, io sono d’accordo con te.
              Però, attenzione. Come dice bene Toscano, la dialettica “Euro vs No Euro” non è corretta. Perché ne tu, ne i sostenitori della posizione “No Euro” immaginano una moneta unica diversa e una politica economica europea di stampo keynesiano e di sostegno all’economia ora in crisi.
              Allora fammi sto favore: immagina per un attimo una cosa del genere. Poi, se è possibile o meno metterla in pratica, quello è un altro discorso.

              • Rosario scrive:

                Tra l’altro, in questo scambio di opinioni, io mi rifiuto di fare la parte del difensore acritico dell’Euro, proprio perché, attraverso la dialettica “Euro vs No Euro”, intrisa di logica mistificatoria e manipolatoria, i padroni del vapore mantengono il sistema così com’è. A tal proposito, cito di nuovo Toscano, quando afferma

                “Queste semplificazioni, efficacissime in tempi di comunicazione di massa, servono per attizzare le rispettive tifoserie ed impedire il diffondersi di un pensiero terzo articolato e serio in grado in prospettiva di contare politicamente” (Da “Il Movimento Roosevelt è quanto di meglio la politica possa offrire”).
                E, caro Gianluca, dato che abbiamo questa matrice comune anti-neoliberista, consiglio anche a te di fare attenzione a questo, piuttosto che divinizzare Bagnai…un economista molto sveglio, ma da non dogmatizzare. Piuttosto ti consiglio le suggestioni di Krugman e Stigliz.

          • Gianluca scrive:

            Alcuni passaggi di un post di A. Bagnai:

            L’uscita dell’euro redux: la Realpolitik colpisce ancora
            Questa volta invece sarò lungo, pesante e polemico. Mi riscuso.

            A distanza di 3 mesi dalla pubblicazione sul Manifesto del mio articolo sull’uscita dall’euro, vorrei riproporlo nel mio forum col suo titolo originale (Il teorema della piscina) e commentarlo brevemente per vedere a che punto siamo. L’articolo era stato banalizzato da molti (a cominciare dalla redazione) come un manifesto a favore di “svalutazioni competitive”. Chiunque si documenti un minimo sa che il problema europeo è proprio dato dalle svalutazioni competitive… ma della Germania, non dell’Italia! L’intento dell’articolo non era nemmeno quello di “prevedere” la fine dell’euro, perché da prevedere c’era e c’è ben poco. Chiunque si documenti un minimo sa bene che sulla insostenibilità dell’euro si sono pronunciati i massimi economisti mondiali. E poi, è sotto gli occhi di tutti. Non c’è bisogno di prevedere, basta vedere.

            Il mio intervento in realtà proponeva un’analisi politica, un’analisi che mi sembra si stia rivelando giusta ogni giorno di più, e che politici e giornalisti non mi sembravano e non mi sembrano in grado di fare, per motivi ogni giorno più evidenti. Questa analisi si può sintetizzare in pochi punti:

            1) rivendicando l’euro la sinistra italiana si è suicidata politicamente, perché l’euro è il coronamento di due progetti non esattamente di sinistra: il progetto imperialistico della Germania, e il progetto di “disciplina” dei sindacati mediante il vincolo esterno, caro alle classi dominanti dei paesi periferici;

            2) l’ideologia del “vincolo esterno”, tra l’altro, era intrinsecamente di destra perché disconosceva in modo paternalistico il diritto dei cittadini di orientare le scelte economiche del proprio paese, delegandolo a istanze tecnocratiche spacciate per indipendenti, e si basava su un ampio progetto di disinformazione, volto a nascondere i costi economici dell’euro ampiamente documentati dalla letteratura economica; la Realpolitik suggeriva però alla sinistra di aderire a questa ideologia di destra, che era l’unica che le desse qualche speranza di accedere ogni tanto alla stanza dei bottoni;

            3) continuando a difendere l’euro, per evitare una spiacevole autocritica, la sinistra si espone al rischio di essere sorpassata a sinistra. Lascerà cioè un argomento vero e inoppugnabile (l’euro ha strangolato l’economia italiana) in mano alle destre più becere e nazionaliste (dalla Lega in giù). E allora la situazione diventerà difficilmente reversibile.

            (….)

            Più Europa?

            Secondo la teoria economica un’unione monetaria può reggere senza tensioni sui salari se i paesi sono fiscalmente integrati, poiché ciò facilita il trasferimento di risorse da quelli in espansione a quelli in recessione. Una “soluzione” che interviene a valle, cioè allevia i sintomi, senza curare la causa (gli squilibri esterni). È il famoso “più Europa”. Un esempio: festeggiamo quest’anno il 150° anniversario dell’unione monetaria, fiscale e politica del nostro paese. “Più Italia” l’abbiamo avuta, non vi pare? Ma 150 anni dopo la convergenza dei prezzi fra le varie regioni non è completa, e il Sud ha un indebitamento estero strutturale superiore al 15% del proprio Pil, cioè sopravvive importando capitali dal resto del mondo (ma in effetti dal resto d’Italia). Dopo cinquanta anni di integrazione fiscale nell’Italia (monetariamente) unita abbiamo le camicie verdi in Padania: basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nell’area euro, magari a colpi di Eurobond, per riavere le camicie brune in Germania. L’integrazione fiscale non è politicamente sostenibile perché nessuno vuole pagare per gli altri, soprattutto quando i media, schiavi dell’asimmetria ideologica, bombardano con il messaggio che gli altri sono pigri, poco produttivi, che “è colpa loro”. Siano greci, turchi, o ebrei, sappiamo come va a finire quando la colpa è degli altri.

            Quinto commento: a quell’epoca non andava ancora di moda chiedere alla Bce di agire come “lender of last resort”. Una versione riveduta e corretta, ma ugualmente insulsa, del più Europa. I motivi sono due: (1) nel lungo periodo interventi di quantitative easing da parte della Bce alzerebbero l’inflazione nei paesi del nucleo europeo, i cui elettori sono stati bombardati da anni col messaggio che l’inflazione è il male assoluto. La non sostenibilità politica di questo intervento è quindi chiara: al limite, sarebbero gli elettori dei paesi del nucleo a chiedere di uscire dall’euro (danneggiando se stessi). (2) qualsiasi politica monetaria centralizzata non corregge gli squilibri fondamentali, che sono squilibri fra paesi. A cosa serve alzare l’inflazione media europea, se la Germania ne ha comunque (per quanto alta) un po’ meno degli altri? A nulla. L’unico risultato è quello di dare un po’ di fiato alle finanze pubbliche dei paesi periferici, in modo che abbiano munizioni da sparare quando le loro finanze private rientreranno in crisi, avendo accumulato passività verso i paesi del nucleo. Forse è questo che si vuole.

            Quelli che vogliono una Bce come la Fed americana forse non sanno che negli Stati Uniti il bilancio federale compensa con trasferimenti una proporzione attorno al 30% degli shock negativi subiti da Stati dell’Unione. Questo è il risultato degli studi compiuti non dai soliti ex-sindacalisti, ex-sociologi, ex-portieri di serie B che in questi giorni pontificano sull’euro, ma da studiosi di riconosciuto spicco internazionale come Bayoumi e Masson o Sala-i-Martin e Sachs, articoli che un economista che vuole pronunciarsi su questo dibattito dovrebbe conoscere (parlo mai di Walras io?). In questo caso, e solo in questo caso, la politica monetaria centralizzata funziona. Si chiama integrazione fiscale. E voi ce la vedete la Germania ad agire in tal senso, compensando gli shock dei Pigs con i soldi che ha accumulato grazie alla loro domanda? No, ovviamente. Quindi anche la Bce modello Fed non può funzionare. Chiavatevelo in testa: non può. L’unica Bce buona è quella morta.

            http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/luscita-delleuro-redux-la-realpolitik.html

    9. Gianluca scrive:

      @Rosario scrive:
      7 novembre 2014 alle 19:28
      Io di mistificatorio trovo il fatto che non si voglia capire che l’euro È uno strumento liberista, un sistema di cambi fissi tra paesi diversi, dove si è dispiegata un enorme distruzione economica, e redistribuzione verso il nord europa, che è già storia (altro che chiacchere su un europa che verrà…).
      Poi uno può ragionare sui compromessi, ma tali sono… in un ottica dove crei squilibri perché vuoi fare comunicare mondi diversi e aumentare i profitti, e poi vai a mettere una toppa con la redistribuzione che comunque, non mi sembra abbia MAI fatto convergere le economie.
      Se si continua, con tanta ipocrisia, a confondere Euro ed Europa, non ci capiremo mai.

    10. Gianluca scrive:

      p.s. Io forse ho una visione degli USA diversa dalla vostra… e NON vedo un enorme e diffuso successo di questo grande paese imperialista per il “popolo” americano. Inoltre imporre un modello sbagliato, di un paese comunque molto diverso dall’europa, e quindi non replicabile se non con un lavoro centenario, non è “esattamente” onesto.

      • Rosario scrive:

        Caro Gianluca, come detto prima, io non voglio passare per il difensore dell’Euro a tutti i costi e nemmeno degli Usa a tutti i costi. Quindi, mi dispiace, ma non ribatterò su questo, perché impostare un discorso in questo senso, vuol dire essere vittima di una retorica e di una logica manipolatoria venuta dall’ “alto”. Come ti dicevo, a certi ambienti piace proprio che si instauri questa dialettica “euro vs no euro” et similia, quindi, se tu non cogli le sfumature del mio ragionamento (così come anche quelle di Toscano), è inutile stare qui a confrontarsi. Anche perché, continuando a sentirti così in rapporto dialettico con me, ti dimentichi della nostra comune base anti-neoliberista (e ci tengo a sottolineare che io sono contro il neoliberismo, non contro il liberismo in quanto tale, che fu un fattore di progresso, dato che ci fece uscire dall’economia medievale).
        Inoltre, per una comprensione totale di determinate dinamiche, ti consiglio, non solo di leggere Krugman e Stigliz (oltre che il libro di Jean Ziegler “La privatizzazione del mondo”…e lì sì che ti divertirai), ma anche i contenuti del sito di Grande Oriente Democratico e Democrazia Radical Popolare, nonché la bozza di statuto dell’Associazione Eleanor Roosevelt, che diventerà un vero e proprio Movimento pre-politico. Ti consiglio sinceramente queste letture, proprio in funzione del fatto che abbiamo questa base ideologica comune, contraria a questo tipo di costruzione europea e al neoliberismo. Se poi tu insisti nell’essere anti-Usa, anti-Euro, anti-qualsiasi cosa, magari rimarrai un “anti” non meglio specificato.

        • Gianluca scrive:

          https://www.youtube.com/watch?v=qVNMmUkYMhk

          La mia dialettica “euro vs no euro”, è sempre stata circondata di tante parole, in cui cercavo, per quel poco che posso fare, di gettare qualche pilastro da cui ripartire.
          Chi mi dice euro forse, invece, mi sta dicendo che resteremo in un impianto economico neoliberista, a meno di assi nella manica “miracolosi”, non credo riusciremo mai a modificare un impianto europeo già liberista.
          Quindi semmai, dovremmo dividerci tra no-euro progressisti, e no-euro liberisti… perché persino uno come Zingales, ha capito… con i suoi tempi, che così l’euro non funziona persino per loro!
          Io non ho mai ignorato l’importanza della politica fiscale, e della “visione” di ciò che vorremmo costruire. Quello che invece vorrei si chiarisse, è che non parlare del tema dell’euro, è come non parlare dell’arma del delitto. E mi sembra inutile ri-elencare i tanti economisti che già avevano previsto gli effetti “politici” e quindi, a cascata, sulla carne viva delle persone… di questa costruzione economica fatta per bloccare le rivendicazioni sociali dei lavoratori e bastonare le PMI che tanto fastidio davano a una certa industria nord europea. Hanno dovuto scavalcare la costituzione, e creare un oligarchia sovra-costituzionale, che a tutti gli effetti, ha abolito la nostra costituzione!
          Persino Bertinotti, ad una conferenza organizzata da Bagnai, ha chiarito che anche secondo lui questa europa è irriformabile! Credo sia un enorme responsabilità politica, invece vendere l’euro e i trattati a seguire, cosa di secondaria importanza. Loro hanno costruito questa macchina infernale, proprio perché per costringerci a fare gioco forza politiche fiscali liberiste, privatizzare il welfare, etc.
          Lo SME si era rivelato troppo flessibile, e la politica non aveva potuto affondare il coltello (anche se già si attuavano le prime porcherie).
          Il no-euro, a mio modo di vedere, è l’articolo 1, di un progetto di già difficile realizzazione, che con l’euro diventa utopistico, pericoloso.

        • Gianluca scrive:

          Aggiungo che io ogni tanto ho letto sia Stiglitz, che Krugman. Economisti eccellenti che ignorano, o sotto-stimano, problemi politici e storici. Gli economisti come loro, quando pesano agli USE, contano molto sulla mobilità dei fattori produttivi, quel fenomeno che noi chiamiamo emigrazione… non certo una cosa di cui far vento di un sistema economico, a meno da considerare certe aree, non degne più di attenzione, se non con trasferimenti sempre INSUFICIENTI, talvolta sbagliati e che non risolvono i problemi (vedi persino l’Italia).
          Credo che un conflitto democratico, sia persino da ricreare tra il nord e il sud italia, ma non vedo politici nel sud, ne’ a roma… in grado di invertire una divaricazione rimasta enorme.

    11. Marco Orso Giannini scrive:

      Ottimo pezzo.
      L’uscita dall’euro è condizione necessaria ma insufficiente.
      L’uscita alla Emiliano Brancaccio è auspicabile.
      Redistribuzione,tutela dei salari, reddito minimo vincolato a lavoro coerente per evitare il demansionamento, 12 mesi di scala mobile,controllo dei capitali, separazione banche commerciali da investimento, banca centrale keynesiana.
      MOLTI IL 9 DICEMBRE 2013 VOLEVANO KEYNES, TUTTI. ORA VOTANO SALVINI…SI FOSSE PARLATO MEGLIO DEL M5s forse non si era a questo punto. Il M5s comunque secondo me può superare il risultato europeo. Basta che parlino del loro programma che è un ibrido tra Brancaccio e Mosler. Lo so dal dentro. Chi vota Salvini dice che gli immigrati servono a creare competizione verso il basso dei diritti e dei salari ed è vero…ma la LEGA I DIRITTI ED I SALARI LI AMMAZZA SENZA NEMMENO QUESTO STRATAGEMMA E USA GLI IMMIGRATI PER FARE IL POLVERONE … nessuno che si accorga infatti che Salvini è anti keynesiano. Siamo rimasti in due a urlarlo al vento.

    12. Paola scrive:

      L’austerity imposta dalla Germania, non è evidentemente bastata per risollevare le sorti economiche dell’Europa, nè a mio modesto parere si poteva pretendere che bastasse, senza un programma che sarebbe stato da definirsi, alla nascita dell’UE, politico-economico di sviluppo!

      PAOLA da BLASTINGNEWS:
      http://it.blastingnews.com/europa/2016/06/brexit-la-scozia-chiede-un-nuovo-referendum-per-la-secessione-dal-regno-unito-00985503.html

      http://it.blastingnews.com/politica/2016/07/matteo-salvini-se-vinciamo-le-prossime-politiche-usciamo-dall-europa-001004339.html

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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