untitledCari amici, a causa del difficile momento storico che viviamo, tutti noi siamo chiamati a fare “qualcosa in più”. Dopo decenni contraddistinti da un progressivo consolidamento della pace fra le nazioni e da un sensibile aumento del benessere economico generale, l’Europa sembra ora avere imboccato un vicolo cieco. Tornano a grandi falcate fantasmi del passato che credevamo sconfitti per sempre -la fame, la miseria, la mancanza di cure, l’esclusione sociale-, per giunta volutamente evocati da una triste e pericolosa classe dirigente che supervisiona ancora oggi i processi politici nel Vecchio Continente. L’austerità ad ogni costo come grimaldello per disintegrare il ceto medio; lo spauracchio dei “mercati” per anestetizzare il primato della democrazia rappresentativa: sono queste le principali e malefiche suggestioni che sorreggono un sempre più traballante castello di menzogne veicolate ad arte da media corrotti e/o insipienti. Noi questo castello intendiamo raderlo al suolo, con l’aiuto lungimirante e coraggioso di tanti cittadini pronti a difendere un’idea di democrazia sostanziale possiamo farlo. Il Movimento Roosevelt, che celebrerà il suo primo congresso nazionale il 21 di Marzo a Perugia, rappresenta il punto più avanzato di una riscossa civile e progressista che non tarderà a produrre i suoi frutti. Una riscossa, limpida, forte, coerente e serena, che, partendo dall’Italia, finirà col contagiare positivamente il mondo intero. La globalizzazione dei diritti, figlia di una puntuale applicazione in ogni angolo del mondo della luminosissima Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’assemblea generale delle nazioni unite nel 1948, archivierà per sempre gli equilibri ora dominanti, contrassegnati dalla divinizzazione antistorica e antiumana dei famigerati “mercati finanziari”, assurti inopinatamente e alla chetichella al rango di totem inflessibili e indiscutibili. Un’altra globalizzazione è possibile. Una globalizzazione che preveda per tutti e per ciascuno il diritto alla salute, al lavoro e alla sicurezza. Una globalizzazione in grado di conciliare il rispetto del libero mercato con la salvaguardia dell’interesse generale. Quando la politica è mediocre o silente domina incontrastata l’arroganza del più forte. Per questo il Movimento Roosevelt non assumerà mai il carattere demagogico e reazionario di forza anti-politica o anti-partitica, perché proprio la mancanza di strutture in grado di organizzare dal basso un consenso consapevole e responsabile facilita il trionfo delle aspettative di quelli che già Franklin Delano Roosevelt, in un famoso discorso del 1936, definiva “plutocrati organizzati”. Siamo certi quindi del fatto che un numero imponente di cittadini, di qualunque fede, convinzione o condizione sociale, si unirà fin da subito a noi per difendere la basi della civiltà che i nostri padri ci hanno consegnato. Una civiltà che contempla, costruisce e difende società libere, aperte, tolleranti, plurali e fondate sullo stato di diritto. Una civiltà ora violentata e vilipesa da figuri come Merkel e Schauble, commedianti che hanno già impunemente sequestrato l’idea di Europa unita, perseguendo nei fatti  il dissimulato fine di sradicarla dal cuore dei cittadini. I veri antieuropeisti sono oggi mimetizzati all’interno dei Palazzi del potere della Ue e della Bce, luoghi antidemocratici per eccellenza dove alcuni meschini interessi lobbistici si impongono anche grazie all’utilizzo di una fasulla retorica che predica la “salvaguardia del processo di integrazione”. Si, quale integrazione? Quella burocratica della Troika, dei cravattari legalizzati e degli usurai per conto terzi? O quella politica, democratica e fondata sul rispetto della sovranità del popolo europeo? Ecco, noi ci batteremo con tutte le nostre forze perché si realizzi la seconda ipotesi, unica vera prospettiva degna e nobile ora sul tappeto nello scenario globale. Iscrivendovi al Movimento Roosevelt avrete modo di divenire protagonisti di un processo storico destinato a lasciare segno, dimostrando pure  agli altri e a voi stessi che l’impegno diretto può far muovere le montagne. Dipende da noi.

    P.s. Invito tutti i lettori de Il Moralista ad iscriversi al “Movimento Roosevelt” in vista del primo congresso nazionale che si terrà a Perugia in data 21 marzo 2015. Il modulo per aderire lo trovate in alto a destra

    www.movimentoroosevelt.com

    Francesco Maria Toscano

    02/02/2015

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. Fabrizio scrive:

      Tutto condivisibile ma i dubbi della storia rimangono.
      Leggendo, infatti, il libro MASSONI e confrontato alcuni argomenti con quanto pubblicato dalla studiosa Solange Manfredi (nel suo ultimo libro “PSYOPS”) devo dire che sono tormentato dal seguente dubbio. Se è vero che la storia ci deve essere di insegnamento e punto di partenza per il nostro futuro sarei curioso di sapere cosa ne pensa il nostro Moralista, in merito a quanto di seguito:
      - come si possa ordinariamente accettare un contrasto così stridente tra l’azione ed il pensiero di un uomo. Se da una parte il leader massonico progressista Franklin Delano ROOSVELT può essere annoverato tra i portatori di iniziative ispirate alle teorie di giustizia sociale (pensiero), dall’altro canto assistiamo ad una delle più atroci (azioni) che lo vede protagonista e che portò il 7 dicembre 1941 a circa 2.273 morti e 1.119 feriti. Citando la meritevole opera di Solange Manfredi pagg.42/43 del suo libro “Psyops” leggiamo che Roosvelt diede ordini che le traduzioni dei messaggi giapponesi che parlavano dell’imminente attacco degli stessi a Pearl Harbor giungessero direttamente nelle sue mani “bypassando” il capo della flotta nel Pacifico e nonostante fossero stati decriptati nessuno avvertì i soldati a Pearl Harbor.
      Se questa è la nostra eredità storica come pensare e confidare che il futuro possa essere mai diversificarsi dagli errori del passato?

    2. La perplessità di Fabrizio è del tutto condivisibile. E’ ovvio che la ricerca di una coerenza da parte dell’uomo normale, in più profano e della strada, desideri delle spiegazioni ragionevoli sugli eventi e i protagonisti della storia. Ahimé questo non è possibile completamente, soprattutto quando si innalza lo sguardo verso le vette delle piramidi del potere.

      Se decidiamo di salvaguardare le buoni intenzioni che sono alla base della costituzione del Movimento Roosvelt, potremmo lavorare su una ipotesi di lavoro come quella che vede l’assoluta necessità di una motivazione, da parte del presidente americano omonimo in questione, di intervenire nel conflitto bellico per respingere il pericolo nazista, anche a costo del sacrificio di 2.273 e 1.119 feriti. Cioè, per ragioni geo-strategiche con finalità di politica superiore, si può fare questo ed altro.

      In mancanza di dati storici completi e volendo magari ragionare con categorie suppletive di tipo antropologico-filosofiche, potremmo dire che un uomo di potere (progressista o conservatore non ha importanza) si caratterizza per avere sufficienti peli sullo stomaco da accettare certi mezzi discutibili al fine di conseguire certi scopi.

      Detto ciò, una volta digerita l’imponente mole di dati storici che il libro “Massoni” ci propone, è del tutto auspicabile continuare la ricerca storica per avvicinarsi alla coerenza con i dati provenienti dal maggior numero di fonti diverse.

      In questo senso io non mi farei illusioni esagerate sul libro citato. Mi spiego: premesso che si tratti comunque di un enorme salto di qualità rispetto alla ricerca della verità storica, sia accademica che cospirazionista, pervenendo alla disponibilità di nomi ed eventi molto più concreti delle categorie astratte e massimaliste utilizzate fino ad oggi, dobbiamo comunque ammettere che qualsivoglia versione storica è sempre, sempre il frutto di una “favola convenuta”, funzionale ad una determinata strategia politica che la sottende.

      Anche il libro del “portavoce Magaldi”, in questo senso, non può fare eccezione.

      Secondo me il Movimento Roosvelt può essere, e probabilmente è, il riflesso pragmatico, politicamente progressista, della versione dei fatti narrati nel libro.
      In mancanza di un’offerta politica seria, anch’esso rappresenta un altro grande salto di qualità nel contesto di un’azione che tenti di contrastare la deriva generale in atto.

      Ma, noi poveri uomini della strada, per giunta profani, non dobbiamo fermarci qui. Iscriviamoci pure al Movimento Roosvelt, cerchiamo di parteciparvi attivamente, ma continuiamo a porci domande, a ricercare la coerenza e soprattutto impariamo dall’esperienza e dalle dinamiche storiche costanti che ci hanno preceduto.

      Per esempio, il buon senso, che è forse la categoria antropologico-filosofica più attendibile, mi dice che la prospettiva storica utilizzata in “Massoni” rappresenta sì una rete con maglie più strette delle precedenti, ma di certo non così strette da prendere tutto. A mio parere, per esempio, vi è quasi nulla del rapporto di certi uomini con la Compagnia di Gesù. Ricordiamoci che la Massoneria ha circa 250 anni, ma i Gesuiti ne hanno 500.

      Infine, sempre grazie al buon senso, non ho alcuna difficoltà ad immaginare che al di sopra delle numerose Ur-lodges segrete che abbiamo scoperto con l’aiuto di Magaldi, vi siano altre entità, a questo punto di pochissimi individui, ancora più ristrette e ancora più segrete, che guidano i fili delle scelte praticate più in basso. Se le Ur-lodges escono loro malgrado allo scoperto oggi, è perché in questo momento si sacrifica la loro segretezza in funzione di una politica superiore con chissà quali altri fini.

      E’ un po’ come i brevetti tecnologici americani che, per legge, possono essere destinati alla loro commercializzazione non prima, mi pare, di un periodo di almeno cinque anni. Prima di tale periodo, sono considerati segreto militare. In questo modo risulterà sempre garantita la superiorità e l’efficenza del loro potere tecnico-militare sugli altri. Mi fermo qua.

    3. Fabio E. Nategh scrive:

      Egregio Moralista,

      ho notato che anche Lei, come molti altri giornalisti, ultimamente non scrivete piu La merkel dice o la bindi pensa, ma Merkel dice e bindi pensa, abolendo l articolo determinativo davanti al nome femminile. è una decisione suggerita dall’orine dei giornalisti??

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