images347LBGLMSono passati dieci anni dall’inizio della “crisi economica” ed ancora il popolo non ha maturato anticorpi per respingere e demistificare le magagne di un potere malvagio e perverso. Qualsiasi sistema politico ha come causa prima un “dogma”, una “fede”. Questo “dogma”, individuato come prioritario, determina a cascata tutte le scelte successive e conseguenti. Esempio: se il dogma prevede il raggiungimento della “uguaglianza sostanziale” allora tutte le scelte successive punteranno alla demonizzazione della ricchezza privata e alla collettivizzazione dei mezzi di produzione (reali e finanziari). Badate bene, il “dogma” non è mai né vero né falso: è solo funzionale alla imposizione di uno fra i tanti e diversi modelli possibili di società. Ma la furbizia del potere tende a rappresentarlo come necessitato e indiscutibile, tacciando di “eresia” (“populisti”!) quelli che si discostano dalla vulgata prevalente. Il “dogma” può essere genuinamente volto ad una causa buona quanto ad una cattiva. I nazisti avevano posto a fondamento della loro azione la “purezza della razza”, cosicché tale scelta determinava in radice la demonizzazione di tutti quegli esseri “diversi” che venivano conseguentemente perseguitati e marginalizzati. Era vero che quella ariana era la razza superiore? Oggi sembra una risposta scontata, ma nel 1940- quando le tesi di Gobineau andavano per la maggiore- sembrava scontato il contrario agli occhi di masse manipolate e abbrutite. Quale è il dogma che domina invece i nostri tempi? La mistica sulla “purezza del bilancio” (che ha sostituito la “purezza della razza” per perseguire identici obiettivi), pur essendo un feticcio falso e ridicolo quanto quello hitleriano originale, legittima però scelte di macelleria sociale altrimenti improponibili. Il “disastro nei conti pubblici”- come la salvaguardia della razza migliore- è solo una suggestione che non significa nulla. Chi emette la moneta non può finirla, per cui nessun ente pubblico può mai tecnicamente “fallire”. Può fallire solo per scelta “politica”, per avallare cioè il mito del “buco nei conti” che giustifica i “sacrifici indispensabili”. Per cui, in estrema sintesi, chi evoca la superiorità genetica di un popolo rispetto agli altri è un nazista classico; chi cavalca la retorica (ad ogni livello, sovranazionale, nazionale e locale) dello sfascio finanziario con il fine recondito e dissimulato di colpire i più deboli è un nazista tecnocratico. Entrambe le categorie meritano di finire a Norimberga. Ricapitolando. Il sistema di potere che attualmente governa l’Europa persegue finalità politiche ammantate da un furbesco determinismo burocratico (“i conti sono conti e non si può fare altrimenti”); le finalità politiche imposte dalle élite occidentali sono di puro sterminio e di decimazione e oppressione delle classi subalterne, ritenute ontologicamente diverse e di fatto semi-bestiali (in questo l’Eugenio Scalfari che dipinge la “reale natura” dei poveri è illuminante). I padroni sublimano il sadismo in politica per una duplice ragione: perché venerano su un piano nascosto e spirituale un Dio malvagio (il “demiurgo”) che pretende di vedere rispettata nei rapporti fra gli uomini la stessa legge che governa la natura: quella del più forte; e perché sono convinti che la realizzazione su un piano materiale di una società attraversata da gigantesche diseguaglianze rappresenti l’arma migliore per cristallizzare ad libitum la supremazia di una ristretta aristocrazia assassina sulla intera plebaglia. La nostra quindi è una battaglia che non può essere banalizzata. Perché non dobbiamo scontrarci solo con i maggiordomi di un potere finanziario avido che, imperterrito, continua a strozzare i greci già ridotti sul lastrico. Dobbiamo lottare contro dei veri e proprio “demoni”, cultori e difensori di una spiritualità infernale che ripropone in chiave moderna e nascosta atmosfere antichissime, demoniache e pagane. Continueremo a parlare il linguaggio crudo della verità fino a quando questa, imponendosi sulla menzogna, non ci farà liberi.

    Francesco Maria Toscano

    4/05/2017

     

     

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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