untitledVenerdi 7 ottobre, a Gioia Tauro, Marco Travaglio e Giorgia Salari hanno portato in scena lo spettacolo teatrale “Perché No”, esibizione colta, profonda e brillante che ha messo in evidenza le incongruenze insite in una riforma costituzionale sponsorizzata da tutti i “poteri forti”. L’occasione è stata utile inoltre per focalizzare l’attenzione dei cittadini sull’importanza della difesa dei principi cristallizzati all’interno della nostra Costituzione, valori attuali che inneggiano alla libertà, all’uguaglianza e al rispetto per la dignità dell’uomo. La Costituzione va attuata e non smantellata, come vorrebbero le élite affamanti e globali che in poco meno di un ventennio hanno disintegrato una dopo l’altra le più importanti conquiste di civiltà della nostra storia. Un plauso dunque a Travaglio, che è riuscito a rendere fruibili da tutti (o quasi) concetti spesso appannaggio esclusivo di una ristretta élite. Tutto si può dire del direttore de “il Fatto Quotidiano”, tranne che si tratti di un uomo timoroso di navigare controcorrente. Ne è prova l’atteggiamento intransigente assunto nel tempo dallo stesso Travaglio nei confronti di Giorgio Napolitano, personificazione della protervia e del disprezzo per la democrazia e le sue regole. Mentre tutti i giornali principali inneggiavano alla “sapienza” del “caro Giorgio”, Travaglio coraggiosamente denunciava le manovre oscure del vecchio comunista fattosi strumento di un progetto malefico finalizzato alla definitiva distruzione del benessere italiano per mano dei governi Monti, Letta e Renzi, nati sull’onda emotiva dell’imbroglio dello spread. Per le ragioni appena sinteticamente richiamate, quindi, credo che Travaglio meriti riconoscenza e rispetto da parte dei cittadini a causa delle battaglie spesso solitarie intraprese a difesa di alcune verità spudoratamente negate e alterate dal circuito mediatico prevalente. C’è però un aspetto della narrazione di Travaglio e del suo giornale che non mi convince: quello riguardante le vere cause di una crisi economica che è diventata cronica. A leggere il “Fatto” e in particolare le analisi del vicedirettore che scrive di economia Stefano Feltri, il dramma delle povertà crescenti e della disoccupazione galoppante ora esploso in tutta la sua violenza sarebbe diretta conseguenza della insuperabile propensione italiana ad esprimente una classe dirigente corrotta fino al midollo, nonché figlia delle politiche scellerate condotte negli anni ’80 da politici come Craxi e Pomicino che, per ragioni clientelari, avrebbero provocato la moltiplicazione di un debito pubblico (esplosione invece conseguente alla separazione tra Tesoro e Banca d’Italia avvenuta nel 1981 per volere di Ciampi e Andreatta) oggi sulle spalle delle giovani e innocenti nuove generazioni. Respingo in radice una simile lettura della realtà e, a fine spettacolo, avendo avuto occasione di cenare piacevolmente in compagnia dello stesso Travaglio e dei suoi collaboratori, ho provato a difendere-argomentando- un punto di vista alternativo nella speranza di scalfire le granitiche certezze che sembrano accompagnare Travaglio in merito alle cause del declino economico italiano. Devo dire che il mio tentativo non ha sortito risultati incoraggianti. Travaglio ha tenuto il punto, negando appassionatamente l’esistenza di un nesso fra l’applicazione di politiche ferocemente neoliberiste e l’aggravarsi della situazione attuale, peggioramento semmai da imputare a suo dire ai “politicanti ladri che infestavano la prima repubblica e che hanno provocato danni che ancora oggi paghiamo”. Ho provato anche a citare le analisi del prof. Alberto Bagnai- economista che tra l’altro cura un blog anche a beneficio dei lettori de “IlFatto.it- nella speranza,  rivelatasi vana, di insinuare qualche salutare dubbio. Il discorso si è poi oltremodo acceso allorquando si è passati a valutare genesi, ratio ed eredità dell’inchiesta “Mani Pulite”, operazione strenuamente difesa da Travaglio che,  mio avviso, ha nei fatti comportato un arretramento della qualità complessiva della nostra democrazia, considerato il collaterale ( magari non voluto) annientamento di quasi tutti i partiti storici italiani che non seppero reggere di fronte al ciclone “Tangentopoli”. Ma questo, secondo Travaglio, era un aspetto che i giudici- nel perseguire i reati- non dovevamo e non potevano valutare. In conclusione, grazie a Marco Travaglio per avere colto l’importanza di spendersi a salvaguardia della nostra Costituzione, riscuotendo un eccezionale successo di pubblico anche a Gioia Tauro nonostante le condizioni generali non risultassero proprio “favorevoli”. Rimane il rammarico nel notare come sul piano macroeconomico, invece, le posizioni di Travaglio e de “Il Fatto” restino complessivamente sovrapponibili a quelle del “mainstream”, sempre instancabile nel far credere alla pubblica opinione che la crisi dipenda dal trittico “casta-sprechi-corruzione”. Pazienza, non si può avere tutto.

    Francesco Maria Toscano

    11/10/2016

    Categorie: Editoriale

    5 Commenti

    1. federico scrive:

      pazienza mica tanto …

    2. Nic scrive:

      Chissa perchè ckncordo sempre con quello che scrivi.

    3. roberto scrive:

      “Vecchio comunista” riferito a Napolitano è profondamente inesatto. Napolitano è il più famoso dei finti-comunisti, categoria ben nutrita che ha carpito la buona fede del popolo Pci. Sappiamo con certezza che Napolitano, massone di alto rango, ha vestito sia la giacca nera del filo-nazista negli anni della guerra sia quella rossa del comunista, senza esserlo. Era necessario farlo, secondo il piano dei confratelli più potenti. Vale la pena di riportare un piccolo stralcio dei suoi scritti giovanili, quando era un sostenitore di Hitler: «L’Operazione Barbarossa civilizza i popoli slavi “: dato che il nostro sicuro Alleato [è] lanciato alla conquista della Russia” vi è la necessità assoluta di “un corpo di spedizione italiano per affiancare il titanico sforzo bellico tedesco”, allo scopo di “far prevalere i valori della Civiltà e dei popoli d’Occidente sulla barbarie dei territori orientali.» (Giorgio Napolitano – “BO’ “, Luglio 1941, giorn. univ. del GUF di Padova).
      Non c’è altro da aggiungere.

    4. tonino b scrive:

      Caro Francesco,
      forse (e sottolineo forse) hai ragione a dire che una certa magistratura ha contribuito a “deviare” il corso della storia italiana. Di sicuro non può negarsi che la seconda repubblica a preso a bordo la stragrande maggioranza dei politici della prima che, forti della esperienza maturata, hanno “piegato” le leggi (leggi vergogna ad personam, ad partitum, ecc.) vigenti nelle prima rep., per mandare impuniti quegli stessi che avevano derubato e depredato lo stivale e che han fatto accordi con la peggiore criminalità per aumentare il loro potere e consegnarlo ai loro eredi feroci rampantisti affamatori di popoli e ladri di democrazia ancorché di beni pubblici e privati.
      saluti comunisti, quelli veri

    5. Alessandra scrive:

      ..mi sembra che far credere alla gente che la crisi sia dovuta alla casta cricca corruzione non sia cosa da poco..anzi, e’ complice di tutti quelli che stanno smantellando la ns Costituzione..

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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