lotta di classeUna delle furbizie utilizzate in maniera ricorrente dal violento sistema oggi dominante, è rappresentata dalla capacità camaleontica di sferrare colpi terribili nei fatti continuando però a parole a lodare l’importanza della “pace sociale”. L’ élite al potere è difatti così sottile da riuscire prima ad imporre un modello di fatto neo-schiavile, per poi sterilizzare il legittimo dissenso attraverso la scientifica e mediatica immissione di dosi elevatissime di bromuro che predicano “la pace sociale” sostenendo che “bisogna remare tutti nella stessa direzione perché  ci si salva insieme o insieme si affonda”. Il tutto sempre ovviamente condito dall’ invito ad “abbassare i toni” per non farsi abbagliare dalle sirene dell’immancabile “populismo”. Questa lettura corporativistica e di fatto fascista della società va demistificata una volta per tutte e rispedita al mittente. Non esistono soluzioni “buone per tutti”, esistono provvedimenti pensati ed attuati per favorire i nuovi nazisti della finanza che colpiscono gli interessi dei poveri e dei non garantiti, esistono burattini in Parlamento pagati dal grande capitale per sopprimere i diritti dei lavoratori, ed esistono le bramosie delle grandi corporation e multinazionali che intendono  privatizzare i settori di interesse pubblico (penso alla Sanità ad esempio) per specularci sopra. Quello che è utile per la classe miliardaria e parassitaria che si riconosce nel ghigno di Mario Draghi è certamente dannoso per i milioni di disoccupati che affollano tristemente l’Italia e l’Europa. Ma mentre una minoranza cosmopolita di privilegiati- pur dissimulando- conosce bene il significato di concetti come “interesse di classe”, la massa disarticolata- composta da tanti disperati rimasti orfani di partiti e sindacati degni di questo nome- ha invece pericolosamente smarrito il senso stesso della sua missione storica e della sua identità. E qual è la missione storica che gli oppressi sono chiamati in ogni tempo e in ogni luogo a perseguire con costanza, coraggio e determinazione? Quella che impone di rompere le catene della subordinazione per sfidare a viso aperto la barbarie dello sfruttamento che mercifica l’uomo e la sua dignità. Ma come facciamo a lottare contro il male assoluto se non riusciamo neppure a riconoscerlo? Per prima cosa dobbiamo avere chiaro quindi chi sono i nostri nemici (sì, nemici, perché di questo si tratta) per non rischiare di sbagliare bersaglio e rendere vani se non addirittura controproducenti i nostri sforzi. I nostri nemici, che poi sono i nemici della civiltà, della verità e della giustizia, sono i proprietari delle grandi banche d’affari internazionali, i titolari di fondi speculativi, i padroni delle multinazionali e dei colossi assicurativi, con relativo codazzo composto dai vari amministratori delegati, responsabili territoriali e di settore, politici di riferimento e giornalisti di completamento. Questo esercito delle tenebre, mostruoso e puzzolente, viene in genere sintetizzato ricorrendo alla locuzione “i mercati”. Bisogna creare adesso una nuova massa critica che affratelli le tante e diverse vittime finalmente unite dalla consapevolezza di dover combattere lo stesso nemico. Per riuscire nello scopo è indispensabile rispolverare preliminarmente il concetto di “lotta di classe”, troppo rapidamente archiviato all’indomani della caduta del Muro di Berlino. I padroni, per impedire che i moderni schiavi trovino una convergenza orizzontale in grado di metterne in discussione la supremazia, ricorrono sempre alle stesse tecniche infami, rodate per offrire al popolino di volta in volta bersagli di comodo utili per confondere le acque. E quindi, per coprire le responsabilità di  una crisi economica senza precedenti pianificata e voluta da pochi oligarchi, i giornali in mano alle élite provvederanno giorno dopo giorno a costruire bersagli di comodo- la casta, la cricca, il debito pubblico e la corruzione-per mascherare una realtà tanto evidente quanto invisibile. Sono i nuovi nazisti della finanza globalizzata che ci vogliono infatti poveri e disoccupati, chiamati a vivere una vita fatta di stenti per consentire ai nuovi “aristocratici” di sguazzare nel lusso più frenato. Le disuguaglianze dilagano e, nonostante tutti facciano finta di preoccuparsene, nessuna vera iniziativa per combatterle è stata ancora predisposta. Questa spirale perversa non si arresterà da sola. Nessuno regala nulla e la via che conduce alla libertà è sempre carica di insidie, rischi e pericoli. Lo sapevano bene gli affamati uccisi dalle squadracce di Bava Beccaris nel 1898 perché osavano chiedere il pane, e lo sapeva certamente anche l’indomito Ned Ludd, impiccato per avere provato a scuotere la classe lavoratrice del suo tempo chiaramente ridotta in ceppi. La priorità oggi non è neppure quella di vincerla la battaglia; quanto, più realisticamente, di prendere almeno coscienza del fatto che le ostilità (occultate da un fiume di miele avvelenato intriso di retorica) non sono mai cessate.

    Francesco Maria Toscano

    23/06/2017

     

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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