untitledStrano paese l’Italia. Ma la Lega, quella che sabato ha “marciato” su Roma e, a quanto sembra, almeno dai sondaggi, mieterebbe tanti consensi oggigiorno, è la stessa Lega Nord che per oltre un ventennio ha vagheggiato di secessione, federalismo, devolution, nazione padana, di lotta al centralismo romano ed alla corruzione, per poi rivelarsi il più “italiano” dei partiti in quanto a consuetudine con i vizi del potere? Parrebbe proprio di si, stando ai suoi attuali dirigenti, compreso il nuovo segretario-fustigatore Salvini, al nome che porta, ai simboli che esibisce.

    Se parliamo dello stesso partito, allora, a parte i numeri del tutto eccezionali del suo attuale consenso elettorale, di nuovo c’è solo la sua vocazione “nazionale”, tutto il resto è un film già visto. A cominciare dall’approccio al tema dell’immigrazione e del multiculturalismo, per finire a quello del fisco. Ronde, Camicie verdi, provocazioni anti-islamiche, guerra alla moschee, contatti con l’estrema destra europea, minacce di rivolta fiscale: è storia degli ultimi quindici anni, almeno. Anni in cui questo partito, nell’indifferenza della politica e delle istituzioni, ha potuto permettersi campagne xenofobe, perfino eversive dell’unità nazionale, e, al contempo, occupare, a “Roma”, postazioni ministeriali. Non solo. C’è stato un momento nella storia del paese in cui Bossi & C. sembravano aver vinto su tutta la linea: non c’era partito in parlamento che non si professasse “convintamente federalista”, tutti ammorbati dal verbo leghista.

    Insomma, parliamo proprio dello stesso partito, il Carroccio, quello che faceva il suo ingresso trionfale nella politica nazionale nel 1992 cavalcando l’inchiesta Mani Pulite e un anno dopo avvertiva i magistrati che una pallottola costava “solo 300 lire”. Si, si, la stessa forza politica che per oltre un ventennio ha millantato la sua “diversità” rispetto al sistema “romano”, salvo razzolare peggio di tutti quelli, uomini pubblici e partiti, che di volta in volta finivano nel suo mirino, ininterrottamente, dalla maxi-tangente Enimont fino alle lauree fasulle in Albania. Storie di corruzione e “familismo amorale” che hanno coinvolto un numero impressionante di suoi esponenti ed amministratori ad ogni livello, gran parte del gruppo dirigente di vertice, lo stesso leader maximo e fondatore Umberto Bossi.

    Salvini è figlio di questa storia, di cui è stato attivo protagonista per più di due decenni; la storia della Lega Nord, il partito più paradossale e contraddittorio che mai la Repubblica abbia conosciuto in oltre sessant’anni. Storia di un inganno perpetrato per anni a danno di tanti cittadini del nord, che in questo partito avevano riposto le proprie speranze di cambiamento, e di sistematici insulti alla dignità delle popolazioni meridionali, vittime in alcuni frangenti anche di alcune scelte concrete dei governi a trazione leghista. Ecco perché è davvero imbarazzante osservare che un numero così elevato di italiani, perfino del Mezzogiorno, che pure hanno potuto in questi anni rendersi conto dello scarto tra parole e fatti nella storia del Carroccio, si possano sentire rappresentati dagli stessi uomini che ne sono stati, senza soluzione di continuità, artefici assoluti. E che al sud possano esserci tanti cittadini in preda a sindrome di Stoccolma. Ciò, prescindendo anche dalla pericolosità delle loro campagne d’odio che stanno avvelenando la nostra società, sfruttando la sofferenza, il disagio, di milioni di cittadini.

    È una questione di maturità politica, quella che sembra mancare del tutto ad una fetta larga di elettori, che, in cambio di uno sputo (metaforico, s’intende) ad un immigrato, sono disposti a chiudere gli occhi di fronte alla storica, e conclamata, inaffidabilità di questo partito. La crisi non ha eroso soltanto i nostri redditi. A pagarne il prezzo sono anche le istituzioni democratiche, la qualità del confronto politico, la nostra memoria collettiva. Lo slogan più noto del leghismo è stato Roma ladrona, la Lega non perdona! Una parte del popolo italiano, invece, sembra che alla Lega abbia perdonato tutto.

    Luigi Pandolfi

    Categorie: Politica

    7 Commenti

    1. La maturità politica di un POPOLO, nasce da una maturità di una forza polita pre-meta. Solo con un serio manifesto politico, solo con una nuova classe politica coscienziosa del ruolo assunto può calmierare il malcontento popolare e trasformarlo in forza d’azione. il POPOLO è presente come chiede di essere FARO al Movimento Roosevelt; il resto solo chiacchiere e distintivo.
      Lunga vita!

    2. davide scrive:

      adesso hanno sostituito roma con europa per cui: europa ladrona, la lega non perdona!

    3. Fabrizio scrive:

      La Lega sta seguendo gli indirizzi dei manovratori del vapore. Dopo Grillo ora Salvini sta tentando di mantenere in vita con scariche di elettro shock il popolo dell’elettore bue per non consentirgli di autoregolamentarsi e capire da solo che uscire dalla trappola dell’U.E. è possibile e si deve fare. il M.R. temo che voglia solo creare le basi per un lungo, lunghissimo percorso di crescita morale e culturale che servirà fra 40 anni per avere una nuovo e seria classe dirigente. Nel frattempo uno o due generazioni dovranno morire di agonia. Che dire allora? Chi vivrà vedrà.

    4. Ale A. scrive:

      Senza una coscienza civica comune , l’ italiano verrà sempre fregato dai Mattei di turno .

    5. Jean scrive:

      D’altronde, con tutto quello che si è offerto al popolo in questi ultimi anni, non è che ci sia poi sta gran scelta, uomini validi ne vedo pochi attualmente, anzi, nemmeno uno, il gran vincitore sarà il partito degli astensionisti se un giorno ci saranno le elezioni….

    6. Andrea Franco scrive:

      Articolo sacrosanto……questo tipo di movimento sedimenta i lati peggiori dell’”ombra” della storia europea. La Lega ha fatto di peggio:,oltre a governare in modo squallidamente clientelare ha “sputtanato” un’idea seria e da prendere in considerazione come quella del federalismo. Vedi http://www.laconfederazioneitaliana.it . Vade retro Salvini!!

    7. Orazio scrive:

      O letto che in data 13/02/2015, è stato presentato il programma economico: I dieci punti di Salvini.
      Voglio prima dire, che come disse Mao, non ha importanza se il gatto è bianco o nero… basta che prenda i topi…
      Ora come dicono in molti, prima di giudicare evitiamo di esprimere pre-giudizi… o meglio, andiamo a osservare quello che ci dice in questo programma e mi riferisco ad alcuni punti secondo me sono i più interessanti.
      1 – Lega Nord: punto uno, fuori dall’Europa e ripristino della sovranità monetaria… Ritenete voi che restare nell’euro e pagare interessi a banche che non hanno versato nulla, se non pigiare sul pc importi inesistenti e su quelli chiedere il ritorno o il pagamento degli “interessi” sia da buttare via?
      2 piccole – medie imprese e banche popolari … (qui si dovrebbe essere più chiari) ma governate da chi?
      3 punto tre, flat tax —- per chi non sapesse, le tasse hanno solo lo scopo di obbligare i cittadini ad usare “quella” moneta, per cui una tassa del 15% sarebbe più che sufficiente.
      4 misure anticicliche contro la disoccupazione – qui la cosa non è chiara, o meglio non si comprende come se uno ha la banca d’italia statale, cosa c’entra fare debiti.. a meno che vengano buttati i soldi, uno stato non ha nessun problema economico.
      5 abolizione della legge Fornero – su questo punto non credo che ci siano obiezioni, salvo far notare che la Fornero aveva con tale operazione fatto cassa.
      6 Ttip e Frontiere – a mio parere non ci sono nessuna obiezione.
      i rimanenti articoli parlano di tasse locali, ma credo che uno stato con propria banca statale con le banche locali, non ci sono problemi di tassazione.
      Arrivato a questo punto, mi permetto di chiederVi, (sempre ammesso che non si rimangi la parola, in questo caso però c’è scritta) chi altro ha proposto tutto questo che se si conosce un po la moneta, è l’ovvietà?

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