PapaAvrei voluto scrivere del vergognoso clima “maccartista” che si respira negli Stati Uniti d’America, dove un gruppo criminale composto da accaniti benpensanti continua a fomentare sentimenti “russofobi” pur di spodestare l’odiato presidente Trump. Ora pare che il presidente sia finito perfino sotto inchiesta a causa dei suoi “rapporti”, non meglio specificati, con i russi. Questa isteria collettiva deve finire, mettendo a repentaglio la tenuta democratica del più importante Paese al mondo, violentato da un manipolo di massoni indegni che non conoscono il senso del limite e della decenza. Come si fa a derubricare a questione giudiziaria le scelte di politica estera che un presidente legittimamente eletto intende perseguire? Se Trump vuole costruire rapporti amichevoli con Putin, quale reato commette? Mi auguro che alla Casa Bianca non si facciano intimorire dalle squallide manovre dei soliti personaggi, sempre pronti ad armare la mano di qualche provvidenziale pazzo per liberare il campo da politici ritenuti non manovrabili e perciò indigesti. Temo che l’attentato di ieri contro il deputato repubblicano Scalise rappresenti un chiaro avvertimento. Trump risponda colpo su colpo, alzando fino all’inverosimile la posta in gioco, mettendo coraggiosamente nel conto di poter fare la fine di Kennedy (ma lo stesso valga per i suoi nemici). La libertà, parafrasando Churchill, non si baratta mai con la sicurezza. Comunque riprenderemo il discorso domani. Oggi, stimolato dalla lettura di un articolo pubblicato a pagina 10 del Corriere della Sera, vorrei parlare di Papa Francesco e dello stato di salute della Chiesa di Roma. L’occasione è data dalla anticipazione di un libro scritto dal cardinale Turkson con prefazione papale debitamente rilanciata dal primo giornale italiano, voce ufficiale degli usurai cosmopoliti e globalizzati. Già il fatto che un foglio oligarchico e anticristiano come il Corriere senta il bisogno di pubblicizzare il libro di Turkson la dice lunga. Il mistero doloroso si dipana leggendo il taglio che il Corriere offre delle parole del Papa, trasfigurato in una specie di Piercamillo Davigo ossessionato dalla corruzione (mancano all’appello la “casta” e la “cricca”). Ora, fino a quando il ruolo di agitatore di gonzi lo recita Beppe Grillo,  unendo in un unico contenitore tutti gli idioti convinti che la crisi sia il risultato delle pizzette non rendicontate dai consiglieri regionali o dai parlamentari impuri presenti in trans-atlantico, nulla quaestio. Ma se le fesserie populiste comincia a spararle con costanza il Papa, invece, il problema si pone eccome. Il Papa dovrebbe conoscere le vere dinamiche che hanno reso un inferno l’Europa occidentale, popolata come non mai da un numero impressionante di poveri e disperati. E il Papa dovrebbe sapere pure che è corrotta l’ideologia che regge questo sistema di potere, una ideologia ecumenica e relativista che venera il denaro e scaccia Dio dal cielo. I poveri non sono poveri perché qualcuno, per mezzo delle tangenti, ruba loro il pane. I poveri sono poveri perché Merkel, Gentiloni, Macron, Draghi e tutti gli altri “sacerdoti” neopagani che guidano il Vecchio Continente intendono volutamente immolarli (sacrificio viene da sacrificium-azione sacra) per ragioni chiare solo a chi ha l’olfatto giusto per riconoscere l’odore di zolfo. E il Papa, vicario di Cristo in terra, della natura dei demoni qualcosa dovrebbe sapere. La battaglia che siamo chiamati a combattere è principalmente spirituale, perché senza aggrapparci ad una fonte di saggezza limpida e pura non riusciremo mai a riconoscere le manovre insidiose che un manipolo di dannati continuamente architetta. Questa fonte può essere ancora la chiesa di Roma? E’ difficile sostenerlo con granitica certezza, considerato che il “fumo di Satana” che Paolo VI riteneva già presente ai suoi tempi dentro le mura vaticane sembra ora dilagare. Con il concilio Vaticano II la chiesa ha di fatto abdicato, assorbendo acriticamente quello “spirito di Assisi” che rende le religioni rivelate tutte uguali esteriormente, poi destinate a trovare una sintesi perfetta su un piano più nascosto grazie al sincretismo promosso senza sosta dal lavorio di officina massonica. Solo in questa ottica è possibile capire perché il Corriere, strumento al servizio dell’usura, possa pubblicizzare un testo partorito in Vaticano.

    Francesco Maria Toscano

    15/06/2017

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Geep scrive:

      Quanti voti hai preso alle elezioni?
      Fusaro è stato eletto?

    2. roberto scrive:

      Il santo padre conosce molto bene il meccanismo. Già quando era comandante dei gesuiti in Argentina lo conosceva, non solo, ma lo appoggiava. Le prove sono innumerevoli. C’è un giornalsta in Argentina che gli strapperebbe gli occhi se solo lo avesse tra le mani. Cmq Bergoglio è pericolossissimo, solo per essere un Gesuita.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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