MacronA poche ore dall’apertura delle urne francesi c’è poco da stare allegri. Emmanuel Macron, candidato dell’establishment assassino che tiene in scacco l’Europa da anni, dovrebbe essere sicuro di andare al ballottaggio. Macron, banchiere di marca Rothschild, si propone quale sfacciato difensore dell’ordine esistente, fatto di tagli allo stato sociale e di sostanziale abbandono delle fasce più deboli, lasciate dolosamente in balia della furia dei “mercati”. Al ballottaggio, come era pressoché certo, ci arriva pure Marine Le Pen. Naturalmente ora tutti i candidati estromessi al primo turno faranno l’endorsement per Macron, rispolverando il trito e ritrito appello all’unità contro il sempiterno pericolo del “nazismo di ritorno”. La verità è che tutti i nazisti veri, evoluzione in salsa tecnocratica di quelli hitleriani autentici,  stanno con Macron. Il nazismo oggi è insito nella violenza con la quale la finanza internazionale decide la morte di intere categorie in nome dello “spread”; il nazismo oggi porta il volto dei malati greci che non possono andare in ospedale, dei padri disoccupati a 50 anni che non possono garantire il soddisfacimento dei beni di prima necessità ai figli, dei pensionati al minimo che non comprano la carne perché non possono più permettersela. Questo è il “nazismo”, sinonimo di violenza brutale e gratuita, che oggi i popoli europei subiscono quotidianamente sulla propria pelle. E mentre il nazismo vero, quello che fa morti veri e induce al suicidio persone vere, viene di continuo osannato dai media mainstream, i vecchi tromboni di regime suggestionano i semplici brandendo inesistenti fantasmi del passato oramai abbondantemente sepolti dalla storia. I dati reali nel corso della notte probabilmente certificheranno il soprasso di Le Pen su Macron. Ma tra due settimane, stando così le cose, l’incubo di vedere Macron all’Eliseo potrebbe trasformarsi in realtà. Macron presidente significa rilancio delle politiche di austerità e conferma del dominio incontrastato della signora Merkel sull’intero Vecchio Continente. In una parola Macron vincitore significa la fine per tutti quelli che negli ultimi anni hanno combattuto, da soli e con coraggio, una battaglia per fermare la volenza nazista che usa la purezza del bilancio al posto di quella della razza per perseguire identiche politiche di sterminio. Si tratterebbe, Dio non voglia, di una batosta terribile, destinata probabilmente a sancire la definitiva vittoria di un sistema tanto balordo quanto efficiente e inespugnabile. Non riesco a capire come un tipo come Macron possa essere riuscito a raggiungere un simile risultato. Come si fa a votare un uomo chiaramente eterodiretto dalle forze del denaro e dai signori della guerra? Come fa il popolo a non capire chi siano i nemici neppure quando gli stessi hanno l’impudicizia di presentarsi con il loro vero volto sadico e usuraio? Macron, a differenza di un Renzi qualsiasi, non deve neppure recitare “autonomia”. Macron è fieramente un servo dei grandi strozzini globalizzati, spavaldo nel chiedere consenso nel nome e per conto di una sadica élite di avari plutocrati. Il bello è che una parte consistente di popolo, o  perché troppo infame o perché troppo ingenuo, quel consenso indegno glielo ha riconosciuto. La vittoria di Trump e la “Brexit” lasciavano presagire l’imminente sconfitta del nazismo tecnocratico. Il voto francese ci riporta invece tristemente con i piedi per terra. La guerra è ancora lunga e una sola generazione di “resistenti” non  ne vedrà la fine. L’euro continuerà allegramente a seminare morte e disperazione come se nulla fosse, e i pappagalli ammaestrati continueranno a vedere una “ripresa” economica che esiste solo nello loro corrotte tasche. A meno che i francesi, al secondo turno, non si dimostrino così maturi da capire che è arrivato il momento di combattere insieme una battaglia per liberare il popolo dagli aguzzini in doppiopetto. Gli elettori di Melenchon, forte di un ottimo risultato, avranno la lungimiranza di schierarsi ora con Le Pen per creare un blocco comune in grado di impedire la altrimenti certa vittoria di un nazista tecnocratico come Macron? Ne dubito. Eppure sarebbe questa l’unica cosa da fare subito senza ambiguità, anche a costo di non essere compresi dalla parte meno riflessiva di un elettorato che, ancorataoalle vecchie e decrepite categorie di “destra” e “sinistra”, non ha ancora compreso la natura della posta in palio.

    Francesco Maria Toscano

    23/04/2017

    Categorie: Esteri

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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