imagesIn questi giorni si fa un gran parlare di politica e magistratura, riscoprendo il gusto di riportare indietro le lancette della Storia ai tempi in cui dominava la scena lo stucchevole teatrino Berlusconi-Toghe rosse. Preliminarmente invito tutti a rifuggire da facili banalizzazioni e semplificazioni. Che significa la magistratura mette il governo nel mirino? Quale magistratura? I politici non sono tutti uguali e neanche i magistrati, alcuni dei quali sono mossi da un desiderio autentico di ricerca della verità, mentre altri cedono alla tentazione di servire il potere nella speranza di ricavarne in prospettiva un beneficio in termini di carriera o di altre utilità. Quante sono le toghe entrate in Parlamento sulla base della popolarità di alcune inchieste debitamente “pompate” da giornali posseduti dall’élite plutocratica dominante? Tante, troppe. E voi pensate che i partiti politici, frequentati da gente disposta a tutto pur di accaparrarsi un seggio in Parlamento, sono così “magnanimi” da cedere il posto a giudici e Pm sospinti perlopiù dal desiderio ardente di portare alla Camere e al Senato una ventata di legalità ed intransigenza contro il riemergere dell’eterna corruzione? Buonanotte. L’Italia è un Paese nel quale fino a poco tempo fa a capo del massimo organo di autogoverno della magistratura, ovvero il Csm, sedevano in qualità di Presidente e Vicepresidente Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, protagonisti di alcune telefonate intercettate e finite al centro dell’inchiesta Stato-Mafia poi distrutte su ordine perentorio e indiscutibile del Re che fu due volte Presidente. Attenzione quindi a non confondere la “giustizia” con il “potere”, mondi che raramente si incontrano. Il potere non ha bisogno di essere anche intrinsecamente “giusto” per legittimare le sue condotte, preferendo ammantare di finta nobiltà azioni spregevoli che un circuito mediatico compiacente e corrotto si prenderà poi la briga di vestire di una regalità artata e puzzolente. Fateci caso: ai tempi di Mani Pulite, quando i vari Craxi, Andreotti e Forlani finivano al macero, quanti grandi imprenditori titolari di grandi mezzi di informazione subirono la stessa sorte? De Benedetti fu arrestato e rilasciato nella stessa giornata, Giovanni Agnelli poteva non sapere né capire il sistema delle tangenti, mentre le televisioni di Silvio Berlusconi facevano da gran cassa alle imprese del pool di Milano prima che la tregua saltasse con la famosa “discesa in campo” del Biscione di Arcore. Perfino Luciano Violante, il piccolo Vichinsky dileggiato da Francesco Cossiga, scoprì che esisteva un “corto circuito mediatico-giudiziario che si teneva insieme”. Bella scoperta. Questa lunga premessa serve per metabolizzare una convinzione in grado di “immunizzare” i cittadini di fronte alle insidie della manipolazione cavalcante: le inchieste giudiziarie che piacciono ai media più importanti raramente sono sospinte da un desiderio autentico di verità e giustizia. Prendete il caso della Procura di Trani, ufficio giudiziario che con immenso coraggio sta portando avanti una inchiesta benemerita e coraggiosissima grazie alla lucidità e alla bravura di un Pm come Michele Ruggiero, il cui lavoro è naturalmente minimizzato e osteggiato dai grandi potentati che vivono in sella all’intreccio perverso finanza-comunicazione. E’ di oggi la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici della Deutsche Bank, accusati di avere dolosamente manipolato il mercato nel 2011 per consentire l’avvio di quella pantomima chiamata “spread” che permise l’arrivo al potere di Mario Monti, uomo notoriamente organico al primo cerchio del potere massonico sovranazionale. Il governo Monti, sfacciatamente etero-diretto da Berlino, mise in atto politiche in grado di trasferire spudoratamente una forte quota di ricchezza dalle tasche dei cittadini a quelle già gonfie dei banchieri, oramai decisi ad esercitare direttamente anche il potere politico in Italia per mezzo di un loro uomo, senza cioè il fastidio di dover trattare con intermediari di provenienza politico-partitica. Avete notato come sulle inchieste di Trani sia calata una cappa impressionante di silenzio? Quando c’è da montare scandali per esporre al pubblico ludibrio politicanti alla Cetto La Qualunque che si fanno rimborsare spese per caffè, gratta e vinci e vibratori parte in automatico l’indignazione dei tanti giornalisti/gabibbo al soldo del gotha massonico/finanziario che sovraintende e smista il flusso delle notizie; quando poi un Pm discreto e preparato come Ruggiero scoperchia un putrido vaso di Pandora che smaschera condotte gravissime finalizzate alla realizzazione di un vero e proprio Golpe senza spargimento di sangue- tipo quello consumatosi nell’Italia del 2011- le “grandi firme” del giornalismo tacciono e sminuiscono. “Tu sai com’è…tui sai dov’è…tu sai perché…” , chioserebbe a questo punto da par suo il simpatico massone interpretato da quel genio di Corrado Guzzanti, presunto comico che, sotto forma di satira, può permettersi il lusso di indicare verità scomode.

    Francesco Maria Toscano

    6/05/2016

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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