BurattiniE’ inutile girarci intorno, il problema è la “democrazia liberale” ovvero la “dittatura dei mercati”. In Italia, come nel resto d’Occidente, si è instaurato un regime, ipocrita e dissimulato, che in pieno stile orwelliano ripete ogni santo giorno che “la libertà è schiavitù”. Al punto in cui siamo, e le elezioni francesi lo dimostrano, non ha più molto senso votare per i partiti “populisi”, “sovranisti” e compagnia cantando. Non si può sperare cioè di uscire dal giogo dei carnefici continuando a giocare con le carte truccate portate dai padroni. Il capitale finanziario controlla tutte le leve del potere, burocratiche, giudiziarie, informative e militari. L’unica istituzione  che, in qualche misura, è influenzata dal sentire popolare è il Parlamento; ma anche questo piccolo inconveniente è stato “disinnescato” dagli avidi usurai globalizzati, imponendo l’applicazione di leggi elettorali fasulle che invitano all’astensione e trasformano una minoranza organizzata in maggioranza di governo. Il voto è un’arma spuntata che non può indicare al popolo oppresso la via che conduce alla dignità. “Se votare servisse a qualcosa non ce lo lascerebbero fare”, sintetizzava brillantemente Mark Twain. Inoltre, quand’anche un elettorato maturo dovesse votare in massa per i “partiti antisistema”, questi si trasformerebbero in partiti “di sistema” dopo un quarto d’ora. Era “antisistema” Forza Italia delle origini, era “antisistema” la Lega di Bossi, così come Italia dei Valori insieme ad un’altra miriade di sigle che da sempre assolvono scientemente in campagna elettorale il compito di carpire la fiducia degli ingenui e dei gonzi (che in genere superano abbondantemente il 30%). Salvini e Grillo, oggi apparentemente rivoluzionari, saranno gli stabilizzatori di domani. Perfino nel caso in cui i cittadini si dimostrassero sordi rispetto alle bugie del sistema mediatico e risoluti nel votare compattamente per compagini politiche non corrompibili- disposte cioè per davvero a servire l’interesse generale anziché le bramosie degli usurai- non cambierebbe un bel niente. Perché approvata in un ipotetico nuovo Parlamento una legge in grado di redistribuire ricchezza in favore dei poveri senza il placet caritatevole e “filantropico” dei banchieri, entrerebbero subito in azione gli “organi di controllo” per fermare tutto. Corte Costituzionale e Corte dei Conti si metterebbero subito all’opera per dichiarare “illegittima e contraria alle leggi vigenti” qualsiasi iniziativa legislativa in grado di ridurre per davvero le disuguaglianze e dare respiro agli indigenti. Non se ne esce, perché una via d’uscita non c’è e non ha quindi senso perdere altro tempo nel cercarla. Bene hanno fatto i francesi a disertare in massa le urne stanchi di essere presi per i fondelli. Ora si tratta di organizzare una nuova Resistenza in grado di mobilitare in maniera permanente il popolo al completo. L’occasione la fornirà a breve il nuovo Presidente Macron- servo di Attali- allorquando cercherà di far passare una controriforma del lavoro che annulli definitivamente le residue tutele della classe proletaria. In mancanza di una opposizione parlamentare degna di questo nome (non tutti i mali vengono per nuocere), la protesta si sposterà giocoforza nelle piazze, dando il là alla possibile apertura di una stagione caratterizzata dal prepotente risveglio di masse risolute. Una “primavera francese”- genuina e autentica a differenza di quelle arabe eterodirette dai  “soliti ignoti”- è perciò possibile e auspicabile. Senza però un aiuto esterno qualsiasi movimento dal basso è destinato a sicuro fallimento. Per cui auspico che la Russia di Putin, da sempre bersaglio delle “rivoluzioni colorate” organizzate dagli amici di Macron, abbandoni una eccessiva prudenza e restituisca pan per focaccia, finanziando cioè i movimenti di liberazione che, dalla Francia alla Grecia, a breve scuoteranno l’intero Occidente. A quel punto i soliti pappagalli che denuncino pure il pericolo di “ingerenze russe”. Ci faremo quattro risate.

    Francesco Maria Toscano

    21/06/2017

     

     

     

     

     

     

     

     

    Categorie: Politica

    3 Commenti

    1. BorisGodunov scrive:

      Ahò…ariveno i rubbli!!!
      Aprimo un movimento che li russi ce danni li sordi.
      Se…pori cocchi…state indietro e nun ce provate, ce so’ li numeretti, vi i pijate e ve mettete in fila…

    2. Antonio scrive:

      Caro Moralista, ma in che modo, precisamente, una nuova Rivoluzione Francese potrebbe metterre fine alla dittatura dei mercati, alla dittatura della finanza? Come possiamo essere sicuri che i rivoluzionari e in particolare i capi-bastone non cadano, dopo lo slancio iniziale, nella stessa ragnatela che soffoca oggi il sistema della democrazia rappresentativa?

      Capisco la tentazione di trovare una soluzione rapida ai problemi, ma quando i problemi sono talmente complessi (come la struttura delle democrazie occidentali – che parliamo di stati nazionali o di comunità di paesi) la soluzione dovrà probabilmente essere altrettanto complessa. E passa necessariamente da una rieducazione delle nuove generazioni ai valori del trinomio Unité, Égalité, Fraternité, per sterilizzare il terreno oggi fertile della competizione spietata, dell’atomizzazione della società, del “tutti contro tutti” e del “noi contro loro” che alimenta e supporta ai nostri giorni il dominio dei mercati sulla politica.

      Lo sforzo dev’essere collettivo: giornalisti, aristi, scienziati devono aprire le danze, prendendosi le loro responsabilità di intellettuali, per infiltrare lentamente il sistema educativo e fare in modo che da qui a 20-30 anni l’idea stessa di una democrazia piegata ai meccanismi dei mercati finanziari sia semplicemente inconcepibile. La politica, che come al solito è semplicemente il riflesso della società, seguirà in buon ordine.

    3. Marco Giannini scrive:

      Fate pure le battute del cazzo.
      L’analisi di Toscano è perfetta anche se credo che la verità sia ancora oltre: solo se pioveranno bombe nucleari e l’establishment globalista che ha radici in USA (e forse Israele) perderà la guerra, forse, e ripeto FORSE, AVREMO DI NUOVO LA DEMOCRAZIA.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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