untitledIeri ho scritto un pezzo nella speranza di favorire l’emergere di una comune piattaforma comunicativa in grado di migliorare la complessiva qualità del livello dei nostri scambi e delle nostre comunicazioni (clicca per leggere). Quindi abbiamo precisato che il nostro fine è il benessere dell’Uomo, di tutti gli uomini nessuno escluso, respingendo per principio qualsiasi teoria volta ad individuare e servire un obiettivo-fine differente. Questa impostazione, apparentemente scontata, è invece gravida di conseguenze e al tempo d’oggi perfino rivoluzionaria. Tutti i più importanti “intellettuali”, sempre ospitati sui media più conosciuti, non sostengono quotidianamente la necessità di sopportare le crescenti sofferenze sociali nel nome della integrità dell’euro e/o della sicurezza dei mercati? Non siamo forse vittime più o meno consapevoli di una filosofia sostanzialmente anti-umana che nega i capisaldi della nostra civiltà? Io penso di sì. Fatta questa premessa, dobbiamo coerentemente riconoscere di essere radicalmente alternativi rispetto al sistema di potere ora dominante su scala continentale, fondato su un inaccettabile ribaltamento dei valori che finisce col porre l’uomo al servizio del mercato e non viceversa. Analizziamo adesso laicamente gli strumenti utilizzati da un manipolo di masnadieri per gettare in Europa i semi dell’oligarchia che punta alla tirannide. Gli ingenui dicono: la schiavitù di ritorno cammina sulle ali del processo di integrazione europea. E’ vero l’assunto appena dichiarato? Non è vero ma, semmai, è verosimile. Il processo di integrazione europea, finalizzato alla costruzione dell’unità politica, è in fase di evidente ripiegamento. L’Europa di oggi è soltanto l’unione valutaria di alcuni Paesi sovrani legati dal comune apprezzamento per la basi teoriche di un fondamentalismo liberista dannoso e fanatico. Di fronte alla crisi russo-ucraina, non a caso, mediano i governi di Francia e Germania, non l’evanescente Mogherini nel nome e per conto di una inesistente Unione Europea. Lo stesso dicasi per la crisi greca: è il ministro tedesco Schaeuble, spalleggiato dal silenzio pavido dei suoi omologhi, a frustare impunemente gli ellenici al riparo di una falsa retorica europeista. L’Europa federale non esiste, e non è possibile addebitare colpe a chi nella realtà non esiste. Questo equilibrio non durerà a lungo. Chiedetevi però come mai il sistema dominante abbia già deciso di uscire dal pantano favorendo ovunque  il riemergere di nazionalismi aggressivi e rivendicativi, anziché scegliere di fare un passo in avanti nella direzione della tanto sbandierata “solidarietà europea”. A tal proposito io uno spunto l’ho già offerto qualche giorno fa (clicca per leggere). Alcuni commentatori, traditi dal fuoco intransigente dell’ideologia, sembrano usare la categoria del “federalismo” per buttarci dentro in maniera manichea e indistinta tutto il variegato pensiero liberista ed individualista che, riconoscendo nello Stato un nemico, punta a far prevalere sempre e comunque l’interesse privato su quello pubblico. Io credo che, per quanto difesa con puntiglio e colti riferimenti, tale lettura sia sbagliata e smentita dai fatti. Non solo gli Stati Uniti e l’Australia sono entità federali, ma anche la Russia di Putin è uno Stato federale. C’è qualcuno sano di mente che può credere che la Russia di Putin rappresenti la plastica realizzazione dello stato minimo a trazione plutocratica immaginato da Robert Nozick? La contrapposizione fra Stato federale e ritorno alla Nazione è a ben vedere una finta dicotomia in grado di nasconderne una vera: ovvero quella che separa coloro i quali pensano di costruire una società dove il legittimo perseguimento del profitto si svolga all’interno di una cornice disegnata da un forte potere pubblico legittimato democraticamente, da quelli che al contrario credono nelle meraviglie di un mercato globale a briglia sciolte che non accetta regole e non riconosce istituzioni. Noi del Movimento Roosevelt, di sicuro, rientriamo nella prima categoria.

    P.s. Invito tutti i lettori de Il Moralista ad iscriversi al “Movimento Roosevelt” in vista del primo congresso nazionale che si terrà a Perugia in data 21 marzo 2015. Il modulo per aderire lo trovate in alto a destra

    http://www.movimentoroosevelt.com/

    Francesco Maria Toscano

    11/03/2015

    Categorie: Editoriale, Politica

    37 Commenti

    1. Gio scrive:

      Appello:
      vogliamo un’europa più unita
      Amartya Sen & Joseph Stiglitz
      «Siamo molto turbati nel constatare l’abuso che, in dichiarazioni politiche in
      Francia e altri Paesi europei, viene fatto delle nostre analisi sul
      funzionamento dell’euro.
      Siamo fortemente a favore di un’Europa più unita, che sfoci
      nell’integrazione politica. L’unione monetaria deve essere accompagnata
      dall’unione fiscale e dall’unione bancaria, che ci auguriamo vengano
      realizzate a tempo debito. Mentre siamo convinti che istituire un’unione
      monetaria senza un’unione bancaria e fiscale e, alla fine, un’integrazione
      politica sia un errore dal punto di vista economico, noi restiamo fortemente
      europeisti, non certo anti-europeisti, e vogliamo molto più di una semplice
      unione monetaria».
      *Dichiarazione rilasciata al Council for the Future of Europe (istituito nell’ambito del
      Berggruen Institute on Governance). 10 aprile 2014

      Tuttavia, per una visione più articolata del pensiero di Stigliz
      https://www.youtube.com/watch?v=czGnyXjWm4A

      La questione del più Europa, del modello federale relativa ai link di cui sopra è tratta dall’articolo del prof Bagnai

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/euro-quelli-che-ci-vuole-piu-europa/994109/

    2. Andrea Franco scrive:

      Per pensre ad una possibile via “italiana” al Federalsimo c’è da poco un sito: http://www.laconfederazioneitaliana.it.
      Comunque…personalmente non ritengo affatto che il federalismo,in sè stesso, sia un ostacolo alla giustizia sociale ed alla “compressione” dello sfrenato darwinismo sociale conseguente al”laissez faire” che sta massacrando l’Europa, soprattutto in Italia ove i comune sentire verso l’unità nazionale è sempre stato “traballante” soprattutto per la complessa particolarità della nostra “storia patria”..

    3. A mio avviso, non è tanto il perseguimento del profitto, bensì della serenità in cui vivere. In uno Stato minino, oppure ridotto a poche funzioni ( per dirla in modo Mussoliniano prima della cazzata inerente alla alleanza coi nazionalisti se non erro nel 1924), oppure una Europa basata sulle regioni con l’annullamento dello Stato-Nazione ( tanto cara a Denis de Rougemont), è il rapporto tra il nuovo Stato e il potere economico. Cosa vuol dire ridurre lo Stato? Cosa vuol dire uno Stato minimo oppure una Europa fondata sulle Regioni, ove lo Stato-Nazione non è più considerato. Lo stato, oppure gli Stati Uniti d’Europa, debbono prendere il coraggio di salvaguardare il POPOLO, dagli attacchi, dalla sudditanza del potere Economico-Finanza. Questo, a mio avviso, è lo Stato minimo, lo Stato ridotto a poche funzioni, oppure Euroregio; l’europa delle regioni. Lo stato funge da Stato e l’economia funge da ” materia che studia e amministra le risorse di una nazione”. Ognuno si assume le proprie responsabilità. Avere uno Stato minimo politicamente e in uguale misura avere un potere economico-finanza pressante, autoritario a danno del POPOLO è come avere un fiume senza sponde. Dove andrà finire l’acqua?
      Lunga vita!

    4. Gio scrive:

      Da un lato, potrebbe risultare paradossale la critica alla forma di Stato federale se si osserva che per l’adozione del Fiscal Compact e dell’istituzione dei fondi salva-Stati si è fatto ricorso ad accordi internazionali (dunque fra singoli Stati sovrani).

    5. Anarchia-Stato e Utopia. Robert Nozich.

      Parte finale del libro; ” nella prima parte abbiamo sostenuto che lo Stato Minimo è moralmente legittimo; nella seconda parte abbiamo sostenuto che nessuno Stato più esteso può essere moralmente giustificato, che qualsiasi stato più esteso dello Stato Minimo violerebbe ( violerà)i diritti degli individui. Lo Stato Minimo ci tratta come individui inviolabili, che agli altri non è lecito usare in certi modi come mezzi, o arnesi o strumenti o risorse; ci tratta come persone dotate di diritti individuali con la dignità ci permette, individualmente o con chi vogliamo, di scegliere la nostra vita e di realizzare le nostre aspirazioni e la concezione che abbiamo di noi stessi, tanto quanto possiamo, con l’aiuto della cooperazione volontaria di altri individui dotati della stessa dignità. Come potrebbe uno Stato o un gruppo di persone osare di più? O di meno?”
      Lunga vita!

    6. Gio scrive:

      Tratto da “il Manifesto di Ventotene”

      III – I COMPITI DEL DOPO GUERRA LA RIFORMA DELLA SOCIETÀ

      …La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita.

      La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita, e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista, ma, una volta realizzata a pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia, come è avvenuto in Russia.

      Il principio veramente fondamentale del socialismo…è quello secondo il quale LE FORZE ECCONOMICHE NON DEBBONO DOMINARE GLI UOMINI, ma — come avviene per forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime.

      La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio.

      a. non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo, ma che per reggersi hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo di industrie sono in Italia ora le industrie siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industrie degli armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti;

      b. le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita…

      d. la potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità con la tecnica moderna permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario col minimo di conforto necessario per conservare la dignità umana. LA SOLIDARIETà SOCIALE verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà perciò manifestarsi NON CON LE FORME CARITATIVE, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, UN TENORE DI VITA DECENTE , SENZA RIDURRE LO STIMOLO AL LAVORO ED AL RISPARMIO*** Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori;

      ***Senza ridurre lo stimolo al risparmio = politiche di deficit dello Stato.

      Può definirsi il pensiero economico spinelliano paragonabile al liberismo dei nostri giorni? Io dico di no, ma tanto adesso arriva il “materialista storico” e ci converte tutti :)

      • Junius scrive:

        @Gio

        Fai poco lo spiritoso.

        Hai scritto due cose sagge e già ti sei profuso in una mare di cazzate.

        Sorvolo poi sulla acutissima analisi del Manifesto di Ventotene da cui hai compreso l’influenze culturali dello Spinelli per cui, dato il livello, non ti dovrei neanche citare i riferimenti: mi spieghi come fai a raggiungere le “buone intenzioni” di cui è lastricato l’europeismo quando PER COSTRUZIONE tu POLITICAMENTE ed ECONOMICAMENTE non le puoi realizzare?

        Questa è proprio la posizione (che evidentemente abbracci) di chi vuole la fine dell’austerity rimanendo dentro la trappola dell’euro. Ti invito a iscriverti al MR.

        Poi bello bello, invece di citare la produzione di Stiglitz in economia internazionale, citi le dichiarazioni POLITICHE di un Nobel con una cittadinanza in conflitto di interessi. Contraddizioni che si possono evidenziare anche in Krugman rispetto alle analisi ECONOMICHE che essi stessi fanno.

        Magari cercati cosa diceva un gigante del pensiero come Rawls sul progetto di Unione Europea: PRIMA ANCORA che fosse realizzata.

        Poi, caro spiritosissimo filologo, ti invito a studiarti il “liberal paradox” del prof. Sen in riferimento alla mondializzazione dei capitali e, poi, curiosamente, vatti a sbirciare con chi era sposato colui che si esprime in quest’altra valutazione POLITICA…

        Non sicuramente a carattere “culturale” come Rawls o di carattere “tecnico” come fanno sia Stiglitz che Krugman in altra sede.

        (Poi guardati, dopo Amartya Sen, anche con chi era sposato quel noto filantropo di Padoa-Schioppa)

        Magari vatti pure a vedere con chi si era sposato il fratello di Spinelli… mentre Altiero scriveva lunghe lettere all’ordoliberista Röpke e si leggeva i volumi dei neoliberisti che Einaudi spediva al suo allievo Ernesto Rossi che Spinelli stessi definirà, in una delle lettere al padre “dell’economia sociale di mercato” di Maastricht Röpke, “certamente un reazionario nelle sue posizioni di politica economica e sociale”. E lui stesso, sempre nei suoi “Diari”, si definirà “molto influenzato” dal prof. Rossi. Sì, quel Rossi che, insieme ad Einaudi, si scagliò contro il recepimento in Italia della politica economica e sociale del “Rapporto Beveridge”.

        Se volevi solo scherzare e far del flame, non l’ho sicuramente apprezzato: c’è gente che soffre perché viene fatta una propaganda IDEOLOGICA BECERA E REAZIONARIA PER DISINFORMARE IL DEMOS SULLE TECNICALITÀ CHE PIÙ CONTANO PER OPPORRE RESISTENZA.

        Ringrazio invece il Moralista (che ringrazierà meno Gio…) che cita USA, Australia e Russia a cui magari poi si possono aggiungere Canada e Cina: sempre, però, biasmimando lo scarse “note” fornite in cui si possano verificare i principali autori che discutono la tematica e sui cui studia il Moralista. Prendo al balzo questo interessante spunto di riflessione.

        Faccio notare che Cina e Russia sono fondamentalmente due IMPERI (ora) SOVRANI che hanno potuto IMPORRE un ordine statuale su un “federalismo multietnico” PROPRIO GRAZIE ALLA TIRANNIDE.

        In particolare la Russia è stata il massimo rivale imperialista dell’Impero anglosassone (difeso strenuamente dal “core” della massoneria… se no non si capirebbero questi ottusi riferimenti a IDEOLOGIE e sorpassati ordinamenti antidemocratici… evidenziando sempre e SOLO il bicchiere mezzo pieno della fine dell’assolutismo e NON quello mezzo vuoto – della disperazione contadina e operaia – che verrà riempito solo dopo il ’48 con le democrazie costituzionali fondate sul LAVORO e NON sulle “libertà che lo negano relegandolo a merce”, come da tradizione liberale): Russia che come gigantesco Paese imperialista massacrò e segregò nelle “riserve” gli indigeni asiatici incapaci minimamente di opporsi (a differenza dei Mongoli…) e CONFEDERÒ i Paesi satelliti che avevano un minimo di “identità culturale” o che avevano storico interesse strategico per difendere la sterminata PIANURA russa da Turchi, Tartari e Mongoli. Fino ad arrivare ad avere un “vero rapporto di simbiosi” come con i Georgiani.

        L’AREA DEL RUBLO, fu una gigantesca area DI LIBERO SCAMBIO dell’opoca sovietica (e parzialmente anche antecedente… capperi! I comunisti liberoscambisti!) A FINI IMPERIALISTI: fu la più lunga UNIONE MONETARIA della storia, unioni monetarie che mediamente non durano mai più di 10/15 anni, prima della catastrofe con cui crollano…

        Si ricordano gli amici paralogici che investimento POLITICO e IDEOLOGICO è stato fatto in Russia per tener in piedi una tale area economica STRUTTURALMENTE DISFUNZIONALE? Avete presente? Se no non si possono capire le dichiarazioni dei Draghi e dei Padoa-Schioppa…

        Bene.

        Vediamo ora le altre simpatiche aree di LIBERO SCAMBIO (stabili, in cui sono politicamente accettabili gli ENORMI TRASFERIMENTI FISCALI necessari per tenerle insieme; ovvero quelli che l’elettorato tedesco non accetterà mai): USA, AUSTRALIA e CANADA (e se volete anche Germania, anche se molto più piccola, data l’eterogeneità del suo mercato interno…):

        cosa hanno in comune USA, CANADA e AUSTRALIA (oltre ad essere realmente enormi, come gli ipotetici USE)?

        Sono stati prima colonizzati dagli Imperi COLONIALI (su tutti chi? A chi indovina si regala una bambolina con la faccia di un indiano alcolizzato), e successivamente OMOGEINIZZATI TRAMITE LA PULIZIA ETNICA, e quindi RIPOPOLATI DA IMMIGRATI CULTURALMENTE SRADICATI e politicamente uniti SOTTO la LINGUA IMPERIALE.

        Questo, cari simpatici dilettanti allo sbaraglio che giocano con il fuoco delle vite degli altri, È QUELLO CHE STANNO FACENDO IN EUROPA con il finanziamento PRIVATO (delle fondazioni filantropiche dei banchieri triocchiuti imparentati con gli Spinelli) e quello PUBBLICO elargito dal GOVERNO USA.

        Schengen, le “primavere arabe” e i “barconi” non esistono per caso… ma bisogna avere un po’ di “pratico idealismo” kalergiano per capirlo…

        (e soprattutto capire l’ABC dell’economia internazionale per cui, se elimini BARRIERE DOGANALI e FRONTIERE come per DEFINIZIONE di uno Stato FEDERALE, generi BANALMENTE le condizioni per avere il “free trade”: movimenti di merci, CAPITALI e PERSONE: proprio quello auspicato nel Manifesto di Ventotene… indipendentemente “dai valori delle persone”, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il come. E il come è vincolato dalla sola “falsificabile” – ma non “opinabile” – SCIENZA)

        (Quando saremo disincarnati anche noi potremo occuparci meno del “piano fisico” e dedicarci a quello “emotivo”, poi del “pensiero” e poi… a “sentire” in pace con l’Eterno fuori dal tempo. Ma a ognuno il suo Karm@)

        • Junius scrive:

          p.s.

          per quelli che vogliono far star assieme Keynes e Roosevelt… alla tradizione della “stato liberale”, al federalismo del “one labour one market” e che fanno da tradizionale (proprio perché lo fanno da tre secoli) cavallo di Troia per la restaurazione sostanziale, come il TTIP, in onore del ministro Eden:

          http://www.appelloalpopolo.it/?p=13194

          Enjoy.

          • Gio scrive:

            Nel materie giuridiche sei un po’ scarsino
            (è solo flame, tranquillo) :)

            Che una ipotetica Costituzione Europea debba contenere una formulazione del diritto di proprietà “identica” a quella della Costituzione Italiana non troverai un solo Roosveltiano che lo neghi.Ma ciò non basta, i diritti sociali dovrebbero assumere rango di principi fondamentali, cosa che non hanno nemmeno nella nostra Cost.

            Che l’articolo da te linkato esprima cose giuste e condivisibili è banalmente evidente.

            La CEDU ha la stessa rilevanza giuridica di fonte sovraordinata dei Trattati, che siano zeppi di porcate è cosa nota. La teoria dei controlimiti elaborata dalla nostra corte costituzionale prevede che che le norme comunitarie non possono violare i principi fondamentali ed i diritti inviolabili sanciti dalle costituzioni nazionali. Ti piaccia o no la disciplina costituzionale italiana della proprietà privata è contenuta nell’art. 42 Cost.(ci sarà una ragione?) I principi fondamentali invece negli art. 1-13. Errore dei nostri padri costituenti. Ne consegue che, in virtù della forzatura operata sull’ interpretazione dell’art 11Cost. tutto sia diabolicamente sorretto da una stretta logica giuridica (ingiusta, a mio avviso e non solo) e la disciplina costituzionale della proprietà sia nei fatti emendata.

            Ma dov’è la novità? E dove è scritto che il MR nega tutto ciò?

          • Gio scrive:

            Se una ipotetica Costituzione (federale) Europea prevedesse una disciplina della proprietà privata come quella presente nella Cost italiana con la contestuale presenza dell’ art 3, secondo comma della stessa. Come faresti a sostenere ancora come incontrovertibile l’equazione federalismo=liberismo?

            se rispondi e mi convinci, prometto di smettere di scrivere cazzate :D

      • marcobaldi scrive:

        Hai notato che in questo punto (e solo in questo) del manifesto di ventotene si parla di statalizzare tutto, anzi, “statizzare” come scrivono loro, e in tutto il resto del manifesto si dice di limitare, fin quasi eliminare gli Stati (che sono fascisti e guerrafondai per definizione, secondo loro)
        Dunque.
        Limitiamo e magari quasi quasi eliminiamo di Stati e poi statlizziamo (o “statizziamo”) tutto.
        Logico no?
        Secondo me Rossi e Altieri, oltre che reazionari, erano anche un po’ cialtroni.

    7. Il problema dell’intellettuale è che non arriva al Popolo.
      Caro/a Gio, gradirei conoscere la struttura portante della tua visione degli Stati Uniti d’Europa. Gradirei conoscere il processo politico-amministrativo del Comune, oppure Municipalità in seno ad una uniformità europea. Il rapporto tra il Parlamento Europeo e il potere Economico- Finanza.
      Lunga vita!

      • Gio scrive:

        E’ vero quello che dici. Il popolo ha bisogno di passionalità. L’analisi critica e razionale volta alla comprensione della complessità dei fenomeni è poco utile ai fini del consenso. Inoltre richiede la padronanza di strumenti culturali che non tutti hanno. Io ad es. non credo di averli, le mie sono e restano semplici suggestioni.

        Tuttavia, la semplicità (che tu auspichi) può interessare il solo momento comunicativo, lasciando l’elaborazione di una “proposta politica” alla fase che naturalmente la precede e che inevitabilmente necessita dell’utilizzo degli strumenti che ci sono dati dalle scienze sociali nonchè di un’analisi storica e sociologica della realtà complessa in cui viviamo.
        L’alternativa è scendere in strada e sbraitare come salvini: no euro e vaffanculo la merkel, pensando di risolvere qualcosa con il semplice consenso.

        Se proprio ti interessa la mia opinione/suggestione, io credo che uno stato federale europeo come pensato a grosse linee dallo statuto del MR sia ad oggi impensabile. Ma gli ostacoli sono tutti di natura politica. E, a seguito della vicenda greca, i segnali in tal senso sono ancora meno incoraggianti. Nel caso in cui si riuscisse a portare l’italia la spagna e la francia (cosa già difficile di per se) su posizioni simili per aumentare il peso contrattuale di coloro che auspicano un “cambio di paradigma”, esigenze di realpolitk inducono a pensare che al più si otterrebbero soluzioni di compromesso politico poco coerenti con ciò che in realtà vogliamo.
        Ma questa è solo una suggestione, e in quanto tale lascia il tempo che trova :)

      • Gio scrive:

        Permettimi infine un’ulteriore considerazione.

        In tutte le “analisi” fatte fin qui poche volte si è accennato alla questione geopolitica che influisce (direttamente o indirettamente) sull’attuale assetto europeo.

        Il passaggio da un modo unipolare che ha visto la supremazia degli USA regnare incontrastata (traendone noi italiani vantaggi e svantaggi) ad un mondo in cui l unipolarismo statunitense è stato messo in seria crisi dalle nazioni emergenti (Cina in primis) ha reso evidente sempre più con maggiore incisività come un’europa debole sia essenziale (e non un dramma, come ripetutamente affermato anche da Obama) per la politica estera statunitense. E questo al netto di tutte le considerazioni condivisibile del nostro ospite circa la critica italiota sugli”ammmericani” ecc ecc.

        Avrebbero potuto gli USA fare quello che hanno fatto in Ucraina con un Europa forte, non dilaniata dalla crisi e politicamente unita?

        Converrebbe agli USA accentuare il multipolarismo ed avere un ulteriore, forte, concorrente nello scacchiere internazionale quale gli stati uniti d europa?

        Ci siamo già dimenticati che perfino il cellulare della merkel era intercettato dalla NSA?

    8. Gio scrive:

      “Fai poco lo spiritoso.
      Hai scritto due cose sagge e già ti sei profuso in una mare di cazzate.”

      Per fortuna, mia e degli altri, ci sei tu portatore sano di “archelingua” :)

      Dispiace solo quando scrivi: “Se volevi solo scherzare e far del flame, non l’ho sicuramente apprezzato: c’è gente che soffre perché viene fatta una propaganda IDEOLOGICA BECERA E REAZIONARIA PER DISINFORMARE IL DEMOS SULLE TECNICALITÀ CHE PIÙ CONTANO PER OPPORRE RESISTENZA.”

      Sorvolo sulla sofferenza della gente. Le persone a cui sta realmente a cure non la utilizzano in modo strumentale per criticare chi la pensa diversamente. Avendo dunque estremo rispetto per chi versa in tali condizioni (compresi alcuni miei familiari) taccio sul punto.
      Che tu apprezzi o meno flame, battute e cazzate varie… mah… non mi interessa più di tanto.
      Interessante, invece, credo che sia il tuo punto di vista. Indicazioni, suggerimenti, consigli, critiche sono sempre ben accette. Evidentemente non hai letto la mia ultima replica nel post precedente, ti invito farlo.
      Una persona di media intelligenza avrebbe capito che , lungi da me l’intenzione di DISINFORMARE IL DEMOS, tali interventi sono mirati ad avere una replica nel merito, precisa ed articolata, sulla questione trattata.

      Domani cercherò di rispondere in modo articolato (sempre che ti interessi) al tuo intervento. Cazzata più, cazzata meno spero di ricavarci (nella peggiore delle ipotesi) qualche spunto in più.
      Solo un rapido appunto. Quando scrivi: “ediamo ora le altre simpatiche aree di LIBERO SCAMBIO (stabili, in cui sono politicamente accettabili gli ENORMI TRASFERIMENTI FISCALI necessari per tenerle insieme; ovvero quelli che l’elettorato tedesco non accetterà mai)”

      Evidenzi come il problema sia POLITICO. In sostanza chi va dalla merkel a dirle di aumentare i salari ai lavoratori tedeschi, a ridurre le esportazioni ecc ecc. Che i vincitori si pieghino alle condizioni dei vinti non si è mai visto nella storia.

      Vabè, a domani per le cazzate di grosso calibro.

      Notte

      • Junius scrive:

        @Gio, ovviamente non mi riferisco a “te” quanto parlo di “tecnicalità” e disinformazione…

        Poiché da quello che scrivi si capisce che sei uno che si è rotto l’anima a studiare cose che in un normale regime democratico dovrebbero essere approfondite solo dalla classe dirigente eletta… e di cui i Valori, e le pricipali “tecnicalità” dovrebbero essere al limite insegnate nella scuola dell’obbligo nelle lezioni di “educazione civica”. Non si capiscono le tue “provocazioni”.

        Quello che ti volevo trasmettere è che non sono “in the mood”…

        Quindi quello che ho studiato io l’hai studiato anche te, come posso chiarire le evidenti contraddizioni e antinomie nel lavoro di questo blog lo puoi fare anche te.

        Il laissez-faire è una cosa e il free trade è un’altra, anche se sono complementari: il free trade è il primo passo per costringere a cedere le sovranità con la violenza “della sofferenza psicologica” come descritto da Monti E DAI FEDERALISTI, che la “shock economy” l’hanno abbracciata “per costringere gli Europei “a fare la cosa giusta”.

        In fatti la UE, come la CEE non è mai stata “liberista”, non si è mai praticato il “laissez-faire”, almeno fino a quella che il thatcheriano prof. Gilligham chiama la fase “keynesiana” di Monnet: si è sempre praticato il liberoscambismo.

        La UE attuale è profondamente sovietico-putiniana e (sovra)statalista, con le sue norme, la sua burocrazia… MA È FUNZIONALE, STRUMENTALE, come chiarisce l’ultraliberista Hayek, per l’obiettivo finale di IMPORRE il laissez-faire, che obbliga alla smantellamento dello stato sociale e la totale privatizzazione delle istituzioni politiche.

        Il Potere ha la necessità di un “ordine”, l’importante è che questo sia funzionale alla subordinazione della politica in cui vengano cristallizzati i rapporti di classe ad infinitum.

        La retorica sulla “libertà” è appunto RETORICA LUCIFERICA: se gli URSS o Pinochet o Hitler o Mussolini sono funzionali a questo, ben vengano!

        Come spiega Hayek “lo stato liberale” all’inglese è uno strumento come un altro, interessante perché è basato sull’ingegneria sociale e non sulla evidente forza bruta.

        I movimenti di pensiero che fungono da raccoglitori del dissenso sono in USA fondamentalmente gli “anarco-capitalisti” e in Europa i “socialisti liberali”… e un amante della linguisitica dovrebbere cogliere subito la “contradictio in adjecto”.

        Keynes INFATTI PRUOMUOVE IL “BANCOR” PROPRIO PER SALVAGUARDARE LE SOVRANITÀ STATUALI CHE SONO LE UNICHE IN GRADO DI CONTRALLARE IL MOVIMENTO DI CAPITALI e i disastri umani che generano.

        Hai letto il teorema di Dani Rodrik? Quello che dice non è altro che la formalizzazione di ciò che Keynes dice a Bretton Woods; non puoi avere contemporanemante: (1)libera circolazione di capitali (ovvero il federalismo, “one labour one market”), (2)sovranità e (3)DEMOCRAZIA.

        Questa è l’Unione Europea perché NON CI PUÒ ESSERE UN’ALTRA EUROPA UNITA: perché nella storia è sempre stato così, perché queste sono leggi economiche e sociali.

        La TRAGEDIA DELLE EMIGRAZIONI non sono a caso: avvengono a causa dei movimenti di capitali. Cazzo, è un principio noto! Sono i movimenti dei fattori della produzione!

        In ordine logico consequenziuale: vantaggi comparati, colonizzazione disoccupazione/miseria, migrazione dalla periferia al centro dell’impero, aumento dei sezionalismi “orizzontali”, divide et impera e cristallizzazione dei rapporti di classe al centro dell’Impero. Impero sempre più liquido e destrutturato, ma sempre impero a carattere dinastico, con buona pace della “sconfitta dell’assolutismo”.

        Per questo i piddinazzi liberal ci ammorbano con la retorica del “razzismo 2.0″ che non c’entra una fava con il razzismo storico: devi accettare l’eugenetica e subire la lotta di classe (al contario) in silenzio.

        Perché federalismo = liberismo? Perché come SANNO BENE i KEYNSIANI le connessioni cronologiche causali sono: federalismo interstatale, free trade, laissez-faire e stato-minimo plutocratico.

        O tu credi veramente che i federalisti siano così imbecilli che tu possa unire federalisticamente 1288 etnos in unico demos, cone 13789 lingue, popoli con migliaia di anni di tradizioni, mettere insieme monarchie e repubbliche, stati regionali e federali, senza prima DISTRUGGERE e ANNIENTARE GENETICAMENTE gli Europei come è stato fatto con i nativi americani, siberiani, australiani, canadesi, cinesi, e avanti con dolore e miseria immani, oppure questi sono da sempre gli UTILI IDIOTI che spianano la strada alle oligarchie.

        Io ho altro da fare, e una dialettica costruttiva per cui il MR prenda una posizione COERENTE non facendo passare cose complementari per supplementari o MANIFESTAMENTE supplementari per complementari, in ANTITESI, con l’ovvia conseguenza di fare dello spin per il mantenimento dell’esistente, lo puoi far benissimo anche tu.

        Cosa c’è di più luciferico che invertire forma e sostanza? Ciò che è complementare con ciò che è supplemtare? Prova a chiedere al Moralista dove sarebbe “l’ideologia” dietro alle mie argomentazioni.

        Mentre io ho ben dimostrato l’assoluta genesi ideologica del “mondialismo federale”.

        Come mai viene fatta questa PROIEZIONE sull’aspetto ideologico?

        Caro Gio, hai tutti gli elelemti per impegnarti nel tuo contributo civico: dall’interno o dall’esterno dell’MR.

        Saluti.

        • il Moralista scrive:

          Junius, il tuo ragionamento è assolutamente fuori dalla realtà. IL MR, a differenza del tuo Salvini che sposa le tesi del discepolo di Friedman, ovvero Rebushka, promuove una visione limpidamente keynesiana dell’economia, partendo dall’obiettivo della piena occupazione (dignitosamente retribuita) elevata a valore costituzionale. Con quale faccia di tolla tu possa accusare di “gattopardismo” e “liberismo mascherato” una forza politica che nasce con il preciso scopo di realizzare simili obiettivi resta un mistero. La tua lettura della realtà, grossolana, ideologica e ripetitiva, ti porta ad affidare le tue speranze ad un partito come la Lega, nato per realizzare quel federalismo che tanto disprezzi, e ora folgorato sulla via di uno strumentale lepenismo. Le antinomie ipocrite sono le tue.

          • Junius scrive:

            Innanzitutto il “mio ragionamento” non è “mio”: ho citato fior di autori apposta. O credi veramente che sia un esercizio di retorica – comunque “falsificabile”! – per chissà quale finalità politico-esoteriche?

            Ho sostenuto l’M5S alle nazionali e Borghi (bada bene, non la Lega!) alle europee proprio perché, come Keynes, NON HO IDEOLOGIE.

            Vuoi spiegare a me le origini ordoliberali della Lega di Miglio? Tu? Lega che come tutti i movimenti separatisti sono funzionali alla frammentazione degli Stati nazionali? A me lo vuoi spiegare? Lega nata dopo l’attacco neoliberale all’Italia con lo SME degli europeisti?

            Io poi non “accuso” nessuno: credo allo stracazzo di “libero arbitrio”, e ciò che viene fatto di male oggi può essere cambiato domani.

            Poi appelli le mie argometazioni “grossolane, ideologiche e ripetitive”????

            Grossolane? Ma, please, anche un analfabeta nota la “lieve” differenza tra quelle che offre la mia sobria divulgazione SCIENTIFICA e i tuoi banali paralogismi che NON HANNO MAI un minimo di riferimento bibliografico, che sono poco più che slogan preconfezionati per promuovere – questa sì! – una nota ideologia.

            Ripetitive? de che? Che queste argomentazioni non hanno mai avuto una DEMOCRATICA risposta!

            Io evidenzio solamente che DE FACTO viene proposto un programma contraddittorio: si voglion far passare insieme il keynesismo dei coniugi Roosevelt con il liberalismo dei coniugi Spinelli-Warburg.

            Argomenta, produci precisi riferimenti ad autori in una cornice epistemologicamente coerente, e solo in seguito potrai (come alcuni tuoi cattivi “supporter” che “giocano a calcio con le pietre”) etichettare e mistificare.

            Io non ho Verità: ma ho verità scientifiche che possono essere dialetticamente “falsificate”.

            Questo è progressismo.

            Fanno orrore le mie analisi? Molto peggio del più stravagante complottismo? Fanno orrore anche a me. Ma vanno accettate. Perché le dinamiche della Storia non possono essere “temperate” se non si accetta la “realtà” per quella che è.

            E se aveste le risorse culturali per correggermi, fareste un favore a me e alla democrazia.

            Ad maiora.

            • il Moralista scrive:

              Trapattoni conosceva tutte le parole del dizionario, però ne disconosceva il diverso significato. Tu fai uguale, citi a sproposito una serie di autori senza dare al tuo ragionamento una conseguenzialità logica. Infatti il risultato della tua fatica intellettuale ti porta a votare Lega, ovvero un partito che ha abbracciato le teorie economiche di un discepolo di Friedman. La linearità evidente del mio ragionamento, al contrario, non ha bisogno di riferimenti per essere da tutti compresa. Il tuo arzigogolare illogico vive di suggestioni ed impressioni già nel merito ampiamente confutate su questo blog in tempi molti recenti (da Fra’ Cazzo e da altri). Non è quindi il caso di ripartire daccapo. Tu non conosci il funzionamento delle Ur-Lodges né hai strumenti per smentire le dinamiche del potere raccontate da Magaldi. Per cui, non avendo contezza della realtà, ti rifugi nel romanzo storico confortato da quattro letture che ripeti da mesi a menadito. Buona fortuna e salutami a Kalergi.

              • Junius scrive:

                Sbagli a credere che i tuoi connazionali siano degli “italioti” ignoranti: non ti preoccupare che qualche cittadino comincia a capire, e comincia a riconoscere la becera propaganda eurofascista da argomentazioni ben supportate culturalmente.

                Mi sa che il Fratello Kalergi me lo saluteranno i tuoi livorosi supporter, visto che è uno stimato “antirazzista”….
                Saluta la squadra del Velletri, che l’asfaltata che si è presa se la ricorderà per un pezzo.

                Magaldi ha fatto un ottimo lavoro: c’è solo un “ma”.

                Il suo lavoro di ricostruzione storica, che è perfettamente COMPLEMENTARE alle analisi che ho provato a sottomettere alla vostra riverita critica (no, i massoni di Velletri non si sono discostati molto dal “livello” delle tue argomentazioni…) viene da voi proposto come SUPPLEMENTARE, cercando di dare un fondamento ad un’ideologia nefasta che tutta la letteratura che ho proposto confuta.

                Si inserisce un INCONSISTENTE (e piuttosto antidemocratico…) argomento sapienziale (non pervenuto ai profani, rivelato a pizzichi e bocconi) a supporto di propaganda ideologica.

                Cioè viene esercitato uno spin, come da tradizione massonica e luciferica, per cui si inverte “complementarietà” con “supplementarietà”.

                Ovvero quell’inversione di “forma” e “sostanza” strumentale al perseguimento di obiettivi materiali e NON spirituali.

                Sai che ti stimo e credo nel tuo lavoro: io argomento per passione civile, non milito per partiti e non ho interessi di parte.

                Sono solo appassionato di filologia e amo il mio Paese e i miei concittadini.

                Non sono così sicuro di poter dir lo stesso dei Velletrani.

                Sai bene che stimo il tuo lavoro: ma temo che sia totalmente inficiato da certe “vocine” che PARE sussurrino nelle tue orecchie.

                In bacca al lupo.

              • il Moralista scrive:

                Senti Junius, io sono di tradizione cattolico democratica, per i più esperti “sinistra di base”, per cui apprezzo i lavori dei Padri costituzionali almeno quanto te. Tu accusi Magaldi di fare una operazione “opaca” e “a spizzichi” in grado di “suggerirmi all’orecchio” (condizionarmi per i profani, ndm). C’è un particolare: Magaldi è un uomo limpido e a viso aperto che ha scritto un libro decisivo, lo ha firmato e ci ha messo la faccia. Tu chi sei? Un commentatore che vive nell’ombra e non ha il coraggio di combattere per le sue idee alla luce del sole. Anziché denigrare il nostro sforzo, faresti meglio ad iscriverti al Movimento Roosevelt e a sostenere pubblicamente le tue tesi. Ma capisco che non è il tuo stile e non è la tua battaglia…

            • Gio scrive:

              @ Junius

              Un CAMBIO DI PARADIGMA (nell’ambito delle scienze sociali) è impossibile da ottenere proponendo semplicemente “vecchie ricette”, rectius: il ritorno allo Stato Nazione o il federalismo da te descritto (quello, per intenderci che, dal free trade, liberoscambismo, che risulta coerentemente utile all’implementazione del laissez-faire con annesso smantellamento dello Stato sociale).

              Se “vecchie ricette” quali: la politica economica Keynasiana, la difesa dei diritti sociali ed il conseguente intervento statale all’uopo necessario sono da ritenersi giuste in quanto rappresentano gli UNICI STRUMENTI PER UNA DIFESA SOSTANZIALE DELLA DEMOCRAZIA è necessario un “intervento” che vada oltre la loro mera riproposizione.
              Devono cioè essere imposti a (tutela di) una comunità, quella europea, a LIVELLO SOVRANAZIONALE.

              Del resto… è evidente come pur non essendo, ad oggi, presente in Europa una forma di stato federale, le logiche dello Stato minimo e del laissez-faire hanno attecchito, si stanno sviluppando e sono allegramente e sciaguratamente accettate da governanti e tecnocrati.
              Così come è evidente che politiche di stampo Keynesiano siano state fecondamente adottate in passato negli USA (Stato Federale).
              <>
              Hyman P. Minsky
              Finance and Stability. The Limits of Capitalism

              Vogliamo un modello (costituzionale) USA in Europa? No, affatto! Perchè? Per il semplice motivo che in USA dopo Roosevelt hanno avuto anche Reagan.

              Lo Stato Federale è uno strumento che (come tu hai evidenziato) per i suoi elementi strutturali risulta congeniale alla concretizzazione dello Stato minimo. Confondere però lo strumento con il fine è un errore non da poco.
              Lo Stato Federale, infatti, proprio in virtù dei suoi stessi elementi strutturali può essere congeniale all’abbattimento delle barriere che ostacolano la “libera circolazione e l’affermazione indefettibile dei diritti sociali” = necessario intervento Statuale = abbattimento dello Stato minimo. Bisogna però fornire una solida base giuridica per l’attuazione delle politiche di stampo Keynesiano, così come i Trattati attuali forniscono una base giuridica logica e coerente al laissez-faire.

              Cito:”Questa è l’Unione Europea perché NON CI PUÒ ESSERE UN’ALTRA EUROPA UNITA: perché nella storia è sempre stato così, perché queste sono leggi economiche e sociali.”

              No. Questa è l’Unione Europea perché ci sono NORME PRECISE (TUE e TFUE) che ne delineano l’assetto in questi termini! Sui soggetti che hanno voluto e determinato questo stato di fatto Magaldi offre uno spunto per me davvero interessante.

              “La TRAGEDIA DELLE EMIGRAZIONI non sono a caso: avvengono a causa dei movimenti di capitali. Cazzo, è un principio noto! Sono i movimenti dei fattori della produzione!”

              Questo è assolutamente vero e dimostrato dalle teorie economiche più accreditate. Tuttavia teniamo a mente questo: a)MOVIMENTI DI CAPITALI.

              Perché federalismo = liberismo? Perché come SANNO BENE i KEYNSIANI le connessioni cronologiche causali sono: federalismo interstatale, free trade, laissez-faire e stato-minimo plutocratico.

              Vero in parte, perchè dipende dalla struttura giuridica del b)FEDERALISMO INTERSTATALE

              Hai letto il teorema di Dani Rodrik? Quello che dice non è altro che la formalizzazione di ciò che Keynes dice a Bretton Woods; non puoi avere contemporanemante: (1)libera circolazione di capitali (ovvero il federalismo, “one labour one market”), (2)sovranità e (3)DEMOCRAZIA.

              Ancora una volta vero, MA l’equazione cirolazione di capitali = federalismo interstatale dipenda dalla struttura giuridica che si decide di dare a quest’ultimo.

              O tu credi veramente che i federalisti siano così imbecilli che tu possa unire federalisticamente 1288 etnos in unico demos, cone 13789 lingue, popoli con migliaia di anni di tradizioni, mettere insieme monarchie e repubbliche, stati regionali e federali, senza prima DISTRUGGERE e ANNIENTARE GENETICAMENTE gli Europei come è stato fatto con i nativi americani, siberiani, australiani, canadesi, cinesi, e avanti con dolore e miseria immani, oppure questi sono da sempre gli UTILI IDIOTI che spianano la strada alle oligarchie.

              E’ l’esatto opposto, non si vuole distruggere gli Europei. Bisogna “fare” gli Europei! Dinanzi alle evidenti diversità culturali e linguistiche che distinguono i popoli degli stati nazionali è altresì evidente come la stessa elaborazione culturale relativa a singoli aspetti (delle scienze sociali ad es.) dapprima elaborati in seno ad uno stato Nazione siano poi tracimati nella cultura, negli ordinamenti giuridici e nel comune sentire di altri Stati nazionali e dei rispettivi popoli. Gli esempi concreti sono infiniti! Non si può negare l’evidenza di questa comune base culturale senza destare il sospetto di non aver mai aperto un libro di storia o di filosofia.

              Veniamo al dunque. All’idea di stato federale Europeo, alla sua struttura giuridica fondante. Al cambio di paradigma.

              Premessa: nessuno, almeno tra i Roosveltiani (magari sarò smentito) vuole fare del pianeta una grande area di libero scambio! Il TTIP è una puttanata da bloccare subito! Non fosse altro che , al netto di tutte le considerazioni macroeconomiche possibili, rappresenta un accordo internazionale del tutto privo di legittimazione democratica.

              1) Attualmente l’UE prevede l’adozione di una tariffa doganale comune nei confronti delle merci provenienti da Stati terzi art. 31 TFUE (da mantenere)

              2)Con riguardo alla c.d “dimensione interna” relativa alla libera circolazione di capitali (TRA i paesi membri) l’attuale disciplina è insufficiente per un solo motivo: la totale inadeguatezza della clausola di salvaguardia.E non perchè mal formulata, ma perchè rimanda ai principi del TUE che non delineano una forma di Stato Sociale, bensì una forma di governo e di indirizzo economico (unico).
              Tale disciplina è da mantenere. E’ invece da cambiare l’impianto generale dei trattati. Cancellarli per far posto ad una Costituzione europea ispirata da una concezione di stato sociale di diritto (vedi in seguito)

              3)Con riguardo, invece, alla “dimensione esterna” della circolazione dei capitali, sebbene siano opportunamente previste delle limitazioni, queste risultano insufficienti e la disciplina andrebbe riformata.
              Il costituzionalismo democratico nasce come dottrina per porre LIMITI precisi al potere (politico ed economico).
              La tecnica giuridica da adoperare per la scrittura dell’ ipotetica costituzione europea è semplice e scontata rispecchiandoquest’ultima esattamente quella adottata dalla nostra Cost. per la disciplina della proprietà privata.
              Esempio: “1)La circolazione dei capitali tra gli stati federati è libera. 2) La libera circolazione dei capitali deve svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali dell’unione sanciti nella presente Costituzione” <– clausola di salvaguardia, non più, degli interessi dei singoli Stati ma degli interessi e dei principi dell’ unione. Un completo ribaltamento di prospettiva e dei rapporti. Su quelli che dovrebbero essere i principi fondamentali della costituzione europea nemmeno mi soffermo perché il mio pensiero è chiaro.
              La previsione Costituzionale della tutela dei diritti sociali quali diritti fondamentali comporta il riconoscimento della legittimità costituzionale dell’intervento Statale, dell’intervento pubblico.

              Non posso dilungarmi oltre. La faccenda in realtà sarebbe ancora più articolata e non avendo tempo e strumenti adatti vi saluto.

              Ps
              Mi unisco all’invito di Francesco:
              Junius, iscriviti al MR!

    9. Gio scrive:

      Il commento precedente era per Junius ovviamente

    10. Viviamo nel 2015 e siamo testimoni di ogni situazione, sfumatura inerente al passato. Vogliomo essere minuziosi e creare la certezza degli Stati Uniti d’Europa, nel dettaglio? D’altro canto ( come si dice in Lomellina) cantare e portare la croce diventa un peso, uno sforzo indigesto, intollerabile. Voglio dire, prendiamo spunto dalla storia passata e diamoci una nuova patria. Ribadisco gli intellettuali, gli economisti sono come i poeti; soffocarli nella culla non è reato… anzi!

    11. Gio scrive:

      @ junius
      scusate la ripetizione ma è saltata una parte intere del commento precedente

      Un CAMBIO DI PARADIGMA (nell’ambito delle scienze sociali) è impossibile da ottenere proponendo semplicemente “vecchie ricette”, rectius: il ritorno allo Stato Nazione o il federalismo da te descritto (quello, per intenderci che, dal free trade, liberoscambismo, che risulta coerentemente utile all’implementazione del laissez-faire con annesso smantellamento dello Stato sociale).

      Se “vecchie ricette” quali: la politica economica Keynasiana, la difesa dei diritti sociali ed il conseguente intervento statale all’uopo necessario sono da ritenersi giuste in quanto rappresentano gli UNICI STRUMENTI PER UNA DIFESA SOSTANZIALE DELLA DEMOCRAZIA è necessario un “intervento” che vada oltre la loro mera riproposizione.
      Devono cioè essere imposti a (tutela di) una comunità, quella europea, a LIVELLO SOVRANAZIONALE.

      Del resto… è evidente come pur non essendo, ad oggi, presente in Europa una forma di stato federale, le logiche dello Stato minimo e del laissez-faire hanno attecchito, si stanno sviluppando e sono allegramente e sciaguratamente accettate da governanti e tecnocrati.
      Così come è evidente che politiche di stampo Keynesiano siano state fecondamente adottate in passato negli USA (Stato Federale).
      <>
      Hyman P. Minsky
      Finance and Stability. The Limits of Capitalism

      Vogliamo un modello (costituzionale) USA in Europa? No, affatto! Perchè? Per il semplice motivo che in USA dopo Roosevelt hanno avuto anche Reagan.

      Lo Stato Federale è uno strumento che (come tu hai evidenziato) per i suoi elementi strutturali risulta congeniale alla concretizzazione dello Stato minimo. Confondere però lo strumento con il fine è un errore non da poco.
      Lo Stato Federale, infatti, proprio in virtù dei suoi stessi elementi strutturali può essere congeniale all’abbattimento delle barriere che ostacolano la “libera circolazione e l’affermazione indefettibile dei diritti sociali” = necessario intervento Statuale = abbattimento dello Stato minimo. Bisogna però fornire una solida base giuridica per l’attuazione delle politiche di stampo Keynesiano, così come i Trattati attuali forniscono una base giuridica logica e coerente al laissez-faire.

      Cito:”Questa è l’Unione Europea perché NON CI PUÒ ESSERE UN’ALTRA EUROPA UNITA: perché nella storia è sempre stato così, perché queste sono leggi economiche e sociali.”

      No. Questa è l’Unione Europea perché ci sono NORME PRECISE (TUE e TFUE) che ne delineano l’assetto in questi termini! Sui soggetti che hanno voluto e determinato questo stato di fatto Magaldi offre uno spunto per me davvero interessante.

      “La TRAGEDIA DELLE EMIGRAZIONI non sono a caso: avvengono a causa dei movimenti di capitali. Cazzo, è un principio noto! Sono i movimenti dei fattori della produzione!”

      Questo è assolutamente vero e dimostrato dalle teorie economiche più accreditate. Tuttavia teniamo a mente questo: a)MOVIMENTI DI CAPITALI.

      Perché federalismo = liberismo? Perché come SANNO BENE i KEYNSIANI le connessioni cronologiche causali sono: federalismo interstatale, free trade, laissez-faire e stato-minimo plutocratico.

      Vero in parte, perchè dipende dalla struttura giuridica del b)FEDERALISMO INTERSTATALE

      Hai letto il teorema di Dani Rodrik? Quello che dice non è altro che la formalizzazione di ciò che Keynes dice a Bretton Woods; non puoi avere contemporanemante: (1)libera circolazione di capitali (ovvero il federalismo, “one labour one market”), (2)sovranità e (3)DEMOCRAZIA.

      Ancora una volta vero, MA l’equazione cirolazione di capitali = federalismo interstatale dipenda dalla struttura giuridica che si decide di dare a quest’ultimo.

      O tu credi veramente che i federalisti siano così imbecilli che tu possa unire federalisticamente 1288 etnos in unico demos, cone 13789 lingue, popoli con migliaia di anni di tradizioni, mettere insieme monarchie e repubbliche, stati regionali e federali, senza prima DISTRUGGERE e ANNIENTARE GENETICAMENTE gli Europei come è stato fatto con i nativi americani, siberiani, australiani, canadesi, cinesi, e avanti con dolore e miseria immani, oppure questi sono da sempre gli UTILI IDIOTI che spianano la strada alle oligarchie.

      E’ l’esatto opposto, non si vuole distruggere gli Europei. Bisogna “fare” gli Europei! Dinanzi alle evidenti diversità culturali e linguistiche che distinguono i popoli degli stati nazionali è altresì evidente come la stessa elaborazione culturale relativa a singoli aspetti (delle scienze sociali ad es.) dapprima elaborati in seno ad uno stato Nazione siano poi tracimati nella cultura, negli ordinamenti giuridici e nel comune sentire di altri Stati nazionali e dei rispettivi popoli. Gli esempi concreti sono infiniti! Non si può negare l’evidenza di questa comune base culturale senza destare il sospetto di non aver mai aperto un libro di storia o di filosofia.

      Veniamo al dunque. All’idea di stato federale Europeo, alla sua struttura giuridica fondante. Al cambio di paradigma.

      Premessa: nessuno, almeno tra i Roosveltiani (magari sarò smentito) vuole fare del pianeta una grande area di libero scambio! Il TTIP è una puttanata da bloccare subito! Non fosse altro che , al netto di tutte le considerazioni macroeconomiche possibili, rappresenta un accordo internazionale del tutto privo di legittimazione democratica.

      1) Attualmente l’UE prevede l’adozione di una tariffa doganale comune nei confronti delle merci provenienti da Stati terzi art. 31 TFUE (da mantenere)

      2)Con riguardo alla c.d “dimensione interna” relativa alla libera circolazione di capitali (TRA i paesi membri) l’attuale disciplina è insufficiente per un solo motivo: la totale inadeguatezza della clausola di salvaguardia.E non perchè mal formulata, ma perchè rimanda ai principi del TUE che non delineano una forma di Stato Sociale, bensì una forma di governo e di indirizzo economico (unico).
      Tale disciplina è da mantenere. E’ invece da cambiare l’impianto generale dei trattati. Cancellarli per far posto ad una Costituzione europea ispirata da una concezione di stato sociale di diritto (vedi in seguito)

      3)Con riguardo, invece, alla “dimensione esterna” della circolazione dei capitali, sebbene siano opportunamente previste delle limitazioni, queste risultano insufficienti e la disciplina andrebbe riformata.
      Il costituzionalismo democratico nasce come dottrina per porre LIMITI precisi al potere (politico ed economico).
      La tecnica giuridica da adoperare per la scrittura dell’ ipotetica costituzione europea è semplice e scontata rispecchiandoquest’ultima esattamente quella adottata dalla nostra Cost. per la disciplina della proprietà privata.
      Esempio: “1)La circolazione dei capitali tra gli stati federati è libera. 2) La libera circolazione dei capitali deve svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali dell’unione sanciti nella presente Costituzione” <- clausola di salvaguardia, non più, degli interessi dei singoli Stati ma degli interessi e dei principi dell’ unione. Un completo ribaltamento di prospettiva e dei rapporti . Su quelli che dovrebbero essere i princ. fondamentali della costituzione europea nemmeno mi soffermo perché il mio pensiero è chiaro.
      La previsione Costituzionale della tutela dei diritti sociali quali diritti fondamentali comporta indirettamente il riconoscimento della legittimità costituzionale dell’intervento Statale, dell’intervento pubblico.

      Non posso dilungarmi oltre. La faccenda in realtà sarebbe ancora più articolata e non avendo tempo egli strumenti adatti vi saluto.

      Ps
      Mi unisco all’invito di Francesco:
      Junius, iscriviti al MR!

    12. Gio scrive:

      *

      Non esiste un solo modello di capitalismo…
      Se i capitalismi avranno successo nel XXI Secolo è probabile che essi saranno abbastanza differenti dai modelli che ci sono familiari.
      Ora che il nuovo modello di capitalismo di Roosevelt ha dimostrato che l’aforisma di Kennedy può essere vero, gli obiettivi che una economia di successo deve raggiungere includono una distribuzione dei frutti della prosperità più ampia di quella che è stata raggiunta, in un lunghissimo arco di tempo, dal vecchio modello di capitalismo.
      Reagan e Thatcher hanno tentato di rovesciare il capitalismo che avevano ereditato, nel quale lo Stato ha un ruolo rilevante e l’economia è governata attivamente [big government interventionist capitalism].>>
      Hyman P. Minsky
      Finance and Stability. The Limits of Capitalism

      • Junius scrive:

        @Gio

        Caro Gio, ti rispondo solo per rispetto del tuo sforzo, delle argomentazioni a sfondo “epistemico” con citazioni di fonti e autori.

        Se sei un giurista dovresti saper meglio di me che tutto ciò che è al di là dello Stato nazione è “legge della giungla”: ovvero il diritto internazionale è semplicemente la legge del più forte.

        Poiché ciò è pacifico da sempre, dopo gli orrori delle guerre mondiali si è sempre più cercato di “rafforzare i principi westfalici”, fino ad arrivare alla Carta di Algeri del ’76.

        L’obiettivo era quello di avere sempre una maggiore integrazione tramite quel processo di democratizzazione che non può non passare dal rispetto delle sovranità e dell’autodeterminazione dei demos (che chiaramente possono essere formati da più ethnos che CONDIVIDONO ALMENO LA LINGUA).

        Le guerre ci sono sempre state per motivi imperialistici, non sicuramente per motivi “nazionalistici” come l’oligarchia bancaria anglo-ebraica ha sempre propagandato per il semplice motivo che l’unica barriera al loro potere assoluto è sempre stato lo Stato nazionale che si opponeva per via democratica al laissez-faire e per via “sovrana” al free trade.

        Tutto il tuo ragionamento giuridico sul “cambiare i trattati” è un non sense: proprio perché i trattati sono coerenti con l’obiettivo. Una Costituzione europea non è possibile per motivi che un costituzionalista (?) come te dovrebbe ben conoscere.

        Ma il punto è il non sense proprio delle premesse: ma perché mai un super stato europeo? Chi cazzo ha mai sentito questa esigenza se non la cricca oligarchica aristocratico-nobiliare e i reazionari neoliberali del mondo bancario? le motivazioni che trovi nel manifesto di Ventotene sono le stesse che trovi negli scritti di Einaudi. C’è la CIIIIIINAAAA! That’s it.

        Gli USE sono un progetto sponsorizzato dai reazionari della troika delle troike: ovvero Londra, Washington e Tel Aviv (figlia illegittima del matrimonio tra finanza anglosassone ed ebraica). Il triangolo della restaurazione luciferica.

        Ti faccio notare poi che la cultura comune prescinde dagli ordinamenti e dalla PROTEZIONE e della TUTELA delle ETEROGENEITÀ.

        L’unico modo per cui uno Stato federale può gestire il movimento di persone (emigrazione) e capitali è avere delle regioni federali con frontiere e dogane: ovvero degli Stati nazionali.

        Gio, dai, son banalità queste…

        Un giurista (democratico) non può non sapere che senza una lingua comune non ci può essere nessuna costituzione: è evidente che la scelta optata è stata quella degli attuali trattati: i neoaristocratici, a differenza dei federalisti, avevano le risorse intellettuali per sapere che solo un processo dispotico estremo poteva scatenare un processo eugenetico per “sterminare i nativi europei”.

        Barbara Kelergi ha appena pubblicato un articolo su come questo processo eugenetico sia (ovviamente) irreversibile.

        Comunque, so benissimo che è un discorso lungo, ma se è vero che sei un giurista e sei un democratico, sai benissimo che l’ideologia europeista fu ESPLICITAMENTE RIFIUTATA in fase costituente, proprio durante la discussione dell’articolo 11.

        Quindi il discorso si abbrevia in fretta: i processi di integrazione internazionalista a fini pacifisti passano dalla cruna dell’ago dell’art.11 Cost.

        Con i finanziamenti dei Rockfeller e dei Warburg son passati persino gli elefanti…

        Se sei una persona LIBERA e di cultura, l’art.11 e, in definitiva, tutto l’impianto costituzionale, sega alle origini tutte le tue apprezzabili argomentazioni. Tra l’altro per ovvi motivi che solo l’accecamento ideologico non permette di vedere.

        O la Costituzione o la distopia europeista/mondialista.

        Questa non è un’opinione, dovresti saperlo: la Costituzione è fonte primigenia, non esiste le “cessione di sovranità”.

        E un motivo c’è.

        Ma coloro che l’hanno redatta erano coltissimi e di altissimo spessore umano e spirituale.

        Quando il MR farà una scelta tra l’europeismo e i valori della Costituzione, potrò decidere di supportarla.

        Finché ci saranno dei sedicenti massoni che vilipendono la Carta chiamandola “Costituzione italiota” e, contestualmente, promuovono la “Dichiarazione universale dei diritti umani” della Roosevelt che, dalla Carta Italiana, attinge a piene mani, è evidente che vi state facendo prendere per il culo.

        E non lo faccio per “denigrare”, lo faccio portando una critica onesta per sviluppare un minimo di coscienza democratica nei cittadini italiani oppressi e che sono motivati a parteggiare: io, come tanti altri, sto provando a fornire qualche “utile attrezzo per la Resistenza”.

        Caro Gio, l’art.11 Cost. è la flagranza di reato degli europeisti… ceduto quello tutta la costituzione economica va a farsi fottere. E la maggior parte dei giuristi non capisce un beato nulla di economia.

        Prima di gettare altra carne al fuoco, leggiti gli interventi in Costituente e verifica come vennero asfaltati gli sparuti europeisti che provarono a far i tuoi discorsi…

        Poi rileggi i nostri scambi e spero che tu abbia trovato tutte le risposte per mettere pressione dall’interno al MR affiché si liberi della fuffa ideologica e vengano isolati i simpatici collaborazionisti.

        • Gio scrive:

          sei “peggio” del mio prof d’elezione G.Ferrara :)

          La preoccupazione che la creazione di un popolo europeo avvenga con altri “mezzi” è assai viva in chi ha una spiccata sensibilità sul tema……
          Comunque grazie per lo scambio e per i validi spunti di riflessione. Mi impegno ad approfondirli tutti.

          see you

          • Junius scrive:

            Un “pezzo cult” su come mai il “federalismo europeo” è la strada migliore per il laissez-faire è l’argomentazione che propone von Hayek negli anni ’30: riassumendo, poiché non ci sono le premesse per un’unione politica (appunto a causa delle ETEROGENEITÀ, che sono poi la nota FORZA CULTURALE dell’Europa) un processo coordinato federativo comporta una cessione di sovranità a istituzioni sovranazionali che non possono “ricondurre all’Uno” gli interessi contrapposti dei gruppi di interesse europei.

            Questo avrebbe causato una “dispersione di sovranità” a beneficio del “potere/libertà” del Dio Mercato.

            I neoaristocratici stanno gestendo questo processo di (contro)riforme proprio perché, a differenza di quei morti di sonno dei federalisti, sapevano bene il “limbo” in cui si sarebbe trovata l’Europa, e in questo contesto devono muoversi a liberalizzare, privatizzare e smantellare gli Stati nazionali “blindando il processo”, come si nota anche dall’articolo sul TTIP e sull’art.42 Cost. che ti ho linkato.

            Questo è tutto parto della mente di quello squilibrato di Hayek e reso possibile “dai tecnici”.

            Per farti capire con che razza di “cavalli di Troia” avrai a che fare: alla domnda diretta fatta a “un calciatore del Velletri” riguardo al TTIP, la risposta non è stata il prentorio NO! di un democratico. È stata: “così non va bene… va cambiato”. (Sì, come i Trattati UE…)

            Se sei un giurista capisci meglio di me.

            Grazie a te.

    13. A mio avviso può esistere lo Stato minimo ( gradirei Euroregio) come può esistere la plutocrazia ( intesa come potere economico-finanza) se entrambi si assumono le loro responsabilità. E’ fattibile, tramite il concordato di non interferenza tra i due poteri.
      Lunga vita!

    14. Semplicemente; lo stato è responsabile della sicurezza, della sanità, della istruzione e via dicendo, mentre il potere economico-finanza è responsabile di dare futuro lavorativo al POPOLO. Voglio dire sappiamo tutti che aprire una banca e acquistare gli euri dalla bce, con interessi bassissimi e, di fatto, comprare il debito di ogni nazione per vivere agiatamente, mette a “disagio” il POPOLO. Sappiamo anche che i due poteri, si assumono le proprie responsabilità. Detto ciò se una banca, non è in grado di stare sul mercato è un suo problema e non un problema del POPOLO. Economia; materia che studia e amministra le risorse di una nazione e altresì responsabilità sia oggettiva sia soggettiva, di ogni singolo lavoratore. Ribadisco, fare economia coi soldi del POPOLO, sono capace anche io. Innesco meccanismi perversi e gonfio il debito pubblico; i7l gioco è fatto
      Lunga vita!

    15. marcobaldi scrive:

      Ma ti sembra che possiamo paragonare gli Stati Uniti d’ America, l’ Australia e la Russia all’ Europa?
      Ma stiamo scherzando?
      Stiamo parlando di veri proprio Stati nazionali. Gli “Stati” che compongono queste federazioni hanno un livello di autonomia non molto diverso da quello che possono avere regioni o province di un qualsiasi altro Stato NAZIONALE. Nessun abitante sano di mente di Los angeles si descriverebbe di nazionalita’ californiana.
      E quando parlo di autonomia mi riferisco soprattutto a questioni di carattere culturale, oltre che di ordinamento legislativo, ecc.
      USA e Australia hanno un SOLO popolo accomunato da breve storia vecchia di appena pochi secoli. Nella federazione russa il discorso e’ leggermente diverso. Tuttavia, in tutti e tre i tuoi esempi (soprattutto nei primi due) abbiamo un SOLO popolo che condivide storia, religione, LINGUA, usi, costumi, ecc. Ecc. Ecc. Ecc.
      Possiamo dire lo stesso , dico laicamente, dell’ Europa?
      Siamo seri!

    16. marcobaldi scrive:

      http://temi.repubblica.it/micromega-online/draghi-hamilton-e-i-creditori-contro-la-democrazia/oralista, ti consiglio caldamente la lettura di codesto articolo, vista la tua ammirazione per questi fantomatici “USE”:

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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