untitledAll’interno di un bel libro scritto da Hjalmar Schacht, massone, già ministro delle finanze di Hitler e a capo della Banca Centrale Tedesca del tempo- “La Magia del Danaro” (Edizioni del Borghese)- viene riportato un fatto  poco conosciuto che appare ai miei occhi di notevole importanza:

    Dopo i vergognosi fatti del 1938”, scrive Schacht, “che culminarono con la distruzione dei templi ebraici, mi ero apertamente schierato contro questi atti di terrorismo. In occasione di un festeggiamento prenatalizio tra i dipendenti della Reichsbank e al quale presenziavano numerosi dirigenti del partito, pronunciai un discorso nel quale dissi fra l’altro: “l’incendio delle sinagoghe, la distruzione e la rapina perpetrate ai danni dei negozi di ebrei e il maltrattamento dei cittadini israeliti, è stata un’impresa così delittuosa che ogni buon tedesco dovrebbe sentirne il rossore sul volto. Spero che nessuno di voi vi abbia preso parte. Se qualcuno l’ha fatto, gli consiglio di lasciare immediatamente la Reichsbank. Per gente che non rispetta la vita, il patrimonio e le convinzioni degli altri, qui non abbiamo posto. La Reichsbank è fondata sulla lealtà e sulla fiducia”. Questa mia puntualizzazione rivela chiaramente come io nutrissi il vivo desiderio di trovare una soluzione alla questione ebraica che fosse accettabile per lo stesso Hitler. Gli prospettai infatti come il trattamento terroristico fosse un errore politico e che doveva invece servirsi di altri mezzi se voleva sbarazzarsi degli ebrei. Aggiunsi che la Reichsbank stimava in circa sei miliardi di marchi il valore del patrimonio ebraico all’interno dello Stato e proposi di assoggettarlo all’amministrazione di un comitato fiduciario internazionale. Su questi sei miliardi si poteva fondare la garanzia per un prestito in dollari di circa un miliardo e mezzo di marchi che gli ebrei stranieri avrebbero dovuto sottoscrivere. Credevo infatti che non sarebbe stato troppo difficile collocare questo miliardo e mezzo di marchi nella vasta cerchia dei benestanti ebrei nelle varie parti del mondo. Con i dollari ricavati dal prestito, il comitato fiduciario avrebbe dovuto fornire ad ogni ebreo intenzionato a lasciare la Germania, un adeguato importo che gli avrebbe consentito di rifarsi altrove la propria esistenza. Con ciò si sarebbe favorito non soltanto colui che emigrava, ma anche quei Paesi che si mostravano reticenti nell’accogliere ebrei privi di mezzi. Il Reich tedesco si sarebbe impegnato a pagare in dollari gli interessi e ad estinguere, sempre in quella moneta, l’intero prestito in venti anni. Con mia viva sorpresa, Hitler accettò il progetto e mi incaricò, come del resto io stesso avevo proposto, di prendere contatto con i miei amici di Londra per stabilire, in definitiva, se un tale piano era realizzabile o no. Partii per Londra nel Gennaio del 1939 ed esposi il progetto prima di tutto al Governatore della Banca d’Inghilterra Montagu Norman che l’approvò e si mise in contatto con uno degli ebrei più in vista di Londra, il capo della ditta nota in tutto il mondo col nome di Samuel & Samuel, Lord Berstedt. Costui si dichiarò d’accordo col piano, ma fece presente la necessità di doverne prima parlare al capo spirituale della comunità israelitica di Londra, signor Chaim Weizmann. Due giorni dopo, Berstedt mi comunicò che purtroppo bisognava rinunziare al mio piano essendosi Weizmann dichiarato assolutamente contrario. Egli non mi disse la ragione di ciò. Dovetti rassegnarmi alla realtà e cioè che il mio tentativo di permettere agli ebrei tedeschi di conservare la loro libertà personale e politica a mezzo di una operazione finanziaria era fallito. E non si trattava di una erogazione a fondo perduto, ma di un prestito con regolare pagamento di interessi e impegno di restituzione che avrebbe, oltre tutto, permesso agli ebrei di conservare il loro patrimonio. Non sono mai riuscito a capire il perché di quella decisione. Il fatto che Hitler accettasse il mio piano dimostra che allora, alla fine del 1938, egli era ancora disposto ad un compromesso. Se gli ebrei di tutto il mondo sarebbero stati o no in grado di salvare i loro correligionari tedeschi dal futuro annientamento, rimarrà sempre motivo di discussione fra tutti gli uomini di buona volontà. Il mostruoso pensiero della soluzione finale maturò, evidentemente, soltanto più tardi. Anche se in quel momento non si pensava ancora a questo, pure, il desiderio di molti ebrei tedeschi di lasciare la Germania era del tutto comprensibile. Il rifiuto di quella personalità ebraica di cogliere, con la mia proposta, un’occasione favorevole, sollevò molte discussioni negli stessi ambienti israeliti” (Pag. 83-84-85).

    E’ credibile la ricostruzione offerta da Hjalmar Schacht? Nel caso lo fosse aprirebbe uno scenario inquietante in grado di allargare a dismisura le responsabilità in merito alla “Shoah,” uno degli avvenimenti più infami e atroci di sempre. E ancora: chi è il “Chaim Weizmann” sopracitato? Si tratta dello stesso Chaim Weizmann che guidò l’organizzazione sionista mondiale dal 1920 al 1931 nonché primo presidente dello Stato d’Israele?  O si tratta solo di un caso di omonimia? Schacht, sfortunatamente, non fornisce alcun elemento utile per approfondire il profilo di una figura che, per come dipinta nei ricordi di un protagonista assoluto di quegli anni, avrebbe contribuito con il suo ingiustificato diniego a permettere la consumazione di una atrocità destinata a cambiare per sempre il corso dello Storia.

    Francesco Maria Toscano

    2/04/2016

    Categorie: Cultura

    4 Commenti

    1. […] il Moralista All’interno di un bel libro scritto da Hjalmar Schacht, massone, già ministro delle finanze di […]

    2. […] Weizmann mi impedì di tutelare la vita e la libertà dei tedeschi. Parola di Hjalmar Schacth” (clicca per leggere). Nella sua testimonianza Schacht riferisce di essersi attivato nel 1938 per garantire la sicurezza […]

    3. Fabrice scrive:

      Ulteriori Spunti Controinformativi per unire i puntini!!

      http://www.altreinfo.org/una-storia-diversa/16045/la-collaborazione-tra-nazisti-ed-ebrei-e-latteggiamento-ipocrita-delloccidente-gianfredo-ruggiero/

      Comoplimenti per l’ottimo articolo controinformativo e cordiali saluti.

      Fabrice

    4. ALBERTO DEL BUONO scrive:

      Credo ci siano pochi dubbi sul fatto che Chaim Weizman fosse proprio “lui”,

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    LE TURBOIDIOZIE DI ALDO...

    Scritto il 7 - apr - 2019

    1 Commento

    FUSARO SINDACO NEL NOME...

    Scritto il 3 - apr - 2019

    2 Commenti

    QUESTA EUROPA E’ IL...

    Scritto il 21 - mar - 2019

    3 Commenti

    DOPO LA TRAGEDIA ARRIVA...

    Scritto il 2 - mar - 2019

    7 Commenti

    L’ERRORE PRIMIGENIO DEI GRILLINI

    Scritto il 28 - feb - 2019

    3 Commenti

    PORTOGALLO, ASSEDIO AL GOVERNO...

    Scritto il 25 - ott - 2013

    7 Comment1

    QUALCUNO SPIEGHI A RENZI...

    Scritto il 22 - mar - 2014

    5 Comment1

    COLPIRE ORA AL CUORE...

    Scritto il 11 - dic - 2018

    11 Comment1

    IL GOVERNO DEGLI IGNAVI

    Scritto il 8 - ago - 2013

    8 Comment1

    GOVERNO IN FUMO

    Scritto il 26 - lug - 2013

    2 Comment1

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.