untitledCi sono teorie che, per quanto suggestive, appaiono infine “aporetiche” se sottoposte ad un procedimento di dimostrabilità. Gli antichi greci bollavano in tal senso i ragionamenti che partendo da un dato plausibile finivano con il sostenere tesi implausibili. Per molto tempo mi sono dedicato allo studio e all’osservazione delle dinamiche che sottendono e legittimano il potere contemporaneo, analizzando e comparando gli affreschi proposti da più parti, senza omettere l’approfondimento di chiavi di lettura in genere tacitate dal sistema perché ritenute “scomode”. La massoneria rappresenta forse il principale tabù che resiste ancora ai nostri giorni, argomento sempre scansato con fastidio da giornalisti, opinionisti e politici di ogni colore. Perché si fa fatica a parlare di massoneria? E perché, nel parlarne, ci si limita quasi sempre a riportare fattarelli secondari e di colore? Non si tratta di interrogativi di poco conto. Devo riconoscere di avere nutrito sempre una certa diffidenza nei confronti del mondo delle “logge”, istintivamente avvertite alla stregua di conventicole formate perlopiù da uomini pronti a barattare la libertà di scelta con l’interesse. Questa mia percezione, in principio, era il risultato di un processo interno di tipo epidermico e intuitivo, non suffragato cioè da nessuna conoscenza specifica sull’argomento. Ora, sul finire di una stagione fatta di studi, riflessioni e approfondimenti specifici, le mie perplessità sono se possibile perfino aumentate. Molte delle cose che prima supponevo soltanto, sono adesso diventate consolidate convinzioni . La massoneria, come testimoniano anche alcune pubblicazioni recentemente promosse da soggetti intranei,  è per davvero nel suo insieme motore delle linee di pensiero che dominano e forgiano gli equilibri globali. Per davvero questa società esoterica detta nell’ombra linee di indirizzo destinate poi a trasformarsi in eventi storici veri e propri, grazie anche e soprattutto al sapiente utilizzo di contenitori “profani” addestrati con l’obiettivo di costruire in concreto le dinamiche prima immaginate soltanto in astratto. La massoneria cioè, in estrema sintesi, occupando discretamente ma in maniera implacabile i centri di potere finanziari che a loro volta controllano il flusso delle informazioni, impone surrettiziamente un modello di “pensiero prevalente”, che è unico e monolitico pur apparendo formalmente tollerante e plurale. Questo tipo di  “reductio ad unum” mutua su un piano politico, economico e sociale tesi tipiche della filosofia naturale, ovvero di quelle teorie che avvertono e spiegano il mondo alla stregua di “essere vivente” e “organismo collettivo”.  Ponendosi perciò sul piano di chi pretende di conoscere-e quindi condizionare- i meccanismi che regolano il cosmo, il “mago massone” crede di poter dominare il “tutto”, dal momento che, per quanto differenti, tutti gli elementi interagiscono sulla base delle stesse identiche regole imposte dal “grande architetto”, un “dio-ordinatore” impersonale e insensibile di fronte alle suppliche dei singoli uomini, che dona forza e prestigio solo a coloro i quali sappiano scrutarne le oscure e immutabili leggi.  Solo compenetrando questa prospettiva è possibile capire come la massoneria possa tenere insieme uomini che nutrono convinzioni religiose e politiche spesso agli antipodi. Le cose sono diverse fra di loro, ma il principio ordinatore che regola l’inizio e la fine di tutte le cose è sempre uno, uno soltanto. Certo, conciliare questo tipo di filosofia con i dogmi del cristianesimo che veicolano l’immagine di un Dio-padre personale e amorevole è impresa ardua. Ma non è questo il punto che voglio sviluppare oggi. Parlare di massoneria senza prima riflettere sul concetto di “unità nella diversità” è certamente inutile, oltre che anacronistico e fuorviante. Una volta metabolizzato simile caposaldo, sarà perciò possibile provare a fare un passo in avanti. Sarà utile cioè provare a rispondere ad alcuni imprescindibili quesiti, del tipo: quale ruolo ha svolto la massoneria nella storia degli ultimi tre secoli? Oppure: quanto la massoneria sovraintende gli accadimenti, spesso tragici, che oggi condizionano la vita di tutti noi? E ancora: quali elementi fattuali ci inducono potenzialmente a ritenere che esista per davvero una dicotomia interna alla massoneria, la quale, al netto di alcune zone grigie, finisca perlopiù col separare i “buoni progressisti” dai “cattivi reazionari” (questa immagine richiama alla mente il passo del Vangelo di Matteo dove si profetizza che “il Figlio dell’Uomo, nel giorno del giudizio, porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sua sinistra”, Mt 25, 31-46). E infine, una volta assodata per ipotesi la reale sussistenza di due macrofiloni principali, tale evenienza come potrebbe mai conciliarsi con il contestuale mantenimento del basilare principio di “unità nella diversità” prima richiamato, la cui messa in discussione finirebbe necessariamente con il determinare il crollo dell’ impalcatura filosofica che tuttora regge l’intero edificio? (continua)

    Francesco Maria Toscano

    17/11/2015

    Categorie: Editoriale

    11 Commenti

    1. Vernadskij scrive:

      Mi permetto di suggerire:

      Non è «La massoneria» che occupa «discretamente ma in maniera implacabile i centri di potere finanziari».

      Sono «i centri finanziari che occupano la massoneria»: così come nella modernità hanno sempre occupato le istituzioni laiche e religiose.

      Non è banale: al di là delle mere suggestioni, la massoneria ha avuto un suo ruolo effettivamente positivo, sia dal punto di vista culturale e spirituale (si pensi a Giordano Bruno) sia nella fase rivoluzionaria settecentesca.

      La rifondazione del doppio 17, man mano che il matrimonio angloebraico produceva dentro e fuori la massoneria l’inferno della modernità, segna il rapido declino morale dell’istituzione (perché di istituzione umana si tratta).

      Anche Hegel era probabilmente massone, ma MAI sentirai dalla massoneria LIBERALE citare il filosofo tedesco con tanta ammirazione quanto ne portano i democratici autenticamente umanisti ed illuminati.

      Il massone tipo vive di suggestioni e paralogismi: lo vuole l’etica sociopatica a cui l’iniziazione assoggetta.

      Quanti membri delle più importanti trenta famiglie più potenti d’America credi che “militi” nella fratellanza progressita (non pervenuta)? Quanti? Credi davvero all’interclassismo massonico? Credi che Soros sia democratico? Pensi che un massone ricchissimo ma mediocre sia meno influente di uno “illuminato” ma povero in canna?

      L’identità “fenomeni sociali” == “fenomeni naturali” è invece retaggio empirista, anglofono, su cui si fondano il liberalismo e le sue antinomie: rivoluzionario rispetto all’ancient regime e reazionario rispetto alla democrazia “partecipata”.

      Anche in questo caso, il problema non è la massoneria in quanto istituzione massonica, ma è il liberalismo – ideologia sovrastrutturata al capitalismo finanziarizzato – che produce la finta dialettica politica iniziati/controiniziati: ovvero gli opposti sono complementari, non generano quella contraddizione la cui sintesi è motore di progresso storico.

      L’”unità nella diversità” (come l’Unione Europea…) è uno slogan che significa orwellianamante il suo contrario: divide et impera.

      Infatti, chi conosce un minimo la storia ed è intellettualmente libero, riconoscerà facilmente che l’universalismo porta in sé il seme del totalitarismo.

      Per ideali universali (il fine), si è disposti a calpestare i principi universali (l’etica).

      Si risolva il precedente paradosso sull’universalismo e si avrà compreso la necessità delle oligarchie di ricorrere all’uso della massoneria oltre che a quello dei Servizi.

      Di fronte ai paralogismi, l’ideologizzato di buona cultura necessita di una buona dose di esoterismo per anestetizzare le dissonanze cognitive…

      • Orazio scrive:

        Sig. Vernadskij, mi permette per cortesia di far osservare, forse più terra terra, che la massoneria, sta perseguendo un piano che è vecchio quanto il mondo.
        Ovvero il “potere”, nel senso che coloro che si rivolgono alla massoneria, a mio modesto parere, sono attratti dall’appartenenza ad una congrega che esercita dei poteri cui lo stesso ne vuole far parte.
        Del resto non mi spiegherebbe tutte queste “retoriche” sulla presunta “religiosità” e sugli alti fini… che perseguono.
        SE guardiamo alla storia, troviamo che tale associazioni, con svariati mezzi, cui Lei le ha elencate, o sottintese, portano da tempo molto lungo all’accentramento in una maniera o nell’altra del potere. Del resto sia MAzzini che Pike, ce lo hanno poi pure indicato, per cui la loro parabola è chiara nel senso che per poter raggiungere tali “ideali”… stiamo arrivando in modi veramente criminali, a concentrare nelle mani di pochi e non eletti poteri immensi, le ricorda qualche cosa?
        Che utilizzino, tutti i metodi “leciti.. o NON LECITI”, come l’esoteria, lo sappiamo bene.
        Ma mi chiedo coloro che si professano Massoni, e qui mi riferisco ai così detti “progressisti”… alla Magaldi , tanto per capirsi, che cosa fanno?
        Oppure dato che ci si trovano tra ur-lodge, opposte, li trattano tutti come fratelli, visto che hanno firmato tempo addietro la così detta PAX-MASSONICA.
        Sarei contento di una sua risposta.
        Distintamente.

        • Vernadskij scrive:

          «Ovvero il “potere”, nel senso che coloro che si rivolgono alla massoneria, a mio modesto parere, sono attratti dall’appartenenza ad una congrega che esercita dei poteri cui lo stesso ne vuole far parte.»

          Giustissimo: l’iniziazione è di per sé “exclusive” e promette suggestioni tanto di carattere “sapienziale”, quanto di possibilità di scalata sociale, con le sue conseguenze di carattere “materiale”.

          Il punto piuttosto ridicolo della cosiddetta “pax-massonica”, è che viene presentata come progetto comune, “bipartisan”, in una situazione “senza alternative”, per cui progressisti e reazionari si accordano…. sulla globalizzazione FINANZIARIA!

          (Di cui il progetto federalista europeo è parte…)

          Orwell non aveva bisogno di leggere “tavole architettoniche” per scrivere 1984, visto che l’autore inglese aveva già delineato i tratti della traiettoria politica già nella sua produzione letteraria precedente: Orwell ha potuto prevedere l’attuale presente come “inevitabilità storica” tramite l’acuta osservazione del suo presente.

          Non sarebbero state delle “invisibile manine” a fare la Storia, sarebbe stata la Storia a creare quelle “manine”: il libero arbitrio e lo spirito dell’Uomo non hanno bisogno di tanta titanica arroganza.

          Lo scopo di tali spazi, di saggistica e cronaca politica di presunta “controinformazione”, digitale o meno, hanno de facto lo scopo di inquinare il dibattito e porre resistenza alla coscienza delle classi oppresse: con la scusa di svegliare dal “coma farmacologico” della propaganda dei media di massa, seducono il pubblico target spostando l’attenzione dal problema oggettivo.

          Problema che rimane sempre e solo l’oppressione dell’uomo sull’uomo nella forma politica e sociale del *conflitto tra classi*.

          E la classe dominante, guarda un po’, è proprio quella angloebraica… che controlla la FINANZA internazionale.

          L’obiettivo di tal “progetto divulgativo”, pare proprio quello di trasformare un processo storico di aggressione dei ceti dominanti su quelli subalterni, in una “favola moralistica” di lotta del Bene contro il Male, dei buoni contro i cattivi… come ci ricorda Hermes.

          Quando c’è di mezzo il moralismo, qualcuno sta facendo le scarpe a qualcun altro. E, quando ad un tavolo di “poker” non hai ancora capito chi è il pollo da spennare… bé, è facile che il pollo sia tu.

          Crescita e consapevolezza iniziano quando si smette di credere alle favole, e si iniziano, per altra via, a “comprenderne” la morale.

          “Morale” non sempre rassicurante…

          Saluti.

          • Maurizio scrive:

            Trovo i Suoi commenti, tra i più acuti di questo pregevole sito, oltreché ampiamente condivisibili, estremamente interessanti e meritevoli di successivi approfondimenti.
            La seguo con interesse.

    2. patataff scrive:

      Mi permetto di formulare un’ipotesi, in termini molto più rozzi di quelli usati da Vernadskij nel suo pregevole intervento.
      Forse il risultato che sia i massoni reazionari che quelli progressisti vogliono ottenere è quello della realizzazione del disegno che il “grande architetto” ha previsto per il nostro mondo, o per l’intero universo di cui il nostro mondo fa parte, e di cui l’uomo è solo uno degli attori presenti, per cui i massoni reazionari credono che per la sua riuscita non è necessario il benessere, o addirittura la salvezza, di ogni singolo uomo, anzi più il potere si diffonde tra la gente e più ne deriva caos e rovina, i progressisti ritengono invece che non ha senso un modo perfetto se per crearlo, e mantenerlo, bisogna che gli uomini, tranne i soliti pochi e benestanti illuminati, soffrano. Per scegliere tra queste due posizioni, credo, non ci si può affidare solo alla conoscenza e alla logica, per questo non ho grande fiducia nè interesse per il mondo massonico.

    3. Hermes scrive:

      SPREZZO DEL PERICOLO O DEL RIDICOLO?

      Mentre il “più Europa” uccide i bambini greci, la massoneria “democratica” decide di redimersi dal proprio inguaribile europeismo, fornendo supporto a Batman, Robin e a Mazinga Zeta.

      “L’Italia rischia come ogni altro importante Paese europeo. Ma sarà cura mia personale, e di altri fratelli dell’area di Grande Oriente Democratico, vigilare al fine di rendere molto difficile la vita ai terroristi che volessero operare a Roma o altrove, magari con la connivenza anche qui di pseudo- servitori dello Stato infedeli e infami.”

      Ora mi sento meglio.

    4. Raimondo scrive:

      Egregio signor Toscano,

      Lei ha colto nel segno, secondo la mia opinione naturalmente.
      La massoneria non è solo strumento e fine di potere ma anche e soprattutto religione.
      L’aspetto politico , sociale ed economico della massoneria si puo’ ricondurre al motto diversità nell’unità; le correnti servono all’unità e sempre e comunque, anche con regimi democratici voluti e proposti dalla massoneria vi sono persone piu’ uguali degli altri. Inoltre la massoneria non ha nulla a che vedere con la democrazia nel suo funzionamento interno, ma è evidentemente una struttura verticistica; occorre capire che fazioni e lotte fratricide non significano sana e uguale espressione democratica fra le persone.
      L’aspetto pero’ piu’ importante è quello ” spirituale”
      La massoneria ha ereditato, o istituito, una religione la quale regola l’intero universo; il famoso dubbio deve essere ricondotto alla fine ad un dogma nel suo funzionamento e prosegui, come in qualsiasi organizzazione umana, soprattutto religiosa, e quindi massoni illuminati, se in buona fede, non potranno rimanere a lungo in una struttura di potere conformista come la massoneria stessa.

      Cordialmente
      Raimondo Fardella

    5. Mauro scrive:

      Non è «La massoneria» che occupa «discretamente ma in maniera implacabile i centri di potere finanziari».
      Sono «i centri finanziari che occupano la massoneria»
      E con questo, per quanto mi riguarda, Vernadskij rimette tutto nel suo giusto ordine.

      Ho letto avidamente il tomo del “maestro”, trovandolo con ogni evidenza molto stimolante; il problema però è l’autoreferenza assoluta e (permettetemelo) un po’ patetica di chi pensa che le società segrete detengano le redini di OGNI cosa del mondo.
      Dimenticando come tra le regole dell’universo ce n’è una che domina tutte le altre:
      il caos, l’imprevisto, la scheggia impazzita.
      E soprattutto: “Pensi che un massone ricchissimo ma mediocre sia meno influente di uno “illuminato” ma povero in canna?”

      Chapeu a Vernadskij ma anche a te, ottimo post.

    6. […] del principio di “unità nella diversità” che, posto alla base della filosofia massonica, (clicca per leggere), ne rappresenta di fatto le imprescindibili fondamenta. Ha più senso allora distinguere semmai la […]

    7. […] “unità nella diversità”, mi sono già espresso in passato e non è il caso di tornarci sopra. (clicca per leggere). E poi, a ben vedere, una eventuale e ontologica dicotomia interna alla massoneria potrebbe […]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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