PARIGIIn questi giorni il governo, per bocca dell’emissario della multinazionale Mckinsey Yoram Gutgeld, si vanta di avere realizzato tagli alla spesa per quasi 30 miliardi di euro. Che è un po’ come vantarsi di avere prosciugato le riserve di acqua potabile per quelli che si trovano nel deserto. Anche i deficienti sanno, tranne Gentiloni, che nei periodi di recessione, quando cioè l’economia rallenta, lo Stato è chiamato ad aumentare la spesa pubblica per stimolare consumi e investimenti asfittici. La mistica sugli “sprechi”, sorda rispetto a qualsiasi ragionamento razionale, pare non trovare mai fine, difesa da politicanti corrotti che servono gli interessi degli usurai anziché quelli del popolo. I cosiddetti “mercati” hanno azzerato la democrazia, rendendo superfluo e pleonastico lo stanco rito del voto. Le scelte di indirizzo politico vengono individuate da un manipolo di lestofanti nel buio di consessi elitari e al riparo da occhi indiscreti, lasciando poi al popolino (bontà loro) la libertà di scegliere l’attore chiamato ad interpretare una sceneggiatura già scritta da altri “incappucciati”. Dopo la vittoria di Trump e la Brexit sembrava che il 2017 potesse portarci in dono la libertà dagli euro-aguzzini, arroccati nella torre d’avorio di Bruxelles di fronte all’implacabile avanzata dei “populisti”. Purtroppo le cose sono andate diversamente, e la larga vittoria di Macron in Francia ci costringe ora a fare i conti con il principio di realtà. Che lezione trarre dal risultato delle elezioni francesi? In primo luogo che la democrazia in Europa non è una cosa seria, manipolata all’inverosimile da media senza ritegno e senza morale. Mentre nei Paesi che vantano una lunga tradizione democratica, penso in primo luogo all’Inghilterra, le cose stanno diversamente. In Inghilterra il popolo ha democraticamente deciso di uscire dalla Ue per mezzo di un referendum, e nonostante la contrarietà di tutti gli usurai globalizzati nessuno ha osato mettere in dubbio l’esecutività del responso. In Grecia, invece, proprio perché il voto è avvertito come un passatempo per burattini, il referendum del 2015 è stato allegramente tradito. Fino a ieri ho sempre disprezzato quelli che preferivano non recarsi alle urne ingrossando le fila degli astensionisti. Credevo che l’astensione facesse solo il gioco degli oligarchi, permettendo ad una minoranza organizzata di comandare su una maggioranza rassegnata. Ora comincio a ricredermi. I francesi che hanno disertato in massa le recenti elezioni legislative, probabilmente, non hanno più voglia di farsi prendere in giro. Hanno colto il carattere puramente cosmetico di una democrazia che vale solo sulla carta e non intendono più calarsi nel ruolo degli utili idioti che, inconsapevolmente, aiutano i pescecani che intendono spacciare per democrazia una sostanziale dittatura. Tutti poi hanno compreso come le forze “antisistema” siano nascostamente sorrette da un “sistema” che mantiene il potere governando gli opposti. Tutti si dicono “rivoluzionari” all’opposizione tranne poi diventare “responsabili” una volta entrati nelle stanze del potere. I grillini, poi, sono riusciti a diventare “europeisti” ancora prima di vincere le elezioni. Per cui la vera opposizione alla dittatura degli usurai globalizzati deve essere organizzata fra la gente e nelle piazze, lasciando che i “padroni” si divertano fra di loro a giocare a fare “gli onorevoli” in Parlamento. Un Parlamento eletto da meno del 50% dei cittadini opera infatti senza legittimità alcuna. Bisogna inoltre recuperare la teoria di Rousseau che reputa non delegabile la sovranità popolare. La volontà popolare- unica fonte che autorizza l’esercizio del potere- deve tornare a tuonare direttamente, senza cioè l’intercessione interessata di inutili deputati e senatori, pappagalli ammaestrati che carpiscono la fiducia della gente per poi fare gli interessi del capitale finanziario assassino. La Rivoluzione Francese ci offre un perfetto paradigma di come le idee astratte dei filosofi possano trovare infine pratico compimento. La Storia non si ripete mai uguale a se stessa, ma le circostanze che segnalano la presenza di chiare analogie non possono e non devono essere censurate. Ieri si trattava di colpire una aristocrazia nobiliare e  parassitaria che campava sulle fatiche degli umili; oggi si tratta di mettere nel mirino una aristocrazia altrettanto parassitaria ma finanziaria che ripercorre temerariamente le stesse orme del passato. Quelle che portano alla ghigliottina. Libertè, Egalitè Fraternitè!

    Francesco Maria Toscano

    20/06/2017

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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