ambienteTutti i “fenomeni” presenti al G7 si sono lamentati del fatto che il Presidente americano Donald Trump non abbia dato alla lotta ai “cambiamenti climatici” la dovuta importanza. I protagonisti del politicamente corretto, quelli che si stracciano le vesti per l’aumento del riscaldamento globale (ma chi l’ha visto mai?) ma palesano una regale indifferenza per le sorti degli uomini in carne ed ossa, se ne sono andati sconvolti a causa della insensibilità nel merito dimostrata da “The Donald”. Ora, è fin troppo evidente riconoscere come l’inquinamento rappresenti un problema reale, da combattere con  forza e senza tentennamenti di sorta. L’uso intensivo e scriteriato della Terra per finalità di profitto, penso ai disboscamenti selvaggi e non solo, va messo al bando e perseguito per il tramite di una legislazione rigorosa che sul punto non ammetta vie di fuga. Ma tutto questo, con l’ossessione presuntivamente ambientalista delle élite finanziarie- peraltro dirette responsabili dell’uso scriteriato delle risorse naturali del pianeta- non c’entra un fico secco. Il “riscaldamento globale”, al pari del fantomatico “buco nell’ozono”, è poco più che una suggestione che serve per realizzare in maniera dissimulata obiettivi spirituali e politici dietro il paravento della lotta in difesa dell’ecosistema. Un bel libro di Andrea Kerbaker, “Bufale Apocalittiche”, mette alla berlina l’ansia dei media mainstream (su mandato su alta finanza e alta massoneria) nel creare di continuo mostri immaginari per spaventare e mandare a nanna- senza cena per giunta- il “popolo bambinone” (dalla Sars alla Mucca pazza, dall’innalzamento dei mari fino all’influenza aviaria). Perché lo fanno canterebbe Marco Masini? Perché l’evocazione (in vitro) di problemi globali necessita di risposte (queste sì, concrete) altrettanto globali, favorendo le oggettive precondizioni utili per legittimare la realizzazione di una cabina di regia che trascenda e superi il ruolo delle singole nazioni. Acqua al mulino mondialista insomma. Notoriamente l’aria e il vento se ne infischiano delle frontiere, per cui solo l’intervento di appositi organismi sovranazionali sarebbe in grado di rispondere efficacemente alla “minaccia del secolo”. Si tratta, in estrema sintesi, del solito schema spiegato da Chomsky- problema, reazione e soluzione- usato dalle élite negli ambiti più disparati con finalità manipolative e per la conservazione del potere. Il “pericolo globale”, oltre che in materia ambientale, può essere infatti brandito con sapienza dagli stessi burattinai anche con riferimento al terrorismo o alla “crisi economica”. L’ambito di applicazione dell’esperimento, al pari della sua veridicità (ma “cos’è la verità?” diceva Pilato), poco importa; l’importante è che il nemico da sconfiggere sia effettivamente “globale”. Bisogna infine chiedersi come mai tipi alla Angela Merkel, sadici fino al punto da godere per avere ridotto in miseria e provocato la morte per stenti o suicidio di un numero imprecisato di soggetti deboli “sacrificati” per la gioia del demone dell’austerità, “soffrano” (senza apostrofo) invece così  tanto nell’ipotizzare un aumento delle temperature nel prossimo futuro. Per rispondere a questa domanda bisogna prima chiedersi quale tipo di spiritualità, di “gnosi”, muova la mano dei decisori visibili posti sul trono di comando dagli invisibili “superiori incogniti”. La Merkel, così come la restante marmaglia assassina che tiene in pugno l’Europa, è imbevuta di una religiosità pagana e panteista che venera la natura e odia l’uomo. L’assorbimento di simili dottrine, lungi dall’essere soltanto un fatto personale, comporta evidenti ricadute sulle scelte di indirizzo politico che i governanti sono chiamati a prendere. Per questo la battaglia che siamo chiamati a condurre va affrontata tanto sul piano materiale che su quello spirituale. Anzi, l’aspetto spirituale della battaglia è addirittura prioritario, perché qualsiasi nobile sforzo per liberare l’umanità dalle grinfie di questa genia perversa risulterà infine vano se non riusciremo ad invertire il problema alla fonte. “Non di solo pane vive l’uomo”.

    Francesco Maria Toscano

    30/05/2017

    Categorie: Editoriale

    17 Commenti

    1. lorenzo scrive:

      Per meglio comprendere le reli mire merkelliane, occorrerebbe fare la tara ad Angela Kasner dalle sue ascendenze dell’era obamiana, così liberal, così democrat, così… kosher.
      Certo, vedere The Donald fare, sia pure di riflesso, gli interessi reali dei popoli europei, fa riflettere sul degrado politico del vecchio continente.

      P.S.
      Credo che il pacco-sorpresa recapitato in automobile ad un oligarca greco meriti più di una sottolineatura. Non per farne apologia, ci mancherebbe altro. Ma tanto per ricordare che, casomai venisse quel giorno, anche saper prendere bene la mira è importante…

    2. Antonio scrive:

      Caro Moralista, qui non ti seguo proprio. Ammesso (e, per quanto mi riguarda, non concesso) che riscaldamento globale e buco nell’ozono siano più suggestioni che problemi reali, tu stesso citi il problema dello sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta: non è forse anche questo un problema di dimensione globale? e non necessita forse di essere gestito in maniera globale? Come si fa a parlare di “evocazione” di problemi globali? I problemi globali sono lì, e non ce li siamo inventati in vitro: la scala dei problemi, e delle necessarie soluzioni, è dettata dalla tecnologia. Le risorse tecnologiche che abbiamo oggi, rispetto a quelle che avevamo appena un secolo fa, hanno di fatto accorciato le distanze, facendo del nostro pianeta un luogo estremamente interconnesso, ridefinendo la scala delle opportunità ma anche quella dei problemi. È naturale dunque ridefinire la scala delle soluzioni. È lo stesso fenomeno per il quale siamo passati dalle città-stato alle regioni e alle nazioni che conosciamo oggi. Non vedo perché la tendenza a creare strutture sociali più complesse si debba arrestare alla scala degli stati-nazione che conosciamo oggi.

      Quindi non demonizzerei la globalizzazione in quanto tale, perché se ammettiamo che lo sviluppo scientifico e tecnologico debba essere il più possibile libero (e spero che siamo tutti d’accordo su questo punto), il villaggio globale è una conseguenza del tutto naturale e in qualche modo inevitabile. Una conseguenza che in sé non ha nulla di intrinsecamente positivo o negativo, perché tutto sta nel modo in cui la politica vorrà e saprà gestire questa globalizzazione: ci sarà chi la vorrà usare per creare una competizione al ribasso fra masse di poveri dei quattro angoli del mondo, e chi invece cercherà di farne uno strumento per estendere al maggior numero di persone possibile un nucleo minimo di diritti umani e civili.

      Insomma, la risposta a chi gestisce la globalizzazione in maniera sbagliata (vedi la attuale governance dell’Europa) non può essere il sovranismo e il ritorno alle frontiere degli stati-nazione: prenderemmo in senso contrario la direzione segnata dallo sviluppo tecnologico della nostra civiltà, e prima o poi saremo travolti. Piuttosto, cerchiamo di capire come l’inevitabile integrazione fra le nazioni possa essere gestita in maniera umana e giusta, a cominciare dalla nostra Europa, e iniziamo a ricordarcene alle prossime elezioni europee.

      • alessandro scrive:

        …Non vedo perché la tendenza a creare strutture sociali più complesse si debba arrestare alla scala degli stati-nazione che conosciamo oggi…

        Su questo aspetto non hai completamente torto, ma devi considerare che gli stati-nazione, pur dopo aver ceduto quote sempre crescenti di sovranità, restano ancora l’ultimo ambito in cui il cittadino può incidere democraticamente sulle decisioni della governance. Altrettanto non si può dire per le istituzioni o entità che operano a livello sovra-nazionale, etero dirette da élite spirituali e dai grandi gruppi della finanza e del capitale. Quando gli stati nazione in condizioni di parità con altri stati e i cittadini sono tutti messi nelle condizioni di partecipare democraticamente nelle scelte, qualsiasi ambito “territoriale” va bene, ma convieni che l’ambito territoriale ottimale, dove ci si sente più rappresentati è quello dello stato-nazione. Dunque non posso che condividere gli altri commenti rispetto alla tua affermazione vaga e ingenua “…tutto sta nel modo in cui la politica vorrà e saprà gestire questa globalizzazione…”. Le élite di cui sopra decidono come, senza che il popolino sappia neanche cosa tramano.

        • Antonio scrive:

          E allora iniziamo a combattere perché le regole di rappresentatività nelle istituzioni europee cambino: perché si possa eleggere direttamente il presidente della commissione, e perché i candidati presentino in anticipo la composizione della loro squadra di governo su criteri di competenza e non su assurdi criteri di equilibri territoriali – come se in Italia dovesse essere nominato per legge un ministro per ogni regione. Questa Europa non funziona, la distanza fra il cittadino e le istituzioni è troppo grande, ma la soluzione per me è un’Europa migliore, non un ritorno alle frontiere nazionali. Ripeto: io alle prossime elezioni europee cercherò di votare chi vuole seriamente cambiare le regole del gioco, riformare i trattati, cambiare marcia! Non chi il gioco vuole abbandonarlo. (Sul fatto, poi, che in paesi come l’Italia e con certe leggi elettorali il cittadino abbia realmente modo di essere rappresentato dalle istituzioni… ci sarebbe molto da discutere)

    3. . scrive:

      Piuttosto, cerchiamo di capire come l’inevitabile integrazione fra le nazioni possa essere gestita in maniera umana e giusta, a cominciare dalla nostra Europa, e iniziamo a ricordarcene alle prossime elezioni europee.(Antonio ).

      —–
      —–

      Votando cosa e chi e quali proposte ???

      Vorrei sentire…..

      • Antonio scrive:

        Bella domanda: bisognerà vedere chi si presenta, sono d’accordo sul fatto che la scelta non sarà facile. La mia personale preferenza, per quel che può valere, andrà a chi saprà proporre un serio programma di riforma dei trattati europei, sulla base di un principio di solidarietà e trasparenza che ad oggi è più sulla carta che nei fatti. E a chi dimostrerà di saperlo fare con competenza e passione, al di là del partito e dello schieramento politico: ho fiducia in persone in gamba come Elly Schlein, giusto per fare un esempio (https://www.facebook.com/Possibile.it/videos/788595917983181). E mi piacerebbe anche che iniziassero finalmente a nascere partiti e movimenti di autentico respiro europeo, perché la lotta per un nuovo primato della politica, contro lo strapotere della finanza e dei mercati, le battaglie a favore della dignità del cittadino contro le nuove forme di schiavitù ed emarginazione sociale, sono priorità condivise da tutti gli europei, e potranno essere affrontate in maniera tanto più efficace quanto più saremo tutti uniti nella mobilitazione.

        E se infine non trovassi nessun candidato nel quale riporre una ragionevole fiducia, sentirei il dovere civile di espormi in prima linea, nei limiti delle mie competenze: almeno potrò dire di non aver lasciato nulla di intentato!

      • R scrive:

        http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/12401915/trattato-parigi-antonio-zichichi-trump-non-ha-torto-inquinamento-clima-non-vanno-confusi-.html

        la storia portata avanti dall’ex vice presidente americano Al Gore è un imbroglio pazzesco. I calcoli matematici totalmente taroccati (dimostrato ). La stoia del surriscaldamento terrestre dovuto ad attività umane è semplicemente una criminale panzana. Serve per la famosa Carbon Tax…cioè far guadagnare una montagna di denaro a certe elite mondialiste. La globalizzazione sostenuta da accorpamenti di macroaree geografiche (come la UE) frankenstain è solo un crimine. I discorsi di Antonio (vaghi e generici ): dannosi e inutili. I globalisti hanno bisogno di gente che ragioni come Antonio. Elly Schiein? e chi è ? chi la conosce in Europa, cosa propone, come è il suo programma economico ? come propone di tener uniti tecnicamente diversi Paese con culture diverse, strutture economiche diverse, lingue diverse etc etc con una sola moneta ? ….etc etc

        Come si tengono uniti popoli che uniti non vogliono stare ? l’Inghilterra se ne andata, la Germania vuole essere un sol popolo con l’Italia e la Spagna o peggio ancora la Grecia o il Portogallo ..la fascia nord in generale con la fascia sud…

        la pazzia non ha limiti.

        • R scrive:

          Manca il punto interrogativo:

          la Germania vuole essere un sol popolo con l’Italia e la Spagna o peggio ancora la Grecia o il Portogallo ..la fascia nord in generale con la fascia sud…???

          risposta NO.

          Ed allora non si puo fare…o lo si puo fare artificiosamente e in mala fede come è stato fatto finora: infatti i risultati si vedono.

          Il sogno Europeista e Mondialista..porterà ad il disastro. Continuate a sognare….ed a perpetuare l’errore.

          • R scrive:

            la Grecia è l’anticipo del frutto del sogno Europeista.

            —-

            E mi piacerebbe anche che iniziassero finalmente a nascere partiti e movimenti di autentico respiro europeo, perché la lotta per un nuovo primato della politica,(Antonio )

            —->>per realizzare il sogno europeista complementare al mondialismo ? possibile che ci sia ancora gente che non ha capito ? purtroppo si…e mica solo l’Antonio…guardate quei milioni che hanno votato Macron…

        • R scrive:

          E se infine non trovassi nessun candidato nel quale riporre una ragionevole fiducia, sentirei il dovere civile di espormi in prima linea, nei limiti delle mie competenze: almeno potrò dire di non aver lasciato nulla di intentato!

          —–
          —–

          Porca miseriaaa….siamo a cavallo.

          Me lo spiega come si fa a far funzionare 27 economie diverse con una sola moneta ? me lo spieghi…se me lo spiega e mi convince…me lo spieghi…(a parte tutto il resto: mi basta questa spiegazione )

          • Antonio scrive:

            Rispondo a R. distinguendo due aspetti dell’idea di un’Europa unita: la volontà e la fattibilità.

            La volontà. La volontà è quella dei popoli, sperabilmente informati in maniera oggettiva di quello che una vera e autentica unità europea significa: in termini di ciò che si guadagnerà (soprattutto a lungo termine) e di ciò a cui occorrerà rinunciare (soprattutto nel breve termine). Io ho la personale speranza che la maggior parte degli europei, soprattutto fra le nuove generazioni, preferisca rimanere in una casa comune europea piuttosto che rinchiudersi nelle frontiere domestiche. Il referendum in UK e le elezioni in Francia hanno dato due segnali contrastanti, ma fra i due popoli sembra che i ripensamenti maggiori li stia avendo quello inglese. Vedremo cosa diranno le prossime elezioni in Germania e in Italia, ma dubito fortemente che la vittoria possa andare a partiti e movimenti antieuropeisti.

            La fattibilità. La fattibilità, una volta che ci fosse la volontà politica di cui sopra, è una mera questione tecnica. Costruire un’unica area economica non vuol dire ovviamente solo avere un’unica moneta: significa convergere verso una fiscalità comune, un mercato del lavoro comune, e via dicendo. Né più né meno ciò che ogni stato-nazione fa oggi al suo interno, per far convivere regioni con vocazioni economiche, risorse naturali, storie industriali e produttive spesso molto diverse fra loro. Ripeto: perché sembra una pazzia pensare di estrapolare su scala continentale il processo che nei secoli scorsi ha portato alla nascita degli stati-nazione? Perché gli stessi meccanismi di solidarietà e compensazione che esistono fra le regioni degli attuali stati-nazione, non possono essere applicati – attraverso un cammino graduale, trasparente ma deciso – alla scala europea?

          • R scrive:

            Un ragionamento non molto diverso da quello di Soros in fin dei conti. Avrei molto da dire ma non ho voglia di scrivere. Sono allibito (poi ognuno è libero di pensarla come meglio credere). L’orrore continua …chissà dove ci porterà (alla tragedia).Il progetto UE è irriformabile e immodificabile…o crolla o porterà ad una nuova tragedia europea . Il dolore farà rinsavire.

            • R scrive:

              Sulla moneta unica, fiscalità unica, mercato comune etc etc…c’è da strapparsi i cappelli dalla disperazione….ma stiamo scherzando?? purtroppo no…aimè. Ancora queste cose (impossibili ) ??? insisto: il dolore farà rinsavire.

              • Antonio scrive:

                Ma perché sarebbero cose impossibili? Abbiamo l’esempio degli stati-nazione che hanno creato moneta unica, fiscalità unica e mercato del lavoro comune in contesti in cui le differenze fra le singole regioni erano spesso molto stridenti. Mi sfugge veramente il perché un approccio simile debba per forza fallire su scala europea – senza appello.

                Poi, sul fatto che Soros supporti o meno gli argomenti che sto portando avanti in questa discussione, non mi esprimo perché la cosa non mi interessa più di tanto. Lui avrà forse il suo tornaconto personale, io ho molto semplicemente la speranza di vedere un giorno un popolo europeo veramente unito, e la convinzione che lo sviluppo tecnologico della nostra civiltà renda questa speranza lo scenario più realistico nel futuro a medio/lungo termine.

    4. Winston scrive:

      Quello che gli italiani non capiscono è che i paesi non hanno amici ma solo interessi. Chi crede alla solidarietà dei popoli è un idiota, sorry.
      Il Franza o Spagna, basta che se magna è fortemente radicato nel DNA del italiano.

      Dopo 7 anni di crisi non stop, la più devastante in tempi di pace per l’Italia, producendo miseria, povertà e morte chi crede ancora che l’Europa si possa combiare per mè è semplicemente un criminale.

      Unirsi ai tedeschi è un suicidio. I tedeschi hanno la tendenza al egemonia e vogliono comandare. Già da sempre.

      • Antonio scrive:

        “Da sempre”? Il concetto di popolo tedesco è invero piuttosto recente, e anche quello di popolo italiano non ha più di qualche secolo. Ma davvero si può pensare che i concetti di “popolo tedesco”, “popolo italiano” e via dicendo, saranno ancora d’attualità nel futuro a medio/lungo termine, sapendo che da qui a 2-3 secoli la frontiera della civiltà umana si sarà spostata alle colonie extra-planetari? Non sarebbe meglio prendere atto già da ora che la solidarietà fra i popoli, se anche non dovessimo crederla un moto spontaneo, diventerà ben presto un’evidente necessità?

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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