terzo statoIl Rosatellum è stato approvato alla Camera. Si tratta di una legge elettorale pessima, voluta da una manciata di delinquenti politici costretti a truffare l’elettorato per tornare in Parlamento. La gran parte degli italiani odia profondamente l’attuale oligarchia che occupa le nostre istituzioni. Una oligarchia sfacciata, ladra, ignorante e serva di poteri massonici sovranazionali nemici dell’Italia e degli italiani. Non tutto il male viene però per nuocere. I miserabili personaggi che hanno imposto con la forza l’approvazione di questa ennesima schifezza hanno contribuito a rendere più largo il solco che separa il Palazzo dal paese reale, rendendo più agevole il lavoro di chi- come noi- crede sia più utile parlare alle coscienze che mandare qualche avventuriero a fare la bella statuina dentro le stanze ovattate del potere romano. La guerra dissimulata che stiamo combattendo prescinde dalle alchimie elettorali e dalle piccole furbizie escogitate da pochi accattoni tenuti al laccio dalla finanza internazionale. Questi balordi, da Renzi a Berlusconi, da Alfano a Salvini, ballano sul Titanic mentre sotto la cenere cova il fuoco più ardente. Il nostro compito è quello di restituire al popolo una consapevolezza perduta, di aprire gli occhi ai ciechi, di risollevare lo spirito dei disoccupati piegati, dei poveri emarginati, degli ultimi dimenticati; di trasformare cioè la sofferenza in energia collettiva terribile, liberatrice e distruttrice, capace di travolgere tutto e tutti con la forza dirompente della giustizia che nulla teme. Dobbiamo cioè imitare le gesta dei promotori dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, gettando i semi della ribellione razionale e risoluta lì dove il potere infame non può vederli né estirparli: nel cuore della maggioranza degli uomini. La nostra battaglia è quindi in primo luogo culturale, perché conquistando alla causa le giovani generazioni la vittoria arriverà inerzialmente di conseguenza. Perché mai un giovane- precario, impoverito, affamato e destrutturato- dovrebbe baciare la mano che lo bastona? Perché mai intere generazioni gettate al macero per assecondare il perverso sadismo di una élite assassina dovrebbero scegliere di subire in silenzio per sempre? Se ancora oggi il “sistema”- a fatica- tiene, vuol dire che i nostri tentativi volti a  demistificare i trucchi usati dal potere per rendere mansuete masse abbrutite e schiavizzate non sono andati pienamente a segno. Raddoppiare quindi gli sforzi è il primo imperativo, rifuggendo la tentazione di lasciare il campo perché “tanto è tutto inutile”. Nulla è impossibile all’uomo che fortissimamente vuole. In secondo luogo dobbiamo riabilitare e reintrodurre nel dibattito pubblico il concetto di “lotta”, ammantandolo della nobiltà che merita, finendola di combattere dentro il recinto linguistico preparato ad uso e consumo dei padroni. Il termine “competitività” va bandito dai nostri orizzonti, sottendendo una idea di società dove gli ultimi si fanno una guerra spietata fra di loro per occupare il misero posticino che i privilegiati hanno gentilmente concesso. La competitività è l’osso che il padrone getta in una arena di cani affamati divertendosi nell’osservare la bestia che, competendo, avrà infine la meglio. L’accettazione delle regole della “competitività” presuppone l’esistenza perpetua di un conflitto orizzontale che vede i non garantiti lottare fra di loro per la sopravvivenza; il conflitto va invece al più presto reso verticale, instillando nelle fasce popolari l’odio radicato e irriducibile verso l’ élite in quanto tale. Non verso il singolo privilegiato antipatico- attenzione- ma contro l’intera categoria nel suo insieme considerata, sublimata cioè al fine di renderne ineludibile la spersonalizzazione dei singoli componenti, divenuti infine nemici ontologici verso i quali- per dirla alla Saint Just- non si può e non si deve provare il minimo di empatia. D’altronde anche Marx ed Engels, per come scritto ne “L’Ideologia Tedesca”, avevano perfettamente compreso che- in mancanza di un nemico di classe- i poveri avrebbero giocoforza finito per farsi la guerra fra di loro. Alle volte l’esistenza di un nemico è più utile di quella di un amico.

    N.B. A Marzo, pubblicato dal “gruppo editoriale Uno”, uscirà il mio prossimo libro

    Francesco Maria Toscano

    13/10/2017

    Categorie: Politica

    Un commento

    1. josef.radeck scrive:

      leggete arcipelago gulag, e i piu cattivi al mondo piu degli
      ci sono i comunisti. shock

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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