BastigliaIl problema è “l’universalismo occidentale”, ovvero quella teoria che pretende di imporre in ogni angolo del mondo- a suon di bombe- il predominio dei mercati e del denaro al fine di disintegrare i modelli di vita sorti spontaneamente nelle diverse società indigene, diffamate e demonizzate perché non naturalmente inclini a riconoscere il primato dell’usura. La massoneria mondialista, per ottenere il risultato sperato, usa sempre lo stesso schema: prima mostrifica il “dittatore” finito nel mirino per poi finanziare orde di delinquenti che provocano l’ordine costituito fino a determinarne una qualche reazione scomposta. A quel punto, provata la natura “totalitaria” del potere da colpire, si organizzano processi sommari per punire il “genocida” di turno e restituire l’agognata libertà al popolo oppresso. Questo film vomitevole si ripete endemicamente ad ogni latitudine. Si tratti di Milosevic, dei Talebani, di Saddam, di Gheddafi, di Assad, di Putin, poco cambia. Musiche e parole sono sempre identiche. I nazisti tecnocratici, braccio armato della massoneria mondialista, hanno gioco facile nel silenziare i “non allineati”, subito dipinti dalla stampa mainstream quali complici della barbarie e fiancheggiatori dei peggiori regimi criminali. Sfortunatamente questo tipo di lettura manca largamente l’obiettivo. Il compito di chi osserva la realtà con spirito libero non è quello di giudicare la “qualità” dei governi guidati dai diversi autocrati di volta in volta colpiti, spesso fedele espressione delle società che rappresentano. Chi prova a spiegare i fatti deve indagare preliminarmente la natura del potere che pretende di ergersi a giudice del mondo e valutarne in concreto la legittimità. A parte una evidente e nefasta superiorità militare, quali lezioni può oggi dare al mondo un Occidente decadente, ipocrita e infame? Un mondo dove il denaro è metro e misura di tutte le cose? Dove la democrazia è tenuta in ostaggio da burocrati non eletti da nessuno che fanno il lavoro sporco in nome e per conto dei soliti “poteri forti”? L’Occidente non è più un “modello da imitare”, imponendosi soltanto per mezzo di una forza bruta che alimenta risentimenti globali destinati presto o tardi ad esplodere in forme imprevedibili. Liberarsi però dalla camicia di forza costruita con sapienza da un manipolo di lestofanti imbellettati non sarà facile né indolore. Ne sa qualcosa la povera Grecia, ancora impunemente vessata dagli aguzzini della Troika che dettano l’agenda di governo ad un burattino indegno come Alexis Tsipras. Oramai la patria di Platone è diventata un immenso campo di concentramento a cielo aperto, mentre si consumano strani attentati non facilmente decifrabili contro Loukas Papademos,  uno dei principali artefici dello sterminio del suo stesso popolo. Può darsi si tratti dell’eterno ritorno della “strategia della tensione”, sempre usata dai potenti nei momenti di difficoltà per reprimere con violenza il legittimo dissenso. Bisogna quindi mantenere i nervi saldi senza mai perdere di vista il senso della realtà. Non tutto è perduto. Nei principali paesi europei cresce la consapevolezza circa la presenza di un potere occulto e asfissiante che bastona senza sosta i poveri e i deboli. Non trovando però sponde esterne, i contestatori non riescono ad incidere, schiacciati dalla marmaglia unificata che si batte contro i “populisti”. Se invece la Russia la smettesse di giocare in difesa, ma desse pratico sostegno ai tanti patrioti che in ogni angolo dell’occidente si battono contro il gotha cosmopolita del neonazismo trionfante, le cose cambierebbero. Ad esempio, a breve il burattino Macron approverà una serie di riforme assassine volute dalle élite per sistemare definitivamente i conti con il popolino straccione. A quel punto, quando esploderà la sacrosanta rabbia popolare, non sarebbe il caso di provare a trasportare a Parigi le atmosfere di Piazza Maidan? Non sarebbe ora cioè di rispondere pan per focaccia, sforzandosi cioè di applicare scientificamente un metodo  uguale e contrario rispetto a quello da tempo collaudato dai padroni? E dopo Parigi, non sarebbe il caso di ripetere l’esperimento a Roma, Madrid, Atene e Lisbona, tutte capitali sull’orlo del collasso spirituale e materiale? Giocando tutta la partita in difesa, infatti, potremo al massimo sperare di ottenere uno striminzito zero a zero.

    Francesco Maria Toscano

    16/06/2017

     

     

     

     

     

     

     

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. roberto scrive:

      Caro Toscano, a volte lei mi sembra peccare di eccessivo ottimismo. Rivolgersi al popolo (becero, bue e semianalfabeta) non porta a nulla. I francesi l’hanno dimostrato alle ultime elezioni. Purtroppo il numero di cittadini consapevoli non è tale da raggiungere la “massa critica” che potrebbe cambiare le cose. Eppure la rivoluzione non violenta è a portata di mano. Se solo il 10% dei correntisti ritirasse il suo denaro dalle banche il sistema collasserebbe in 48 ore. Ci ha mai pensato?. Il potere va colpito laddove ha i suoi intressi, quindi nel denaro.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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