minnitiTra pochi mesi gli italiani torneranno al voto per rinnovare un Parlamento ridotto da anni a bivacco per falliti e perdigiorno.  Da ora fino alla data delle elezioni il sistema proverà a rabbonire un popolo reputato idiota, veicolando notizie finalmente “positive” che dovrebbero convincere i cittadini/ebeti a votare secondo le aspettative dell’establishment: “i sacrifici fatti cominciano a dare i risultati sperati”, recitano in coro i servi con la penna. I giornali dei padroni si sono infatti messi all’opera, sparando con continuità numeri  a casaccio che dimostrerebbero il “superamento di una lunga crisi affrontata con responsabilità dalla classe dirigente”. Confidando nella pigrizia di un elettorato facilmente suggestionabile, pronto a dimenticare i mille schiaffi ricevuti nel recente passato in virtù della interessata carezza regalata oggi, i nuovi nazisti che governano l’Italia dai primi anni ’90 credono di poter continuare come nulla fosse. I luciferini personaggi che gestiscono l’informazione, e quindi il sentimento collettivo, spargeranno miele per rendere accattivanti le proposte di partiti e politicanti indegni, gli stessi che hanno bastonato a sangue la povera gente nell’ultimo decennio. Probabilmente vinceranno di nuovo, perché al Casinò- comunque vada- il banco vince sempre. Il sistema infatti ha uomini e risorse per mandare in scena sempre la stessa recita cambiando gli attori, soffocando lentamente e con pazienza le aspettative di uomini e donne oramai prostrati, incapaci di protestare e resistere, prigionieri di un campo di concentramento immateriale che svuota di senso e di significato la vita di generazioni intere. Ha un bel da dire il ministro Minniti nel denunciare i “rischi per la tenuta democratica del Paese”. Di quale democrazia sta parlando? Di quella nata sul sangue di Falcone e Borsellino e delle inchieste milanesi che azzopparono per sempre una classe dirigente che difendeva il primato della politica rispetto ai poteri massonici, finanziari ed economici? Di quella democrazia che per coprire le malefatte di una combriccola di golpisti mascherati da difensori del liberalismo e della popperiana “società aperta” ha incartato i processi gettando la croce su un delinquentello di borgata come Vincenzo Scarantino? Di quella democrazia che insegue all’infinito i “mandanti a volto coperto” per omettere di perseguire quelli conosciuti e a “volto scoperto” che hanno impunemente inquinato in maniera pacchiana le nostre istituzioni per ricavarne vantaggi in termini di denaro e carriera? E’ questa la “democrazia” che il titolare degli Interni così accoratamente difende? Ebbene, caro signor ministro, sappia che la nostra ex repubblica non è una “democrazia” ma una plutocrazia che serve e difende solo gli interessi di una sparuta oligarchia in danno di una moltitudine dispersa e sprovvista di una coscienza di classe. E non basterà qualche elemosina elargita in extremis per modificare uno status quo consolidato, un sistema  che si regge sulla violenza, sulla menzogna e sul ricatto. Minniti però è un uomo fortunato, perché essendo entrato in contrasto con il ministro Orlando- incarnazione della banalità- al suo cospetto sembra un gigante e uno statista. Orlando ha avuto in questi giorni la faccia tosta di chiedere al suo collega di governo di non alimentare una “politica dell’emergenza per non fare il gioco dei fascisti”. Orlando deve essere vissuto su Marte negli ultimi dieci anni, dal momento che non si è accorto che il grumo di potere che esprime ministri del suo livello domina da tempo immemore solo ed esclusivamente cavalcando paure costruite ad arte. Dallo spread al debito al pubblico, dallo spettro del default al giudizio severo dell’Europa merkeliana, i “mostri” creati in laboratorio per rabbonire e schiavizzare masse brutalizzate e raggirate non si contano più. I cittadini italiani verranno trattati con un minimo di garbo dall’establishment solo fino alla chiusura dei seggi. Dopo, una volta tornati in Parlamento i soliti sciacalli e traditori, i problemi riaffioreranno come per magia, costringendo il governo che verrà (per senso di “responsabilità” naturalmente) a varare le solite controriforme che uccidono i poveri e ingrassano i ricchi per difendere la “democrazia” e “stabilizzare il Paese”. La Francia di Macron è quello che ci attende. Ma questo sterile teatrino potrà davvero trascinarsi all’infinito e per sempre? Ai posteri l’ardua sentenza.

    P.s. A dicembre uscirà il mio nuovo libro, il “Nazismo Tecnocratico”, che spiega genesi, ratio e svolgimento di questo Olocausto contemporaneo

    Francesco Maria Toscano

    1/09/2017

    Categorie: Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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