nazismo tecnocraticoFinalmente, ad ottobre, vedrà la luce il mio secondo libro, provvisoriamente titolato “Il Nazismo Tecnocratico, genesi, svolgimento e crepuscolo di un mostro mai raccontato”. Si tratta di un lavoro che coltiva la pretesa di analizzare e spiegare il dramma della contemporaneità sotto diversi punti di vista, privilegiando cioè un approccio multidisciplinare che agevola la comprensione di fenomeni altrimenti sfuggenti perché ben occultati. Ho dedicato gli ultimi due anni alla stesura del libro, trascurando incidentalmente la cura del blog “Il Moralista”, e di questo intendo scusarmi con i lettori. Da ora in avanti tornerò a scrivere con la stessa frequenza quotidiana di prima, arricchendo i contenuti del blog grazie anche al prezioso supporto di alcune firme prestigiose che si occuperanno prevalentemente di politica internazionale e macroeconomia. Il libro riprende, condensa e supera molte delle tesi dibattute in questi ultimi anni in questo spazio virtuale, fornendo un quadro d’insieme che colpisce direttamente e senza fronzoli il “mostro” tecnocratico che divora le vite di intere generazioni, sacrificate sull’altare di un malinteso concetto di “progresso”. Non mi sono però limitato ad inveire contro l’ingiustizia, sforzandomi di proporre soluzioni politiche precise e concrete che ci aiutino ad uscire dalle sabbie mobili. Ho usato non a caso il termine “politiche”, perché ritengo che sia il caso di ripartire proprio dal recupero dal primato del “politico” sull’economico. La rimozione di uno spazio di discrezionalità nelle scelte, sostituito dall’obbligo di legiferare sempre in conformità con le aspettative dei “mercati”, è il centro del problema. E senza la riscoperta dell’agire dialettico, e quindi politico, non faremo mai un passo in avanti. Non esistono soluzioni obbligate, esistono scelte infami che alcune classi dirigenti, travolte dalla vergogna, preferiscono ammantare di necessità. Capisco perfettamente che l’evocazione del “nazismo”, presente fin dal titolo, può creare fraintendimenti e fungere da detonatore per la prossima consumazione di veementi polemiche. Intendo quindi spiegare il senso di una scelta non provocatoria ma sedimentata e ragionata. Naturalmente paragonare nelle forme e nelle procedure il nazismo tecnocratico odierno al nazismo classico di stampo hitleriano sarebbe semplicemente delirante. Dal punto di vista operativo, anzi, i due sistemi appaiono uno la negazione dell’altro. Il nazismo classico, riprendendo gli studi di De Gobineau, esasperava il concetto di razza per legittimare l’esercizio di un comando brutale; la componente razziale è invece totalmente assente in capo ai moderni decisori, sempre affannati al contrario nel bacchettare tutti quelli che, anche involontariamente, dovessero apparire inclini alla “discriminazione”. Come è possibile quindi sovrapporre due modelli apparentemente così distanti? La tesi sviluppata nel libro sostiene la cointeressenza del nazismo classico con il nazismo tecnocratico in relazione allo smisurato odio che entrambi i fenomeni trasudano nei confronti di una umanità ritenuta inferiore e bestiale. In questa ottica “antiumana” il mito della “purezza della razza”, divenuto un feticcio oramai inservibile, sarebbe stato furbescamente sostituito dal mito della “purezza del bilancio”, suggestione certamente meno truce ma ugualmente in grado di seminare violenza, fame e miseria. Il campo di intervento dei nazisti classici era poi effettivamente più limitato, poiché gli indegni bassi istinti delle squadracce del fuhrer trovavano libero sfogo contro categorie precise e svantaggiate; la furia dei nazisti tecnocratici è invece potenzialmente universale, potendo colpire con la stessa ferocia tutti i popoli di volta in volta finiti nel mirino del nuovo “Mengele collettivo” chiamato troika. I greci, vittime di un esperimento sociale che non è ridondante definire “Olocausto tecnocratico”, sono gli apripista di un progetto che infine devasterà l’Europa intera (il processo di distruzione è già in atto). Questo immenso lager a cielo aperto può essere abbattuto solo allargando la base della “consapevolezza”, solo cioè convincendo il maggior numero possibile di cittadini che la retorica orwelliana proposta in maniera martellante dai mezzi di comunicazione gestiti dall’oligarchia va respinta. Il mio libro è un piccolo mattone funzionale alla costruzione di una nuova coscienza collettiva. Se avrò colto nel segno lo giudicherà il lettore.

    Francesco Maria Toscano

    6/08/2017

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. Bifolo scrive:

      Un libro da leggere categoricamente!

    2. Vargo scrive:

      Attendiamo con ansia l’uscita.

    3. jimdeleville. scrive:

      Ma di chi è il libro, non si dice l autrice, magladi massoni 2, o cosa??

    4. Giancarlo Magalli scrive:

      Attendiamo con ansia l’uscita del libro epocale.Appena stampato mi premerà invitarla alla trasmissione da me condotta con successo “Papaveri e Papere”.
      A parte tutto, siamo lieti di verificare che c’è ancora chi, come Lei, vuole sensibilizzare i cittadini di ogni latitudine e longitudine senza promettere cambiamenti Planetari.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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