imagesIl mondo, fortunatamente, sta cambiando. Le tragedie neonaziste propinate nell’ultimo decennio dai vari Monti, Obama, Merkel, Hollande, Napolitano e compagnia bella sono state comprese dai cittadini occidentali che, ogniqualvolta chiamati al voto, puniscono dappertutto i candidati avvertiti quali esponenti di un establishment assassino e perciò odiato. La vittoria di Trump è solo l’ultimo segnale che conferma l’inarrestabilità di un fenomeno che non può e non deve essere fermato. D’altronde i massoni globalisti che all’indomani della caduta di muro di Berlino ridisegnarono un nuovo ordine mondiale hanno davvero esagerato. Dappertutto regna fame, miseria, disoccupazione e povertà. In Grecia, grazie al connubio Obama/Merkel, la mortalità infantile è esplosa, riportando in auge atmosfere degne del famigerato Goebbels. Creare volutamente un quadro economico così disperante da provocare la morte di bambini e adolescenti è semplicemente prassi indegna e disumana. E Obama e Merkel questo hanno fatto, mandando in avanscoperta aguzzini professionali del calibro di Schaeuble e Dijsselbloem. Obama nei giorni scorsi ha fatto visita alla sua complice tedesca che ha appena dichiarato di volersi candidare ancora una volta alla guida della Germania. Obama ha chiesto ad Angela di difendere i valori dell’Occidente liberale di fronte all’avanzare dei “populismi”. Ma con quale faccia l’ex presidente americano si permette di proporre un’analisi così falsa e mistificante? Obama è un fallito, espressione vivente di un progetto farlocco che ha contribuito a generare sfiducia e risentimento in tutto il mondo occidentale. Durante il comando del primo presidente nero della storia degli Stati Uniti sono esplose perfino le tensioni razziali, figlie di un utilizzo “allegro” delle armi da parte di poliziotti pronti a premere il grilletto con facilità contro gli uomini di colore, nonostante alla Casa Bianca sedesse il “progressista” Obama. Obama è stato un “lustrino”, un utile specchietto per le allodole indispensabile per far credere al mondo come la più grande democrazia del pianeta avesse realizzato in pratica quel concetto di “uguaglianza” altrove solo sbandierato. Un privilegiato nero alla Casa Bianca è servito anche per coprire le vomitevoli violenze consumate contro tutti gli altri neri americani che non avevano la fortuna di chiamarsi Obama e di frequentare con profitto personaggi come Zbigniew Brzezinski. Il fatto però che Obama punti oggi su Angela Merkel ci tranquillizza. Barack si era già espresso contro la Brexit e in favore di Hillary Clinton, favorendo in entrambi i casi il tracollo delle istanze dallo stesso ex presidente inopinatamente sostenute. Al posto di Angela, ultimo bastione insieme a Draghi di un tecno-nazismo morente, faremmo quindi gli scongiuri. Obama lascia un mondo più incattivito, diseguale e violento, preda di convulsioni sociali dettate dall’aumento vertiginoso della povertà. Obama e Merkel hanno difeso solo gli interessi del capitale finanziario, divinizzando il libero scambio delle merci e criminalizzando le garanzie poste a difesa di salariati e lavoratori. La sinistra riformista, quella dei vari Renzi e Tony Blair, ha distrutto un secolo fatto di progressi in favore delle classi più deboli, portando per l’eternità una colpa di proporzioni bibliche che gli storici futuri si premuniranno di paragonare per gravità agli orrori nazifascisti. Ora non rimane che combattere per liberare le diverse nazioni europee dalla morsa globalista e turbofinanziaria che ancora oggi domina e avvelena le vite di troppi incolpevoli cittadini. La riconquista della libertà è a un passo. Bisogna votare No al referendum del 4 dicembre per decretare con largo anticipo la fine della carriera politica di Matteo Renzi, emulo ridicolo del liberista Blair; bisogna poi accompagnare la vittoria di Marine Le Pen in Francia e concentrare infine tutti gli sforzi  contro la permanenza al potere dell’ultimo caposaldo neonazista rimasto liberamente in circolazione: Angela Merkel. Il 2017 come il 1945 sarà l’anno della liberazione dalla barbarie.

    Francesco Maria Toscano

    21/11/2016

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. lorenzo scrive:

      Ok Francesco, mi sono trasformato in agit-prop per il NO, a forza di ripetere a parenti ed amici distratti cosa è NECESSARIO fare.
      Ma dopo?
      Intendo dire, dopo che il sistema reagirà con l’indifferenza solita allo schiaffo, che tanto “loro ” sono loro e noi non siamo un c….?
      Per quante volte mi dovrò alzare la mattino sperando che la notizia del giorno sia che è crepato Napolitano?
      In ultima, caro (permettimelo) coraggioso e onesto Francesco, quando finiremo di perquotere con le piume la fronte di chi reagisce (quando reagisce) inondandoci dei suoi starnuti?
      Non sono un fautore della violenza, tant’è che sarei disposto a praticarla da quanto che mi sono stancato di subirla.

    2. lorenzo scrive:

      …intanto la prima percossa l’ho data alla grammatica, capita anche di perquotere, quando si desidera tanto, troppo, percuotere…

    3. renato protti miracca scrive:

      Non si tratta di percuotere! A mio avviso si tratta di manifesti politici. Il mondo cambierà quando apparirà un degno manifesto politico sul come amministrare e altresì governare i POPOLI Europei.
      Il restante: chiacchiere e distintivo!

      Lunga vita!

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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