RenziIn queste ultime ore il sistema mediatico “mainstream” si è scatenato nel tentativo- francamente patetico- di accreditare la tesi dell’avvenuto “tentato golpe” in danno del povero Matteo Renzi, presunta vittima di un ancora più presunto complotto ordito da uomini del calibro di Sergio De Caprio, il “capitano Ultimo” che mise le manette ai polsi di Totò Riia. Nello scenario immaginifico cucinato dalle solite centrali informative specializzate in disinformazione scientifica, quelle che imboccano da una vita moltissimi politicanti/replicanti, l’Italia sarebbe quindi al centro di una “trama eversiva” in grado di turbare addirittura le “fondamenta democratiche della Repubblica”. “Roba grossa commissario”, direbbe l’appuntato De Simone rivolgendosi al commissario Auricchio del film “Fracchia la belva umana”. E quali sarebbero questi elementi che inducono i “giornaloni” controllati dalla massoneria mondialista (quelli che “viva Monti” e “attenti allo spread”) a strillare in difesa delle brillanti italiche istituzioni minacciate dal paventato “putshc”? Al momento si sa solo che- secondo quanto riferito dal pm di Modena Musti ai componenti del Csm- gli uomini in divisa si sarebbero lasciati sfuggire commenti fuori dalle righe del tipo “arriviamo fino a Renzi”. Invece, nell’ascoltare le dichiarazioni dei vari Zanda, Franceschini, Orlando e perfino del premier Gentiloni, un ipotetico marziano appena sbarcato sulla terra potrebbe pensare che l’Italia del 2017 sia simile al Cile del 1973, con un indomito Renzi nei panni di un redivivo Allende costretto a subire la violenza di generali e colonnelli fuori controllo ed emuli del famigerato Pinochet. Forse sarebbe il caso che tutti recuperassero il senso delle proporzioni e della misura, perché a furia di evocare colpi di stato inesistenti si corre il concreto rischio che qualcuno prima o poi ne porti a termine uno vero nell’indifferenza generale. E’ poi strano notare come la “sindrome cospirazionista” abbia ora contagiato proprio i vertici del Pd, da sempre pronti a dileggiare chiunque dimostri interesse per le cosiddette “tesi alternative”, quelle cioè che in genere non piacciono al grande circo mediatico che esercita tuttora uno sciagurato e nefasto predominio culturale che condanna l’Italia a sprofondare nella miseria e nella subalternità. E in questo senso bene ha fatto il “Capitano Ultimo” a ricordare alla nostra classe politica che le vere trame eversive sono semmai quelle già consumate da una sparuta élite di lestofanti parassitari in danno di una moltitudine di cittadini lasciati volutamente in mutande. Una classe politica trasversale che sostenne nel 2011 il famoso “governo Monti”, quello sì nato sulla base di potentissime pressioni indebite esercitate in maniera spudorata dai soliti potentati stranieri in grembiulino. A tal proposito sarebbe il caso che tanti soloni a gettoni rileggessero ora le parole che il noto “populista” Tim Geithner- già ministro del tesoro del governo Obama-  vergò nelle pieghe di un suo recente libro “Stress Test, riflessioni su una crisi immaginaria”:  “Ad un certo punto, in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti del Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato. Parlammo al presidente Obama di questo invito sorprendente, ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello. Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani, io dissi…”. Il complotto denunciato da Geithner, non proprio l’ultimo arrivato, non piacque però ai pensosi editorialisti italici, che ignorarono la faccenda forse perché poco abili a tradurre correttamente dall’inglese (senza cioè l’ausilio dei “traduttori autorizzati”). Il pavido di Berlusconi riuscì allora perfino a sostenere in Parlamento un esecutivo chiaramente nato contro di lui. Ma questa è un’altra storia. In ogni caso, bene ha fatto il “Capitano Ultimo” a non farsi impressionare, dicendosi pronto ad affrontare con chiunque un pubblico dibattito per spiegare le sue ragioni. Se vuole, potremmo organizzare in Calabria- all’interno di una cornice istituzionale- un pubblico convegno che metta a confronto socraticamente le diverse sensibilità. La democrazia, per quel poco che ne so, si difende promuovendo dialogo e pluralismo.

    P.s. Comunico a tutti i lettori che il mio prossimo libro, che spiegherà genesi e ratio del moderno Olocausto tecnocratico tuttora in corso in danno di tutti i popoli europei, uscirà ufficialmente nel mese di Marzo

    Francesco Maria Toscano

    17/09/2017

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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