imagesE’ passato più di un anno da quando Renzi è arrivato a Palazzo Chigi scalzando l’incolore Enrico Letta.  Di fatto non è cambiato nulla. L’Italia è sempre in crisi, la disoccupazione non accenna a scendere e l’Europa non ha affatto “cambiato verso”, con buona pace di Telemaco e dello stesso Renzi. Siamo immersi all’interno di uno schema comunicativo fatto di annunci sterili e di slogan senza senso, buoni per coprire un vuoto politico e culturale che fa orrore e spavento. Renzi, al pari di  Monti e Letta, si limita ad applicare le ricette contenute nella famosa lettera inviata dalla Bce al governo italiano nel lontano agosto del 2011. A differenza dei suoi predecessori il Pinocchietto fiorentino sfoggia però una particolare arroganza e temerarietà. Dal punto di vista macroeconomico l’Italia è sostanzialmente commissariata, limitandosi di fatto a tradurre in pratica gli ordini che provengono dalle Ur-Lodges oligarchiche frequentate con costrutto dal Venerabile Maestro Mario Draghi. In compenso però Renzi sembra molto attivo sul piano delle riforme istituzionali e del diritto del lavoro, guidando un esecutivo che ha già messo in cantiere un numero considerevole di contro-riforme inutili e dannose. L’abolizione del Senato, unito al varo di una legge elettorale che non trova riscontri in un nessun Paese civile del mondo, palesa le pulsioni autoritarie dell’ex sindaco di Firenze, bravo nel far credere ai cittadini che esista una correlazione chiara fra difesa della democrazia e crisi. Il mito della stabilità politica quale volano per la crescita economica è una emerita  idiozia, nonostante i media tentino pateticamente di far credere il contrario. Durante la cosiddetta prima Repubblica i diversi governi notoriamente non brillavano per longevità, ciononostante l’Italia cresceva a ritmi sostenuti. Oggi invece l’Italia è immersa nella palude della stagnazione e della recessione, e nessuno si può permettere di evocare la parola “elezioni” per non correre il rischio di essere bollato quale “pericoloso sovversivo” e “disturbatore dei mercati”. A questo siamo arrivati, cari amici rooseveltiani!  La crisi economica ha svuotato il nostro benessere, e la fine del benessere rischia di svuotare la nostra democrazia. Stiamo inconsapevolmente vivendo un film già visto nel corso del Novecento, quando i soliti architetti cavalcarono le crescenti tensioni sociali per innestare nel cuore dell’Europa il virus fascista. Draghi, Merkel e Schaeuble sono pronti a resuscitare gli stessi fantasmi del passato. La pervicacia con la quale gli euro-burocrati tentano di far fallire il progetto di Tsipras è infatti funzionale all’arrivo al potere di Alba Dorata, esperimento  neonazista da esportare poi nel resto del Vecchio Continente.  I massoni reazionari che guidano i processi decisionali sanno perfettamente di non poter anestetizzare ancora a lungo i malumori che attraversano l’Europa intera. Dappertutto aumenta il malcontento e si rafforzano i partiti che protestano contro un establishment sordo e cinico. I padroni conoscono un solo strumento per mettere a tacere le rivendicazioni che provengono dal basso: il manganello. Ma per usare la violenza in libertà bisogna prima sopprimere le libertà civili e democratiche, da sacrificare sull’altare del falso mito della competitività. Renzi non è Mussolini, limitandosi a preparare il terreno per l’arrivo di un nuovo futuribile Duce, pronto a mandare in giro nuove squadracce di picchiatori al fine di bastonare chi osasse rivendicare dignità e diritti. Questo è lo scenario che l’attuale classe dirigente europea ha scientificamente pianificato. Tocca a noi provare ad impedire ai vari Draghi e Schaeuble, entrambi affiliati presso la Ur-Lodge Der Ring, di resuscitare la croce uncinata, punto finale di un attacco alla civiltà occidentale mascherato da crisi finanziaria. Tutti i sinceri democratici facciano allora muro contro il ritorno della barbarie, unendosi sotto le insegne del Movimento Roosevelt per sconfiggere i tecno-nazisti di oggi con lo stesso coraggio e la stessa determinazione con la quale furono annientati i nazisti originali di ieri. La posta in gioco è alta e nessuno, al punto in cui siamo, può più far finta di non aver capito.

    Francesco Maria Toscano

    14/04/2015

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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